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Sicurezza informatica

Dov’è il mio smartphone?

Dov’è il mio smartphone? Che tu l’abbia perso o che ti sia stato rubato, poco importa! Ecco i modi per scoprire che fine ha fatto.

Sempre più frequentemente, oggi usiamo il cellulare per archiviare dati importanti e sensibili, che riguardano il lavoro e la vita privata, ad esempio per conservare password, effettuare pagamenti, autenticarci sui portali della pubblica amministrazione e così via.

Ecco perché perderlo o subirne il furto può rivelarsi fonte di grande stress. Come fare per minimizzare il problema?

Una soluzione, per ogni piattaforma

Beh, innanzitutto sfruttando le funzionalità native del telefono che ne permettono la localizzazione tramite servizi Web da una postazione remota, ad esempio un computer. A questo proposito, i possessori di terminali Android possono fare affidamento sullo strumento “Trova il mio dispositivo’’ Gli utenti iPhone, invece, devono affidarsi al servizio “Dov’è”.

Esistono anche sistemi proprietari e customizzati: ad esempio per gli utenti Samsung è disponibile la
piattaforma “Find My Mobile“.

Oltre a individuare la posizione del terminale smarrito o rubato, questi sistemi offrono funzionalità aggiuntive come l’inizializzazione e il ripristino delle condizioni di fabbrica, una procedura estrema ma necessaria in tutte quelle situazioni in cui il recupero del dispositivo possa rivelarsi difficoltoso o dall’esito incerto.

Per i più smanettoni, inoltre, è possibile ricorrere all’utilizzo di app di terze parti che implementano funzionalità anche piuttosto sofisticate, come ad esempio la possibilità di cogliere il ladro in flagranza di reato scattandogli una foto mentre sta tentando di sbloccare il telefono.

Vediamo ora, un po’ più da vicino, come attivare i vari sistemi nativi di localizzazione.

Il “trova dispositivo” di Android

Ecco come configurare il sistema nativo di localizzazione da remoto del proprio terminale utilizzando uno degli smartphone più popolari tra quelli oggi in circolazione: Xiaomi Redmi Note.

1.Verifiche preliminari

Dalla schermata principale clicchiamo Impostazioni, selezioniamo Stato Sicurezza e leggiamo se accanto alla voce Trova dispositivo ci sia scritto Attivato o Disattivato.

Se disattivato, dalla schermata Impostazioni scorriamo fino a trovare Mi Account e clicchiamoci sopra. Clicchiamo su Dispositivi. Selezioniamo il terminale in nostro possesso, quindi clicchiamo la voce Trova dispositivo.

2. Attiviamo “trova dispositivo”

Nella pagina Trova ofcpos/f/izo abilitiamo la funzionalità omonima tramite l’interruttore corrispondente.
Fatto questo, per procedere è necessario digitare le credenziali d’accesso al proprio account Xiaomi (Mi
Account).

Una volta digitata la password clicchiamo OK. Ora siamo pronti per provare se tutto è funzionante.

3. Accediamo a Xiaomi Cloud

Colleghiamoci a https://i.mi.com dal PC. Clicchiamo Accedi con Xiaomi Account. Digitiamo le nostre credenziali d’accesso. Premiamo Accedi. Una volta autenticati, accediamo a Trova dispositivo cliccando il pulsante corrispondente.

Il sistema andrà a rilevare quali sono i dispositivi collegati all’account Xiaomi visualizzandoli in alto a destra.

4. Vediamo dov’è il cellulare

Selezioniamo il terminale da localizzare cliccandolo nella finestra in alto a destra. Pochi secondi e il
sistema visualizza la posizione del device sulla mappa.

Nel caso di furto possiamo anche seguire gli spostamenti di chi lo ha sottratto aggiornando di volta in volta la posizione, semplicemente cliccando il pulsante Trova di nuovo.

E SE POSSIEDI UN SAMSUNG?

Se il tuo smartphone è un Samsung puoi sfruttare il servizio proprietario creato ad hoc dal rinomato produttore coreano, che si chiama FindMy Mobile.

Ad esempio sui telefoni della serie Galaxy, una volta attivata la funzionalità Trova dispositivo personale, la piattaforma FindMy Mobile permette di localizzare il cellulare anche quando è offline.

Inoltre, una volta localizzato è possibile controllarlo da remoto, bloccarne l’accesso a SamsungPay, effettuare un backup dei dati su Samsung Cloud e così via.

Il tutto in modo semplice ed intuitivo, collegandosi alla Rete e visitando il sito: https://findmymobile.samsung.com/

FindMy Mobile

Cercare il dispositivo tramite Google

Anche il colosso di Mountain View offre ai propri utenti un servizio di localizzazione da remoto, utile soprattutto quando sul tuo smartphone gira una versione di Android non proprio di ultima generazione.

1. Attiviamo il servizio

Innanzitutto assicuriamoci di aver abilitato la funzionalità di localizzazione da remoto tramite Google. Dalla schermata principale clicchiamo su Impostazioni, scorriamo verso il basso e selezioniamo la voce Google.
Scorriamo in basso fino a individuare la voce Trova il mio dispositivo. Clicchiamoci sopra. Nella schermata successiva abilitiamo il servizio tramite l’apposito interruttore.

2. Colleghiamoci al nostro account Google

Dal browser del computer digitiamo l’indirizzo www.google.com/android/find, digitiamo le nostre credenziali di accesso relative all’account Google a cui è collegato il terminale (username e password) e attendiamo qualche secondo che compaia la posizione del dispositivo sulla mappa.

3. Et voilà!

Una volta intercettato il terminale, il sistema offre diverse possibilità.

Ad esempio possiamo fare in modo che squilli per 5 minuti, anche se è in modalità silenziosa, cliccando su Riproduci Audio.

In questo modo sarà più facile localizzarlo fisicamente qualora ci troviamo in prossimità del luogo in cui, ad esempio, lo abbiamo smarrito.

4. Altre funzioni

Possiamo bloccare il device tramite l’opzione Blocca il dispositivo, aggiungendo perfino un messaggio e/o un numero di telefono a cui poter essere contattati per chiunque lo ritrovi.

Il sistema offre anche la possibilità di cancellare tutti i dati presenti nel telefono con Resetta dispositivo. In quest’ultimo caso, però, non sarà più possibile localizzato.

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Software

Google Chrome: il browser numero uno al mondo

Scopri le mille risorse messe a disposizione da Google Chrome, software di navigazione numero uno al mondo.

Software indispensabile tra quelli che non dovrebbero mai mancare nella dotazione standard di un PC, Chrome è uno dei browser tra i più diffusi oggi disponibili in Rete. Veloce, potente ed evoluto, permette una navigazione sicura ed efficiente, la gestione multischeda e multifinestra, la navigazione in modalità anonima, la personalizzazione del layout di visualizzazione e il potenziamento delle proprie funzionalità tramite componenti aggiuntivi. Vediamo da vicino alcune delle sue più interessanti caratteristiche.

