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Hardware, Technology

NAS? Signor NAS!

WD arricchisce il suo catalogo di NAS con un modello compatto, pensato per ogni tipo di utenza.

Anche se il grande business di Western Digital è focalizzato sui dischi interni ed esterni, il marchio intende essere presente anche nel florido mercato dei NAS. E per oggi abbiamo provato il WD My Cloud EX2 Ultra. A prima vista sembra un disco USB, ma la vera natura di NAS emerge sbirciando nella parte posteriore. Qui difatti trovano posto due porte USBA per il collegamento di unità esterne o chiavette USB e soprattutto il connettore Ethernet.

I due dischi pensati proprio per i NAS, WD RED, si possono estrarre in modo molto semplice. Addirittura anche a dispositivo acceso (in gergo, si dice “a caldo”) aprendo il piccolo sportello superiore. Se è vero che l’offerta vede l’unità base da 4 TB (con due dischi da 2 TB) salire sino alla non indifferente capacità di 36 TB, è anche vero che cambiare dischi durante la vita del NAS è una operazione comune per questo tipo di dispositivi.

Indice

L’installazione

L’installazione avviene in modo semplice, basta collegare via cavo Ethernet il NAS al router e seguire le istruzioni. Si fa tutto da browser o tramite le app mobile. Il sistema è semplice ed è perfettamente adatto anche a chi non ha mai usato un NAS in precedenza. Rispetto al più restrittivo WD My Cloud Home, questo modello rappresenta un ibrido tra un cloud puro e un NAS classico. In pratica consente di raggiungere anche da remoto, via browser o via app, i file che sostano nel dispositivo in salotto.

NAS

Il WD My Cloud EX2 Ultra, infatti, supporta sia l’accesso da remoto, per la fruizione dei file, sia quello in locale. Infatti è possibile anche intervenire sulle impostazioni per personalizzare il funzionamento del NAS. Come NAS classico c’è anche un piccolo App Store. Da qui possiamo gestire e utilizzare alcune app di WD o di terze parti, come Plex con cui usare il WD My Cloud EX2 Ultra per la fruizione di tutti i media personali provenienti dal computer o dallo smartphone e visualizzandoli su una Smart TV.

Manca a dire il vero un File Manager appropriato, o meglio evoluto. Il sistema disponibile permette di navigare all’interno delle cartelle nei vari volumi anche da browser, ma l’esperienza è piuttosto cruda e manca dei fondamentali presenti nei NAS della concorrenza. Molto meglio come cloud personale. Infatti è possibile gestire con facilità tutti i file anche da fuori casa, senza dover configurare alcunché. Fa tutto il sistema operativo in completa autonomia, fattore non da poco per chi è a digiuno di competenze di rete e non ha voglia di procurarsi una VPN.

Doppia anima

Il WD My Cloud EX2 Ultra è un’eccellente soluzione per usare un NAS in casa. Possiamo usarlo magari per fare il backup del PC una volta al giorno (o quando serve). Possiamo usare poi tutti i file (in particolar modo foto e filmati) anche dall’esterno, da smartphone (ma il NAS deve restare acceso) senza per questo impegnare oltremodo la memoria del cellulare.

NAS dentro

Se da un lato come NAS è molto semplice, a tratti sin troppo, è anche vero che nell’uso principale, come cloud privato al posto dei più comuni Dropbox OneDrive vince sicuramente per costo per GB nel medio e lungo periodo. Difatti offre una soluzione davvero facile e comoda per l’utente privato, con capacità davvero generose anche per chi ha davvero tanti file. Non male come idea neppure per il piccolo professionista che opera in ottica di lavoro ibrido, sia come backup che come risorsa all’occorrenza quando è fuori casa.

Comodo e semplice

Piccolo, compatto e discreto nel look, il WD My Cloud EX2 Ultra è l’ibrido migliore tra un cloud privato e un NAS classico, specie per l’utente alla prima esperienza. Anche montare i dischi è piuttosto facile.

PRO: Ottimo hardware, facile da usare. Accesso rapido ai dischi in caso di sostituzione. CONTRO Sistema operativo a tratti limitato.

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Come funziona un server?

Sentiamo parlare ormai quotidianamente di server e client, ma cos’è un server e come funziona?

Vuoi creare un sito web e metterlo online o semplicemente migliorare le prestazioni del tuo sito già disponibile su internet? Molto probabilmente, se hai cercato consigli su come velocizzare un sito internet, senza dubbio avrai letto che l’uso di un server dedicato è in molti casi risolutivo per ottenere il massimo delle prestazioni da un sito internet.

Se questa è la prima volta che senti parlare di server, in questa guida ti spiego cos’è un server e qual è la definizione esatta. Inoltre, ti spiegherò come funziona un web server, come scegliere i migliori. Vedrai anche come trasformare il nostro computer in un server in grado di ospitare un sito web accessibile da qualsiasi parte del mondo.

Indice

Definizione

La definizione di server da informatici è:

Il server (servitore in inglese) è un elemento informatico e delle telecomunicazioni che elabora e gestisce le informazioni su una rete, restituendole a tutti coloro che ne fanno richiesta (clients).

La definizione per i non informatici:

Il server è gestore virtuale delle informazioni che stanno su una rete. Quindi, quando accendi il è pc e fai una ricerca su Google i risultati che vedi vengono restituiti da un server web. Quando entri all’interno di un sito web per esempio, tutte le informazioni contenute all’interno delle pagine fanno ad un server.

Tue ne fai richiesta quando apri la pagine e il server ti restituisce il risultato.

Di fatto questo processo avviene in modo automatico, di conseguenza l’utente non ne ha la percezione. Vediamo insieme che cos’è e come funziona un server, le differenze tra server e hosting e le tipologie di server più comuni.

Possiamo quindi dire che un server altro non è che un computer che ha il compito di elaborare e gestire il flusso dei dati richiesti da altri utenti connessi in rete – chiamati clients, cioè clienti – all’interno di una rete privata locale o su internet. In alcuni casi, viene anche chiamato host. Il termine server deriva dall’inglese to serve, che significa appunto serviente o servitore e risponde esattamente al suo ruolo svolto in rete. In pratica servire i dati o le pagine web richieste dagli utenti o visitatori. Quando parliamo di web server, invece, intendiamo server accessibili attraverso internet che ospitano siti web o servizi cloud.

Server: che cos’è fisicamente

Quando si parla di server in realtà ci si può riferire a più elementi informatici:

  • Al computer, cioè alla macchina fisica (hardware) che viene utilizzato per fornire informazioni ad altri computer.
  • Al software (programma) che permette di restituire le informazioni, utile al fine di compiere un processo (di seguito ti spiego meglio).

Hardware vs software: il primo è tutto ciò che si può fisicamente toccare, il secondo è il programma che consente alla macchina di fare i suoi compiti.

Per ricordarti di questo ti basta fare il giochetto della traduzione inglese e pensare che hard vuol dire duro, che quindi puoi toccare.

Server e hosting: differenze

Spesso quando ci si approccia per la prima volta a creare un sito web e ad aprire un blog sorgono spontanee delle domande come: qual è la differenza tra un server e un hosting.

Un server è l’elemento fisico su cui sono gestite le informazioni, mentre l’hosting è lo spazio virtuale che contiene i dati.

Per intenderci meglio ti spiego come avviene il funzionamento della gestione dei contenuti all’interno di un sito web. Facciamo l’esempio di questo articolo che sto scrivendo e che quindi se stai leggendo ho già pubblicato nel mio blog.

Questa pagina è contenuta nel mio hosting condiviso di Aruba (puoi cliccare qui per dargli un’occhiata). Cioè uno spazio a pagamento annuale e che è “allocato” su un server. Questo vuol dire che al momento un unico server contiene diversi siti web e quindi diversi spazi virtuali intestati ai vari proprietari.

Il server è il computer che ti restituisce questo contenuto nel momento in cui apri questo sito. L’hosting è invece lo spazio virtuale su cui si trova. Nel web spesso questi due termini vengono considerati sinonimi, anche se per essere precisi non lo sono.

