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Blockchain, Digitalizzazione

Cosa sono e come funzionano i Bitcoin

Tutto ciò che c’è da sapere sui Bitcoin, cosa sono, come funzionano e dove spenderli. La criptovaluta più famosa al mondo.

Sicuramente avrai sentito parlare almeno una volta di Bitcoin, ovvero la criptovaluta che ha acquisito un enorme valore in poco tempo. In questo articolo, visto il grande interesse suscitato, vedremo di fare chiarezza sul tema in modo semplice e, talvolta, volutamente semplicistico.

Indice

Cosa sono i Bitcoin

Il Bitcoin è una moneta virtuale che fa parte della grande famiglia delle criptovalute. Queste sono quelle monete che possono essere scambiate mantenendo il completo anonimato dell’acquirente e del venditore. Questa moneta non è legata a nessuna banca e a nessun ente monetario; quindi, è libera e disponibile per gli scambi tra diversi utenti (P2P) o per gli acquisti sulla rete Internet.

Basta pochissimo per effettuare una transazione in Bitcoin. Si può utilizzare uno dei tanti canali disponibili o uno dei numerosi siti di intermediazione che accettano di gestire la transazione in Bitcoin per conto nostro. Il Bitcoin ormai vale così tanto da essere accettato anche in borsa come moneta sui cui fare investimenti. Questo visto anche l’elevata volatilità del titolo legato al Bitcoin (con relative grosse oscillazioni di prezzo).

I Bitcoin, anche se virtuali, non sono infiniti, ma sono disponibili in quantità ben definita fin dalla loro creazione. Il numero massimo di Bitcoin disponibili è pari a circa 21 milioni di unità. Di questi 21 milioni, poco più di 18 milioni è già immesso su Internet. La restante parte è ancora da scoprire tramite un processo chiamato mining. Visto il valore di un intero Bitcoin, per comodità vengono utilizzate unità più piccole. La più piccola unità in cui può essere suddiviso il Bitcoin è un Satoshi, equivalente a 0,00000001 Bitcoin.

L’ inventore

Il Bitcoin è nato da un anonimo inventore, conosciuto con lo pseudonimo di Nakamoto Satoshi. È stato “commercializzato” per la prima volta il 5 ottobre 2009, data in cui 1 Bitcoin valeva 0,00076 dollari, ovvero erano necessari 1.309 Bitcoin per 1 dollaro. La sua crescita di valore è stata inizialmente lenta, per poi crescere vertiginosamente e raggiungere il record di 16.000 euro per 1 solo Bitcoin nel 2017 e sfondare la barriera dei 34.000 euro a inizio 2021.

Come fare Bitcoin

I Bitcoin possono essere ottenuti in due modi:

Mining

Mining: possiamo diventare “minatori” di Bitcoin (miner) e contribuire a produrre nuova criptovaluta utilizzando la potenza di elaborazione del nostro PC per risolvere problemi matematici molto complessi. Per ricompensare questo lavoro o questa condivisione delle risorse quando si fa mining in più persone, una volta risolto questo problema matematico, l’utente riceve nuovi Bitcoin (ovviamente nella percentuale rimasta ancora a disposizione), in proporzione al lavoro svolto. All’inizio dell’era Bitcoin era sufficiente un PC casalingo per generare un intero Bitcoin, oggi le transazioni sono così numerose e la potenza di calcolo richiesta è talmente elevata che si fa fatica anche con una serie di centinaia di PC moderni di fascia alta per generare un intero Bitcoin, oltre al fatto che sono nati computer specifici per questo tipo di operazione ben più performanti!

Oggi i miner singoli, possono ottenere come ricompensa per il loro sforzo solo frazioni molto piccole del Bitcoin lavorando in squadra, ma diciamo che ormai il gioco non vale più la candela per gli utenti singoli, visti i costi di consumo energetico generati e i costi dei componenti sia in fase d’acquisto, sia in fase di sostituzione dovuta a guasti per l’intenso lavoro. Questa ormai è una strada impossibile da seguire a livello casalingo, visto che i Bitcoin diminuiscono nel tempo e diventa sempre più difficile produrne di nuovi.

Compravendita

grafico bitcoin

Compravendita: utilizzando un wallet, ovvero un portafoglio virtuale protetto è possibile comprare e scambiare la valuta già presente in circolazione. Puoi comprare Bitcoin da chi già ne possiede (anche piccole frazioni, non per forza uno intero) e, una volta ottenuta la criptovaluta, utilizzarla per acquistare online o per scambiarla con un altro utente che a sua volta ha creato il suo wallet. Questo attualmente è il metodo più veloce per prendere possesso di un Bitcoin o di una sua parte frazionaria. Il miglior modo per effettuare la compravendita è tramite i siti di exchange come Coinbase, con il quale non solo potrai comprare Bitcoin, ma anche tante altre altcoin, ovvero criptovalute alternative, che magari devono vivere ancora il loro periodo d’oro. Con gli exchange inoltre puoi speculare sui forti sbalzi di prezzo, caratteristici di queste criptovalute, facendo attenzione a investire solo ciò che si è disposti a perdere.

Come utilizzare e scambiare Bitcoin

bitcoin

Lo scambio di denaro in Bitcoin avviene da un portafoglio digitale (wallet) a un altro. Per farlo è necessario usare una chiave/codice segreto (relativo al proprio wallet) da utilizzare insieme al numero che identifica il wallet a cui trasferire i Bitcoin (una sorta di indirizzo digitale composto da 30 cifre); tutto questo serve per poter autorizzare la transazione di Bitcoin da un utente all’altro.

Non essendo nominativi i wallet, rendono il tutto anonimo e la transazione sicura (grazie alla crittografia elevata offerta dal programma di scambio). Ogni transazione che viene effettuata, fin dall’inizio della creazione della moneta, viene registrata in un apposito registro pubblico chiamato Blockchain, dove non sono memorizzati nomi o altri dati sensibili, ma solo il wallet di chi invia Bitcoin, il wallet di chi lo riceve e la quantità di Bitcoin scambiati.

Puoi procurarti un wallet su Bitcoin.org wallet raggiungibile da qui. I siti che si pongono come intermediari nella gestione dei Bitcoin, si chiamano exchange e possono richiedere una commissione per la transazione. L’Exchange più famoso e sicuro è Coinbase.

Dove spendere Bitcoin

L’anonimato e lo scambio crittografato hanno decretato il successo di questa moneta su livelli di scambio sempre più elevati, fino a essere accettata anche in qualche negozio fisico oltre che da numerosi servizi online. Una città italiana su tutte, esattamente Rovereto, è diventata celebre per l’ampia adozione dei Bitcoin, usati non solo per pagare il caffè o un qualsiasi acquisto fatto nei negozi, ma anche per il pagamento degli stipendi. Così facendo Rovereto si è aggiudicata il titolo di Bitcoin valley.