Indice

Installiamo il software

Per installare Chrome su sistemi operativi che utilizzano Windows 10/Windows 7 a 64 bit scarichiamolo da qui. Nel caso di OS Windows a 32 bit, invece, clicchiamo qui. Una volta lanciato l’eseguibile
prescelto, seguiamo alcune semplici istruzioni a video per portare a termine l’installazione. Una volta lanciato l’eseguibile prescelto, seguiamo alcune semplici istruzioni a video per portare a termine l’installazione.

Impostiamo Chrome come browser predefinito

Per scegliere Google Chrome come browser predefinito di sistema clicchiamo su Start di Windows e successivamente su Settings. Clicchiamo Apps/ Default Apps.

browser predefinito

Nella colonna di destra clicchiamo l’ultima icona in basso nella sezione Web Browser, quindi selezioniamo l’icona corrispondente a Google Chrome dal menu Choose an App. Chiudiamo la finestra Settings/Default Apps cliccando la X visibile in alto a destra.

Selezionare la lingua

Per impostare una lingua in Google Chrome, ad esempio l’italiano quando quella attivata di default è l’inglese, clicchiamo il pulsante con i tre punti verticali visibile in alto a destra nell’interfaccia principale, quindi clicchiamo Settings dal menu. Dalla colonna di sinistra scegliamo Advanced/Languages. Clicchiamo la freccina a destra della sezione Language.

browser chrome lingua

Clicchiamo il link Add languages. Scorriamo fino a trovare Italian – Italiano, spuntiamo la casella corrispondente e clicchiamo Add. Attendiamo qualche secondo che la lingua selezionata venga caricata. Clicchiamo i tre puntini verticali visibili a destra della lingua Italian, spuntiamo la casella Display Google Chrome in this language, clicchiamo Relaunch e il gioco è fatto.

Navighiamo in incognito

Chrome mette a disposizione una modalità di navigazione che consente, sia pur con qualche limitazione, di navigare in Rete in maniera anonima, ossia senza lasciare traccia sul computer locale di siti visitati e pagine aperte, ma anche senza memorizzare cookie o dati inseriti nei moduli di compilazione.

navigazione incognito

Per abilitarla clicchiamo i tre puntini visibili in alto a destra nell’interfaccia, quindi clicchiamo la voce di menu Nuova finestra di navigazione in incognito. In alternativa possiamo premere la combinazione di tasti Ctrl + Maiusc + N. Una schermata e una modalità di visualizzazione apposite ci avvertono che ci troviamo in modalità Incognito.

Personalizziamo il layout

Google Chrome permette di personalizzare alcuni aspetti relativi alla visualizzazione, come le dimensioni del carattere, il tipo di font, lo zoom delle pagine. Clicchiamo i tre puntini visibili in alto a destra nell’interfaccia, clicchiamo Impostazioni. Clicchiamo, nella colonna di sinistra, la voce Aspetto.

layout chrome

Per modificare il corpo-carattere clicchiamo il menu Dimensioni carattere e selezioniamo l’opzione desiderata tra quelle disponibili. Cambiamo font cliccando sul menu Personalizza caratteri, quindi selezioniamo il tipo di carattere prescelto. Per modificare lo zoom di default delle pagine quando accediamo a un sito, clicchiamo il menu Zoom delle pagine, quindi selezioniamo la percentuale che meglio si adatta alle nostre esigenze.

Le estensioni

Google Chrome può essere arricchito di funzionalità interessanti installando componenti di terze parti chiamate Estensioni. Colleghiamoci qui. Selezioniamo, nella colonna di sinistra, la voce Estensioni.

estensioni

Per installare un’estensione tra quelle disponibili clicchiamo sulla miniatura corrispondente all’estensione prescelta. Clicchiamo il pulsante Aggiungi visibile in alto a destra e successivamente su Aggiungi estensione. Qualche secondo e il gioco è fatto.

La cartella download

Tutto quello che scarichiamo durante la navigazione in Rete, Google Chrome lo archivia in una cartella predefinita. Per modificarla e personalizzarla procediamo nel modo seguente. Clicchiamo il pulsante con i tre puntini in alto a destra nell’interfaccia e scegliamo Impostazioni.

cartella download chrome

Nella colonna di sinistra clicchiamo la voce Avanzate e quindi Download. Nella colonna di destra clicchiamo Cambia. Selezioniamo il percorso relativo alla cartella in cui desideriamo salvare i file scaricati tramite Google Chrome, quindi clicchiamo Select Folder per completare le impostazioni.

Nuove estensioni

Tutte le estensioni (funzioni extra per Chrome) possono essere gestite in una sezione specifica del programma che consente di abilitarle/disabilitarle o rimuoverle. Clicchiamo sul pulsante con i tre puntini in alto a destra e accediamo a Impostazioni; poi su Estensioni.

nuove estensioni

Per rimuovere un’estensione usiamo Rimuovi visibile nella sezione corrispondente all’estensione che desideriamo eliminare. Per abilitare/disabilitare un’estensione è sufficiente utilizzare l’interruttore visibile in corrispondenza dell’estensione. Da Dettagli possiamo visualizzare le informazioni inerenti l’estensione selezionata.

Puliamo la cronologia

Google Chrome tiene traccia dell’attività di navigazione in una sezione denominata Cronologia, utile per aumentare la velocità prestazionale del programma e per andare a recuperare, all’occorrenza, siti e pagine visitate tempo prima e di cui non si ricorda l’indirizzo. Ma Chrome trattiene anche tutta una serie di dati, dai cookie alle password che si è deciso di memorizzare per la compilazione automatica tramite browser. Ebbene, per motivi di sicurezza e di privacy, è consigliabile eliminare periodicamente questi dati.

Per farlo clicchiamo il pulsante con i tre puntini in alto a destra nell’interfaccia, quindi clicchiamo Impostazioni. Accediamo a Cronologia, e ancora Cronologia. In alternativa possiamo premere la combinazione di tasti Ctrl + H. Dal menu di sinistra clicchiamo Cancella dati di navigazione. Nel menu Intervallo di tempo selezioniamo l’opzione Dall’Inizio e clicchiamo il pulsante Cancella Dati.

Aggiorniamo Chrome

Google Chrome viene costantemente aggiornato per potenziarne le funzionalità, aumentarne la velocità di esecuzione e innanzitutto la sicurezza. Per verificare la disponibilità di un nuovo aggiornamento e procedere all’upgrade clicchiamo il pulsante con i tre puntini visibile in alto a destra nell’interfaccia. Clicchiamo su Impostazioni e, dalla colonna di sinistra, Informazioni su Chrome.

aggiorna chrome

Da qui verifichiamo se il programma è aggiornato all’ultima versione disponibile, ed eventualmente procediamo all’aggiornamento cliccando il pulsante corrispondente.