Di solito chi ha bisogno di un hosting?

Di solito tutti coloro che vogliono avere uno spazio in cui promuovere le proprie attività o semplicemente esprimere la propria opinione in merito ad un argomento, come:

  • Liberi professionisti
  • Aspiranti blogger
  • Piccole e medie imprese

Oggi è diventato molto più semplice avere uno spazio personale e gestirlo in autonomia.

Server: come funziona

Il server funziona grazie ad una rete di computer che si rifanno al modello client-server. Cioè un computer o più di uno fa una richiesta e un altro (il server) gli dà il risultato. Di solito lo schema è 1 computer server verso diversi computer clients.

Cos’è un server?

Tipologie di server

In questo specifico articolo tratteremo dettagliatamente l’argomento server web. Questi altro non sono che server che ci consentono di fare richiesta e visitare i siti web recuperando così le informazioni che più ci interessano in quel momento. Ma come avrai immaginato esistono vari tipi di server.

  • Web server: questa tipologia è la più conosciuta e comune ed è quella che ti permette di accedere alle informazioni sul web. Un web server salava le informazioni, le elabora e le consegna ai client che le richiedono. Esistono varie tipologie di web server come Apache e Nginx.
  • DNS server: il domain name server è molto importante perché viene utilizzato per convertire un indirizzo IP nel nome di dominio, così che tu possa utilizzare enjoysystem.it invece che una serie di numeri che non ricorderesti mai.
  • Database server: si tratta di un server che permette di gestire banche dati, può essere ospitato su un hardware dedicato oppure su un semplice computer. Un esempio famoso è il database mySQL utilizzato dai siti web in WordPress.
  • File server: è un server che consente agli utenti di accedere ai file presenti un altro computer (il server), così da facilitare la comunicazione tra i vari computer.
  • Email server: è un programma che utilizziamo praticamente tutti ogni giorno e serve a ricevere e smaltire tutti i messaggi di posta elettronica comunicando con il client di posta che li riceve (il programma che hai installato sul tuo pc).
  • Proxy server: questo è il tipo di server un po’ più anomalo, nel senso che rispetto agli altri che hanno una funzione precisa questo fa da intermediario. Un esempio sono i sistemi di cache che permettono di conservare una copia del sito web così da farla caricare più velocemente nel computer client.

Come funziona un web server?

Per fare un esempio pratico di come funziona un server, posso spiegarti in maniera semplice cosa accade mentre visitiamo una pagina web.

Quando usiamo il computer, uno smartphone o tablet – in questo caso client – per navigare in internet, nel momento in cui apriamo una pagina internet stiamo richiedendo al server di fornirci tutti i dati – immagini, pagine HTML ed altre informazioni – utili per visualizzare la pagina web, video o altro contenuto direttamente sullo schermo del nostro device. In pochi secondi, il web server sarà in grado di elaborare la richiesta e inviare i dati al client che effettuerà il rendering dei dati ricevuti, mostrandoli sul display.

web server

Ovviamente, per funzionare correttamente, un server necessità di componenti hardware – come CPU, RAM, hard disk e schede di rete. Inoltre necessita anche di software – sistema operativo Windows, Linux, centOS e altre componenti come cPanel o Plesk – in grado di farci configurare la macchine, effettuare queste elaborazioni e restare attivi ininterrottamente, anche per diversi anni. Maggiori saranno le risorse a disposizione, migliori saranno le prestazioni del server e dei siti ospitati.

Differenza tra server e client

La differenza tra server e client sta nel fatto che il server mette a disposizione un servizio che verrà usufruito da uno o più client, di conseguenza si potrebbe definire il fornitore del servizio. Per accedere al servizio/informazioni il client deve conoscere l’indirizzo ip del server. Questo nel caso dei siti web in realtà non lo vedi in modo diretto, perché mascherato dal nome dominio (DNS).

La funzione principale di un server è dunque quella di farti ottenere delle informazioni sulla tuo dispositivo, quest’ultimo definito appunto client.

Quanti tipologie di web server esistono?

Ovviamente, esistono varie tipologie di server da usare a seconda dello scopo che dobbiamo raggiungere. Escludendo le differenze strutturali dei server (che possono essere di tipo tower, rack o blade), osserviamo quelle che sono le differenze funzionali:

Web Server

Un server web comunica con i suoi client tramite protocollo HTTP, o ancora meglio, HTTPS. Questa tipologia è solitamente usata per ospitare siti internet e servizi accessibili tramite web. L’host quindi, invia dati in grado di essere interpretati e generati dai browser più comuni come Chrome, Firefox, Safari, Opera e Internet Explorer.

Mail Server

Anziché HTTPS, questo server sfrutta il protocollo Simple Mail Transfer Protocol, anche detto SMTP. È composto da moduli in grado di inviare, ricevere e quindi gestire messaggi di posta elettronica tramite webmail o client come Outlook, Mail o Thunderbird.

DNS Server

Sono utili per assegnare un nome di dominio a un web server presente in rete. I DNS – Domain Name System – sono importanti per convertire un indirizzo IP in un dominio, che viene solitamente digitato direttamente nella barra degli indirizzi del browser.

Game Server

È un tipo di server configurato e ottimizzato appositamente per consentire l’esecuzione di giochi online multiutente. Si tratta quindi di macchine dotate di numerose risorse hardware ad alte prestazioni affinché l’interazione tra i giocatori possa avvenire in maniera sincrona e con tempi di latenza impercettibili.

Proxy Server

Questo tipo di server è un intermediario tra le richieste che provengono dalla rete e l’indirizzo IP del server stesso. Le funzionalità di un server proxy sono molteplici, tra le più comuni, quelle che consentono di rendere anonimo un indirizzo internet o filtrare gli accessi.

Database Server

Sono computer utili per consentire l’accesso e la gestione di database. Nel caso di WordPress, ad esempio, dobbiamo necessariamente possedere un server database che sarà fornirà dati ogni volta che un visitatore arriverà sul nostro sito e vorrà visitare determinati contenuti.

File Server

Infine, se senti parlare di FTP (File Transfer Protocol), FTPS (FTP over SSL), SFTP (Secure File Transfer Protocol) o SCP (Secure Copy), si intendono i protocolli di trasferimento dei file server. Computer che hanno lo scopo di archiviare file e renderli consultabili da qualsiasi computer in rete autorizzato all’accesso. In parole semplici, i server di questo tipo sono spesso usati per fare backup in tempo reale di tutti i computer presenti in rete o per configurare un PC come se fosse un hard disk condiviso tra più computer.

Trasformare un computer in server: si può?

Assolutamente si! Anche un normale computer che possediamo a casa può essere trasformato in un server web ma, ovviamente, nel momento in cui lo spegneremo, il sito internet o gli altri servizi hostati dal server non saranno più accessibili dagli altri dispositivi in rete. Per questo motivo è sempre più conveniente acquistare un server condiviso o dedicato.

Inoltre, per un uso sicuro e funzionale di un server web, è necessario conoscere nozioni tecniche avanzate per configurarlo in maniera corretta. Queste sono operazioni non semplici da eseguire.

Qual è il server migliore per le nostre esigenze

Definito cos’è un server, come funziona e quali sono i tipi di server più diffusi, è bene sapere qual è il server migliore per le nostre esigenze.

Sono i provider di hosting (come Aruba, SiteGround, NetSons, OVH, VHosting e tanti altri) ad offrirci soluzioni server di ogni tipo a seconda dell’uso che dobbiamo farne; riguardo i costi: si parte da poche decine di euro all’anno fino a diverse centinaia mensili, in base alla configurazione scelta e ai servizi accessori inclusi nel servizio.

Poiché quando parliamo di server, parliamo anche di hosting, ti consiglio di dare un’occhiata alla guida su cos’è un hosting per saperne di più in base all’obiettivo che vuoi raggiungere, ma in linea di massima, puoi considerare queste indicazioni.

Scegli un server condiviso se vuoi pubblicare un sito internet amatoriale, vuoi semplicemente testare un progetto online e non hai particolari esigenze in termini di prestazioni; tuttavia, a seconda del provider, gli hosting condivisi sono più che sufficienti per supportare diverse migliaia di accessi ogni giorno a prezzi molto bassi.

