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Un monitor ultralargo per la produttività e il gioco

Tra le prime periferiche a marchio Legion, l’Y44W è un monitor ultralargo curvo che può attrarre i gamer ma anche chi, per motivi di lavoro, ha bisogno di un’area ampia in cui affiancare molte finestre.

Chi lavora al Pc mantenendo spesso aperte molte finestre conosce bene i vantaggi di una configurazione con due monitor affiancati. Se la scrivania è abbastanza spaziosa, infatti, si possono sfruttare i due pannelli per visualizzare più applicazioni e finestre. Oppure per sfruttare a fondo lo spazio disponibile e controllare simultaneamente più schermate o attività senza essere costretti a intervenire sullo zoom. Per esempio nel caso dei software di montaggio video o di elaborazione audio multitraccia.

Ma questo setup, per quanto pratico e abbastanza semplice da realizzare, ha qualche difetto non trascurabile. Innanzitutto, l’utente si trova con la linea di demarcazione tra i due schermi proprio al centro del suo campo visivo. Inoltre servono monitor con cornici sottili per limitare la larghezza dello spazio vuoto tra i due pannelli. La configurazione con due schermi non è molto adatta all’utilizzo multimediale. Se ad esempio si riproduce un video a tutto schermo, questo ne occupa soltanto uno dei due, lasciando l’altro attivo e luminoso (o costringendo a spegnerlo a mano). Lo stesso vale per le sessioni di gioco. A meno di tentare la fortuna con improbabili configurazioni avanzate capaci di estendere la finestra su più schermi.

Un’alternativa interessante ai setup multimonitor sono gli schermi ultrawide. Le prime generazioni avevano un rapporto d’aspetto di 21:9, ma più recentemente hanno iniziato a fare la loro comparsa modelli ancor più spinti, con rapporto di 32:9 o 32:10. Queste sono le caratteristiche del Legion Y44W di Lenovo. Uno schermo di grandi dimensioni pensato per i giocatori e gli utenti evoluti, che cercano un’area di lavoro particolarmente ampia.

Indice

Lenovo Legion Y44W

Il Legion Y44W è un monitor 32:10, con una risoluzione di 3.840 x 1.200 pixel e un rapporto d’aspetto di 32:10. L’area disponibile è quindi simile a quella fornita da una coppia di più tradizionali monitor wide con risoluzione Full HD. È importante evidenziare non soltanto l’estensione orizzontale, esattamente doppia rispetto a un monitor panoramico tradizionale, ma anche quella verticale. Ogni colonna è composta da 1.200 pixel, e quindi garantisce uno spazio verticale leggermente superiore rispetto allo standard Full HD, prezioso per ottenere il massimo da tutte le applicazioni a scorrimento verticale (dal browser Web fino ai software di produttività come Word o Excel).

monitor ultralargo Lenovo
Artery integra una semplice procedura di calibrazione, ma per ottenere la massima corrispondenza cromatica bisogna utilizzare un colorimetro e
un software di calibrazione più potente.

In genere, il rapporto 16:10 è meno adatto alla riproduzione multimediale, poiché costringe il software ad aggiungere piccole bande nere orizzontali sopra e sotto il video. In questo caso la larghezza è così elevata da offrire spazio in abbondanza per allargare qualsiasi contenuto fino a occupare tutto lo schermo in altezza.

Più spazio per tutti

La diagonale è pari a 43,4 pollici, pari a circa 110 cm, mentre l’altezza del pannello è di circa 32,5 cm. Nel complesso, l’ingombro e l’impatto visivo sono simili a due monitor 16:10 posizionati uno a fianco all’altro con un leggero angolo tra loro. Lo schermo dell’Y44W, infatti, non è piatto, ma ha invece un raggio di curvatura di 1,8 metri (1800R). Il risultato è un dispositivo abbastanza imponente e certamente capace di catturare l’attenzione, ma non mastodontico o impossibile da collocare.

La larghezza complessiva, infatti, è di “soli” 122 cm, mentre l’altezza minima è inferiore a 47 cm. La scrivania che dovrà ospitarlo deve comunque garantire una buona profondità, poiché il piedistallo è piuttosto voluminoso. I dati di targa indicano una profondità minima di 37,6 cm, ma il cablaggio potrebbe richiedere un paio di centimetri in più.

Attacco Vesa

A proposito di piedistallo: è voluminoso e piuttosto ingombrante anche visivamente. La base, infatti, ha una V rovesciata che si estende l’utilizzatore, superando la verticale del pannello. Il vantaggio offerto da questa struttura è un’eccellente solidità: lo schermo rimane sempre stabile, nonostante una dimensione molto generosa e un peso tutt’altro che trascurabile. Lo stand è regolabile in altezza e consente di angolare il pannello lungo l’asse orizzontale (verso l’alto o verso il basso) e verticale (verso destra o sinistra). Nel complesso, le regolazioni consentono una discreta flessibilità. Rimangono sempre almeno 10 cm tra il tavolo e il bordo inferiore dello schermo, anche nella posizione più bassa.

Chi non riuscisse proprio a sopportare la forma dello stand, o avesse bisogno di collocarlo in posizioni non supportate, può sfruttare l’attacco Vesa 100×100 e acquistare un braccio o un sistema di installazione alternativo. Deve comunque fare naturalmente attenzione a scegliere un modello capace di sopportare il peso e le dimensioni del pannello. Lenovo reclamizza questo monitor come “near edgeless”, ma questa dicitura non è del tutto veritiera. La cornice vera e propria lungo i lati verticali e superiore è pari a soli 3 mm, ma, una volta acceso il pannello, si nota un’ulteriore cornice nera che porta lo spessore complessivo del bordo a circa 1 cm.

Caratteristiche e prestazioni

Il pannello è di tipo VA, ha una luminosità di picco dichiarata a 450 cd/m2, che scendono a 380 nella modalità tipica. Il monitor supporta i segnali Hdr (è certificato Vesa DisplayHdr 400). Tuttavia le sue caratteristiche tecniche non consentono una riproduzione efficace dei segnali a gamma dinamica estesa. La luminosità è accettabile (anche se certamente non eccezionale), ma ancor più penalizzante è l’assenza di qualsiasi tecnologia di local dimming, che limita i valori di contrasto, specialmente nella parte più scura dello spettro. I nostri test hanno confermato le attese. Il processore del monitor è tecnicamente in grado di supportare i segnali Hdr, ma la resa è mediocre. Si nota soltanto un leggero incremento della luminosità di picco, che supera le 500 cd/m2.

L’ingombro laterale del monitor non è trascurabile, sia per la curvatura (1800R) del pannello, sia per il suo spessore, sia infine per le dimensioni dello stand, che assicurano per contro un’ottima stabilità.
La dotazione di porte presenti sul retro è piuttosto ricca dal punto di vista quantitativo, ma mancano alcuni dettagli: i due ingressi Hdmi, per esempio, si fermano alla versione 2.0 dello standard.

Calibrazione di fabbrica, un aspetto su cui migliorare

A questo proposito, un altro aspetto negativo è la calibrazione di fabbrica. Le misurazioni con un colorimetro hanno evidenziato errori davvero elevati, con valori DeltaE superiori a 4. Con un po’ di lavoro si può ricondurre il pannello a un’accuratezza molto superiore (DeltaE medio di 1.2), ma servono competenze e attrezzature che non sono alla portata di tutti. Questo, probabilmente, è l’aspetto più deludente per un monitor venduto con un prezzo di listino che sfiora i 1.200 euro. Sicuramente il suo costo è dovuto al formato, alle dimensioni o alle molte funzioni aggiuntive, e non alla particolare accuratezza nella riproduzione dei colori. Ma i risultati ottenibili con una calibrazione accurata sono ottimi, ed è un peccato che almeno una parte degli acquirenti non sfrutterà mai tutto il potenziale di questo monitor.