Negozi che accettano Bitcoin

In Italia esistono numerosi negozi fisici dove spendere i propri Bitcoin, facilmente rintracciabili, tramite un servizio che mette a disposizione una mappa costantemente aggiornata. Cliccandoci sopra potrai vedere la cartina dell’Italia (e non solo), grazie alla quale, zoomando, individuare i negozi Bitcoin-ready. Nei nostri test su Roma, risultano presenti più di 40 attività che accettano Bitcoin come forma di pagamento, tra cui bed & breakfast, librerie, negozi di elettronica, ristoranti, nutrizionisti, avvocati.

mappa bitcoin
Dalla cartina è possibile individuare il negozio fisico vicino a te!

Un altro comodo sito da consultare inoltre è QuiBitcoin, raggiungibile da qui.

quibitcoin
Dalla serie di filtri presenti su https://www.quibitcoin.it/, trovare uno shop è un gioco
da ragazzi.

Comprare Buoni Amazon con i Bitcoin

Un ottimo metodo per spendere i propri Bitcoin è quello di convertirli in buoni Amazon (scopri cosa sono puntando il browser su https://bit.ly/buoniregaloamazon), conversione che non è possibile fare direttamente dal sito Amazon, ma tramite siti specifici. Ecco una lista non esaustiva:

Spectrocoin: https://spectrocoin.com/en/purchase.html
Bitpanda: https://www.bitpanda.com/it
Egifter: https://www.egifter.com/
Purse: https://purse.io/shop
Giftoff: https://giftoff.com/
Offgamers: https://www.offgamers.com/
Gyft: https://www.gyft.com/
Paxful:  https://paxful.com/it/buy-bitcoin/amazon-gift-card?hasScroll=true Questo servizio permette inoltre, anche l’operazione inversa, ovvero comprare Bitcoin spendendo buoni Amazon.

Negozi Online che accettano Bitcoin

Oltre ai negozi fisici, sono presenti anche alcuni negozi online che accettano Bitcoin, come Expedia (https://www.expedia.it/), il famoso sito dedicato a vacanze e viaggi; BitDials (https://www.bitdials.eu/), negozio di orologi e gioielli) ed Etsy (https://www.etsy.com/it/), negozio di oggettistica artigianale.

Come guadagnare con i Bitcoin

Per guadagnare Bitcoin molti sfruttano le ampie oscillazioni di questo tipo di valuta. Facciamo un esempio pratico, immaginiamo che il valore del Bitcoin sia 5.000 euro e noi possediamo 0,2 Bitcoin (1.000 euro), se trasformiamo i nostri Bitcoin in euro quando il valore sale a 6.000 euro, avremo questa volta 1.200 euro. Se poi riacquistiamo Bitcoin una volta che questa valuta è scesa nuovamente a 5.000 euro, avremo 0,24 Bitcoin e così via.

quotazione
Speculando sulle oscillazioni del Bitcoin è possibile guadagnarci davvero tanto… ma anche perderci un capitale! Attenzione a quel che si fa.

Questa è un’operazione che è possibile fare tramite i siti di exchange (come CoinBase, https://bit.ly/sitocoinbase). Nel grafico in alto, si possono osservare i primi 8 mesi del 2018 riguardanti il valore dei Bitcoin in euro e si può vedere come le oscillazioni siano anche di 2.000/3.000 euro nel corso di pochi mesi. Questa non è una regola fissa, ognuno poi fa questo tipo di operazioni a proprio rischio e pericolo.

I siti di exchange, sono siti che permettono di scambiare (acquistare e vendere, n.d.r.) valuta digitale con altri beni, come a esempio la classica moneta fiat (che altro non è che la moneta legale, come euro o dollaro) o altre valute digitali. Per farla breve, versando euro riceverai l’equivalente in Bitcoin sul portafoglio digitale che ti viene fornito dalla piattaforma di exchange. Questo sarà gestibile comodamente o direttamente dal sito o da un’applicazione per smartphone/tablet. Il più famoso e sicuro sito di exchange è CoinBase, https://bit.ly/sitocoinbase.

I Bitcoin sono sicuri?

Ecco la domanda più importante: i Bitcoin sono sicuri? In linea generale sì perché la tecnologia che sta dietro ai Bitcoin è molto sicura, basta semplicemente ricordare la password d’accesso del wallet (che non può essere cambiata dopo essere stata scelta, non esistono sistemi di recupero), ricordarsi di comunicare la chiave per lo scambio di Bitcoin ed evitare il più possibile di fare affari con i Bitcoin su PC a rischio infezione o a rischio hacker – che potrebbero accedere al tuo account e “rubarti i soldi” virtuali).
Quindi i Bitcoin sono sicuri finché è al sicuro il wallet. Consigliamo di fare sempre copie di backup (anche locali) del proprio wallet e di conservare la password in un luogo molto sicuro (anche una cassaforte, se il wallet è sostanzioso).

Pericoli dei Bitcoin e delle criptovalute in generale

Dal punto di vista economico i Bitcoin così come le altre criptovalute, sono molto discusse:

• da un lato troviamo i sostenitori della moneta libera che permette agli utenti Internet di svincolarsi dalle banche e dal sistema monetario classico e autoalimentarsi grazie a un numero di Bitcoin decrescente (quindi con valore sempre più alto), agendo in anonimato e in sicurezza.
• dall’altro ci sono i sostenitori effetto “bolla”, per cui i Bitcoin un giorno finiranno di guadagnare valore e ne perderanno molto di più rispetto al costo sborsato per acquistarli. Queste voci partirono poco più di un paio d’anni fa, ma che almeno fino a ora, non hanno trovato alcun riscontro.

Facendo una veloce ricerca su Google è possibile trovare tutti gli articoli di allarmismi che si sono succeduti nel tempo, roba da perderci ore, ma solo il tempo ci dirà chi aveva ragione. Tra i due scenari troverai sempre pareri discordanti, proprio perché non vi è certezza, né di uno, né dell’altro pensiero. Il consiglio è sempre quello di avvicinarsi ai Bitcoin con piccole somme di denaro, aumentare le proprie conoscenze e valutare dopo un po’ di esperienza, il da farsi, consci dei vantaggi, ma soprattutto dei rischi a cui si va incontro.

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Internet

Come trovare la password Wi-Fi su Windows 11

Come trovare la password Wi-Fi su Windows 11. Impossibile accedere alla propria rete domestica? Niente paura!


La password Wi-Fi è una delle chiavi di accesso che più ci si dimentica facilmente.

Tutta “colpa” dell’opzione che consente di memorizzare in automatico le credenziali associate alla rete Internet di casa dopo il primo collegamento, tanto sul computer quanto su smartphone e tutti gli altri dispositivi mobili.