Dovrai necessariamente optare per un server dedicato se vuoi che le risorse disponili sulla macchina siano utilizzabili solo ed esclusivamente dai tuoi siti internet o servizi hostati sul server: in questo caso, la soluzione sarà nettamente più costosa ma avrai la possibilità di configurare l’hardware e il software come preferisci.

Infine, negli ultimi anni, sono stati introdotti i server cloud e VPS: server condivisi ma con risorse virtuali dedicate. Molto meno costosi rispetto alle soluzioni totalmente dedicate, sono un buon compromesso per ottenere prestazioni di qualità a prezzi contenuti.

Conclusioni

Spero che questa guida completa ai server sia stata utile per farti conoscere meglio questa branca dell’informatica e in particolare quella relativa agli hosting e alla pubblicazione dei siti web. Non ti resta che dare un’occhiata alla soluzioni offerte dai vari provider e scegliere quella con il miglior rapporto qualità prezzo a seconda del tuo scopo.

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Ecco il cloud con pagamento una tantum

Cerchi uno spazio di archiviazione cloud, che sia tuo per sempre? Ecco la migliore offerta disponibile: PCloud, il servizio di cloud senza abbonamento, pagamento una tantum.

Sei alla ricerca di uno spazio d’archiviazione senza abbonamento? La soluzione esiste, e si chiama pCloud. Questo servizio offre, infatti, spazi d’archiviazione cloud a vita: ciò significa che basta un pagamento una tantum e lo spazio sarà tuo, per sempre. Potrai caricarci qualunque cosa desideri, fotografie, video, brani oppure documenti.

Un bel risparmio, se paragonato alle altre piattaforme che offrono – però – solamente servizi in abbonamento, vincolandoti così ad una spesa che dovrai sostenere per molto tempo se vuoi continuare ad accedere ai tuoi file. PCloud offre due piani, attualmente in offerta: quello Premium da 500 GB è in sconto a 175 euro (invece di 500), mentre il Premium Plus da ben 2 TB lo pagherai solamente 350 euro, ben il 64% in meno rispetto al prezzo originale di 980 euro. A rendere pCloud uno dei migliori servizi sono, però, anche i numerosi vantaggi che offre: diamo un’occhiata.

PCloud: salva direttamente da web a cloud in un solo click

pcloud

Una funzione davvero interessante è pCloud Save, che ti permette di salvare qualsiasi file dal web direttamente sul tuo spazio di archiviazione. Navigando in internet ti sei mai imbattuto in un articolo, un’immagine o un post social interessante, ma che non hai il tempo di leggere subito? Grazie a pCloud basta un click per salvare qualsiasi cosa in rete direttamente sul tuo account, per poi magari rivederla più tardi da qualsiasi dispositivo e condividerli con chiunque tu voglia. L’operazione è davvero semplice ed intuitiva e funziona attraverso una piccola estensione browser da scaricare direttamente dal sito web di pCloud (ovviamente se hai già acquistato il servizio).

Spazio d’archiviazione cloud senza abbonamento

Il servizio offerto da pCloud è compatibile con Windows, macOS, Linux, Android, iOS e via web. Il vantaggio principale è che ogni dispositivo viene sincronizzato automaticamente con l’archivio cloud, in modo tale da accedere più facilmente ai tuoi file e in qualsiasi momento. La sicurezza di ogni file caricato è garantita da protocollo TLS/SSL e a tutti viene applicata crittografia 256-bit AES. Altra interessante funzione è la media gallery con player integrato, che possiamo usare per vedere video oppure ascoltare musica direttamente dallo spazio di archiviazione, senza doverlo scaricare sul dispositivo.

Le funzionalità di pCloud però non finiscono qui. Per dare un’occhiata più approfondita al servizio ti consigliamo di accedere alla pagina ufficiale, dove potrai anche valutare l’acquisto del piano più adatto alle tue esigenze. Ricordiamo che il piano Premium da 500 GB è in offerta a 175 euro, mentre il Premium Plus da 2 TB a soli 350 euro. Entrambi i pagamenti del servizio in cloud sono da considerarsi una tantum, dal momento che pCloud non è un servizio in abbonamento bensì lifetime.

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Backup del pc, quale tipologia scegliere?

Eseguire i backup del Pc spesso ci salva da scomode situazioni, ma richiede costanza e tempo, vediamo quali tipologie scegliere per farli in automatico.

La perdita di file personali dal proprio PC è un evento non così raro come si potrebbe pensare. Un guasto dell’unità di archiviazione presente sul computer, un virus o un qualsiasi errore durante le fasi di salvataggio e trasferimento possono compromettere per sempre foto, video e documenti rendendoli inutilizzabili.

Effettuare un backup periodico delle cartelle più importanti o dell’intero disco rigido rappresenta la soluzione più efficace per mettere al sicuro i propri ricordi digitali, i progetti di lavoro e i file che contengono informazioni preziose.

In questa guida vedremo come procedere per effettuare il backup del PC in modo semplice. Vedremo quali tipologie scegliere attraverso una selezione dei migliori programmi e servizi cloud attualmente disponibili.

Tipologie di backup

Prima di entrare nel vivo della questione e di andare a scoprire, in concreto, quali sono i passaggi da compiere per eseguire un backup del PC, mi sembra doveroso fornirti alcune informazioni utili al riguardo. Come anticipato a inizio articolo, desidero infatti illustrarti i vari tipi di backup presenti su piazza e quali sono i supporti solitamente usati per l’esecuzione di questo genere d’operazione.

Prima di eseguire il backup del PC (o Mac, la sostanza non cambia) è necessario scegliere il “luogo” in cui custodire una copia dei propri documenti. Lo faremo scegliendo tra un’unità di archiviazione esterna (in locale) oppure una delle tante piattaforme online (sul cloud).

Prima di creare una copia di sicurezza dei dati presenti sul pc occorre in primo luogo scegliere la tipologia di backup da effettuare, ce ne sono diverse: quelle che trovi indicate (ed esplicate) qui di seguito.

  • Backup completo – come intuibile dallo stesso nome, si tratta della tipologia di backup che prevede una copia completa dei file e delle cartelle presenti sul computer, senza esclusione alcuna.
  • Backup incrementale – prevede la memorizzazione de soli file creati e modificati dall’ultimo backup eseguito, tutti gli altri vengono lasciati inalterati. Come deducibile, prima di effettuare un backup incrementale occorre però eseguirne uno completo.
  • Backup completo sintetico – è bene o male identico al backup incrementale, con l’unica differenza che i suoi file vengono integrati all’interno del backup completo da cui ha origine.
  • Backup differenziale – si tratta di una tipologia di backup che prevede la memorizzazione di file e cartelle create a partire dall’ultimo backup completo, tutto il resto viene lasciato inalterato. Anche in tal caso, prima di creare un backup differenziale è tuttavia necessario generare almeno un backup completo.

Metodo In locale

Se si opta per un hard disk esterno è possibile utilizzare, come vedremo più avanti, uno degli strumenti già integrati nel sistema operativo oppure installare un programma di terze parti. Tale soluzione consente di selezionare in fase di salvataggio l’intero hard disk o alcune cartelle specifiche. Inoltre decidere la periodicità con cui effettuare il backup e impostare eventuali password di protezione. Questa tipologia di backup del nostro pc offre alte prestazioni grazie alla velocità lettura/scrittura del nostro disco.

Metodo In cloud

Se invece si preferisce il salvataggio su cloud è indispensabile per prima cosa individuare il servizio più adatto alle esigenze personali, selezionandone uno tra i tanti disponibili. Le piattaforme, dette cloud, custodiscono i file sui loro server online e li rendono raggiungibili in qualsiasi momento e da qualsiasi PC attraverso una connessione a Internet. Questi servizi offrono uno spazio gratuito di pochi GB con cui poter salvare una copia dei file più importanti. Tuttavia prevedono anche dei piani in abbonamento con una quantità di GB superiore per salvare documenti di grandi dimensioni o l’intero contenuto del disco. Se scegliamo questa tipologia di backup del nostro pc abbiamo il vantaggio di tenerla aggiornata continuamente. Inoltre possiamo raggiungere i vari cloud da qualsiasi dispositivo si voglia, basta avere una connessione a internet.