Lenovo Legion Y44W perfetto per il gaming

Per quanto riguarda il gaming, l’Y44W è compatibile con le modalità FreeSync 2 di Amd e GSync di Nvidia, e vanta una latenza gray to gray minima di 4 millisecondi (6 ms in modalità normale). Proprio la resa in ambito videoludico è uno dei punti di forza dell’Y44W. La dimensione orizzontale e la curvatura riempiono il campo visivo in modo molto convincente garantiscono una sensazione di immersione superiore a quella ottenibile con un monitor classico, e anche con un ultrawide da “soli” 21:9.

Anche se la risoluzione non è elevatissima, a causa del rapporto d’aspetto estremo la quantità di pixel da muovere è comunque elevata. Serve quindi un sistema, e in particolare una scheda video, capace di garantire prestazioni almeno discrete per potersi godere i titoli più immersivi senza scendere a troppi compromessi sul fronte della qualità. Bisogna anche mettere in conto di perdere qualche minuto per convincere molti titoli a lavorare alla risoluzione nativa. La situazione migliora con i giochi più recenti, ma il supporto non è sempre immediato.

Nulla che una ricerca sul Web e qualche minuto di lotta con le impostazioni non possa quasi sempre risolvere. Per quanto riguarda la dotazione di ingressi, il y44w è piuttosto ben fornito. Il pannello posteriore ospita 2 prese Hdmi 2.0, una DisplayPort 1.4, una Usb TypeC 3.1 Gen2 (DisplayPort 1.4 Alt Mode) e una Usb TypeC 3.1 Gen1 (DisplayPort 1.2 Alt Mode); manca il supporto Hdmi 2.1, un’assenza che tradisce l’età del progetto.

USB 3.1

È invece disponibile un hub Usb 3.1 con quattro porte Type A, due delle quali collocate in un elemento estraibile con una pressione lungo il margine inferiore dello schermo (lo stesso pannello ospita anche una presa audio jack da 3,5 mm). A proposito di audio, nella confezione del monitor si trova anche un curioso speaker a forma di tronco di cono, pensato per essere montato nella base dello stand.

Lo speaker integrato nella base propone una fila di tasti non troppo evidente, che permettono di accendere e spegnere il dispositivo, regolare il volume e controllare i led Rgb integrati.

Questo accessorio è marchiato Harman/Kardon e ospita anche un’illuminazione a Led Rgb piuttosto scenografica, che può comunque essere disattivata tramite un piccolo pulsante collocato sullo speaker stesso. Altri pulsanti controllano l’accensione dell’altoparlante e consentono di regolare il volume. Lungo la base si trova una seconda presa per le cuffie, anch’essa con jack da 3,5 mm.

Sotto il logo,
al centro del bordo inferiore,
è presente un elemento estraibile che offre due prese Usb 3.1 di tipo A, collegate all’hub integrato nel monitor, e un jack da 3,5 mm per le cuffie.

Il collegamento con il monitor e l’alimentazione richiedono un cavetto dedicato, che occupa due prese Usb (esaurendo la dotazione di porte Type A posteriori). Nonostante qualche difetto, quest’accessorio sarebbe anche interessante se garantisse una qualità audio almeno discreta. Il logo Harman/Kardon ci aveva fatto sperare, ma invece la resa acustica è piuttosto scadente. Difatti è adatta al massimo a un uso casuale (ad esempio per riprodurre i suoni di sistema o qualche video proveniente da Internet), principalmente a causa di un vuoto pressoché totale sulla gamma bassa.

Le funzioni avanzate del Lenovo Legion

Sfruttare adeguatamente un monitor con un formato così particolare non è sempre un’impresa semplice. La classica suddivisione dello schermo con due finestre affiancate è infatti poco adatta a un rapporto d’aspetto così sbilanciato in orizzontale. Diventa quindi preziosissima la funzione snap layouts di Windows 11, che permette di organizzare le finestre anche in più di due colonne. Ma chi è rimasto alla versione precedente del sistema operativo può sfruttare l’impagabile FancyZones, uno strumento estremamente flessibile e potente che fa parte della collezione PowerToys di Microsoft.

monitor ultralargo gaming lenovo
Il Legion Y44W
integra funzioni Kvm che permettono di utilizzare mouse
e tastiera con due sistemi diversi, collegati a due ingressi del monitor; raggiungerle però è davvero scomodo, a causa dell’intricato menu Osd.

Lenovo Artery

Interessanti sono anche le opzioni offerte dal software di gestione Lenovo Artery. Questo tool consente per esempio di attivare le funzioni picture in picture (che mostra in una finestra le immagini provenienti da un secondo ingresso). E soprattutto picture by picture, che consente di dividere lo schermo in verticale in due sezioni distinte (di dimensioni uguali oppure con rapporto 2 a 1), assegnando poi un ingresso diverso a ciascuna metà.

monitor ultralargo lenovo
Per sfruttare al massimo l’ampia superficie del monitor si possono attivare diverse modalità picture by picture (Pbp), che dividono lo schermo in due zone alimentate da ingressi diversi.

In questo modo si possono collegare al monitor più dispositivi, anche se il passaggio da un contesto all’altro non è semplicissimo. L’Y44W offre una funzione Kvm (per sfruttare le stesse periferiche di input con due computer), ma le procedure necessarie per attivare questa funzione (tramite i menu Osd) sono talmente laboriose che spesso è più veloce spostare i cavi da un computer all’altro. O ancor meglio sfruttare le funzioni di continuità offerte da applicazioni come Synergy, Barrier o ShareMouse. Più in generale, Artery è un software piuttosto povero e poco ergonomico, che avrebbe bisogno di essere svecchiato e reso molto più rapido nelle risposte. Invece, purtroppo, non si registrano aggiornamenti ormai da molti mesi.

Conclusioni

Il Legion y44w dai Lenovo offre un formato non comune, un’ampia area di lavoro e un pannello curvo perfetto rendere più immersivi i titoli videoludici. Non tutte le caratteristiche tecniche sono a livello di un progetto così ambizioso (l’Hdr in particolare non brilla), ma chi cerca un prodotto così particolare deve scendere a qualche compromesso. Buona la fedeltà cromatica dopo la calibrazione, che però è necessaria perché la configurazione di fabbrica è davvero scadente.

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SSD Lexar SL660 Blaze
Technology

Disco SSD esterno ultra veloce

Disco SSD esterno da 1 TB, USB 3.2 Gen. 2×2, fino a 2 GB/secondo in lettura, 1,9 GB/secondo in scrittura. Struttura in alluminio antiurto e super LED RGB.

Chi si diverte a giocare con PC e console sa benissimo come uno dei fattori più importanti sia la velocità di caricamento dei dati dai supporti esterni. Tra i dischi SSD esterni, uno dei più veloci è sicuramente l’SL660 Blaze di Lexar che può vantare velocità di trasferimento sia in lettura che in scrittura che sfiorano i 2 GB al secondo.

Questo è possibile anche grazie alla tecnologia USB 3.2 Gen 2×2 che attualmente è la più veloce per il trasferimento dei dati. Si tratta di un sistema multilinea per dispositivi di nuova generazione, che consente l’utilizzo di due linee da 10 Gbps, in modo da raggiungere una velocità di trasferimento dati teorica di 20 Gbps, corrispondenti appunto a di 2,5 GB/secondo.

Sicurezza garantita

Naturalmente questa velocità non serve solo ai giocatori, ma più in generale a chi deve trasferire velocemente grandi quantità di dati in sicurezza. Grazie alla crittografia AES a 256 bit, il disco SSD esterno di Lexar diventa una cassaforte protetta da password in grado di garantire che i nostri dati preziosi non vengano divulgati in caso di smarrimento o furto dell’unità.

Disco SSD esterno ultra veloce Lexar
Lexar SL660 Blaze SSD esterno da 1 TB

Inoltre SL660 Blaze resiste agli urti e alle vibrazioni come certificato internamente: 50G, durata 11ms, Half Sine Wave, 10~2.000Hz, 1,5mm, 20G, 1 Oct/min, 30min/asse. In dotazione ci sono 2 cavi di collegamento USB e un piccolo marsupio in tessuto.