A complicare ulteriormente le cose ci si è messo pure il tasto WPS (Wi-Fi Protected Setup) presente nella stragrande maggioranza dei router in commercio: è sufficiente premerlo per connettere in automatico il dispositivo desiderato alla rete Wi-Fi domestica, senza la necessità di digitare (e dunque ricordare) la parola chiave.

Ci sono però alcune situazioni in cui conoscere la password Wi-Fi è ancora importante. Ad esempio quando si riceve la visita di un amico o un parente a casa e una delle prime richieste è appunto la password Wi-Fi del router.

Oppure quando si acquista una nuova Smart TV e la si deve configurare per la prima volta, senza disporre dell’utile funzione offerta dal pulsante WPS.

Ma ora, scopriamo insieme come trovare la password Wi-Fi dimenticata.

Scopri la password Wi-Fi tramite Impostazioni

impostazioni Windows 11

Uno dei metodi più intuitivi per recuperare la password su Windows 11 prevede l’utilizzo delle Impostazioni e della scheda Rete e Internet.

Ecco nel dettaglio la procedura:

1.Fai clic sul menu Start (icona con il logo Microsoft) e nella finestra che si apre, seleziona Impostazioni (icona a forma di ingranaggio). Per aprire le Impostazioni di Windows 11 puoi anche usare la scorciatoia da tastiera Win + I.

2.Nella finestra Impostazioni seleziona dal menu laterale a sinistra la scheda Rete e Internet.

3.Nella nuova schermata visualizzata clicca sulla scheda Impostazioni di rete avanzate, ultima opzione in fondo.

4.Ora individua l’intestazione Impostazioni correlate e fai clic su Più opzioni per la scheda di rete.

5.Pochi istanti dopo si aprirà la nuova finestra Connessioni di rete. A questo punto sposta il cursore del mouse in corrispondenza della tua rete Wi-Fi, fai clic destro e, dal menu a tendina che si apre, seleziona la voce evidenziata in grassetto Stato.

6.Nella finestra Stato di Wi-Fi fai clic sul pulsante Proprietà wireless.

7.La nuova schermata mostra in automatico le informazioni correlate al tab Connessione. Per vedere invece la password Wi-Fi occorre selezionare il tab Sicurezza.

8.Adesso non ti resta che fare clic sul quadratino accanto a Mostra caratteri per visualizzare la password Wi-Fi del router.

Ora che hai trovato la password puoi connettere un altro dispositivo alla rete Internet o condividerla al tuo ospite.

E se per la prossima volta non vuoi ripetere l’intera procedura, dovendo accendere il computer e ricordare tutti i passaggi elencati qui sopra, la soluzione migliore è copiare la chiave di sicurezza della tua rete e conservarla in un luogo sicuro.

Volendo puoi salvarla sulla rubrica del telefono, assegnandole un nome fittizio.

Password Wi-Fi in chiaro tramite PowerShel

PowerShel

Un altro metodo per vedere la password della tua rete Wi-Fi prevede l’utilizzo di PowerShell, la shell avanzata disponibile su tutti i PC con a bordo il sistema operativo Windows, e l’inserimento di una riga di comando.

Rispetto alla soluzione precedente richiede meno passaggi, ma per chi ha poca dimestichezza con i comandi avanzati di Windows è preferibile sfruttare la procedura di sopra, essendo più intuitiva per la maggior parte degli utenti comuni.

Ecco quali sono i passaggi da seguire:

1.Fai clic destro sul menu Start (icona del logo Microsoft) e, dal menu a tendina che si apre, seleziona la voce Terminale Windows (Admin).

2.Nella finestra Controllo dell’account utente, alla domanda “Vuoi consentire a questa app di apportare modifiche al dispositivo?” seleziona il pulsante Sì.

3.Ora che hai aperto la finestra PowerShell, digita la seguente riga di comando e premi Invio sulla tastiera del computer:

netsh wlan show profiles

4.Fatto questo, digita la seguente riga di comando (in sostituzione di Wi-Fi Profile dovrai inserire il nome della rete Wi-FI per cui intendi trovare la password) e premi di nuovo Invio della tastiera:

netsh wlan show profile name=”WiFi-Profile” key=clear

5.Individua adesso l’intestazione Impostazioni sicurezza: la password Wi-Fi del router di casa è mostrata accanto alla voce Contenuto chiave.

Una volta che hai individuato la password vale lo stesso discorso fatto in precedenza.

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Smartphone

Scopri se qualcuno ha usato il tuo smartphone

Hai lasciato incustodito il cellulare sulla scrivania dell’ufficio e temi di essere stato spiato? Scopri se qualcuno ha usato il tuo smartphone!

Come controllare se qualcuno ha usato il mio smartphone?”. Sicuramente ti sarà capitato di farti questa domanda. Oggi gli smartphone sono le scatole nere della nostra vita, contengono nostre informazioni che spesso non conosce nemmeno l’amico più stretto.

Si può ben comprendere quanto ci possa inquietare il pensiero che qualcuno possa aver avuto accesso al dispositivo in nostra assenza.

Per incastrare il curioso di turno ecco alcune pratiche soluzioni che fanno al caso nostro, sia per smartphone Android che per dispositivi Apple. Vedremo come fare a scoprire se il curioso di turno è riuscito ad accedere ai nostri dati o se è stato bloccato dalle misure di sicurezza. Le soluzioni si baseranno su funzioni incluse nei sistemi operativi e su app dedicate.

Il primo indizio: la schermata di blocco

Può sembrare banale ma la schermata di blocco è il primo bastione che difende la nostra privacy, per questo è sempre meglio utilizzare PIN non ovvii (alcuni codici sono sicuramente da evitare, per esempio, 1234, 0000 o la propria data di nascita) oppure pattern di sblocco banali. Le schermate di sblocco mostrano un avviso quando si supera il numero di tentativi previsti (in genere 5). Se noti l’avviso è chiaro che qualcuno ha digitato il codice di accesso più volte per tenta-re di accedere al tuo dispositivo (senza successo).

schermata di blocco

Secondo indizio: il consumo di batteria

Se temiamo che il malintenzionato abbia superato la schermata di blocco e sia riuscito a utilizzare il nostro smartphone, un metodo da investigatori per scoprirlo è semplicemente esaminare i dati dettagliati dell’utilizzo della batteria. Sia il sistema Android che iOS (il sistema di iPhone e iPad) offrono infatti statistiche di utilizzo dettagliate dei consumi.

Per trovarle su Android, basta:

  • Aprire il menu Impostazioni.
  • Premere sulla voce Batteria.
  • Qui alcune personalizzazioni di Android mostrano un grafico dettagliato dei momenti in cui lo smartphone è stato utilizzato.