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Tech

Pixel Buds-A: gli auricolari di Google pensati per Android

I pixel Buds-A sono gli auricolari pensati per gli smartphone Android di casa Google. Questi auricolari sono economici e pratici. Potrebbero essere la versione Google degli AirPods, ma c’è ancora da migliorare.

I Pixel Buds-A sono gli auricolari true wireless proposti da Google agli amanti degli smartpho­ne Pixel. Per intenderci quelli prodotti e commer­cializzati direttamente dall’azienda di Mountain View e più in generale di quelli basati su sistema operativo Android. L’approccio è quin­di simile a quello adottato da Apple all’interno del proprio ecosistema.

Indice

Come sono fatti

I Pixel Buds-A si presentano con un design essenziale e funzionale, in perfetto stile Goo­gle. Le dimensioni compatte, la buona vestibilità e il peso ridotto – ciascun auricolare pesa circa 5 grammi – garan­tiscono un’esperienza d’uso confortevole.

Nella confezio­ne sono forniti cappucci in tre dimensioni – S, M, L – per adattare il dispositivo al pro­prio orecchio. I Pixel Buds-A non sono progettati per sigil­lare in modo completo il cana­le uditivo, tanto è vero che è presente un apposito foro che serve a mettere in equilibrio la pressione dell’aria all’interno e all’esterno dell’orecchio. La piccola scocca racchiude un driver da 12 mm, le batterie e il SoC che gestisce le funzioni audio e il collegamento Bluetooth con lo smartphone o il dispositi­vo che opera da sorgente audio. Questi auricolari true wireless supportano il protocollo Blue­tooth 5.0 ma non supportano connessioni a più dispositivi in simultanea. Ciò significa che per passare da un dispositivo a un altro è necessario eseguire ogni volta la procedura di ab­binamento.

pixel buds A

All’interno di cia­scun auricolare sono presenti due microfoni che servono sia per intercettare la propria voce mentre si telefona o si usano piattaforme di comuni­cazione – tipo Google Meet – e che supportano la tecnologia Adaptive Sound che approfon­diremo a breve. Le elevate sensibilità dei microfoni e gli algoritmi di analisi audio permettono di isolare in modo eccellente la voce anche in ambienti molto rumorosi.

Pur essendo mol­to compatti, i Pixel Buds-A prevedono due zone sensibili al tocco e configurabili attra­verso l’ app per gestire alcune delle funzioni principali degli auricolari: avvio e pausa della riproduzione audio, risposta e riaggancio delle chiamate vocali e invocazione dell’ As­sistente Google.



Design

ln quest’ultimo caso serve tenere premuto l’auricolare per l’intera durata della richiesta; in questo mo­do l’utente ha un maggiore controllo nel delimitare il te­sto che deve essere analizzato dall’algoritmo Google e ot­tenere così risultati migliori.

La custodia a pillola riprende lo stile di design introdotto anni fa da Apple con i primi AirPods. In questo caso le linee sono molto più curve e rispetto a molti altri prodotti manca il supporto alla ricarica wireless. Se da un lato la scelta di optare per la sola alimentazione via Usb-C può sembrare limitante, dall’altro tale scelta contribui­sce a contenere la complessità e i costi del prodotto.

Pixel Buds-A

Sul fron­tale della custodia è presente un unico led che indica se il prodotto è in ricarica e l’unico modo per conoscere l’autono­mia residua della custodia è quello di consultare l’app sullo smartphone. La batteria inte­grata negli auricolari garanti­sce un’autonomia di circa 5 ore di ascolto musicale – abbiamo misurato un valore simile du­rante le prove – e circa 2,5 ore di conversazione al telefono. La ricarica nella custodia è rapida e in circa 15 minuti si recuperano almeno 2,5 ore di autonomia per la musica. La custodia permette di ricaricare gli auricolari più di tre volte.

Adaptive Sound

I Pixel Buds-A non implemen­tano una tecnologia di ridu­zione attiva del rumore (ANC) ma utilizzano un approccio denominato Adaptive Sound – suono adattivo – abbinato all’isolamento passivo dai suoni e rumori dell’ambiente circostante. In pratica gli au­ricolari compensano il rumore esterno regolando il volume di riproduzione audio in modo sovrastarlo possibilmente con la medesima intensità. Il meccanismo automatico replica in sostanza ciò che facciamo abitualmente quando – ad esempio -alziamo il volume della musica quando siamo sul treno o sulla metropoli­tana e lo abbassiamo quando invece siamo in un luogo si­lenzioso e privo di disturbi.

pixel bud a adaptive sounds

I Pixel Buds-A fanno esatta­mente questo e la presenza di questa funzione è con molta probabilità il motivo per cui non è possibile regolare ma­nualmente il livello dell’au­dio dagli auricolari – dallo smartphone ovviamente sì. Questa soluzione è molto di­versa da quella più comune che sfrutta la combinazione dell’i­solamento passivo – ottenuto sigillando il condotto uditivo – e tecnologie attive di riduzio­ne del rumore (ANC). Queste ultime sfruttano i microfoni degli auricolari per generare un’onda acustica inversa che, sommata a quella del rumore reale, determina un’interferen­za di tipo distruttivo.

Il risulta­to è un abbattimento effettivo del rumore che raggiunge i timpani e ciò permette di man­tenere volumi di ascolto bassi anche in ambienti rumorosi. Al contrario l’approccio Adaptive Sound compete con il rumore esterno alzando il volume d’ a­scolto: il risultato in questo caso non è solo decisamente soggettivo – c’è chi il volume alto pro­prio non lo sopporta – ma anche molto dipendente dal tipo di segnale audio in riproduzione.

Qualità ottima

L’ Adaptive Sound funziona piuttosto bene con le chiama­te telefoniche. La voce di chi parla, infatti, riesce sempre a spiccare sopra il rumore di fondo e questo permette di mantenere la concentrazio­ne senza perdere il filo del discorso.

La tecnologia usata da Go­ogle ha una risposta rapida e questo permette di com­pensare bene anche rumo­ri di fondo che non han­no un volume costante. Il giudizio cambia in modo radicale quando consideria­mo l’ascolto di musica. In ambienti silenziosi o con un rumore di sottofondo costante le variazioni di volume appli­cate dall’algoritmo Adaptive Sound non disturbano.

pixel buds a qualità

In si­tuazioni con un sottofondo molto disomogeneo, la tecno­logia Adaptive Sound tende a rovinare la dinamica della traccia musicale: l’effetto, po­co piacevole in alcuni casi, è equivalente a quello di conti­nuare a ruotare la manopola del volume avanti e indietro. Il leggero ritardo nella rego­lazione del volume, che nel caso delle chiamate vocali è quasi impercettibile, si avver­te non poco nell’ascolto del­la musica. Per questi motivi consigliamo di disattivare la tecnologia Adaptive Sound durante l’ascolto di brani musicali.