Standard USB 3.2

In attesa che siano finalmente disponibili i primi accessori compatibili con il nuovo standard USB 4 che dovrebbe raggiungere velocità di trasferimento di 40 Gbps, quelli attualmente più veloci utilizzano USB 3.2 nella versione Gen 2×2. Attenzione però che solo le porte USB Type-C possono gestire i 20 Gbits e anche se nella dotazione del disco SSD esterno di Lexar è presente un cavo con uscita USB-A, il suo utilizzo su vecchio hardware riduce del 50% la velocità di trasferimento dati. Pro: prestazioni eccezionali, struttura in alluminio, resistente a urti e vibrazioni, custodia in dotazione. Contro: richiede porta USB-C. Prezzo superiore alla media.

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Cancelliamo i dati in modo sicuro

Le chiavette USB, i CD e le SD che usiamo ogni giorno possono smettere di funzionare improvvisamente. Prima di cestinarle, cancelliamo in modo sicuro i nostri dati e proteggiamo la nostra privacy

Nella corsa al rinnovamento tecnologico ogni azienda è impegnata a sfornare a getto continuo nuovi prodotti e soluzioni “intelligenti”. Dispositivi hi-tech migliorati completamente nuovi diventano così l’oggetto del desiderio di milioni di persone che sembrano non poterne più fare a meno. Un desiderio alimentato da brillanti strategie di marketing e da campagne mediatiche capaci di far apparire “indispensabili” oggetti che non lo sono.

Indice

La corsa sfrenata ad acquistare l’ultimo iPhone o Samsung non fa altro che aumentare le problematiche in tema di sostenibilità ambientale. Creare nuovi prodotti equivale ad avere un maggiore inquinamento derivante dai processi produttivi e, soprattutto, un numero sempre più elevato di scarti. I dispositivi elettronici ed elettrici che gettiamo dopo il nostro utilizzo, che sia per un breve o lungo periodo, contengono materiali potenzialmente nocivi. Questi inquinano non solo l’ambiente ma aumentano i rischi per le persone addette al loro riciclo.

Economia circolare

I rifiuti elettronici ed elettrici rappresentano la categoria che sta crescendo più velocemente nell’Unione Europea e di cui si ricicla meno del 40%. Rame, silicio, oro e palladio sono alcuni dei componenti che recuperiamo per riottenere le materie prime.

economia circolare

Nel 2021 il Parlamento europeo ha approvato un nuovo piano che punta a raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio, sostenibile dal punto di vista ambientale e completamente circolare entro il 2050. Sono state incluse anche norme più severe sul riciclo e sono stati posti obiettivi vincolanti per il 2030 sull’uso e sull’impronta ecologica dei materiali.

Mille chiavette USB

Le nostre case sono letteralmente invase da chiavette USB, supporti ottici di ogni tipo (CD/DVD/Blu-ray leggibili e scrivibili), memory card e altri dispositivi di archiviazione rimovibili. Può capitare che la pendrive USB che utilizziamo per spostare i nostri file dal PC dell’ufficio a quello di casa smetta improvvisamente di funzionare. Un semplice malfunzionamento della chiavetta in alcuni casi può essere facilmente superato (è possibile recuperare i file al suo interno con degli appositi programmi), in altri no.

chiavette usb

Se decidiamo di non usarla più, prima di cestinarla dobbiamo considerare che i file contenuti potrebbero rappresentare un pericolo per la nostra privacy: documenti, foto e video nelle mani di criminali e malintenzionati potrebbero rivelarsi pericolosi. Per questo motivo, prima di eliminare una chiavetta è consigliabile formattarla, così cancelliamo i dati in modo sicuro: con Windows possiamo farlo in modo semplice e veloce. Purtroppo, la formattazione standard offerta dal sistema operativo di Microsoft è piuttosto basica e si limita solo a eliminare i dati in modo apparente. I vecchi file, infatti, restano sempre nella stessa posizione: Windows semplicemente visualizza i settori di memoria che li contengono come “liberi”.

Questo significa che i file che erano presenti sulla nostra chiavetta prima della formattazione possono essere recuperati con alcuni specifici software, se non vengono sovrascritti da altri dati. Per evitare ogni possibile rischio, dobbiamo cancellare la nostra chiavetta formattandola e poi sovrascrivere tutti i settori con dei dati casuali. Fortunatamente Windows mette a disposizione degli strumenti ancor più efficaci della semplice formattazione, altri invece li possiamo recuperati gratuitamente in Rete.

I dati registrati su una chiavetta USB resistono nella maggior parte dei casi fino a dieci anni.

Il Prompt di Windows

Inseriamo la chiavetta da formattare in una delle porte USB del PC e apriamo Esplora file (la cartella gialla che si trova in basso a sinistra sulla barra delle applicazioni). Successivamente selezioniamo l’icona Questo PC dalla barra laterale di sinistra e individuiamo l’unità della chiavetta da formattare. A questo punto clicchiamo sul pulsante Start e digitiamo il comando cmd nella barra che appare: premiamo Invio per aprire il Prompt dei comandi e nella finestra che si apre digitiamo il comando: format e: /P:10.

Cancelliamo i dati in modo sicuro dispositivi ottici
Dispositivi ottici. Per cancellare i dati contenuti nei vecchi CD, DVD o Blu-ray c’è solo una possibilità, se non sono riscrivibili (RW): distruggerli e cestinarli. Dove? Vanno buttati nell’indifferenziata: in Italia non esistono ancora dei punti di raccolta per il policarbonato.

E” è nel nostro caso la lettera dell’unità da formattare (voi sostituitela con la vostra lettera dell’unità USB); “/P:10” indica il numero di sovrascritture che vogliamo effettuare sul drive.
Dopo aver dato il comando, dobbiamo premere Invio per due volte consecutive. Ricordiamo che un maggior numero di scritture equivale a una maggior sicurezza nella cancellazione dei dati (e una formattazione più lunga come tempi): dopo la prima scrittura di “0”, i settori della chiavetta verranno sovrascritti con dei numeri casuali differenti a ogni passaggio. Attraverso questa operazione cancelliamo i nostri dati in modo molto sicuro.

CCleaner, l’alternativa

Se non vogliamo usare il Prompt dei comandi di Windows, possiamo usare un programma come CCleaner (che è disponibile anche in versione gratuita). Una volta scaricato da qui e installato (clicchiamo sull’eseguibile ccsetup592xe per avviare l’operazione), andiamo sulla scheda Strumenti (sulla sinistra nella finestra principale del programma) e selezioniamo la voce Pulisci drive spuntando il nome dell’unità della chiavetta da cancellare.

Prima di iniziare la procedura andiamo in Svuota e selezioniamo la voce Intero drive (verranno distrutti tutti i dati) e poi il tipo di sovrascrittura che vogliamo applicare tra le quattro disponibili (semplice, avanzata, complessa e molto complessa). È consigliabile optare tra i 3 e i 7 passaggi: una volta definiti tutti i parametri dobbiamo semplicemente cliccare il pulsante Pulisci e poi OK per avviare la formattazione sicura della chiavetta.

Le alternative a CCleaner

Cancelliamo i nostri dati in modo sicuro usando Diskwipe o Eraser, valide alternative a CCleaner.

ccleaner alternativa
Tra i programmi gratuiti disponibili, Disk Wipe (https://www.diskwipe.org) è uno dei più versatili: permette non solo di cancellare in maniera definitiva i dati presenti nelle unità USB, nelle schede di memoria o negli hard disk. Si possono cancellare anche singoli file e cartelle.
alternativa ccleaner
Uno dei migliori software in circolazione è Eraser (bit. ly/ci256_Eraser) che consente la cancellazione definitiva di file/cartelle presenti in hard disk, NAS, chiavette USB e altre periferiche. Una delle funzioni più apprezzate è Pianificazione delle pulizie.

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Creare un sistema dual boot

Creare un sistema dual boot, cioè installare due sistemi operativi sullo stesso Pc, e scegliere quale avviare.