Analogamente su iOS esiste una funzione davvero molto simile, per trovarla basta:

  • Aprire l’app Impostazioni.
  • Quindi premere su Tempo di utilizzo e poi su Visualizza tutte le attività.
  • Infine scorrere fino alla sezione Attivazioni schermo dove è presente un comodo grafico con tutti gli orari in cui lo schermo del dispositivo è stato acceso.

Se si nota che lo schermo è stato acceso e ha consumato energia quando noi non stavamo utilizzando il telefono, vuol dire chiaramente che qualcuno ha usato lo smartphone a nostra insaputa.

Inoltre, si consiglia di controllare anche quali siano le app che consumano più energia, se per caso è qualche app misteriosa (di cui non riconosci il nome) a consumare molta energia che non sia un’app di sistema o il Google Play Service, conviene disinstallarla, potrebbe essere un’app per spiare lo smartphone installata da qualcun altro a nostra insaputa.

batteria scarica

Terzo indizio: scoprire se qualcuno ha usato il mio smartphone

Dopo aver modificato il PIN di sblocco o il pattern con uno sicuro, è il momento di tendere una trappola allo spione di turno.

App per Android

Play Store

Farlo su Android è semplice, sul Play Store di Google sono presenti un paio di ottime app apposite:

  • Lockwatch
  • Third Eye – Intruder Detection
  • CrookCatcher

Tutte e tre funzionano in modo molto simile, sostituendo la schermata di blocco classica di Android con un’altra e scattando una foto con la fotocamera frontale del dispositivo se qualcuno cerca di accedere sbagliando il PIN o il Pattern di sblocco.

Lockwatch e CrookCatcher sono anche particolarmente utili contro i ladri, in quanto inviano un’email con la foto della persona che tenta di sbloccare il telefono e la sua posizione GPS.

La versione a pagamento di Lockwatch permette di prendere più istantanee in serie dello spione e di registrare un breve audio dopo il tentativo di sblocco fallito.

Inoltre permette di scattare foto anche dopo il riavvio del telefono e la sostituzione della SIM.

Sono tutti software abbastanza leggeri e quindi dal bassissimo impatto sulla batteria e sulle prestazioni dello smartphone.

Tutte queste soluzioni, per funzionare a dovere, al primo avvio hanno bisogno che si forniscano dei permessi, la procedura è guidata.

App per iOS

App Store

Per iOS e per Mac è molto apprezzata l’applicazione antifurto Prey Find my Phone, che è gratuita nella sua versione base.

Già con la versione gratuita Prey Find my Phone offre varie funzionalità utili per la protezione e monitoraggio del dispositivo.

Tra queste, per esempio, troviamo la possibilità di creare una “zona di sicurezza” e attivare alcune azioni nel caso in cui il dispositivo esca o entri dalla zona di sicurezza impostata: come, per esempio, scattare una foto con la fotocamera anteriore e posteriore per “immortalare” il presunto malintenzionato.

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Linguaggio naturale per la cronologia di Edge

Microsoft rilascia Edge Dev 103.0.1253, aggiunta la possibilità di fare ricerche nella cronologia con linguaggio naturale.

Il colosso di Redmond si appresta a rilasciare la versione 102 di Edge in variante Stable e sotto forma di Beta. Ma nel frattempo rilascia la versione 103 del browser per il canale Dev, pronta per i primi test di verifica. Quest’ultima comprende una nuova e interessante funzionalità grazie alla quale fare ricerche all’interno della cronologia diventa decisamente più semplice.

Microsoft Edge Dev 103.0.1253.0: linguaggio naturale per cercare nella cronologia

Più precisamente, Edge Dev in versione 103.0.1253.0. Questo, difatti è un aggiornamento relativamente minore del browser di casa Microsoft, introduce la possibilità di effettuare ricerche con linguaggio naturale tra la cronologia. Per fare un esempio pratico, in questo modo, è possibile accedere alla sezione relativa alla cronologia di Edge e digitare qualcosa del tipo “YouTube della scorsa settimana”. Questo farà sì che Edge recuperi i contenuti visti su YouTube la settimana precedente, appunto.

Linguaggio naturale per la cronologia di Edge

Ma le novità non finiscono certo qui. Tra quelle che Edge porta in dote non possiamo non menzionare l’introduzione della possibilità di aggiungere un pin ai siti Internet installati come app alla barra delle applicazioni. Così facendo si agisce direttamente dai loro menu e non solo. Così implementiamo un nuovo criterio di gestione per impostare la modalità che controlla se il livello di zoom del browser tiene conto della scala di visualizzazione corrente come Internet Explorer.

Non mancano poi tutta una serie di miglioramenti in fatto di affidabilità. Tutto questo ovviamente al fine di risolvere eventuali crash di avvio, arresti anomali ecc. Inoltre, correzioni di problemi noti, come quelli relativi alle difficoltà nel visualizzare i filmati su YouTube dopo aver impostato l’uso di un’estensione per il blocco degli annunci pubblicitari.

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Reazioni ai messaggi di WhatsApp

Reazione ai messaggi di WhatsApp, come funziona? La svolta social della piattaforma è servita. Nel giro di qualche giorno, dopo l’atteso aggiornamento, tutti gli utenti potranno sperimentare la nuova funzione.

Dopo aver annunciato la funzione Community, WhatsApp compie un passo ulteriore verso l’universo social con un’altra importante novità.

La piattaforma di messaggistica istantanea ha infatti introdotto la possibilità di inserire reazioni con emoji direttamente a contenuti e messaggi scambiati in chat, secondo un meccanismo identico a quello previsto ad esempio da Facebook a partire dal 2016.

La nuova funzionalità era stata annunciata a metà aprile, ma per arrivare al rilascio effettivo si è dovuti passare attraverso tempi tecnici tutto sommato contenuti.

Quante e quali reazioni si potranno mettere

reaction

Saranno 6 le emoji disponibili inizialmente per le reaction: il pollice alzato, il cuore rosso, la faccina che ride con le lacrime agli occhi, l’espressione stupita, quella triste e, infine, le mani giunte.

Quest’ultima emoji viene largamente utilizzato per indicare la preghiera, ma in realtà si tratta di una sorta di “batti cinque” concepito per dire “grazie”, molto utilizzato in Giappone.

Reazioni ai messaggi di WhatsApp come funziona?

reaction ai messaggi

Come accennato, la reazione potrà essere inserita con le stesse modalità di Facebook.

Sarà sufficiente selezionare un messaggio, tenendo premuto sullo stesso per almeno un secondo, e comparirà a tendina una stringa con le 6 reaction in dotazione.

L’utente dovrà dunque sceglierne una, rilasciando poi il dito.

Il meccanismo sarà uguale sia per dispositivi Android sia per iPhone.