Come suonano

I Pixel Buds-A sono pensati per essere versatili. Questo approccio garantisce una buona esperienza nelle più disparate condizioni di utiliz­zo ma significa anche che non esiste un campo d’uso in cui eccellono; attenzione ciò non significa che siano auricola­ri scadenti, ma indicano una scelta progettuale ben precisa: versatili e usabilità prima di tutto.

Come suonano pixel buds a

Ciò non significa nem­meno che la loro resa audio in campo musicale non sia vali­da. I Pixel Buds-A offrono due modalità d’uso corrisponden­ti a due risposte di frequenza diverse: una standard e una con funzione Bass Boost atti­vata. L’app di gestione degli auricolari non fornisce altri sistemi per regolare l’equalizzazione audio. L’impostazio­ne standard è caratterizzata da frequenze medie e basse con una presenza sottotono rispetto alle frequenze alte.

Questa impostazione sembra pensata appositamente per le chiamate vocali: le voci risul­tano brillanti e ben distaccate dal rumore di fondo. Attivan­do la modalità Bass Boost si ottiene una risposta più bilan­ciata e un un audio più pie­no. Il risultato è simile a una equalizzazione neutra e mai esagerata visto che i bassi e i medi standard partono da un livello limitato.

Come vanno

Abbiamo provato i Pixel Buds-A con un Google Pixel 4a – ora in Italia sono dispo­nibili i nuovi Pixel 6 – per poter sperimentare appieno l’esperienza d’uso immagi­nata da Google. Il processo di abbinamento con lo smartphone è sempli­cissimo: scaricate l’app dei Pixel Buds-A e aprite la cu­stodia con il Bluetooth dello
smartphone attivo; in pochi e semplici passi tutto viene configurato in automatico.

Adaptive Sound


L’integrazione con i servizi Google funziona molto bene e non poteva essere altrimenti: l’Assistente Google può esse­re invocato dagli auricolari e se utilizzate questa tecno­logia allora questi auricolari vi risulteranno molto utili e pratici. I Pixel Buds-A sono molto leggeri e possono essere indossati per lunghi periodi di tempo senza avvertire disagio. Purtroppo la vestibilità non è adatta a chi pratica sport intensi, ma con un po’ di cerotto adesivo è possibile fissarli alle orecchi e uscire a correre senza preoccupazioni.

Conclusioni

I Pixel Buds-A di Google aspirano a replicare l’esperienza d’uso degli Appie AirPods e, a dire il vero, non sono lontani dall’obiettivo. L’integrazione con Android è ottima così come il supporto all’Assistente Google. Diverso il discorso musicale: la tecnologia Adaptive Sound funziona, ma il risultato non è paragonabile a quello di un ANC puro.

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Consulenza, Formazione

Brave, il browser Web attento alla privacy

Brave, il browser Web attento alla privacy. Questo software indipendente promette una navigazione più veloce grazie al blocco dei cookie di tracciamento e degli annunci pubblicitari.

Progettare un nuovo browser rappresenta sicuramente una sfida tra le più ardue da accettare per chi sviluppa software. Occorre in primis puntare su caratteristiche che distinguano il nuovo programma e lo rendano unico; è il caso di Brave.

Questo browser open source nato nel 2016. Realizzato da Brave Software e basato su Chromium, il progetto open source sviluppato da Google da cui discendono anche Chrome, Mozilla Firefox e Opera.

Brave si distingue per una rigorosa attenzione alla protezione della privacy. Caratteristica che si riflette anzitutto nel blocco dei cookie di tracciamento e degli annunci pubblicitari.

A ciò si accompagna un’esperienza utente più che soddisfacente. Caratterizzata da una velocità di navigazione che è più elevata rispetto a quella di altri browser concorrenti.

Brave web

Dove scaricarlo

Per scaricare il browser basta accedere al sito www.brave.com e fare clic sul pulsante “Download Brave“, quindi lanciare la semplice procedura di installazione.

Come passo successivo, Brave propone all’utente l’importazione di preferiti e impostazioni provenienti dagli altri browser già installati sul sistema. Nello specifico, si può scegliere se importare la cronologia di navigazione, l’elenco di preferiti e segnalibri, le password salvate e le impostazioni attive per i motori di ricerca.

Completata questa fase, ci si può dedicare alla navigazione Web.

La comune matrice di provenienza rende Brave molto simile a Chrome, e ciò ne facilita l’utilizzo.

Ciò che colpisce dopo le prime sessioni di navigazione è la velocità di caricamento con cui vengono mostrati i siti cercati.

Il merito va alle funzioni di protezione presenti, definite all’interno della componente Shields. Difatti nella modalità standard (attiva in automatico) permette di bloccare indicatori, annunci e relativi tracciamenti, nonché cookie cross site.

Questa impostazione non solo riduce i tempi di caricamento delle pagine, agevolando quindi la navigabilità, ma migliora anche la protezione. Tutto questo grazie anche all’utilizzo di connessioni sicure mediante il protocollo Https.

Basta un click

Per capire meglio cosa accade, basta posizionarsi su una pagina Web caricata da Brave e fare clic sull’icona di Brave Shields presente accanto alla barra che ospita l’indirizzo della pagina.

Nella finestra che si apre si possono scoprire gli effetti dell’applicazione delle impostazioni predefinite e cosa cambia variandole.

Le statistiche permettono di sapere quanti indicatori e annunci, script e cookie cross site sono stati bloccati, se ci sono connessioni aggiornate a Https e se è stato bloccato o meno il tracciamento via finger Printing.

Come si può intuire, l’impostazione predefinita rappresenta la classica via di mezzo tra un approccio permissivo e uno invece più rigido e attento.

Si consiglia di mantenere poiché consente di proteggersi senza subire eccessive restrizioni.

Protezioni

Volendo comunque modificare le impostazioni predefinite, basta accedere al gruppo “Protezioni” della sezione “Impostazioni”. Si può anche modificare la visualizzazione in Shields evitando di far comparire sull’icona il numero di oggetti bloccati.

Sicurezza e Privacy

Altre impostazioni su cui operare interessano il gruppo “Sicurezza e privacy”, a partire dal completamento automatico di ricerca e Url, con la possibilità di decidere se inviare o meno al motore di ricerca predefinito alcune ricerche dalla barra degli indirizzi e dalla casella di ricerca, nonché alcuni cookie.