Creare e configurare un sistema dual boot, che ospita cioè due diversi sistemi operativi capaci di convivere fianco a fianco sullo stesso disco (sia pure in partizioni separate) è oggi molto più semplice rispetto a qualche anno fa; basta procedere con un po’ di attenzione: vediamo, per esempio, come aggiungere a una macchina Windows un’installazione di Ubuntu Linux.

Ubuntu

In primo luogo, dopo aver effettuato un provvidenziale backup di sistema per mettere al sicuro i propri dati, occorre scaricare l’ultima versione di Ubuntu sotto forma di file Iso, seguendo il link (figura A) e facendo clic sul pulsante Download.

ubuntu
Figura A

Una volta scaricata l’immagine binaria, si può decidere di installarla su una chiavetta Usb Flash per poi avviarla direttamente. Per farlo si consiglia installare Balena Etcher (www.balena.io/etcher) (figura B), quindi fare clic su Flash from file, scegliere il file Iso di Ubuntu scaricato, indicare la chiavetta Usb all’opzione Select target e avviare il processo facendo clic sul pulsante Flash!

Figura B

Al termine dell’operazione riavviate il sistema, entrate nel Bios e selezionate l’opzione che consente di avviare Ubuntu da Usb. Nella nuova schermata, selezionate Install Ubuntu (figura C) e seguite le istruzioni.

ubuntu installazione
Figura C

Per prima cosa, scegliete le impostazioni di lingua e tastiera e, nella finestra Updates and other software, selezionate il tipo di installazione Normal e l’opzione Install third-party software graphics and Wi-Fi hardware and additional media formats (figura D), quindi attivate l’opzione Configure Secure Boot, impostate la password e proseguite.

Figura D

Nella pagina di installazione Ubuntu selezionate Install Ubuntu alongside Windows Boot Manager (figura E) per impostare il doppio avvio, decidete quanto spazio riservare ai due sistemi e fate clic su Install Now per proseguire. I passi successivi permettono di impostare l’ora in base alla propria area geografica, quindi nome utente, l’host e la password. Al termine, riavviate il Pc e scollegate la chiavetta Usb.

Figura E

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Apple iPad air 2022
Tech

iPad Air 2022, nuovo tablet di Apple

Grazie all’aggiunta di 5G, chip M1 e USB C più veloce, il nuovo tablet IPad Air 2022 intermedio targato Apple offre il miglior rapporto fra prezzo e caratteristiche tecniche: è il modello da comprare.

Il nuovo iPad Air 2022 di quinta generazione, presentato da Apple durante l’evento Peek Perfomance e disponibile in Italia da venerdì 18 marzo. E’ l’aggiornamento perfetto di un prodotto che possiamo considerare già ottimo. L’azienda di Cupertino aveva rivoluzionato la linea Air a ottobre 2020, con l’introduzione del primo modello dal design analogo a quello degli iPad Pro.

L’intenzione era chiara: portare sul suo tablet intermedio alcune caratteristiche chiave dei modelli di fascia più alta, mantenendo però un prezzo più abbordabile.

Indice

5G, chip M1 e USB ultraveloce

Oggi la filosofia è la stessa, ma viene da pensare che a Cupertino i progettisti si siano lasciati quasi prendere la mano. Sull’iPad Air 2022 arrivano il chip M1, lo stesso degli iPad Pro e dei Mac, il 5G sulla versione Cellular, la fotocamera frontale che abilita Center Stage e l’USB C ultraveloce da 10 Gpbs.

nuovo tablet di Apple

Tutte caratteristiche avanzate che riducono molto il gap tecnologico con i modelli Pro, in particolare quello da 11”. È una strategia che abbiamo visto altre volte, per esempio con l’iPad Mini e il precedente iPad Air. Apple non si fa problemi a scaglionare i cicli di aggiornamento, con il risultato che modelli di fascia più bassa possono risultare più convenienti e allettanti per qualche mese, fino all’arrivo di nuovi modelli aggiornati.

iPad Air, ieri e oggi

Il design del nuovo iPad Air 2022 non cambia: le linee squadrate sono le stesse del modello di precedente generazione. Il tablet rimane leggero e maneggevole, grazie a un ottimo rapporto tra le dimensioni e il peso (461 grammi). Anche lo schermo è lo stesso. Un Liquid Retina da 10.9” (contro gli 11” esatti del modello Pro di base) con tecnologia True Tone, gamma colore P3, e rivestimento antiriflesso. Non è il componente più al passo coi tempi, ma la qualità è ancora molto alta. È luminoso, anche in piena luce, e l’unica vera pecca è la frequenza di refresh a 60 Hz. La differenza la si nota davvero solo se si ha l’abitudine ai 120 Hz variabili dei display ProMotion degli iPhone 13 Pro o degli iPad Pro M1.

5G

Una delle novità più importanti è invece l’introduzione del 5G nella configurazione Wi-Fi + Cellular. Caratteristica che porta finalmente l’iPad Air alla pari con tutta la famiglia dei tablet Apple, escluso il modello base con design smussato.  Abbiamo provato la connessione 5G del nuovo Air con una SIM tedesca a Berlino. Quando la rete offre una buona copertura, le velocità sono superiori all’Adsl di casa, ma non superano mai i 280 Gpbs di picco in download. Potrebbe andare meglio, ma la colpa è di Telekom Deutschland e dello stato pietoso in cui versano le reti mobili tedesche, non dell’iPad Air. Da segnalare che nell’uso prolungato l’effetto del 5G sull’autonomia della batteria si fa sentire, proprio come sui modelli Pro.

5G
Introduzione del 5G nella configurazione Wi-Fi + Cellular

Le restanti caratteristiche di connettività rimangono invariate (a parte l’USB C, di cui diremo più avanti) e offrono tutto quel che serve su un dispositivo del 2022. Wi-Fi 6, Bluetooth 5.0, dual-band simultanea per connettersi al Web e alla Apple TV allo stesso tempo, eSim per attivare il piano dati direttamente dalle opzioni di iOS. Confermato anche il Touch ID sul tasto home, tecnologia che aveva debuttato proprio sul modello 2020 dell’iPad Air per poi arrivare anche su iPad Mini.

Funziona benissimo, con molti meno errori del riconoscimento facciale, e lo sblocco è istantaneo. Continuiamo ad apprezzare molto questa soluzione. Anche se la speranza che arrivi pure su iPhone è stata in parte mitigata dall’aggiornamento 15.4 di iOS, che abilita l’utilizzo del Face ID anche quando si indossa la mascherina.

Fotocamera frontale

Seppure non dotata di sensore di profondità per il riconoscimento del volto, la fotocamera frontale dell’iPad Air fa comunque un salto in avanti rispetto al modello precedente. Ha una risoluzione di 12 MP e monta un obiettivo grandangolare che abilita Center Stage, la funzione che mantiene i soggetti al centro dell’inquadratura durante le videochiamate.

iPad Air 5
Telecamera frontale con risoluzione di 12MP

Anche in questo caso Apple ha messo in pari il nuovo iPad Air con tutti gli altri modelli della gamma, inclusa la versione entry level. Center Stage, che qui apprezziamo molto (ma che secondo alcuni “fa un po’ venire il mal di mare” se ci si muove troppo) è ormai funzionalità ubiqua e trasversale. E’ arrivata pure sul nuovo Apple Studio Display presentato sempre all’evento dell’8 marzo.

iPad Air 5: come va

La differenza più importante fra l’iPad Air 2022 e la precedente generazione del dispositivo la fa il processore. Apple ha sorpreso un po’ tutti portando anche su questa fascia di tablet il suo chip M1, lo stesso degli iPad Pro e dei Mac. Non è neppure la versione base che si trova sul MacBook Air meno costoso, bensì quella con CPU e GPU da 8 core ciascuna e Neural Engine con 16 core dedicati alle operazioni di machine learning.

I numeri ufficiali di Apple parlano di un 60% in più di potenza di calcolo e grafica del doppio più veloce. I benchmark che abbiamo realizzato con Geekbench mostrano una parità assoluta di prestazioni con gli iPad Pro. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la configurazione del chip è esattamente la stessa.