Una volta scelta e inoltrata la reazione, l’autore del messaggio riceverà in automatico una notifica che lo informerà in tempo reale.

A livello di interfaccia, la notifica sarà visibile come tutte le altre notifiche di WhatsApp.

A cosa servono le reaction

Come era avvenuto per Facebook, anche per WhatsApp si è tornati a chiedersi: ma a cosa servono le reazioni? Le abitudini comunicative sono state rivoluzionate dall’arrivo dei social e sono evolute con l’evolversi delle stesse piattaforme.

Anche e soprattutto per quanto riguarda le tempistiche di pubblicazione e risposta.

Le reaction rappresentano in questo senso un sistema più pratico e immediato per indicare gradimento o altro a un messaggio ricevuto, senza prendersi la briga di inviare a propria volta un messaggio di risposta, magari contenente soltanto un emoji.

Soprattutto Instagram ha confermato l’ormai diffusa abitudine di “chiudere” le conversazioni in chat con una reaction “cuore” all’ultimo messaggio.

La funzione si rivela particolarmente utile nelle chat di gruppo, per ridurre la mole di messaggi scambiati e “reagire” più agevolmente a contenuti inviati tempo prima dai partecipanti.

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Photofiltre: Il clone di Photoshop

Photofiltre lo usi per creare progetti grafici professionali sfruttando le potenzialità dei livelli.

PSD è l’acronimo di Photoshop Document e indica i file realizzati solitamente con Photoshop. La caratteristica di questo programma di casa Adobe è la possibilità di lavorare un progetto grafico su più piani, detti appunto livelli, destinando ognuno di essi a un aspetto dell’elaborazione grafica digitale (saturazione, maschere di livello, effetti, luminosità, ecc.).

Una volta terminato un progetto grafico è facile andare a rielaborare solo un aspetto, selezionando il livello corrispondente e operando solo sudi esso. Photoshop è il programma top che ogni professionista utilizza, ma in Rete si trovano anche programmi compatibili, sia a pagamento che gratuiti, che offrono funzionalità simili, anche se in minor numero.

Indice

Alla ricerca dei PSD

La digital art ci ha abituati a lavori di grande bellezza e se non siamo illustratori o grafici provetti, creare un file artistico o anche professionale di qualità può essere molto complicato. Per farlo bisogna avere un programma di grafica che permetta di lavorare con i livelli.

Il programma per eccellenza è ovviamente Photoshop, ma come sappiamo è un software professionale e costoso, non adatto a chi si cimenti per diletto con la grafica. Ma esistono delle alternative, e quella di cui parleremo in questa guida è Photofiltre, un software snello che ci permette di realizzare progetti di grande effetto.

Editing grafico freeware

Photofiltre è un programma che soddisfa le aspettative di chi voglia giocare con le immagini e realizzare progetti di qualità, lavorando con i livelli. Il programma è in inglese, ma è possibile scaricare la traduzione in italiano, ed è gratuito, cosa non da poco conto. Dopo averlo installato, è possibile creare progetti grafici creando diversi livelli, gestibili grazie agli strumenti che il programma offre.

In questa guida prenderemo una nostra foto e la scontorneremo; quindi, cercheremo una bella immagine per lo sfondo e la uniremo alla nostra fotografia su un nuovo livello usando Photofiltre. Sarà un gioco da ragazzi applicare effetti particolari ai livelli e creare un progetto originale.

Photofiltre non parla italiano

Dopo aver installato Photofiltre dobbiamo aggiungere il pacchetto per la lingua italiana. Ecco come fare.

photofiltre download
1. Procuriamoci il programma: Il software è presente sul nostro supporto o si può scaricare da qui. La pagina di download del software propone sia la versione freeware che quella commerciale. Dalla sezione Freeware Version (32-bit), scarichiamo Photofiltre7, che gestisce anche i livelli. Clicchiamo sul link e poi su Photofiltre 7.2.1 portable version.
photofiltre zip
2. Apriamo gli archivi software e traduzione: Scompattiamo il file compresso sul desktop per creare una cartella dove andremo a copiare successivamente il pacchetto contenente i file che permettono di tradurre il software in lingua italiana. Preleviamo dal nostro supporto l’archivio StudioIT.zip (o scarichiamolo sempre da qui) e scompattiamolo sul desktop.
photofiltre ita
3. Concludiamo la procedura di attivazione della lingua: All’interno della cartella troveremo il file StudioIT.plg. Non ci resta che copiare tale file (Ctrl + C) e incollarlo (Ctrl + V) all’interno della cartella oppure trascinarlo se si usa Winrar ad esempio, dove si trova il file eseguibile del software Photofiltre7. Al termine di questa procedura, cancelliamo il file StudioEN.plg (si riferisce alla lingua inglese) per attivare la sola lingua italiana.

Sembra quasi Photoshop

L’interfaccia di PhotoFiltre è molto simile a quella messa a disposizione dal programma di casa Adobe. Andiamo a curiosare tra le sue opzioni per scoprire tutti gli strumenti che il software ci mette a disposizione.

editing example
editing indice

Partiamo con il progetto!

Cerchiamo un’immagine da usare come sfondo a una nostra creazione. Apriamo anche la fotografia che vogliamo aggiungere allo sfondo e mettiamoci a lavorare sui due livelli per ottimizzare il risultato.

editing freepik
1. Alla ricerca della giusta immagine: Sfruttiamo le risorse gratuite che si trovano in Rete e cerchiamo su un sito di immagini. Nell’esempio abbiamo usato il sito Freepick, una risorsa preziosa per cercare e scaricare materiale grafico anche gratuito. Con i filtri decidiamo il formato, il tipo e il soggetto. Una volta trovata l’immagine, scarichiamola.
licenza freepik
2. Occhio alla licenza d’uso: Su Freepick, così come negli altri siti, troviamo immagini commerciali o libere ma con obbligo di attribuzione. Quando scarichiamo l’immagine, leggiamo il tipo di licenza di cui è fornita. Non è solo una questione di legalità, ma anche di rispetto per il lavoro altrui. In questo caso, scriviamo image: Freepick.com.
apri file photofiltre
3. Apriamo il materiale scaricato: Apriamo l’immagine con Photofiltre. Possiamo notare che a sinistra dell’immagine abbiamo una miniatura con scritto Sfondo. Questo è il nostro primo livello. Apriamo adesso anche la fotografia che vogliamo aggiungere. Per farlo è necessario scontornarla e poi la inseriremo sullo sfondo scelto.
scontorna immagine
4. Scontornare un’immagine: Per scontornare con Photofiltre, andiamo sul pannello degli strumenti e clicchiamo sulla freccia di selezione. In basso si apre una sezione che ci fa scegliere che tipo di selezione. Clicchiamo sul poligono e iniziamo a scontornare la figura. Più punti inseriremo (clic), migliore sarà la selezione.