Qual è il metodo migliore?

Spesso l’utente si chiede quale sia la scelta della tipologia migliore per eseguire un backup dei dati del nostro pc. Ciascuno dei sistemi di backup sopra illustrati presenta pro e contro. Per quanto concerne il backup in locale, tra i principali vantaggi figura la rapidità con cui è possibile salvare e soprattutto leggere i file grazie alla velocità raggiunta dai dischi a stato solido (SSD). L’utente si troverà inoltre a dover affrontare una sola volta la spesa per l’acquisto dell’unità. Questa poi può essere gestita in modo autonomo anche in assenza di un collegamento alla rete.

metodo backup in cloud

L’utilizzo di un disco esterno porta però con sé tutti gli svantaggi di un qualsiasi componente hardware. Essendo sottoposto a possibili malfunzionamenti e manifestando una vulnerabilità agli attacchi malware e ransomware con una conseguente perdita dei dati.

Analizzando invece i benefici dei servizi cloud spicca la semplicità d’uso con cui le piattaforme sono strutturate, particolarmente intuitive e in grado di sincronizzarsi alla perfezione con caselle mail, file e cartelle del PC. In più la protezione dei dati è sempre garantita attraverso sistemi di cifratura integrati e aggiornati periodicamente.

Gli elementi che potrebbero giocare contro questo tipo di soluzione sono rappresentati dai costi mensili o annuali. Questi possono essere più elevati se si ha necessità di salvare una grande mole di dati. Un ruolo importante è giocato dalla performance della rete domestica, da cui dipende la velocità di caricamento e successiva consultazione dei documenti.

Nulla vieta di utilizzare entrambe le procedure per avere una maggiore sicurezza che i dati importanti siano al sicuro. In tal caso avremo una copia in locale dei documenti, su un’unità esterna a nostra scelta, e una seconda copia sul cloud da raggiungere da qualsiasi PC connesso online.

Eseguire backup con Windows 10

Stai usando un PC con Windows 10? In tal caso, per effettuare un backup di dati presenti sul tuo computer non devi far altro che affidarti a Cronologia File: si tratta di una funzionalità annessa al più recente sistema operativo di casa Microsoft che permette di creare backup di tipo incrementale e, eventualmente, anche di effettuarli in maniera totalmente automatica.

Per effettuare un backup con Cronologia File, il primo passo che devi compiere è quello di fare clic sul pulsante Start (quello con la bandierina di Windows) situato nella parte in fondo a sinistra della barra delle applicazioni e sull’icona con l’ingranaggio posta nella parte sinistra del menu che si apre. Nella finestra che successivamente vedrai comparire sul desktop, seleziona la voce Aggiornamento e sicurezza e, successivamente, quella Backup (nel menu a sinistra).

metodo backup windows

Clicca ora sul pulsante “+” collocato in corrispondenza della voce Aggiungi un’unità, seleziona dall’elenco che si apre l’unità di salvataggio ed è fatta. A partire da questo momento, Windows provvederà a creare, a intervalli di tempo regolari, un backup incrementale delle cartelle più importanti del sistema sull’unità scelta.

Se lo ritieni opportuno, puoi anche modificare le impostazioni relative al backup. Per riuscirci, clicca sulla voce Altre opzioni nella finestra su schermo. Tramite la nuova finestra che andrà ad aprirsi potrai poi visualizzare la dimensione del backup corrente. Successivamente potrai effettuare subito un nuovo backup e stabilire ogni quanto tempo salvare i dati ecc.

Per quel che concerne il ripristino, invece, facendo clic sulla dicitura Ripristina i file da un backup corrente puoi recuperare i dati salvati in precedenza, attenendoti alla procedura guidata apposita che ti viene proposta su schermo.

Eseguire un backup del Mac

E per quanto riguarda il versante Mac? Come si fa a creare un bel backup dei file, delle cartelle, delle applicazioni e via discorrendo presenti su macOS? Beh, semplice: usando Time Machine, il sistema proprietario dei computer a marchio Apple, oppure ricorrendo, anche in tal caso, all’uso di applicazioni di terze parti.

metodo Time Machine
Time Machine per Mac.

Le procedure da compiere non sono poi così dissimili da quelle per Windows viste insieme in questa guida.

Time Machine provvede a copiare automaticamente su un hard disk esterno tutti i file, le applicazioni e le impostazioni presenti sul Mac. Utilizzandolo, potrai recuperare i file cancellati per sbaglio, ripristinarli ad una data precedente e ripristinare l’intero sistema in caso di problemi. Quando lo spazio sul disco di backup starà per esaurirsi, l’applicazione cancellerà in maniera intelligente i file più vecchi senza che tu debba muovere un dito.

time machine mac

Per effettuare un backup con Time Machine, basta collegare al Mac il disco sul quale salvare le copie di sicurezza dei file. Aspetta che macOS ti chieda se vuoi usare il dispositivo come disco di backup. Rispondi quindi in maniera affermativa, cliccando sul pulsante Utilizza come disco di backup, e il Mac comincerà a copiare automaticamente tutti i dati presenti sul computer sull’hard disk esterno.

Se vuoi impostare una password per proteggere i tuoi backup (e quindi richiedere l’immissione della stessa in caso di ripristino dei dati), apponi il segno di spunta accanto alla voce Codifica disco di backup e poi digita la parola chiave che intendi utilizzare nella finestra che si apre.

Programmi per eseguire un backup del PC

Se si utilizza un computer dotato di sistema operativo Windows o macOS si possiedono già tutti gli strumenti per effettuare il backup dei dati. In alternativa, è possibile utilizzare un software dedicato se si è alla ricerca di funzionalità specifiche. Vediamo i vari tipi di software impiegati per effettuare backup del pc attraverso questa tipologia, e quali scegliere in base alle nostre esigenze.

EaseUS

Se si desidera un software specifico per effettuare il backup del PC EaseUS rappresenta una delle opzioni attualmente più valide. Il programma ha una versione gratuita completa, disponibile per sistemi Windows, che consente di gestire dati fino a 16TB.

backup ease us

La suite consente di gestire cartelle e file singolarmente, salvandoli su un’unità esterna o su cloud. Consente inoltre di avere sempre a disposizione le versioni precedenti di ogni documento. EaseUS permette inoltre di copiare l’intero disco, compreso sistema operativo e impostazioni, ed effettuare una migrazione completa su un altro PC. La versione a pagamento è compatibile anche con macOS.

A scaricamento completato, apri il file .exe ottenuto e clicca sul bottone Si nella finestra che compare. Pigia, dunque, sui bottoni Avanti (per tre volte), Declino (per evitare l’installazione di Avast o altri programmi extra), Fine e Chiudi, per ultimare il setup.

Una volta visualizzata la finestra del programma sul desktop, esprimi la tua intenzione di voler usare il software in versione gratuita. Dopodiché scegli se effettuare un backup dell’intero sistema, di un disco o di una partizione, dei singoli file o se eseguire un backup rapido. Semplicemente facendo clic sui relativi pulsanti che trovi nella barra laterale di sinistra potrai procedere con l’operazione desiderata.

AOMEI

AOMEI è un software gratuito indicato per effettuare copie di backup su sistemi Windows. L’interfaccia è intuitiva e consente di programmare il backup di singole cartelle o dell’intera memoria interna del PC, comprese applicazioni e impostazioni del sistema operativo.

È compatibile con unità esterne USB, NAS o cloud. AOMEI consente inoltre di ripristinare i documenti cancellati per sbaglio e di migrare l’intero contenuto dell’HDD, compreso il sistema operativo i software a bordo, su un secondo computer in caso di necessità.

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OneDrive: cos’è e come funziona

Nell’ articolo di oggi parleremo di uno strumento molto importante per il cloud storage, OneDrive: cos’è e come funziona.