La differenza rispetto all’iPad Air con A14 Bionic non si nota nella fluidità dell’interfaccia, già ottima sul modello precedente, bensì nelle applicazioni che sfruttano al meglio i core multipli e le GPU. È un deja-vu del passaggio dagli iPad Pro con A14 ai primi con chip M1. La ripetibilità prestazionale che i nuovi chip Apple hanno garantito agli ingegneri di Cupertino è impressionante. A differenza dei concorrenti, Apple può garantire una ripetibilità assoluta dei passaggi generazionali tra un dispositivo e il successivo, al punto da poter traslare l’intera esperienza di aggiornamento hardware da una linea di prodotti a un’altra, senza soluzione di continuità. Un vantaggio competitivo straordinario, che nessuno nel settore è in grado di eguagliare nel breve termine.

Grafica

Al netto di considerazioni teoriche e sui benchmark, la differenza si vede nel concreto quando si utilizzano app come Lightroom, Photoshop, LumaFusion (e pure iMovie). Oppure giochi dalla grafica tridimensionale avanzata (come Genshin Impact, che Apple promuove soprattutto per la popolarità sul mercato cinese). Su Lightroom i filtri e le funzioni smart basati sull’intelligenza artificiale ora sono velocissimi. Abbiamo messo a confronto il pennello per la selezione rapida del soggetto su iPad Air di quinta generazione e sul modello del 2022. La differenza è nell’ambito di un paio di secondi, a seconda della risoluzione dell’immagine.

iPad Air 5 design

Lo stesso vale per Luma Fusion, dove l’esportazione e il rendering dei filmati in 4K è visibilmente più veloce, e anche per iMovie, l’app di editing video di Apple. Abbiamo fatto qualche confronto esportando lo stesso filmato in 4K. Anche in questo caso si guadagnano secondi preziosi, con prestazioni migliori quanto più è lungo il rendering.

Su Photoshop per iPad la nostra prova del nove è il cosiddetto Spot healing Brush, il timbro clone che rimuove le imperfezioni e corregge l’immagine sulla base del contenuto circostante. Passando con la Apple Pencil sull’immagine, la correzione è pressoché immediata. Mentre sul modello del 2020 con A14 Bionic è sempre possibile notare un leggero ritardo.

USB 10 Gbps

Per i fotografi c’è infine un dettaglio fondamentale, che abbiamo volutamente lasciato per ultimo: la porta USB C dell’iPad Air non si ferma più a 5 Gbps, ma arriva a 10.

Anche qui la differenza è sostanziale, soprattutto se si lavora con un disco SSD esterno ultra-veloce per salvare e caricare un gran numero di foto. Non solo: grazie a questa opzione di connettività l’iPad Air si può collegare a schermi ad altissima risoluzione (fino a 6K), caratteristica utile per elaborare le immagini in studio.

iPad air 5 e iPad Pro: le differenze

L’aggiunta del chip M1 su iPad Air ha scombinato l’ordine naturale della gamma iPad, con una sostanziale parità prestazionale fra questo modello e gli iPad Pro del 2021. La differenza con il modello Pro da 12,9” è rappresentata soprattutto dal display: ha dimensioni maggiori ed è un Liquid Retina XDR con tecnologia mini-LED.

Le caratteristiche che differenziano l’iPad Air dall’iPad Pro da 11”, cioè quello che ne condivide le dimensioni, sono invece queste:

  • Display: su iPad Pro 11” è un Liquid Retina con Pro Motion, cioè ha refresh variabile da 24Hz a 120Hz; la luminosità massima è 600 Nits, contro i 500 dell’iPad Air
  • Face ID al posto di Touch ID
  • Speaker: su iPad Air sono due, l’iPad Pro ne ha quattro; la differenza si sente soprattutto quando si guardano film e serie (in particolare su Apple TV+)
  • Spazio di archiviazione: iPad Air è disponibile solo nei tagli da 64 e 256 GB, mentre iPad Pro 11” parte da 128 e si può configurare con 256, 512 e ancora 1 o 2 TB; il prezzo sale vertiginosamente di conseguenza.
  • Porta USB C compatibile Thunderbolt 4
  • Doppia fotocamera con grandangolo e ultra grandangolo da 12 e 10 MP. 
  • Sensore Lidar
iPad Air 2022
Differenza con il modello Pro da 12,9”

La domanda è dunque quante e quali di queste caratteristiche sono necessarie per garantire un miglioramento sensibile dell’esperienza d’uso. A nostro parere ben poche, anche nel caso di un utente professionale.

Display

Il display, soprattutto per fotografi ed editor video, non offre un salto qualitativo così evidente (come nel caso del modello mini-LED da 12,9”); Touch ID non è né più lento né meno sicuro di Face ID (si potrebbe dire casomai il contrario); chi ha bisogno di più spazio può comprare un hard disk esterno a una frazione del prezzo; le doppie fotocamere non sono importanti come su uno smartphone e il sensore Lidar è utile per un numero ancora abbastanza ristretto di applicazioni pratiche.

Prezzi, accessori e disponibilità

Va poi considerato il prezzo: la versione base dell’iPad da 64 GB Wi-Fi costa 200 euro in meno dell’iPad Pro da 11” Wi-Fi da 128 GB. Entrambe le versioni da 256 GB dell’iPad Air, sia quella Wi-Fi sia quella Wi-Fi + Cellular fanno risparmiare invece 30 euro sulla corrispondente versione base da 128 GB del modello Pro.

iPad Air 5 (a destra) e iPad Air 4 a confronto
iPad Air 5 (a destra) e iPad Air 4 a confronto 

Considerato che l’iPad Air offre anche un più ampio ventaglio di opzioni cromatiche (Space Gray, Starlight, Pink, Purple e Blue), l’iPad Air è dunque il tablet Apple da 10.9” da comprare in questo momento e almeno fino al prossimo aggiornamento degli iPad Pro, anche per chi voglia usarlo per applicazioni professionali.

Si può già preordinare e arriverà negli Apple Store e nei negozi di elettronica venerdì 18 marzo. È compatibile con la Apple Pencil di seconda generazione (che costa 135 euro), con le cover con tastiera Magic Keyboard (339 euro) o Smart Keyboard Folio (199 euro), e con la Cover Smart Folio per iPad Air (89 euro), disponibile in nero, bianco, English Lavender, Electric Orange, Dark Cherry e Blue Marino.

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Usare il microfono dello smartphone sul Pc

In questo articolo di oggi vedremo come usare il microfono dello smartphone sul vostro Pc, qualora ne foste sprovvisti.

Stai chattando con i tuoi amici, oppure devi fare una chiamata con i tuoi colleghi ma non hai un microfono? Niente paura!

Anche se potresti non avere un microfono per il tuo computer, è probabile che tu abbia uno smartphone. C’è la soluzione al tuo problema: puoi usare il tuo smartphone come microfono per PC ed è incredibilmente facile da configurare.

Ti mostreremo diversi modi per utilizzare il telefono come microfono.

Usa il tuo smartphone come microfono usando WO Mic

Uno dei modi migliori per raggiungere questo obiettivo è utilizzare WO Mic. Con questo programma, è possibile usare USB, Bluetooth o Wi-Fi per collegare il microfono dello smartphone sul Pc.

È completamente gratuito da usare, ha una bassa latenza e funziona in qualsiasi applicazione, proprio come un microfono standard.

Visitare il sito Web WO Mic e scaricare il client PC e il driver PC. Installali entrambi. Quindi prendi l’app per Android o iOS.

Avvia il programma per PC. Vai su Connessione> Connetti … e scegli un tipo di trasporto.

Wow Mic per Windows.

Descriveremo in dettaglio i passaggi per tutte le diverse opzioni di seguito.

1. Wo Mic connessione tramite Bluetooth

Innanzitutto, abilita il Bluetooth sul tuo computer. Premi il tasto Windows + I per aprire Impostazioni e vai su Dispositivi> Bluetooth e altri dispositivi. Fai scorrere il Bluetooth su Attivo. Il tuo computer sarà ora rilevabile su altri dispositivi.