Eliminiamo lo sfondo!

cancella sfondo
5. Selezioniamo e cancelliamo lo sfondo: Per eliminare lo sfondo della nostra foto, ora che abbiamo selezionato l’immagine che ci interessa mantenere, clicchiamo in alto su Selezione e poi su Inverti Selezione. In questo modo la selezione si sposta sugli elementi che sono da eliminare. Clicchiamo su Canc e il gioco è fatto.
unire immagini
6. Uniamo le due immagini: Per unire la nostra foto e l’immagine, clicchiamo sull’immagine colorata e poi in alto su Selezione e Seleziona tutto. Ctrl + C per copiare. Andiamo ad attivare la nostra fotografia e incolliamo con Ctrl + V. A sinistra vediamo i due livelli, con la nostra foto come Sfondo e l’altra come Livello1.

Aggiungiamo testi ed effetti!

È tempo di dedicarci all’applicazione di qualche effetto e magari, perché no, anche all’aggiunta di un testo alla nostra immagine con Photofiltre.

trasparenza
1. Applichiamo una trasparenza: Visto così può sembrare fallimentare, ma con un po’ di pazienza vedremo il risultato finale. Assicuriamoci che il Livello1 sia attivo, clicchiamo su Gestione livelli e applichiamo una trasparenza per far uscire il livello sottostante. A destra abbiamo la sezione Livello con il menu a tendina. Selezioniamo 60.
miscela livelli
2. Misceliamo i livelli: Adesso apriamo il menu a tendina Miscelazione livelli e selezioniamo la modalità che preferiamo, nell’esempio in foto la modalità è Diminuzione. L’effetto è proprio simpatico, ma possiamo fare anche qualche altra cosa, come per esempio aggiungere un testo.
aggiungi testo
3. Il testo va su nuovo livello: Per aggiungere un testo, clicchiamo sulla T in alto, sulla barra degli strumenti, si apre una finestra. Il testo va scritto in tale finestra, scegliendo il carattere e la formattazione. Una volta fatto questo, clicchiamo Effetti per definire meglio lo stile e la “forma” del blocco di testo.
effetti testo
4. Gli effetti di testo: Nella scheda degli effetti possiamo dare un’ombreggiatura, decidendone anche il colore e, soprattutto, definire la spaziatura tra le lettere e le righe. Nel primo caso modifichiamo Spaziatura X, mentre per lo spazio tra una riga e l’altra, modifichiamo Spaziatura Y.

Applichiamo effetti luce!

effetti ritocco
5. Luminosità, contrasto, saturazione: L’ultimo ritocco lo diamo sistemando saturazione, contrasto e luminosità del Livello1 per renderlo più vivace. Per farlo, clicchiamo una volta sul livello per attivarlo e poi agiamo sui comandi veloci che si trovano sulla barra dei filtri. Quando siamo soddisfatti, salviamo il lavoro.
formato photofiltre
6. I formati di Photofiltre: Photofiltre ci permette di salvare il lavoro in diversi formati. Conviene sempre fare una copia nel formato originale .pfi, che mantiene i livelli e la possibilità di apportare modifiche in futuro. I formati supportati sono quelli più comuni. Il comando Salva in permette di scegliere la cartella di salvataggio.

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Formazione

Videosorveglianza fai da te!

Ora che si è liberi di uscire, attenti a non lasciare incustodita la nostra abitazione. Ecco come scongiurare furti e registrare tutte le attività sospette con un sistema di videosorveglianza fai da te.

Possiedi un impianto di videosorveglianza basato su videocamere IP, e magari hai anche sottoscritto un abbonamento cloud per registrare e rivedere all’occorrenza i tuoi filmati? Oppure stai pensando di allestirne uno? Bene, sei nel posto giusto: ti spieghiamo come fare per realizzare un sistema potenzialmente autonomo che ti permetta non solo di centralizzare la gestione e il controllo delle IP Cam presenti nell’impianto, ma perfino di acquisire i filmati e archiviarli su un HDD, e senza dover ricorrere a servizi a pagamento.

Il tutto tramite un dispositivo chiamato NVR. Procediamo per gradi. Potendo scegliere, se stai per allestire un nuovo impianto, tuttavia, ti suggeriamo di acquistare IP Cam e NVR dello stesso produttore. A questo proposito esistono sul mercato kit completi che includono un numero variabile di telecamere, di tipo PoE o wireless, un NVR per l’acquisizione delle registrazioni e un disco fisso già preinstallato per l’archiviazione dei filmati.

Indice

  • Integrare un NVR in un impianto esistente

  • Un sistema che funziona senza pc

  • Kit di videosorveglianza: i nostri consigli

  • Installiamo il sistema di videosorveglianza

  • Una rete senza “buchi” per stare più tranquilli!

  • Registrare le attività sospette

  • Videosorveglianza anche quando non siamo in casa

  • Integrare un NVR in un impianto esistente

    In questi casi occorre preventivamente verificare che le videocamere installate siano compatibili ONVIF; l’acronimo sta per Open Network Video Interface Forum, e fa riferimento a un protocollo di comunicazione che permette l’interazione tra dispositivi di diversi produttori all’interno di un medesimo impianto.

    Per verificare la compatibilità ONVIF è sufficiente consultare il manuale d’uso o l’app fornita con i dispositivi. Ma che cosa si intende per NVR? NVR è un acronimo che sta per Network Video Recorder, e come abbiamo anticipato, non è altro che un registratore video di rete che ti permette di visualizzare e acquisire le sorgenti video provenienti dalle telecamere IP di un sistema di videosorveglianza. Normalmente l’NVR si collega al router principale di casa tramite un cavo Ethernet e non richiede necessariamente un computer o uno smartphone per poter funzionare: dispone, infatti, di un sistema operativo proprietario e può essere collegato direttamente a un monitor e gestito tramite periferiche come mouse e tastiera.

    Il modello che abbiamo scelto per la nostra prova è l’EZVIZ X5S-8W, un NVR che permette di supportare via Wi-Fi fino a 8 videocamere da 5MP. Questo NVR è fornito di mouse e si collega a monitor e Smart TV tramite la classica VGA o via HDMI. È dotato di doppia antenna e al suo interno è possibile installare un HDD con capacità fino a 8TB.

    Un sistema che funziona senza pc

    L’NVR è un dispositivo potenzialmente autonomo che non richiede l’utilizzo di un computer o software di terze parti per funzionare.

    nvr

    Kit di videosorveglianza: i nostri consigli

    Tre sistemi All-In-One per proteggere la tua casa da furti indesiderati.