Nello stesso gruppo si possono gestire la cancellazione dei dati di navigazione, il comportamento da intraprendere in relazione ai cookie, con possibilità di adottare strategie personalizzate abilitando eventuali siti che possono essere invece esentati dal blocco, e poi ancora le impostazioni di navigazione sicura, per proteggere da siti non sicuri già noti o per avvisare l’utente quando sta per aprire siti che non supportano il protocollo Https.

Blocco dei social media

Un’altro gruppo delle impostazioni è “Blocco dei social media”, dove si può decidere se permettere il pulsante di accesso Google su siti di terze parti, gli accessi a Facebook, post e tweet incorporati e i post integrati di Linkedin.

InterPlanetary File System

 Brave Web InterPlanetary File System

Più complessa è l’area Ipfs, dove si gestiscono gli aspetti di privacy del nodo locale e del gateway del protocollo di comunicazione InterPlanetary File System (Ipfs), in sostanza una rete peer-to-peer per l’archiviazione e la condivisione di dati in un file system distribuito.

La logica adoperata in questo caso è quella di uno spazio di archiviazione associativo, nel quale ogni file viene identificato in modo univoco e dove tutti i dispositivi di calcolo sono connessi tra loro.

È quindi un sistema distribuito alternativo a quello centralizzato basato sul protocollo Http, in cui accedere a un contenuto significa raggiungere uno specifico server.

Brave è il primo browser con supporto nativo Ipfs, poiché consente a ciascun suo utente di installare e avviare un nuovo nodo da utilizzare per connettersi ad altri nodi sulla rete Ipfs, allo scopo non solo di raggiungere risorse appartenenti alla rete, ma di erogare a sua volta contenuti distribuiti.

Questa impostazione porta con sé alcuni vantaggi, a partire da una velocità di navigazione più elevata, poiché i contenuti più cercati sono custoditi in nodi che si trovano più vicino e quindi più facilmente raggiungibili, con costi più bassi rispetto a un hosting tradizionale.

Ci sono però altri aspetti da tenere in conto, primo fra tutti il fatto che, scegliendo di attivare il protocollo Ipfs, si decide indirettamente di venir censiti sull’apposita tabella Dht Distributed Hash Table con uno specifico identificativo PeerID associato al proprio indirizzo Ip.

Questo rappresenta senz’altro un limite ai fini del mantenimento della privacy.

Estensioni

La homepage di Brave si caratterizza per uno sfondo con foto che funge da dashboard, rivelando le principali informazioni statistiche sull’attività registrata dal browser nel corso del suo utilizzo.

In alto a sinistra sono riportati il totale di indicatori e annunci bloccati, nonché i risparmi in termini di banda e tempo: ovviamente si tratta di informazioni che iniziano ad avere senso man mano che l’utilizzo di Brave cresce.

Più in basso, troviamo le icone dei siti più visitati o di quelli visitati di recente, integrabili con altre voci secondo le preferenze dell’utente.

Troviamo le news, personalizzabili in base a un sistema di preferenze che offre tante alternative spaziando per tipologia di fonti.

Nella homepage troviamo la cronologia di navigazione, per Ricompensee Criptovalute e per Brave Talk, la sezione che permette di avviare videochiamate private invitando amici.

Consente di effettuare chiamate con un numero massimo di quattro partecipanti.

La comune matrice Chromium rende Brave capace di installare le estensioni di Chrome.

Quelle già disponibili all’interno delle “Impostazioni” comprendono Hangouts, Media Router e Widevine.

È garantito anche il supporto del software open source Tor per la navigazione privata; utilizzando questa tecnologia, la connessione non avviene direttamente al sito Web.

In questo modo viene garantito un buon livello di sicurezza e privacy, a fronte tuttavia di una maggiore lentezza nelle sessioni di navigazione.

Brave Wallet

Brave Wallet

Esiste un portafoglio di criptovalute, chiamato Brave Wallet, il cui scopo è memorizzare, gestire e scambiare varie tipologie di moneta virtuale.

Il wallet è accessibile direttamente dalla sezione “Portafoglio” del browser.

Numerose sono le divise supportate, che possono essere aggiunte al portafoglio dopo aver creato una propria utenza, con la possibilità di operare mediante acquisto, invio e swap, oltre a tener traccia in tempo reale del saldo.

Rewards

Rewards

L’utente può incrementare il proprio salvadanaio fatto di Bat, visualizzando i banner pubblicitari e facendo sì che una parte dei guadagni sia riconosciuta anche a chi ha creato contenuti ritenuti di interesse.

Essi possono essere utilizzati per acquistare criptovalute, e tutto avviene senza che Brave raccolga i dati personali degli utenti né la cronologia di navigazione.

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Sistemi

Vecchi pc rinascono grazie a Google

Vecchi pc e mac rinascono grazie a Google che ha trovo il modo per rispolverare computer datati e dare loro una seconda vita.

È disponibile Chrome OS Flex, un sistema operativo di casa Google con cui è possibile rispolverare e far rinascere pc e Mac vetusti dando loro una seconda occasione grazie proprio a Big G. Sviluppato pensando ad aziende e istituti scolastici, può essere utilizzato da qualsiasi utente perché pienamente compatibile con gli strumenti offerti dai servizi cloud di Google, inclusa ovviamente la suite Google.

Nuovo smalto, ma con dei limiti

Vanno prima di tutto precisate tre cose.

La prima è che Chrome OS Flex consente di trasformare pressoché qualsiasi vecchio pc o Mac in un Chrome OS. Questa rivoluzione non è intesa a sbaragliare il mercato delle distribuzioni Linux, almeno in parte destinate a rivitalizzare pc obsoleti, perché lo stesso Chrome OS è costruito su kernel Linux e sviluppato su Gentoo. Quest’ultima difatti è una distribuzione che fa della velocità il suo punto di forza.

La seconda precisazione serve a sgombrare il campo da dubbi. E’ vero che Chrome OS può da sempre essere installato su pc o Mac mediante CloudReady. Questo è un software messo a disposizione da neverware, azienda in cui Alphabet crede da sempre e che, dopo avere finanziato nel 2017, ha definitivamente rilevato alla fine del 2020. Chrome OS Flex include il supporto fornito da CloudReady. Questo spiega di fatto, sia i motivi dell’acquisizione sia la maggiore malleabilità del sistema operativo di Big G.

La terza precisazione riguarda l’hardware: Chrome OS Flex dà nuovo smalto a quello vecchio ma con dei limiti. I prerequisiti minimi escludono gran parte dei pc antecedenti al 2010, soprattutto per quanto riguarda processori e schede grafiche. I 4 Gb di Ram richiesti per un’esperienza ottimale e i 16 Gb di spazio disco sono invece caratteristiche che si trovano facilmente a bordo di macchine con qualche anno in più sulle spalle. Benché condivida la tecnologia alla base di Chrome OS e l’interfaccia grafica ne richiami in tutto e per tutto le sembianze, Chrome OS Flex presenta delle differenze quando installato.