Ovunque ti trovi, con chiunque tu desideri, su qualsiasi piattaforma tu stia lavorando: è questo il principio della condivisione di OneDrive, il servizio di cloud storage di Microsoft. Sai cos’è il cloud storage?

Si tratta di uno spazio online. Di un luogo virtuale quindi, che ti permette di archiviare su Internet i file che desideri. (supporta più di 270 tipi di file). Di condividerli in maniera facile e veloce con altre persone e di sincronizzarli su altri dispositivi semplicemente servendoti delle apposite app.

Nulla di più comodo e, alle volte, una vera e propria salvezza per chi lavora da pc.

Cos’è OneDrive

OneDrive è un servizio di cloud storage offerto da Microsoft. Abbiamo detto che i servizi di cloud storage sono come degli “hard disk” online che permettono di archiviare i file su Internet. Di sincronizzarli automaticamente su una vasta gamma di dispositivi (tramite apposite app) e di condividerli facilmente con altre persone.

Punti di forza

Uno dei principali punti di forza di OneDrive è la compatibilità multipiattaforma. Il servizio di Microsoft, infatti, è compatibile con tutte le versioni più recenti di Windows e macOS. Inoltre con i principali sistemi operativi per smartphone e tablet, cioè Android e iOS/iPadOS. Inoltre è accessibile da Xbox e direttamente via browser. Questo permette di visualizzare tutti i file archiviati sul proprio spazio e di modificarli tramite le Web application di Office.

La sincronizzazione e la compatibilità multipiattaforma sono il principale punto di forza di OneDrive, che ti permette di creare un file sul pc, ad esempio, e di modificarlo poi sul tablet o sullo smartphone, salvando tutti i cambiamenti apportati.

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OneDrive

OneDrive è compatibile con Windows Phone, Android, iOS e anche con Xbox. Questo ti permette di accedere allo stesso file da qualsiasi dispositivo, senza necessariamente doverlo inviare per e-mail o doverlo salvare sulla chiavetta per poterne disporre ovunque, e (caratteristica molto importante) ti consente di vedere le modifiche apportate in tempo reale.

Le modifiche, inoltre, possono essere apportate anche da un’altra persona con cui hai scelto di condividere il file, potendo così facilmente collaborare al medesimo progetto.

Con OneDrive puoi accedere ai tuoi file in tutta sicurezza ovunque ti trovi. Tutto quel che ti serve è una connessione a internet e un dispositivo. Ed eccolo qui l’altro vantaggio da non sottovalutare: la sicurezza.

Su OneDrive i tuoi file sono sempre al sicuro e qualsiasi cambiamento apporterai sarà salvato automaticamente e su tutti i dispositivi sincronizzati. Tutto ciò senza doverti preoccupare di fare ogni volta il backup. Quel che devi fare è solo attivare l’opzione di salvataggio automatico.

OneDrive: come funziona?

Per poter utilizzare OneDrive devi possedere un account Microsoft, ovvero un indirizzo e-mail con Outlook oppure con Hotmail o con Live.

Se utilizzi un sistema operativo Windows 8.1 o Windows 10 troverai il tuo account Microsoft già integrato nel sistema. Tutto quel che dovrai fare sarà cliccare sulla nuvoletta bianca, che puoi vedere a destra in basso vicino alla data e all’ora.

OneDrive: cos'è e come funziona

Oppure dovrai andare su Start e avviare OneDrive, dovrai inserire i dati dell’account Microsoft (indirizzo e-mail e password) e seguire il tutorial che ti sarà proposto. Quando avrai terminato (è tutto molto semplice), OneDrive sarà pronto per essere usato.

E se possiedi un sistema operativo Windows 7 o Windows 8 (non è supportato da Windows XP) oppure Mac OS? In questi casi per poter utilizzare OneDrive dovrai installarlo e, prima ancora, dovrai creare il tuo account Microsoft. Come fare?

Come iscriversi a OneDrive

iscriversi a onedrive

Collegati a questa pagina, clicca su Avvia OneDrive, segui le istruzioni per creare il tuo account e per installare OneDrive sul tuo pc, scaricando e lanciando l’apposito file.

Quando la procedura sarà terminata, dovrai cliccare su Accedi, effettuare il login al tuo account Microsoft e scegliere la posizione predefinita in cui vuoi salvare la cartella di OneDrive.

Ora clicca su Avanti e decidi se sincronizzare tutti i file del tuo pc con OneDrive o se selezionarne solo alcuni, quelli che vuoi sincronizzare. In ogni caso, questa è una scelta che potrai modificare anche in futuro.

Come usare OneDrive su PC

Adesso vediamo come funziona OneDrive su PC. Come accennato in apertura del post, il servizio è compatibile con tutte le principali versioni di Windows. Tuttavia c’è da fare un paio di precisazioni importanti.

  • OneDrive non è supportato da Windows XP.
  • OneDrive è incluso “di serie” in Windows 10 e in Windows 8.1, quindi se sul tuo PC c’è installata una di queste versioni del sistema operativo Microsoft, puoi utilizzare il servizio senza scaricare software aggiuntivi.

Per tutte le altre versioni di Windows, vale a dire Windows 7 e Windows 8.0, per utilizzare OneDrive è necessario installare un client disponibile sul sito Internet di Microsoft: per scaricarlo sul tuo PC, clicca sul pulsante Scarica collocato sotto la dicitura OneDrive per Windows.

A download completato, apri il file OneDriveSetup.exe che hai appena scaricato sul tuo PC, clicca sul pulsante  e attendi che vengano scaricati da Internet tutti i componenti necessari al funzionamento di OneDrive. Non dovrebbe volerci molto.

Ti avviso che è disponibile anche l’applicazione OneDrive sul Microsoft Store. Questa permette solo di eseguire l’upload di documenti in cloud e di sfogliare le cartelle online. Mentre il client desktop consente anche la sincronizzazione dei dati del PC.

Al termine della procedura d’installazione o nel caso in cui OneDrive fosse già installato sul tuo PC, puoi trovare l’icona del client di OneDrive (quella con il simbolo di una nuvoletta) nell’area in basso a destra, sulla barra delle applicazioni, vicino all’orologio di Windows.

Fai, dunque, doppio clic sull’icona in questione e premi sul pulsante Accedi. A questo punto, effettua l’accesso al tuo account Microsoft e scegli se confermare la posizione predefinita della cartella di OneDrive (quella in cui verranno scaricati tutti i file sincronizzati con il servizio) o se cambiarla, cliccando sul pulsante Cambia posizione.

Usare OneDrive su smartphone o tablet

Per utilizzare OneDrive su dispositivi mobili Windows Phone, Android e iOS devi semplicemente scaricare l’apposita app dal rispettivo Store e, anche in questo caso, devi effettuare l’accesso la tuo account Microsoft.

Che sia da pc o da dispositivo, una volta lanciato OneDrive, dall’interfaccia potrai creare nuove cartelle, caricare o modificare i file che desideri, copiare e gestire i file già presenti sul tuo dispositivo fisso o mobile. In più puoi condividere i file o le cartelle con chiunque tu desideri, invitando le persone a visualizzare e/o a collaborare con te.

E c’è anche un’altra caratteristica importante e vantaggiosa. Con OneDrive puoi decidere di attivare il salvataggio automatico delle foto e dei video presenti sul tuo dispositivo mobile. Come fare?

Attivare salvataggio automatico

onedrive smartphone

Accedi alla galleria fotografia del tuo smartphone e, tra le opzioni, attiva quella del salvataggio automatico su OneDrive.

Superato anche questo passaggio, clicca sui pulsanti Non oraAvantiAvanti e Apri la mia cartella OneDrive, per concludere il setup.

OneDrive sincronizza automaticamente tutte le tue cartelle in cloud sul tuo PC. Se vuoi modificare questo comportamento, fai clic sulla sua icona sulla barra delle applicazioni e seleziona le voci Altro > Impostazioni nel riquadro che ti viene mostrato.