Quindi, abilitare il Bluetooth sul telefono. La posizione esatta di questa opzione varierà su un dispositivo, ma di solito è all’interno delle tue Impostazioni, forse sotto una categoria di Connessioni.

Associare il telefono al computer. Sul computer dovrebbe apparire una notifica per confermare la connessione.

usare wow mic con Bluetooth
Usare Bluetooth.

Nel programma Windows WO Mic, selezionare Bluetooth come tipo di trasporto e selezionare il telefono dall’elenco a discesa Dispositivo Bluetooth di destinazione. Clicca OK.

Sull’app WO Mic del telefono, tocca il dente delle impostazioni, tocca Trasporto e seleziona Bluetooth. Torna indietro di una schermata e tocca l’ icona di riproduzione per iniziare a trasmettere la tua voce.

2. Wo Mic connessione tramite USB

Questo metodo funziona solo per Android. Collega il telefono al computer tramite un cavo USB. È lo stesso che usi per caricare il telefono.

Windows potrebbe richiedere di installare un driver, quindi seguire tale processo in tal caso.

Quindi, abilita il debug USB nelle Opzioni sviluppatore del tuo telefono. Il telefono dovrebbe quindi essere riconosciuto da Windows come dispositivo.

Nel programma Windows WO Mic, selezionare USB come tipo di trasporto. Clicca OK.

Wo mic Usb
Wo mic Usb.

Sull’app WO Mic del telefono, tocca il dente delle impostazioni, tocca Trasporto, quindi seleziona USB. Torna indietro di una schermata e tocca l’ icona di riproduzione per attivare il microfono del telefono.

3. Wo Mic connessione tramite Wi-Fi

Per questo metodo, sia il telefono che il computer devono essere collegati alla stessa rete Wi-Fi.

Per modificare la tua rete Wi-Fi su Windows, premi il tasto Windows + I per aprire Impostazioni e vai su Rete e Internet> WiFi.

Sull’app WO Mic del telefono, tocca la ruota dentata delle impostazioni, tocca Trasporto e seleziona Wi-Fi. Torna indietro di una schermata e tocca l’ icona di riproduzione. Un messaggio banner grigio dovrebbe apparire in alto con un numero alla fine. Questo è l’indirizzo IP

 Wow mic Wifi
Wo mic Wifi.

Nel programma Windows WO Mic, selezionare Wi-Fi come tipo di trasporto. Clicca OK. Nel campo Indirizzo IP server, inserisci l’indirizzo IP dall’app. Fare clic su OK per iniziare a utilizzare il microfono.

4. Connessione tramite Wi-Fi Direct

Questo metodo richiede di trasformare il telefono in un hotspot Wi-Fi e di utilizzare i dati di rete. Usa questo come ultima risorsa; se il tuo computer non ha una propria connessione Internet e gli altri metodi sopra indicati non sono adatti.

Innanzitutto, crea un hotspot mobile dal tuo telefono. Il modo per farlo varierà su un dispositivo, ma dai un’occhiata a Impostazioni e lo troverai di solito sotto una categoria Connessioni o Tethering.

Successivamente, è necessario collegare il computer a questo hotspot. Premi il tasto Windows + I per aprire Impostazioni, vai su Rete e Internet> WiFi e seleziona l’hotspot.

Wo Mic Wifi direct
Wo Mic Wifi direct.

Sull’app per microfono WO del telefono, tocca la ruota dentata delle impostazioni, tocca Trasporto e seleziona Wi-Fi Direct. Torna indietro di una schermata e tocca l’ icona di riproduzione.

Nel programma Windows WO Mic, seleziona Wi-Fi Direct come tipo di trasporto. Lasciare il campo Indirizzo IP Soft AP sul valore predefinito 192.168.43.1. Fai clic su OK e sei a posto.

Una volta scelto il tipo di connessione con cui connettere lo smartphone, nella schermata principale di Wo Mic sul cellulare e premere sul tanto play per avviare il servizio. Cliccare poi su connect nella versione Windows.

usare microfono con wo mic
Avvia servizio da smartphone.
connect wo mic

A questo punto nella schermata principale della versione Windows vi dirà che il programma è connesso.

wo mic windows connesso

Windows non rileva la tua voce?

Non dovresti incontrare alcun problema, ma se segui le istruzioni sopra e Windows non rileva il microfono, c’è una soluzione semplice.

impostazioni microfono windows

Premi il tasto Windows + I per aprire Impostazioni. Vai a Sistema> Audio. Sotto Input, utilizzare il menu a discesa per selezionare Microfono (dispositivo WO WO).

Parla sul tuo smartphone e dovresti vedere il volume riflesso sulla barra Test del tuo microfono.

Metodi alternativi

Esistono alternative a WO Mic, ma queste richiedono l’uso di un jack di connessione audio. Megaphone Free per iOS, Microfono per Android e Microfono reale per Windows Phone dovrebbero fare il trucco.

Scarica queste app, aggancia il tuo telefono al tuo computer Windows usando un jack per cuffie maschio-maschio e il tuo telefono funzionerà come un microfono per computer.

Puoi persino collegare un paio di cuffie alla presa del microfono del tuo computer e usarle. Potrebbe sembrare un’idea strana, ma entrambi fanno uso delle vibrazioni per diverse funzioni primarie.

In poche parole, le cuffie vibrano per creare suono, mentre i microfoni monitorano le vibrazioni. Ma puoi ancora cambiarlo e usare le cuffie come un microfono. Tuttavia, tieni presente che la qualità audio lascerà molto a desiderare, quindi rendi questa un’ultima risorsa.

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Hardware, Tech

Hub USB Wenter a 11 porte: offerta su Amazon

Hub USB Wenter a 11 porte l’offerta su Amazon da non perdere.

7 slot per il trasferimento dati 3.0; supporta il trasferimento dati ultraveloce fino a 5 Gbit / s, dieci volte più veloce dell’hub USB 2.0. Puoi guardare film, valutare film o trasferire file ad alta risoluzione in pochi secondi. 4 per la ricarica rapida che possono rilevare automaticamente il protocollo di ricarica rapida del dispositivo e caricare il telefono cellulare di oltre il 50% a una velocità fino a 2,4 ampere entro 30 minuti.

Tutti controllabili singolarmente, comprensivi di led. Proposto oggi con un doppio sconto su Amazon grazie all’offerta lampo di queste ore, l’hub USB Wenter a 11 porte, da tenere sulla scrivania per collegare o ricaricare qualsiasi dispositivo. Garantita la compatibilità con Windows, MacOS, Linux e Chrome OS. Tutti i dettagli nella scheda del prodotto.

Hub Wenter offerta su Amazon
Hub USB con 11 porte: l’affare di oggi su Amazon

A rendere particolarmente interessante l’accessorio proposto da Wenter sono i pulsanti che affiancano ogni slot. E’ possibile agire per controllarli singolarmente, attivandoli o disattivandoli a seconda delle esigenze.

Tutto questo in quello che potremmo definire l’hub USB definitivo, acquistabile ora in offerta su Amazon al prezzo di soli 28,74 euro invece di 35,99 euro come da listino.

Trattandosi di un’ offerta lampo proposta su Amazon solo per poche ore e fino all’esaurimento delle unità disponibili, il consiglio è di non perdere tempo.

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Installare Windows da USB, la guida completa

Devi reinstallare Windows su un computer sprovvisto di unità ottica o con il lettore DVD rotto e non sai come riuscirci? Niente paura. Puoi creare una pendrive avviabile con all’ interno tutti i file necessari per installare Windows, al posto del classico CD, per ripristinare il tuo sistema operativo.

Sembra un’operazione abbastanza complessa, invece niente di più facile.

Esistono dei tool gratuiti che permettono di creare delle chiavette USB con Windows in maniera davvero semplicissima.