    REOLINK RLK8-410B4-5MP

    Ecco un kit mediamente economico di tipo filare, ossia cablato, composto da 4 IP Camera da 5MP PoE (Power Over Ethernet) e un NVR con integrato un disco fisso della capacità di 2TB.

    reolink

    Il Reolink RLK8-410B4-5MP supporta fino a 8 canali di videosorveglianza, registrazione 24/7, visione notturna e rilevazione del movimento. Lo trovate qui.

    ANRAN K04W6732

    Per chi ama i sistemi all-in-one, inoltre, ecco un kit wireless che include 4 videocamere da 5MP e un NVR con schermo che non richiede nemmeno l’utilizzo di un monitor o una TV.

    anran

    Basta accenderlo, installare le videocamere e il gioco è fatto. Lo trovate qui.

    REIGY 3MP

    Questo kit completo e ben dimensionato, è progettato per la videosorveglianza di aree medio grandi. Include 8 videocamere da 3MP e anche un NVR Wi-Fi a 8 canali completo di hard disk integrato da 2TB.

    reigy

    Le Ip-Cam sono certificate IP66. Il sistema supporta la rilevazione del movimento, la visione notturna e anche l’audio unidirezionale per il monitoraggio ambientale tramite il microfono integrato nei dispositivi di ripresa. Lo trovate qui.

    Installiamo il sistema di videosorveglianza

    Vediamo in pochi semplici passi come inizializzare l’NVR EZVIZ X5S-8W e predisporlo alla rilevazione delle videocamere presenti nell’impianto.

    Accendiamo l’NVR e partiamo

    Una volta collegato l’NVR alla presa di corrente, l’uscita video a un monitor/TV, l’uscita Ethernet a una delle porte del router e dopo aver collegato il mouse in dotazione, accendiamo il nostro device e attendiamo una manciata di secondi. Dalla schermata iniziale selezioniamo Italiano e clicchiamo Apply.

    Risoluzione & password

    Regoliamo e confermiamo la risoluzione di visualizzazione adatta al nostro monitor cliccando Avanti, dopodiché impostiamo una password per l’accesso al sistema. Ora impostiamo le risposte alle domande di sicurezza per il recupero della password, digitandole negli appositi campi, dopodiché clicchiamo OK.

    videosorveglianza guida 1

    Impostiamo la rete Wi-Fi dell’NVR

    A questo punto inseriamo le credenziali della Rete Wi-Fi dell’NVR, sostituendo quelle preimpostate di default, digitando negli appositi campi l’identificativo di rete (SSID) e la password, dopodiché confermiamo nuovamente cliccando Sì e subito dopo Avanti per proseguire.

    Data & orario

    Lasciamo inalterate le impostazioni di rete rilevate e clicchiamo Avanti. Ora impostiamo il fuso orario, il formato della data, la data e l’ora di sistema cliccando negli appositi campi e inserendo i valori corrispondenti. Fatto questo, spuntiamo la casella Ora Legale e clicchiamo Avanti per proseguire.

    videosorveglianza video 2

    Rilevazione videocamere

    Clicchiamo il pulsante Ricerca per effettuare la scansione della Rete alla ricerca dei dispositivi compatibili (ricordiamo inoltre che le IP Camera collegate devono avere abilitato il protocollo ONVIF per essere rilevate dall’NVR). Attendiamo qualche minuto che la scansione abbia termine.

    Attivazione videocamere

    Una volta rilevate le videocamere, le selezioniamo spuntando le caselle corrispondenti, quindi spuntiamo la casella di controllo Flusso Adattivo e clicchiamo il pulsante Aggiungi Tutto. Pochi minuti e il sistema attiva le videocamere rilevate rendendole disponibili per la visualizzazione e la registrazione.

    Una rete senza “buchi” per stare più tranquilli!

    Durante l’installazione di un impianto di videosorveglianza possono emergere problematiche di copertura del Wi-Fi, che può rivelarsi insufficiente, causando così perdite nei flussi di dati provenienti dalle IP Camera. In questi casi, la soluzione migliore, soprattutto laddove si tratta di coprire edifici su più piani come case indipendenti e villette, è quella di dotarsi di un kit per l’installazione di una rete Wi-Fi Mesh.

    In cosa consiste? Una rete Mesh è strutturata a “nodi”. Il primo, quello principale, è collegato al router tramite un cavo Ethernet. I nodi secondari, invece, si collegano a quello principale in modalità wireless. Una rete Mesh può essere dimensionata integrando un numero variabile di nodi secondari da posizionare nei vari ambienti della casa, in modo da garantire una copertura di rete capillare e priva di zone d’ombra significative.

    Registrare le attività sospette

    Vediamo come procedere per installare un disco fisso nell’NVR, inizializzarlo e predisporre il tutto per registrare i filmati tramite le IP Camera presenti nell’impianto.

    Installiamo l’hard disk

    Utilizzando un cacciavite allentiamo le viti del coperchio dello chassis dell’NVR, quindi facendolo scorrere verso l’esterno lo rimuoviamo delicatamente. All’interno dell’NVR sono visibili il vano per l’installazione dell’hard disk, e due connettori SATA, uno per i dati e uno per l’alimentazione.

    installa hard disk videosorveglianza

    Posizioniamo il disco

    Adagiamo delicatamente il disco nell’NVR con le terminazioni rivolte verso i connettori e di conseguenza facciamo in modo di far coincidere i fori presenti sullo chassis dell’HDD con quelli della piastra dell’NVR.
    A questo punto blocchiamo il disco utilizzando le viti fornite in dotazione.

    Richiudiamo il tutto

    Colleghiamo i due connettori SATA di alimentazione e dati alle prese corrispondenti del disco che abbiamo inserito, quindi riposizioniamo il coperchio dello chassis. Avvitiamo fino a serrarne le viti e il gioco è fatto. Ora siamo pronti per inizializzare l’HDD e predisporlo al funzionamento.

    Accendiamo l’NVR e inizializziamo il disco

    All’accensione il sistema operativo dell’NVR rileva la presenza del disco che abbiamo installato.
    Un messaggio avverte che se procediamo con l’inizializzazione del disco, tutti i dati in esso contenuti vengono eliminati. Per inizializzare il disco e procedere clicchiamo Sì.

    inizializza videosorveglianza

    Abilitiamo la registrazione

    Senza entrare nel merito delle funzionalità di programmazione automatica/periodica che oramai tutti gli NVR di ultima generazione mettono a disposizione, per iniziare ad acquisire e salvare i filmati sul nostro hard disk basta cliccare, lato NVR, in corrispondenza delle IP Camera presenti nel sistema e abilitare la registrazione tramite l’apposito pulsante.

    Rivediamo le acquisizioni

    Una volta acquisiti, per riguardare i filmati andiamo nell’apposita sezione Playback accessibile dal menu principale. Da qui possiamo gestire tutte le registrazioni effettuate. Basta selezionare la videocamera di cui desideriamo vedere il filmato, cliccare sul giorno della registrazione, nel calendario visibile a destra, e attivare la riproduzione tramite l’apposito pulsante.