Nella nuova schermata che visualizzi, fai clic sulla scheda Account e premi sul pulsante Scegli cartelle. A questo punto, non devi fare altro che togliere la spunta a fianco delle caselle relative ai nomi delle cartelle che non vuoi sincronizzare. Conferma, dunque, le modifiche premendo sul tasto OK.

Per accedere alla cartella dei file sincronizzati su PC, fai clic sull’icona di OneDrive sulla barra delle applicazioni e premi sul tasto Apri cartella, nel riquadro a schermo. OneDrive è accessibile anche tramite Esplora File di Windows: puoi trovare la scorciatoia rapida alle cartelle in cloud facendo clic sulla voce OneDrive che trovi sulla barra laterale di sinistra.

Condivisione dei file

Se vuoi condividere un file o un cartella pubblicamente, puoi eseguire quest’operazione facilmente direttamente da PC. Per fare ciò, apri la cartella di OneDrive tramite Esplora File o il pannello del client, usando l’apposito tasto Apri cartella.

condivisone file onedrive

Fatto ciò, clicca con il tasto destro sulla cartella o il file da condividere, così da mostrare il menu contestuale: tra le opzioni che visualizzi, seleziona quella denominata Condividi, per aprire il pannello avanzato per la gestione delle condivisioni dei file.

Adesso, devi valutare se effettuare la condivisione pubblica oppure con specifici contatti. In quest’ultimo caso, devi digitare l’indirizzo email del destinatario nell’apposito campo Immetti un nome o un indirizzo e-mail. Premi, infine, sul tasto Invia, affinché venga inviata una notifica via posta elettronica al destinatario relativa alla condivisione da te effettuata.

Genera un link per la condivisione di file

In alternativa, puoi generare un link che puoi condividere con chiunque: in questo caso, non devi inserire alcun indirizzo email, ma semplicemente gestire le opzioni di modifica del file. Se vuoi che chiunque sia in possesso del link possa modificare il file da te condiviso, devi assicurarti che sia indicata la dicitura Chiunque abbia il collegamento può modificare.

In caso contrario, se vuoi che il documento sia soltanto in lettura, impedendo qualsiasi tipo di modifica al file, fai clic sulla precedente dicitura e togli il segno di spunta dalla casella Consenti modifica. Se sei in possesso di un piano a pagamento di OneDrive, puoi anche impostare una password di accesso al file oppure la data di scadenza della condivisione. Premi poi su Applica, per confermare la tua scelta. In questo caso, l’opzione di condivisione sarà cambiata in Chiunque abbia il collegamento può visualizzare.

Il link di condivisione è disponibile premendo il tasto Copia collegamento, situato in basso. In questo modo, il link verrà copiato nella clipboard di Windows per essere incollato in un’e-mail o inviato tramite un servizio di messaggistica istantanea. Facendo clic sul pulsante Altre app, potrai condividere direttamente il link tramite altri servizi di terze parti.

Puoi verificare se un file o una cartella è attualmente in condivisione dall’icona di un omino a fianco al suo nome, nella colonna Stato di Esplora File. Per interrompere una condivisione, fai clic con il tasto destro del mouse sul file o la cartella condivisa, seleziona la voce Condividi dal menu contestuale e, nel pannello che ti viene mostrato, premi l’icona (…) collocata in alto, scegliendo l’opzione Gestisci accesso dal menu proposto.

Adesso, per rimuovere una condivisione di un file o una cartella, devi soltanto premere sul tasto X a fianco all’URL generato oppure del nome dell’utente con cui hai condiviso il file. Immediatamente, verrà cancellata la condivisione del file.

OneDrive per Mac

Se utilizzi un Mac, puoi scaricare il client ufficiale di OneDrive direttamente dal Mac App Store. Tutto quello che devi fare è raggiungere il link che ti ho fornito e premere sul tasto Ottieni/Installa, per eseguire il download e l’installazione automatica di OneDrive. Ti potrebbe essere chiesto di verificare la tua identità tramite password dell’ID Apple o Touch ID.

In alternativa, puoi scaricare il file .PKG per l’installazione “manuale” del client dal sito ufficiale di Microsoft, premendo sul pulsante Scarica. Al termine del download, fai doppio clic sul file ottenuto e, nella schermata che ti viene mostrata, premi sui tasti Continua e Installa. Fatto ciò, inserisci la password del Mac e premi sul pulsante Installa software.

onedrive mac

I due client sono esattamente uguali, quindi, puoi scaricarlo sia dal Mac App Store che tramite il sito Web ufficiale, ma ti consiglio la prima soluzione, in quanto più immediata.

Inoltre, il funzionamento del client di OneDrive è praticamente identico a quello della controparte Windows, di cui ti ho parlato in questo capitolo. La differenza risiede nel fatto che nel client per macOS non è possibile eseguire la sincronizzazione automatica dei file multimediali o il backup delle cartelle personali dell’utente. Queste procedure devono essere eseguite manualmente, spostando i file e le cartelle all’interno di quelle di OneDrive sul Mac.

Cloud Computing, Formazione

Con Cubbit smetteremo di pagare il cloud storage

Cubbit è nata sui banchi universitari nel 2016 a Bologna grazie a quattro studenti universitari, tre bolognesi ed un veronese. Hanno immaginato un modo diverso di conservare i dati che consumasse di meno rispetto ai data center e non regalasse informazioni preziose ai colossi del Web: ecco Cubbit.

E’ un piccolo dispositivo, una sorta di hard disk tradizionale in apparenza, con una capacità di archiviazione di 512Gb al quale si possono collegare altri hard disk esterni fino a raggiungere una capacità massima di 4Tb. Una volta istallato entra a far parte della rete Cubbit. I dati vengono copiati, divisi, criptati e distribuiti fra tutti i dispositivi collegati. Se se ne rompe uno, si può avere immediatamente la copia di quel che conteneva e non c’è nessun abbonamento da pagare. Si compra solo il dispositivo. “L’architettura è progettata in modo tale che nessuno possa avere accesso alla password o ai dati dell’utente, neanche noi”, sottolinea Marco Moschettini. “I file all’interno di Cubbit non possono essere rubati poiché sono distribuiti e protetti dagli strumenti di crittografia più avanzati oggi disponibili”.

Il Cubbit ha un costo di 299 euro. Dropbox per 4Tb chiede 400 dollari l’anno, Amazon e Google molto, molto meno, ma nella startup bolognese sono convinti di avere una marcia in più. “Molti dei servizi offerti oggi hanno poco rispetto della privacy, oltre al fatto che i data center consumano parecchia energia e di conseguenza inquinano”, racconta Alessandro Cillario. “Noi invece distribuendo la capacità di archiviazione e così si abbattono i costi e l’inquinamento. Soprattutto si garantisce la sicurezza”. La riduzione sarebbe dell’87% dell’impronta di carbonio per l’archiviazione dei dati e di circa il 50% per quanto riguarda il consumo energetico per il loro trasferimento.

Progetto ambizioso, imparentato alla lontana alla blockchain, che ora da Kickstarter deve decollare fino a diventare un’azienda solida. Loro scherzano: “Miriamo in alto ma non siamo partiti da un garage come si fa nella Silicon Valley. Nel nostro caso si è trattato di un appartamento che di sera affittavamo su AirBnB per rientrare dei costi di gestione dell’azienda”.  Vedremo a breve se gli porterà fortuna quell’appartamento dove Cubbiyt è nato.

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Sicurezza informatica

Dal cloud al 5G: ecco cosa dovrebbero fare le imprese italiane per superare la nuova crisi pandemica

Quante aziende hanno dovuto affrontare l’impatto provocato dalla pandemia in termini di vulnerabilità, rischi e strategie di cybersecurity?
Se non la totalità, parliamo di una percentuale estremamente elevata.

Le stesse aziende sono ora chiamate ad affrontare il problema di come muoversi per proteggere al meglio il loro business nei mesi e negli anni a venire. La pandemia di Covid-19 e il conseguente passaggio al lavoro da remoto, repentino per moltissime imprese nella prima fase dell’emergenza e divenuto consuetudine per una buona parte di esse nel corso di questi mesi, hanno impattato sulle infrastrutture It, accelerando l’adozione di Servizi Cloud e di tecnologie come VPN (Virtual Private Network) e software di collaborazione a distanza.