Cosa serve? Nulla che tu non abbia già a portata di mano o che possa procurarti con facilità.

Per primo, una chiavetta USB sufficientemente capiente, una connessione a Internet e/o un’immagine ISO del disco d’installazione di Windows. I requisiti esatti variano a seconda della versione del sistema operativo da trattare.

Installare Windows da USB

Backup dei dati

Ci sono alcune operazioni preliminari che devi eseguire. Innanzitutto, devi preoccuparti di effettuare un backup dei dati presenti sul tuo PC per evitare che questi vadano persi con la nuova installazione dell’OS. Dopodiché devi scaricare il sistema operativo.

Effettua quindi un backup dei dati presenti sull’hard disk del computer su cui desideri installare il sistema operativo. In questo modo, ti assicurerai di potervi accedere nuovamente in un secondo momento.

Per riuscirci, ti basta usare un hard disk esterno o una pendrive USB e trasferire tutti i tuoi file personali su di esso.

hard disk esterno
pendrive

Scaricare Windows

Se hai il CD d’installazione di Windows e hai la possibilità di usufruire di un altro computer con un lettore CD/DVD funzionante, puoi servirtene per ricavare l’immagine ISO del sistema operativo. Per creare un ISO, cioè un file immagine che contiene la copia esatta del disco, puoi installare ImgBurn. Si tratta di un software di masterizzazione gratuito focalizzato sulla copia e la masterizzazione di file ISO. Per scaricare ImgBurn, devi collegarti al sito Internet del programma e cliccare prima sulla voce Mirror x – Provided by MajorGeeks che si trova al centro della pagina e poi sul link [email protected]. A download completato apri, facendo doppio clic su di esso, il file appena scaricato (SetupImgBurn_xx.exe) e clicca prima su  e poi su Next.

Per impostazione predefinita, ImgBurn è in lingua inglese. Per tradurre il programma in italiano, chiudi il programma (se si è aperto) e scarica la traduzione in Italiano da qui.

Estrai quindi il file “italian.lng” contenuto nell’archivio appena scaricato nella cartella “C:\Program Files (x86)\ImgBurn\Languages” e avvia il programma.

Quando compare la finestra principale di ImgBurn, recati nel menu Tools > Settings, seleziona la voce “Italiano (Italia)” dal menu a tendina “Language” e clicca su “OK2 per salvare i cambiamenti.

Ora che ImgBurn è in Italiano, inserisci il CD/DVD da cui vuoi ottenere un’immagine ISO e clicca sulla voce “Crea l’immagine di un disco” presente nella schermata principale del programma.

creare iso

Nella finestra che si apre, assicurati che nel menu a tendina “Origine” ci sia selezionata l’unità del tuo masterizzatore CD/DVD. In seguito clicca sulla piccola “icona a forma di cartella” che si trova sotto la voce “Destinazione“, scegli la cartella in cui vuoi salvare l’immagine ISO del tuo dischetto e seleziona la voce “ISO files (*.iso)” dal menu a tendina “Salva come“.

A questo punto, pigia sul pulsante “Salva“. Poi fai clic sull’”icona” grande con il CD e il foglio che si trova in basso a sinistra e attendi il completamento della procedura di estrazione dell’immagine ISO.

ImgBurn

Se non hai il invece il CD a portata di mano, puoi scaricare Windows direttamente dal sito Internet di Microsoft. Per quel che concerne Windows 10, esiste un tool, denominato “Microsoft Media Creation Tool“, reperibile visitando questa pagina

Effettuiamo il download cliccando sul bottone “Scarica ora lo strumento“, il quale preleva da solo l’immagine ISO del sistema operativo e crea chiavette o DVD per l’installazione dello stesso.

Nel caso specifico del download diretto del file ISO di Windows 10 e di Windows 8.1, per procedere con lo scaricamento seleziona dal menu a tendina “Seleziona edizione” e scegli l’edizione dell’OS da scaricare e clicca sul bottone “Conferma“.

In secondo luogo seleziona “Italiano” dal menu a tendina “Seleziona la lingua del prodotto” e premi ancora sul bottone “Conferma“. Per concludere, scegli se scaricare Windows a 64 bit oppure a 32 bit cliccando sul pulsante corretto e attendi che il download termini.

Configurare il BIOS

Per installare Windows da una pendrive USB, devi modificare l’ordine di avvio del computer facendo in modo che venga avviata prima la pendrive con l’OS.

BIOS

Per compiere quest’operazione, devi andare ad agire sul BIOS, accedendo a quest’ultimo e cambiando l’ordine dei dispositivi d’avvio. Assicurati che la porta USB in cui andremo ad inserire la pendrive venga prima dell’hard disk del computer.

Sempre a proposito del BIOS, ti faccio notare che se è tua intenzione installare Windows 7 a 32 bit sui sistemi UEFI (ovvero la versione più evoluta e aggiornata del BIOS), devi avvalerti della funzione Legacy BIOS. Quest’ultima permette di emulare il vecchio BIOS, e devi provvedere a disattivare il Secure Boot, cioè quella funzione di sicurezza che impedisce l’esecuzione di sistemi operativi sprovvisti di apposita firma digitale.

Microsoft Media Creation Tool

Per installare Windows tramite USB, devi per prima cosa procurarti una pendrive da almeno 8 GB (vuota o senza file importanti all’interno, in quanto verrà formattata) e collegare quest’ultima al PC.

Successivamente, avvia il “file .exe” relativo al Microsoft Media Creation Tool che hai scaricato dal sito Internet di Microsoft seguendo le indicazioni di inizio post, fai clic sul pulsante “” nella finestra che ti viene mostrata su schermo e premi sul bottone “Accetta“.

In seguito, seleziona l’opzione “Crea supporti di installazione (unità flash USB, DVD o file ISO) per un altro PC” e premi sul bottone “Avanti“.

Se devi installare Windows 10 su un PC diverso da quello in uso, rimuovi poi la spunta dalla casella “Usa le opzioni consigliate per questo PC” e seleziona dai menu a tendina su schermo le impostazioni corrette relative a 2lingua“, “edizione” e “architettura” del sistema.

Successivamente, fai clic sul bottone “Avanti” e scegli di creare una chiavetta USB d’installazione selezionando l’opzione “Unità flash USB“. Attendi quindi che il tool scarichi i file da Internet, formatti la chiavetta USB e la imposti come unità di boot.

Successivamente, se vuoi installare Windows sul computer corrente, riavvia il PC lasciando collegata la pendrive, altrimenti scollega la chiavetta USB, collegala al computer su cui desideri andare ad agire e accendilo. Esegui quindi il boot dall’unità che contiene il setup dell’OS.

Aspetta che risulti visibile la schermata per avviare l’installazione dell’OS. In seguito scegli “lingua“, “formato ora e valuta” e “layout” della tastiera utilizzando gli appositi menu a tendina che ti vengono mostrati. In seguito, fai clic sul bottone “Avanti” e su quello “Installa“.

Fornisci ora il product key di Windows 10 in tuo possesso (oppure scegli di immetterlo successivamente, selezionando la voce “Non ho un codice Product Key“). Indica poi l’edizione di Windows 10 che vuoi installare (se richiesto) e clicca ancora sul bottone “Avanti“.

Accetta quindi le “condizioni d’uso” del software spuntando la casella apposita e premi nuovamente sul bottone “Avanti“.

Ora scegli, cliccando sulle voci apposite, se eseguire un “aggiornamento” della copia di Windows già presente sul computer oppure se effettuare un’”installazione personalizzata“.

Se opti per quest’ultima dovrai formattare l’hard disk scegliendo se installare l’OS su una partizione. Segui poi le indicazioni che ti vengono fornite per avviare la procedura e attendi che l’installazione di Windows 10 venga completata. In seguito, il computer verrà riavviato. Dopodiché dovrai attenerti alla semplice “procedura di configurazione iniziale” di Windows 10 durante la quale puoi regolare varie impostazioni del sistema operativo come meglio credi.