La prova

La nostra prova dà ragione a Google. L’obiettivo di rivitalizzare hardware datato è raggiunto con disinvoltura. Questo permette alle organizzazioni e ai singoli di dare nuova vita a pc e Mac prossimi alla fine dei propri giorni ma con dei distinguo. Se la velocità non è da mettere in discussione è vero che, a differenza del predecessore, Chrome OS Flex non contempla la compatibilità con le app per Android e non supporta lo store digitale Google Play.

chrome os flex

Allo stesso modo non siamo riusciti a far rilevare lettori cd, porte FireWire e lettori di impronte digitali. Elementi marginali che non inficiano in alcun modo sull’uso del sistema operativo, pensato peraltro per lavorare connesso alla rete. Nessun problema con porte Usb 3.0. Funziona su architetture Intel o Amd a 64 bit (Arm è quindi esclusa). Qui un elenco provvisorio delle macchine su cui è pienamente supportato. La virtualizzazione mediante Parallels Desktop non è possibile, mentre neverware mette a disposizione un’immagine per la virtualizzazione del sistema operativo con VMware.

Prelevare Chrome OS Flex

Benché già prelevabile, bisogna evidenziare che si tratta di una versione Dev Channel, quindi con qualche bug e instabile. E inoltre sarebbe da provare soltanto su dispositivi sacrificabili allo scopo. Tuttavia, può essere anche provato in modalità “live”, quindi lanciato direttamente da chiavetta Usb senza istallarlo fisicamente sulla macchina. Va anche considerato che Chrome OS Flex può essere installato su macchine prive di Trusted Platform Module (Tpm), deputato alla sicurezza dell’hardware mediante chiavi crittografiche.

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Formazione

Recuperare foto cancellate definitivamente

Come recuperare le foto cancellate definitivamente? le foto sono molto importanti, sono pezzi di ricordi della nostra vita, quando guardiamo una foto ci ricordiamo quel momento, ma a volte capita che per errore le cancelliamo quindi vediamo insieme come poter recuperare i nostri ricordi con pochi e semplici passaggi per rivivere momenti della nostra vita.

Come recuperare le foto da Android

Ci sono dei sistemi di sicurezza integrati nel sistema operativo Android che ti aiutano a preservare le foto. Nei casi peggiori diventa necessario scaricare app dedicate o utilizzare dei programmi per computer dedicati al recupero dei dati cancellati.

Come recuperare foto cancellate dal cestino

La Galleria del tuo smartphone include al suo interno una funzione di sicurezza chiamata Cestino.

Per prima cosa apri la Galleria, apri la cartella cestino, al suo interno ci sono tutte le foto che hai cancellato negli ultimi 30 giorni dal tuo smartphone.

Per recuperarle non devi far altro che sfiorarle con il dito e, una volta che saranno aperte, premere sul pulsante ripristina, se invece, devi recuperare molte foto invece di aprirle una per una puoi tenere premuto per alcuni secondi su una di esse e, quando verrà selezionata dal sistema, toccare tutte quelle che desideri recuperare. Premi poi sempre sul pulsante rispristina per rimetterle in galleria.

Un altro tentativo che ti consiglio di fare è quello di aprire l’app Google Foto, se ce l’hai installata e hai attivato il backup di foto e video sul cloud: potresti piacevolmente scoprire che le foto che hai cancellato in realtà risiedono ancora sul cloud di Google e quindi puoi recuperarle facilmente da quest’ultimo.

recupero foto

App per recuperare foto eliminate definitivamente

Se hai controllato già nel Cestino e non ci sono le foto che hai cancellato e anche Google Foto non ti ha potuto aiutare devi utilizzare soluzioni dedicate al recupero dei file cancellati.

Se desideri tentare con una app da scaricare direttamente sul tuo device, ti consiglio di utilizzare Undeleter.

Undeleter app recupero foto

Prima di procedere è importante che tu capisca che le app per recuperare foto e file cancellati potrebbero non riuscire sempre nel loro scopo, inoltre per funzionare al meglio delle loro potenzialità richiedono di effettuare la procedura di root dello smartphone, la quale dà accesso a porzioni di memoria normalmente inaccessibili.

Premi sull’icona di Undeleter, ti mostrerà delle pagine in cui ti spiegherà il suo funzionamento e ti chiederà i permessi per la localizzazione e per l’accesso ai dati. Devi concedere questi accessi premendo su Mentre usi l’app e Consenti, altrimenti non potrai procedere.

Undeleter rileverà se hai effettuato o meno il root del tuo dispositivo. Se non lo hai effettuato ti avvertirà che potrà fare solo una scansione delle immagini, quindi sfiora il tasto in basso a destra che recita IMAGE SCAN. Undeleter scansionerà la memoria del tuo smartphone e ti offrirà un elenco delle fotografie che può recuperare.

Se trovi l’immagine che ti interessa, selezionala e, successivamente, premi sull’icona in alto a destra a forma di dischetto. Tocca quindi Salva il file.

In fine potrai trovare la fotografia recuperata all’interno della Galleria del tuo smartphone o tablet.

Leggi anche “Digitalizza senza riflessi le vecchie foto stampate” qui.

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Riconoscere un sito falso

Quante volte hai aperto un link con il dubbio che fosse falso? Da ora puoi capire come riconoscere un sito falso con pochi e semplici passaggi! Vediamo insieme come fare.

Controllare il tipo di connessione e il dominio

Controllare il tipo di connessione e il nome di un sito è uno dei primi accorgimenti che devi adottare se vuoi riconoscere un sito falso. Potrebbe sembrare “banale” come consiglio ma le statistiche riguardanti le truffe perpetrate online dimostrano che in realtà una grossa fetta di utenti non vi presti molta attenzione.

Accertarti, quindi, che i siti che visiti, soprattutto quando fai acquisti online e/o a rilasciare informazioni personali sul tuo conto, utilizzino il protocollo HTTPS, il quale indica la presenza di una connessione sicura.

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Come puoi verificare questa informazione? basta dare un’occhiata alla barra degli indirizzi del browser in uso, nella quale dovrebbe essere raffigurato un lucchetto verde serrato accanto al nome del sito Web e la dicitura https:// prima del suo dominio.

https2

Oltre a controllare il tipo di connessione di un sito, ti consiglio di prestare attenzione anche al suo nome di dominio.