Non tutte le aziende, però, hanno potuto contare su un’adeguata formazione e, soprattutto, su una disponibilità di risorse utile a rispondere alle esigenze di maggiore sicurezza, aprendo di conseguenza le porte all’azione dei cybercriminali.

Il risultato, come confermato dagli esperti di Check Point Software in occasione della conferenza digitale italiana sulla cybersecurity, è stata un’impennata degli attacchi malevoli, fino al limite dei 210mila casi a settimana (e di questi il 94% sono tentativi di phishing) e un’offensiva di tipo ransomware ogni 14 secondi.

Le minacce in Italia, gli attacchi più recenti

Stando ai dati elaborati da Check Point e relativi agli ultimi sei mesi, un’ impresa della Penisola è attaccata in media 566 volte a settimana, contro i 355 attacchi subiti dalle aziende nel resto d’Europa.

A comandare la classifica dei malware a più elevato impatto c’è Emotet, che ha interessato il 17% delle aziende, mentre nell’elenco dei malware più diffusi compaiono 4 trojan bancari e 2 botnet.

L’89% dei file dannosi in Italia, si legge ancora nel rapporto della società israeliana, è stato consegnato via e-mail.

Fra i casi più rilevanti di attacco registrati nell’ultimo semestre spiccano quelli di Luxottica e del sito Email.it. L’azienda veneta è stata colpita a metà settembre da un attacco ransomware che ha portato alla chiusura delle sue attività in Italia e in Cina; la piattaforma di hosting ha invece subito una grave violazione lo scorso aprile, esponendo agli attaccanti 600mila dettagli dei propri utenti tra cui password in chiaro, domande di sicurezza, contenuti delle e-mail e allegati degli anni 2007-2020.

Gli oggetti connessi privi di protezione integrata

Nella fase di ripartenza post lockdown, i responsabili informatici delle imprese hanno delineato alcune priorità da seguire e quella che ha raccolto maggiori riscontri riguarda la necessità di rafforzare la sicurezza della rete e di lavorare sulla prevenzione delle minacce.

Altri temi ricorrenti sono quindi l’implementazione di soluzioni di security It/Ot (Information e Operational technology) e l’adozione di soluzioni per la protezione dei dispositivi mobile e dell’infrastruttura cloud. Secondo Check Point, inoltre, le aziende dovranno presto affrontare anche le sfide legate alla diffusione delle tecnologie IoT e dei servizi basati alle reti mobili 5G, per cui la componente di sicurezza è ancora lontana dallo stato di maturità.

Le prime, in particolare, presentano criticità aggiuntive rispetto ai tradizionali sistemi informatici perché i dispositivi connessi, nella maggior parte dei casi, non sono dotati di protezione integrata e della possibilità di installare patch, rendendo le relative infrastrutture più esposte anche fisicamente a rischi.

Il vademecum per ridurre i rischi

Operare in questa fase fortemente condizionata dall’emergenza sanitaria e dalle restrizioni legate alle misure anti-contagio implica per le aziende un’attenzione ancora maggiore per quanto riguarda la protezione di sistemi e dati. Gli esperti di Check Point, in tal senso, suggeriscono alcune “best practice” da osservare.

Gestire in modo adeguato gli accessi alle informazioni aziendali, in una fase in cui gli addetti lavorano da sedi diverse e attraverso molteplici dispositivi, è il primo passo per ridurre notevolmente il rischio di un attacco ransomware. Nel dettaglio, occorre segmentare le procedure di accesso in modo tale che ogni dipendente abbia a disposizione solo i dati necessari per svolgere le proprie funzioni.

La protezione dei dispositivi mobili, personali o aziendali, è invece una priorità associata all’incremento del lavoro a distanza e si accompagna all’adozione di sistemi di crittografia e di autenticazione a due fattori, piani di backup mirati e continui aggiornamenti. Un altro sforzo cui sono tenute le aziende, inoltre, è quello di impostare un sistema di password sicuro per accedere alle riunioni online (o almeno attivare una sala d’attesa utile a validare l’ingresso ai soli utenti autorizzati, in una fase in cui le applicazioni di videoconferenza sono uno degli strumenti più utilizzati.

Ottimizzare gli strumenti di sicurezza, attraverso un approccio basato sulla prevenzione degli attacchi (ancor prima che questi si verifichino), è infine altrettanto importante in relazione alla generazione di minacce rivolte contro le infrastrutture 5G e IoT.
Fonte IlSole24ore

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Formazione

I migliori servizi per salvare (gratis) i file online.

C’era una volta il floppy disk che dopo tanto lavoro lasciò il testimone al CDRom, che a sua volta lo affidò al DVD; successivamente arrivarono le chiavette USB e gli hard disk esterni.
La storia dell’archiviazione dati è fatta da un lungo processo di miniaturizzazione che porterà al dissolvimento del supporto esterno.

Il futuro dell’archiviazione dei documenti di testo, delle immagini, dei video e di qualunque altra tipologia di file passa, infatti, dalla nuvola, o, per essere più precisi, dai molteplici servizi di cloud storage oggi esistenti.
Il cloud storage è un tecnologia che permette di conservare dati su computer tramite internet.
Un tempo visti con diffidenza, oggi i servizi di cloud storage online sono sempre più utilizzati e apprezzati, merito di un accresciuto livello di sicurezza informatica e di una maggiore duttilità.
In questa guida vi segnaleremo i maggiorni cloud storage gratis, mediante i quali sarà sempre possibile avere con sé i file personali, indifferentemente se si utilizza il PC di lavoro, il laptop personale o uno smartphone.

Google Drive

Legato a doppio filo all’account Google e Gmail, Google Drive è il servizio di cloud storage lanciato dall’azienda di Mountain View nel 2012. Nato inizialmente come uno dei tanti esperimenti di Big G, è oggi parte fondamentale dei servizi Google, tanto da poterlo definire come l’architrave su cui regge l’intera infrastruttura. Al momento della creazione di un account Google (la casella di posta elettronica con Gmail, per intendersi) si riceveranno automaticamente 15 gigabyte di spazio di archiviazione cloud gratis. Nel caso di Google, però, i gigabyte non sono tutto: legati al servizio di cloud storage, infatti, troviamo tutti gli altri servizi della galassia Big G. Mail e allegati di Gmail, ad esempio, saranno archiviati nella stessa porzione di nuvole, così come i file creati con suite di Google.
Nel caso in cui i 15 gigabyte non dovessero bastare, si può decidere di attivare uno dei piani a pagamento: si parte da 2 euro al mese per 100 gigabyte fino ad arrivare a 300 euro al mese per 30 terabyte.

Come usare Google Drive
Drive, cloud storage multipiattaforma di Google

La procedura per salvare i file su Google Drive è semplice e immediata. Inizialmente si scarica il programma/software sul proprio dispositivo (computer, smartphone o tablet) e si gestisce lo spazio cloud come se fosse un normale disco rigido: si creano cartelle e sottocartelle e si archiviano i file come meglio si vuole. I file saranno accessibili sempre e dovunque: tutto quello che serve sarà una connessione ad Internet. Su computer (sia Windows sia macOS) il client creerà una cartella “speciale”: tutto ciò che sarà trasportato al suo interno (sia file, sia altre cartelle) sarà automaticamente salvato anche all’interno dello spazio cloud. In questo modo l’archiviazione sulla nuvola sarà semplice e immediata come salvare file sul proprio disco rigido o chiavetta USB.