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USB-C: facciamo un po’ di chiarezza sulle porte USB

Fare chiarezza sulle diverse possibilità disponibili per collegare tra loro dispositivi diversi è molto più difficile di quanto si possa pensare. Anche quando si comprendono le caratteristiche degli standard disponibili sul mercato ci si scontra infatti con la poca chiarezza dei produttori nell’esporre le caratteristiche dei propri prodotti.

Il connettore Usb Type-C sarà l'unico previsto dallo standard Usb 4.
Il connettore Usb Type-C sarà l’unico previsto dallo standard Usb 4.


L’interfaccia Usb-C è stata concepita per fare ordine, per essere uno standard unico facile da utilizzare, per semplificare la vita degli utenti e per garantire prestazioni superiori a quelle del passato

  • Prestazioni migliori: l’interfaccia Usb-C nella sua implementazione corretta offre un miglioramento delle prestazioni rispetto alle precedenti versioni.
  • Più facile da usare: l’Usb-C è stato sviluppato per essere semplice da usare: il connettore reversibile permette di non avere dubbi sul verso di collegamento, soprattutto quando è presente su entrambi i lati del cavo.
  • Pensato per restare: l’Usb-C è stato sviluppato per rimpiazzare tutti i connettori precedenti e diventare l’unico sistema di collegamento tra i dispositivi.
  • Universale: tutte le maggiori aziende del settore fanno parte del consorzio USB-IF e ciò significa che tutte sono impegnate a promuovere questo standard sui prodotti di nuova generazione.
  • Connettore più piccolo e resistente: il connettore Usb-C è più piccolo e più resistente dei suoi predecessori; per questo motivo è adatto a essere utilizzato sui computer desktop, su quelli notebook così come sui tablet e sugli smartphone.

Le origini dello standard Usb

Lo standard Usb (Universal Serial Bus) è stato introdotto nel 1996 per contrastare la proliferazione di connettori e interfacce utilizzate all’epoca sulla piattaforma Pc. In un momento di rapida evoluzione come quello degli anni novanta e in assenza di standard condivisi, i produttori erano inclini a sviluppare soluzioni ad hoc per collegare e supportare periferiche con funzioni prima non disponibili.

Nel corso degli anni sono proliferati i tipi di connettori utilizzati per far fronte alle caratteristiche dei differenti standard Usb.
Nel corso degli anni sono proliferati i tipi di connettori utilizzati per far fronte alle caratteristiche dei differenti standard Usb.

La confusione era enorme così come la molteplicità di connettori e interfacce tra cui districarsi. Molte di queste interfacce sono sopravvissute a lungo e si sono accumulate nel tempo (alcune sopravvivono ancora oggi, come ad esempio i connettori PS/2 per mouse e tastiere presenti anche su schede madri di ultima generazione). Si trattava di un male necessario, un retaggio del passato che serviva a garantire la compatibilità con le periferiche introdotte nei primi anni di vita dei personal computer.

In quegli anni era cosa comune trovare su un computer desktop una o due porte seriali, una porta parallela e le porte PS/2; a queste si aggiungevano spesso porte proprietarie integrate su schede di espansione che operavano da controller per periferiche specifiche.

Una connessione universale

L’idea di sfruttare una connessione universale fu dirompente, tanto che lo standard Usb fu adottato in modo molto rapido dalla maggior parte dei produttori; questa mossa ebbe un impatto estremamente positivo anche per gli utenti: permetteva infatti di avere un solo tipo di connessione facile da identificare e con buone prestazioni – almeno per gli standard dell’epoca – per collegare il Pc a una moltitudine di periferiche esterne (tastiere, mouse, stampanti, scanner e così via). La strada era segnata e l’interfaccia Usb ha iniziato il proprio percorso evolutivo affiancandosi dapprima lo standard Firewire – adottato in campo professionale tra il 1995 e il 2005 – e a quello Thunderbolt in tempi più recenti.

A confronto le capacità di trasmissione dati offerte dalle diverse implementazioni degli standard Usb.
A confronto le capacità di trasmissione dati offerte dalle diverse implementazioni degli standard Usb.

Il ritorno all’universalità

Nel tentativo di porre rimedio a questa confusione, l’USB-IF (USB Implementers’ Forum), ovvero il gruppo di aziende alla guida del consorzio che sviluppa le specifiche dell’interfaccia Usb, ha progettato e proposto l’adozione dell’Usb-C. Fate molta attenzione perché questo è un punto chiave per comprendere molte cose: l’Usb-C non è uno standard Usb propriamente detto, ovvero non fa riferimento alla modalità e alla velocità di trasferimento dei dati; tecnicamente l’Usb-C definisce il tipo di connettore, tanto che il suo nome più corretto sarebbe Usb Type-C, in modo del tutto analogo alla nomenclatura Usb Type-A e Usb Type-B adottata per i connettori classici che tutti conosciamo. Quindi lo standard Usb-C è la chiave per ripristinare l’universalità almeno dal punto di vista delle connessioni meccaniche: una sola porta in grado di supportare tutti gli standard di connessione.

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Formazione

La cronologia completa delle porte USB in un’app

Se siamo appassionati o usiamo il computer per lavoro, avremo sicuramente collegato nel tempo moltissimi dispositivi USB.
USBDeview di Nirsoft è un programma piccolo ed efficace che permette di visualizzare l’intera lista di tutto quello che è stato collegato alle nostre porte USB, anche molto tempo fa.
Si tratta del proverbiale coltellino svizzero per i dispositivi collegati alle porte USB del nostro computer. Per esempio, se si tratta di dischi o chiavette, potremo vedere la loro unità e gestirla. Ma il vero potenziale è nelle informazioni aggiuntive che vanno dai driver usati, all’ultima volta che il dispositivo è stato collegato, fino al numero di serie.

Configurare ed utilizzare USBDeview

Come prima cosa colleghiamoci al sito ufficiale del program-ma, www.nirsoft.net/utils/usb_devices_view.html. Il sito di Nirsoft è una vecchia conoscenza per i programmi di manutenzione, quindi possiamo considerarlo più che sicuro

La pagina ha sicuramente un aspetto un po’ datato: il download si trova quasi in fondo, alla voce Download USBDeview. Ci sono due opzioni, quella base e quella per sistemi a 64 bit, ma funzionano esattamente allo stesso modo.

Dopo aver scaricato il programma dal sito Nirsoft, non ser-viranno particolari procedure per l’installazione. Dovremo semplicemente decomprimere la cartella compressa e lan-ciare l’unico eseguibile che si trova al suo interno.

Una volta avviato il programma, noteremo subito una differenza sostanziale: i dispositivi evidenziati in verde sono quelli attualmente collegati al nostro computer. Tutti gli altri in colore grigio sono quelli che abbiamo collegato in passato

Facciamo attenzione perché la lista delle informazioni è davvero lunga e per vederle tutte è necessario scorrere in orizzontale l’elenco. Per fortuna sono ordinate per pertinenza: nella prima schermata ci sono quelle fondamentali

Facendo clic con il tasto destro su un dispositivo collegato al nostro computer avremo accesso a diversi controlli. La voce Disable + Enable selected devices ci permette di “resettare” i vari dispositivi USB senza bisogno di scollegarli.

Tra le numerose voci disponibili all’interno del menu contestuale troviamo anche ben due tipi di proprietà. Device property Window è una scorciatoia ci trasporta verso le informazioni di Windows, ma è Properties quella più interessante

Lanciando Properties, infatti, arriveremo a una finestra in cui potremo ricavare preziose informazioni aggiuntive. Fra queste, Registry Time 1 e 2 indicano la data rispettivamente dell’ultimo e del primo collegamento del dispositivo

Un’altra funzione utile accessibile dal menu Options è Display devices without drivers. È comoda per capire, per esempio, se una periferica non funziona per un guasto o semplicemente perché i suoi driver non sono quelli corretti

Infine, la funzione Display USB Hubs ci permette di ave-re una visione più completa della “rete” di collegamenti presente all’interno del nostro computer, visualizzando anche i moltiplicatori di porte, sia esterni che interni al PC

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