In quanto, a volte i truffatori, soprattutto chi diffonde le fake news, usano nomi di dominio molto simili a quelli di siti autorevoli, magari cambiano una lettera o inseriscono un numero, riuscendo molto spesso a ingannare l’utente che non si accorge dell’accaduto.

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Verificare la Web Reputation

Verificare la Web Reputation di un sito, ovvero la reputazione che gli utenti del Web hanno rilasciato, può aiutarti a riconoscere un sito falso da uno autentico.

Fare una semplice ricerca su Google per scoprire la reputazione di un sito Web è un’operazione alquanto semplice ma allo stesso tempo efficace per quanto riguarda l’individuazione di un sito Web falso.

Collegati alla home page del motore di ricerca, scrivi nella barra di ricerca il nome del sito seguito dal termine opinioni oppure recensioni (es. enjoysistem.it opinioni o enjoysystem.it recensioni) e clicca invio.

Anche i social network possono essere molto utili per verificare la reputazione di un sito.

Se il sito che vuoi esaminare ha una pagina Facebook ufficiale, collegandoti a quest’ultima e analizzando la sezione commenti, potrai rilevare la presenza di lamentele o denunce circa eventuali disservizi rilevati dagli utenti.

Ora sarai in grado di capire se un sito è falso.

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Suggerimenti per ottenere il massimo dal tuo Pc

Continua a leggere l’articolo se vuoi sapere tanti piccoli suggerimenti per ottenere il massimo dal tuo computer.

Montare file ISO all’istante

I file ISO sono ampiamente utilizzati per la distribuzione dei programmi. Si possono masterizzare su CD/DVD, ma anche e soprattutto montandoli direttamente sul sistema operativo del pc. Possono sfruttare un’apposita funzione offerta da Microsoft per i suoi utenti a partire da Windows 8.

Per usufruire di questa funzione, ci basta fare clic destro sull’icona del file ISO di riferimento e scegliere la voce Monta dal menu contestuale che compare. Successivamente, verrà creata un’unità virtuale contenente tutti i dati del file ISO originale a cui sarà possibile accedere così come se si trattasse di un disco fisso. Quando non ci occorrerà più, potremo poi smontare il file ISO facendo clic destro sulla relativa unità in Esplora file e selezionando la voce Espelli dal menu che si apre.

monta file iso pc

Trasformiamo una pagine web in immagine

Per consultare localmente una determinata pagina Web, senza dover per forza essere connessi a Internet sul tuo pc, possiamo trasformarla in un’immagine in formato JPG o SVG mantenendone l’aspetto visivo. Utilizziamo il servizio online offerto da ILoveIMG.

Per servircene, rechiamoci sulla relativa homepage, premiamo il pulsante Aggiungi HTML, incolliamo l’URL della pagina Web nel campo apposito e premiamo il pulsante Aggiungi. Poi regoliamo le impostazioni relative alla dimensione dello schermo e al formato di output mediante i menu a tendina situati nella barra laterale di destra, decidiamo se rimuovere gli annunci pubblicitari e i pop-up di overlay e facciamo clic sul pulsante Converti HTML. A processo ultimato, partirà in automatico il download del file finale. Se ciò non accade, premiamo il pulsante Scarica il file per rimediare.

Prompt dei comandi trasparenti su pc

Siamo abituati a vedere la finestra del Prompt dei comandi sempre di colore nero, ma volendo possiamo renderla completamente trasparente. Per riuscirci, ci basta intervenire sulle relative impostazioni. Per cui, avviamo il Prompt dei
comandi selezionando il relativo collegamento nel menu Start. Facciamo poi clic destro sulla barra superiore e scegliamo la voce Proprietà dal menu che si apre. Nella schermata che compare, selezioniamo la scheda Colori, spostiamo tutto verso sinistra il cursore sulla barra di regolazione Opacità e clicchiamo su OK.

prompt computer

Esportare le mail da Gmail

Esportare un’email ricevuta o inviata tramite Gmail ci permette di aprire il messaggio con un client di posta elettronica oppure con un altro servizio email. Ma come si fa? Riuscirci è davvero molto semplice. Accediamo al nostro account Gmail da pc, apriamo il messaggio di posta da esportare, facciamo clic sul pulsante con i tre puntini in alto a destra. Dobbiamo poi selezionare l’opzione Scarica il messaggio dal menu che compare. L’email verrà quindi salvata in un file in formato EML che potrà essere successivamente importato.

gmail su pc

Recuperiamo versioni precedenti di file e cartelle del pc

Una delle funzioni più utili disponibili sui sistemi operativi di casa Microsoft, sin da Windows XP. Permette di sfruttare le copie shadow (cioè una copia di backup) di file e cartelle per recuperare le loro versioni precedenti, in caso di modifiche effettuate in maniera accidentale. Una vera e propria ancora di salvezza!

Per usufruire della funzionalità, non dobbiamo fare altro che cliccare con il tasto destro del mouse sul file o sulla cartella di riferimento. Selezionare l’opzione Ripristina versioni precedenti dal menu contestuale che si apre. Su Windows 11 bisogna prima cliccare su Mostra altre opzioni. Nella finestra che compare, selezioniamo la versione precedente del file che desideriamo ripristinare e facciamo clic sul pulsante Ripristina per avviare la procedura di recupero, dopodiché premiamo i pulsanti Applica e OK. Se prima di recuperare una determinata versione di un file o di una cartella vogliamo visualizzarne l’anteprima, in modo tale da assicurarsi che si tratti effettivamente di ciò di cui abbiamo bisogno, possiamo riuscirci facendo clic sul tasto Apri.

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Le migliori App del 2021

Oggi vi mostreremo in questo articolo le migliori App del 2021 secondo Google, dal benessere psicofisico ai progetti multimediali.

Come si può leggere nella pagina del blog di Google sono state selezionate non le App più scaricate, ma quelle che, secondo gli esperti di Google, hanno apportato un contributo significativo alla vita delle persone.

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Vediamo insieme quali sono le migliori App del 2021:

App 1: PHOTOROOM

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Uno studio fotografico in un’App: ritaglia la figura o l’oggetto con un tap, modifica lo sfondo e miglioralo.

Da quando le fotocamere sono diventate i veri punti di forza degli smartphone, anche le App di modifica sono migliorate, al punto da essere usate anche da molti professionisti dell’immagine per ottimizzare i loro lavori.

PhotoRoom Studio Foto Editor è presente nella classifica delle migliori App di Google come “App essenziale per la vita di tutti i giorni” e in effetti può diventare preziosa proprio perché cambia quasi ogni giorno.

Si tratta di una classica App per l’editing delle immagini, aiutata da un algoritmo che compie il grosso del lavoro sui server dello sviluppatore.

Tutto parte da una nostra fotografia, una volta caricata viene eliminato lo sfondo che potrà essere sostituito con uno dei tanti temi disponibili nell’App, come ritratti anni 70 oppure quello Copertina di rivista.