Dropbox

Il veterano dei servizi di cloud storage, Dropbox resta ancora oggi uno dei servizi cloud storage gratuiti più conosciuti e utilizzati sul mercato. Rispetto ad altri concorrenti non offre molto spazio inizialmente – alla creazione dell’account si otterranno “appena” 2 gigabyte per l’archiviazione dati gratis – ma grazie ad alcuni trucchi Dropbox è possibile ottenere spazio aggiuntivo senza dover pagare. Completando il tutorial iniziale; seguendo l’azienda su Twitter; collegando gli account social al servizio di cloud storage gratis e invitando gli amici a iscriversi a Dropbox si verrà premiati con 500 megabyte di spazio gratuito (sino a un massimo di 16 gigabyte) che si andrà a sommare ai 2 gigabyte iniziali. Nel caso non dovesse essere ancora sufficiente, si può sottoscrivere il piano a pagamento e avere 1 terabyte di spazio al costo di circa 8 euro al mese (per le aziende e i professionisti sono previsti piani tariffari ad hoc). Sottoscrivendo il piano Pro, inoltre, si potranno modificare file di testo, presentazioni e file Excel direttamente online grazie all’integrazione con Office 365; sarà possibile proteggere l’accesso ai file con password e cancellare il contenuto dell’app nel caso si dovesse smarrire lo smartphone o tablet.

Come utilizzare Dropbox
Cloud Storage Dropbox

Il funzionamento di Dropbox è molto simile a quello visto con Google Drive. Per iniziare ad archiviare file nella nuvola sarà sufficiente scaricare il software (disponibile per Windows, macOS, iOS, Android, Linux) ed iniziare a sincronizzare i file che più interessano: da smartphone si dovranno creare cartelle e sottocartelle all’interno delle quali salvare documenti e foto, mentre su PC sarà sufficiente trasportare tutti i file che si vogliono salvare online all’interno della cartella “Dropbox” creata in seguito all’installazione del client. Tutti i file, ovviamente, saranno accessibili sempre e da qualunque dispositivo dotato di connettività alla Rete.

Microsoft OneDrive

Parte integrante di Windows 10 (il client si trova già preinstallato), OneDrive è il servizio di cloud storage gratis creato da Microsoft. Con i suoi 5 gigabyte di spazio (in calo rispetto ai 15 gigabyte offerti inizialmente) è tra i servizi più “generosi” sotto questo punto di vista. Per poter utilizzare OneDrive è necessario essere iscritti a uno dei portali della “galassia Microsoft” (Outlook, Live, Hotmail): il suo punto di forza, infatti, è l’integrazione con gli altri software e servizi online realizzati dalla casa di Redmond. Navigando all’interno del proprio spazio OneDrive, tanto per fare un esempio, sarà possibile creare e modificare file di testo, presentazioni e file Excel accedendo direttamente alle web app di Office online.

Microsoft OneDrive
OneDrive, cloud storage multipiattaforma di Microsoft

Si potranno sincronizzare e condividere i file tra più dispositivi in maniera semplice e veloce. Per salvare file online da PC sarà sufficiente trasportare i dati direttamente nella cartella OneDrive: sarà poi il client, attivo in backgroud, a occuparsi della sincronizzazione. Su smartphone, invece, gli utenti potranno creare manualmente cartelle e salvare file, mentre le foto saranno automaticamente sincronizzate su OneDrive senza andare a incidere, però, sullo spazio di archiviazione a disposizione dell’utente.

Apple iCloud Drive

Inizialmente pensato per i soli utenti della mela morsicata, ma oggi disponibile anche per gli utenti Windows, Apple iCoud è il servizio di cloud storage nel quale trovano spazio i backup dei vari iPhone e iPad e degli altri dispositivi dell’azienda californiana. Non solo: grazie al client iCloud Drive, infatti, sarà possibile sincronizzare sulla nuvola le cartelle che più si preferiscono (incluse Scrivania e Documenti, solitamente le più “affollate”) semplicemente spostandole all’interno della cartella “iCloud Drive” presente nel Finder.

Apple iCloud Drive
Apple iCloud Drive, il cloud storage della Apple

Grazie al proprio account Apple (lo stesso utilizzato per scaricare le app dall’App Store con l’iPhone, tanto per intendersi) si avrà a disposizione uno spazio gratuito di 5 gigabyte (in parte occupato, però, dai file del backup iPhone) nel quale poter salvare documenti, fogli di lavoro, immagini, video e ogni altra tipologia di file. Grazie all’integrazione con gli altri servizi e software Apple, gli utenti potranno modificare documenti direttamente nel cloud sia da PC macOS o Windows, sia dai dispositivi mobili iOS. Nel caso in cui lo spazio non dovesse bastare, si può dare uno sguardo ai piani a pagamento (si parte da 0,99 euro al mese per 50 gigabyte aggiuntivi sino ai 19,99 euro al mese per 2 terabyte di spazio cloud aggiuntivo).

Mega

Creato da Kim DotCom (programmatore di origine tedesca divenuto famoso per il servizio di file sharing illegale MegaVideo), Mega si propone come uno dei servizi di cloud storage gratuito più sicuri e conveniente. Dopo aver creato il proprio account, infatti, si avranno a disposizione ben 50 gigabyte di spazio per l’archiviazione senza necessità di pagare alcunché. Grazie ai client per computer e smartphone, i file saranno accessibili da sistemi Windows, macOS, Linux, iOS, Android e Windows Phone. A facilitare ulteriormente la vita degli utenti, poi, troviamo le estensioni per Chrome e Firefox, che consentono di caricare file nel nostro “pezzo” di nuvola direttamente dal browser. Nel caso in cui lo spazio non dovesse bastare, si può sottoscrivere uno dei piani a pagamento (a partire da 99 euro annue per 500 gigabyte di spazio cloud).

Mega cloud storage
Mega cloud storage

La caratteristica più interessante di Mega, però, non è tanto lo spazio di archiviazione gratis quanto il focus sulla sicurezza. Il codice sorgente del servizio è open source e messo liberamente a disposizione di utenti e sviluppatori, mentre tutti i file saranno protetti da crittografia end-to-end: ciò consente di proteggere i documenti di testo, immagini, video. Le informazioni saranno crittografate già una volta archiviate nella cartella “Mega” del nostro computer, saranno inviate attraverso connessioni protette e saranno archiviate nella loro “forma crittografica”: solo l’utente avrà a disposizione la chiave per decrittare le informazioni. Se, da un lato, ciò permette di proteggere i propri file, dall’altro pone dei rischi non da poco: nel caso si dovesse perdere la versione decrittata, infatti, sarà impossibile recuperare l’originale dal servizio di cloud storage.

Conclusioni

Le indicazioni proposte in questo articolo sono indicate per una copia di sicurezza per uso privato. Per le aziende, invece, sono previste soluzioni professionali molto interessanti, che rivoluzioneranno il modus operandi.
Il personale di Enjoy System è a tua disposizione per approfondire il concetto di cloud storage ed in generale della digitalizzazione aziendale.

Cloud Computing, Smart working, Telefonia Mobile

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Cloud Computing

Con Smash puoi trasferire files gratuitamente senza limite di dimensione.

Tutti, o quasi, conosciamo il servizio gratuito WeTransfer che, nella sua versione gratuita (free), permette di scambiarsi file fino a 2 GB di dimensione. Sul web c’è una valida alternativa, sempre gratuita e stavolta senza limite di dimensione per i files caricati.

Il servizio in questione si chiama Smash e l’assenza di limite alle dimensione dei file non è il suo unico pregio. Tra i tanti vantaggi c’è l’assenza di annunci pubblicitari, la possibilità di impostare la disponibilità del file caricato fino a un massimo di 14 giorni, un’anteprima dei files che si andranno a scaricare (foto e video ovviamente) e la possibilità di creare URL personalizzati, come ad esempio questo: https://fromsmash.com/enjoysystem (password enjoy2020).

C’è poi una versione Premium del servizio (5€ al mese con pagamento per tutto l’anno, 10€ al mese con pagamento mensile), ma è indirizzata prevalentemente ad aziende e società; con la versione Premium puoi fare alcune personalizzazioni: tenere traccia dei download, aggiungere una vostra icona e un vostro sfondo ai download, scadenza dei file anche a 365 giorni e tante altre funzionalità pensate appunto per un’utenza business. Per gli smartphone esiste un’app che va scaricata.

Il servizio oggi è già utilizzato da più di un milione di persone in oltre 190 paesi. Vuoi utilizzare subito Smash? basta cliccare qui. ENJOY!