Uno dei punti di forza dell’App sono le video guide, che spiegano chiaramente come cambiare lo sfondo, aggiungere un’ombra o esportare più immagini.

La versione gratuita è già molto ricca, ma se passiamo a quella Pro, potremo eseguire ritagli in HD e avere a disposizione altri template.

App 2: BLOSSOM

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Identifica le piante e ricevi suggerimenti per la loro cura. Con un promemoria per innaffiamento e pulizia.

Non tutti hanno il pollice verde e la capacità di curare le piante che hanno in casa o nel giardino.

Un’App come Blossom permette di identificarle dopo averle inquadrate con la fotocamera del telefono, e di ricevere le informazioni necessarie al loro benessere.

Blossom non è certo l’unica App che utilizza l’Intelligenza Artificiale per identificare una pianta, ma è sicuramente la prima che usa questa informazione come punto di partenza. Una volta ricevute le informazioni relative a innaffiamento, fertilizzazione e rinvaso, potremo anche visualizzare direttamente sullo smartphone una notifica che ci ricorda quando è ora di prenderci di nuovo cura della pianta.

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Naturalmente se ne conosciamo già il nome potremo inserirlo direttamente nell’App.

Un’altra funzione particolarmente utile è Light Meter, cioè la misurazione della luminosità. In pratica puntando la fotocamera sulla pianta appena identificata potremo sapere se riceve abbastanza luce. Quest’ultima in realtà è una funzione Premium, potremo comunque provarla selezionando l’abbonamento di prova valido tre giorni. Al termine potremo decidere se annullarlo o proseguirlo al costo di 20 euro l’anno.

App 3: CANVA

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Migliaia di modelli gratuiti per costruire una storia Instagram, una locandina o anche un biglietto da visita.

A differenza delle altre App presenti nella classifica delle “Migliori App del 2021 secondo Google”, Canva non è certo nuovissima.

Si tratta di un progetto che ha ormai quasi 10 anni di vita, essendo nato come strumento di progettazione grafica sul Web. Canva ha però avuto la capacità di rinnovarsi e offrire ogni anno nuove e utili funzioni.

Il suo obiettivo è quello di aiutare a realizzare progetti grafici di ogni tipo utilizzando modelli a disposizione di tutti.

Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata maggiormente sulla creazione di Storie Instagram di grande impatto grazie a effetti speciali che permettono di ottenere video originali partendo da una singola immagine fissa.

Per prima cosa, dobbiamo selezionare il tipo di progetto che vogliamo realizzare tra quelli disponibili, che comprendono post e storie sui social ma anche video per dispositivi mobili, loghi, poster e locandine pubblicitarie e Curriculum.

Abbonandosi si ha la possibilità di altri supporti grafici e consente di lavorare a un progetto insieme al proprio team di colleghi.

App 4: BIRD ALONE

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Un amico virtuale pennuto con cui scambiare pensieri su quello che ci accade, scrivere poesie, fare disegni.

Di personaggi virtuali con cui interagire ce ne sono stati molti fin dagli albori dell’informatica. Solo che grazie al progredire della potenza dei processori e degli algoritmi di simulazione, oggi è possibile avere con loro un rapporto decisamente più intenso.

È questo il caso di Bird Alone, un’App che è risultata tra le più gradite da persone di tutto il mondo e di cui abbiamo un’ottima localizzazione in lingua italiana. Il concetto è quello di diventare amici dell’uccello più solitario del mondo con cui divertirsi a raccontare storie, scrivere poesie, fare disegni e anche musica.

Come avviene con i personaggi virtuali, servirà del tempo per conoscersi ma poi ci affezioneremo sicuramente a questo pappagallino dalle penne in cerca di amicizia. E quando saremo tristi o avremo una brutta giornata potremo essere certi che il nostro amico virtuale ci aiuterà a migliorarla.

Andando avanti con la simulazione, potremo interagire con il territorio circostante, a partire dalle cascate e dai tanti boschi.

L’App sincronizza l’orario del giorno e della notte e anche la nostra localizzazione reale.

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Cambiano le ricerche su Google

Cambiano le ricerche su Google che sta introducendo alcune novità alla propria interfaccia, soprattutto sul meccanismo di autocompletamento delle query.

Il motore di ricerca sta per introdurre delle novità nell’interfaccia che gli utenti utilizzano per le loro richieste sulla home page del gigante del web.

Per piccola che possa apparire, ogni singola novità sul motore di ricerca può pesare in modo importante sulle abitudini di ricerca dell’utente che si interfaccia. In special modo sui flussi di traffico e sui destini dei siti che sulla SEO costruiscono la propria fortuna. Di qui l’importanza di comprendere fin da subito le possibili ripercussioni di questo tipo di modifiche, il cui rollout è comunque appena iniziato. Di conseguenza la possibile ricaduta sarà dunque presto presumibilmente avvertibile anche in Italia.

Le novità di Big G

Secondo il portale tech Search Engine Land, infatti, Big G avrebbe starebbe per introdurre sulla sua celebre home page un nuovo e più avanzato servizio di autocompletamento delle richieste. A fianco dei risultati suggeriti – secondo quanto rivelato – verranno visualizzati anche le domande più frequenti e i risultati alternativi correlati.

Cambiano le ricerche su Google
Cambiano le ricerche su Google.

Quando si compone una query, insomma, non appaiono soltanto i suggerimenti per le ricerche, ma si aggiungeranno in una colonna laterale alcune opzioni ulteriori. Queste riguarderanno per esempio le domande più frequenti e possibili risultati alternativi correlati.

La nuova interfaccia studiata da Google

Ogni volta che si effettua una ricerca su Google, nella barra nella quale di solito inseriamo la parola o la frase che si sta cercando, compaiono anche i risultati già individuati recentemente e collegati alla stringa e, più in basso, le query più richieste dagli utenti rispetto a quella parola.
Con il nuovo aggiornamento, almeno secondo le ultime indiscrezioni, questo schema al quale siamo ormai abituati subirà dei cambiamenti. Si arricchirà quindi di altre funzionalità e sfumature, per facilitare le ricerche sul web da parte degli utenti, che vedranno cambiare in maniera significativa la nuova interfaccia di Google relativa alla funzione di ricerca.

Non sarebbe tuttavia questa l’unica novità. Infatti ulteriori cambiamenti sarebbero in fase di sperimentazione per rendere Google ancor più utile nel portare l’utente direttamente a contatto con l’informazione ricercata. Si tratta di nuove e importanti funzionalità che probabilmente cambieranno ancora una volta il modo di usare il motore di ricerca dell’azienda americana, anche dal punto di vista della Search Engine Optimization e delle campagne promozionali.

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