    Videosorveglianza anche quando non siamo in casa

    In dotazione con X5S-8W, EZ-VIZ fornisce un’applicazione proprietaria per terminali iOS e Android, che permette di gestire sia l’NVR che le videocamere a esso collegate. EZVIZ App è progettata specificamente per controllare via Internet il funzionamento del sistema e tenere sotto controllo l’area videosorvegliata quando si è fisicamente lontani.

    Una volta installata l’app sullo smartphone, occorre creare un proprio account personale, tramite una user e una password. Fatto questo è sufficiente associare l’app all’NVR scansionando il codice QR riportato sul dispositivo. Dopodiché è possibile visualizzare i dati funzionali dell’NVR associato e accedere alla visualizzazione in tempo reale di quanto ripreso dalle videocamere presenti nell’impianto, nonché riprodurre eventuali filmati residenti sull’NVR. Per salvaguardare la sicurezza, l’app supporta il sistema di verifica a due fattori e la criptazione dei filmati.

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Come aggiungere canzoni nelle storie Instagram

Aggiungere le canzoni nelle storie di Instagram, il trucco da veri influencer per rendere il tuo account più cool.

Instagram è uno dei social network più apprezzati degli ultimi tempi e si può dire che ha preso il posto di Facebook, facendo breccia soprattutto nel pubblico più giovane.

In questa guida scopriremo tutti i modi per inserire della musica nelle Storie Instagram: un semplice trucco che è in grado di renderle ancora più coinvolgenti.

La musica non si compone solo della melodia, ma spesso sono i testi a fare la differenza. Sono i testi che possono aiutarci a esprimere meglio i nostri stati d’animo ed è con questo scopo che nasce l’adesivo Musica su Instagram che ci permette non solo di aggiungere le canzoni come sottofondo delle nostre Storie, ma anche di mostrarne il testo alla stregua di un vero e proprio “karaoke”.

Scopriamo insieme come fare.

In primo luogo si deve creare una nuova Storia.

Per farlo basta:

  • Avviare l’App Instagram.
  • In alto premere il tasto caratterizzato dal + per entrare nella schermata di creazione di un nuovo contenuto.
  • In basso premere Storia.

A questo punto si potrà scegliere se scattare una foto, o se tenere premuto il tasto di scatto per creare un video, o se importare una foto o un video prelevandolo dai nostri file multimediali.

Una volta scelto il contenuto, foto o video che sia, si può procedere all’inserimento del Widget dedicato alla musica.

Farlo è molto semplice, basta:

  • Premere in alto a destra l’icona raffigurante un volto sorridente a forma di sticker.
  • Fra le molte alternative proposte premere su Musica. Quindi scegliere una canzone dalla lista.

Quest’ultima è suddivisa in due sezioni: Per te, dove saranno elencati una serie di brani che l’app ci consiglia in base ai nostri gusti; Cerca, utile per trovare un brano specifico.

  • Per essere sicuri che la scelta sia corretta si può premere sull’icona tonda col triangolino posta accanto al nome del brano per ascoltarne un’anteprima.
  • Si può quindi procedere alla scelta dalla canzone da inserire nella Storia facendo tap sul titolo della canzone.
  • A questo punto si aprirà la schermata per scegliere la parte del brano musicale da inserire e se si vuole mostrare o meno il testo della canzone (e con quale layout).

Se ci serve solo la musica come sottofondo, possiamo utilizzare lo slider giallo e viola a fondo pagina per trovare la parte preferita del brano di nostro interesse, e scorrere fra le opzioni fino a mostrare il solo riquadro o la copertina.

Il widget musica è facilmente raggiungibile seguendo il percorso +/Stickers/Musica.

Una volta scelto dove collocare il widget si può completare la nostra Storia e pubblicarla premendo il tasto Fine.

Canzoni nelle storie

Inserire il testo delle canzoni

La procedura è analoga a quella che abbiamo visto nel paragrafo precedente, di cui si devono ripetere i sei passi.

A questo punto, nella schermata che si apre una volta fatto tap sull’icona Musica, si possono premere le icone in basso che ci consentono di scegliere l’animazione da dare alle parole.

Scelto lo stile di animazione, si può andare avanti e indietro nel testo della canzone tramite lo slider così da scegliere la parte di canzone di nostro gradimento.

Una volta selezionato tutto, si può finalizzare la Storia per pubblicarla premendo in alto sul tasto Fine.

Usare una canzone non presente nel widget Musica

Il widget Musica permette di utilizzare una varietà davvero sterminata di brani, ma può capitare che si abbia in mente una canzone specifica perfetta per un dato momento e che si voglia utilizzare per inserirla come sottofondo in una Storia.

In questo caso si può utilizzare un servizio di streaming musicale come Spotify, Deezer, Apple Music e YouTube Music, per avere in riproduzione il brano desiderato.

Quindi, mentre la musica è in riproduzione, si può procedere alla creazione della Video Storia, girando un video tramite la fotocamera del telefono, oppure girandolo direttamente dall’app tenendo premuto a lungo il tasto di scatto.

In questo modo, durante la ripresa del video sarà registrata anche la musica riprodotta dal servizio di streaming e si riuscirà a ottenere la propria musica preferita nelle Storie Instagram.

È consigliabile utilizzare questo metodo durante la registrazione di video in luoghi non troppo rumorosi per evitare che il chiasso sovrasti l’audio della canzone.

Musica in un Reel Instagram

Musica in un Reel Instagram

Oltre alle Storie esistono anche i Reel, ovvero dei brevi video aggiunti nelle ultime versioni dell’app Instagram con l’obiettivo di battere la concorrenza spietata di TikTok.

In questo paragrafo vedremo come inserire musica all’interno dei nostri Reel.

Come i muser di TikTok sanno bene, così come gli hashtag, anche le canzoni sono fondamentali per il successo di un contenuto.

Anche su Instagram la situazione è analoga. Andiamo quindi a scoprire la semplice procedura:

Per realizzare un Reel innanzitutto dobbiamo avviare l’app Instagram.

Quindi premere il tasto + per aggiungere un contenuto.

In basso premere su Reel.

Nella barra a sinistra fare tap sull’icona a forma di nota musicale.

Qui si potrà scegliere uno dei brani consigliati oppure utilizzare la barra di ricerca in alto.

Per controllare che il brano sia quello scelto da noi, possiamo fare tap sul tasto Play presente di fianco al nome per riprodurre una breve anteprima.

Individuato il brano d’interesse, tramite il comodo slider in basso, possiamo scegliere la parte di canzone da usare.

Infine si fa tap su Fine.

Terminata la procedura, a lato, al posto della nota musicale, comparirà la copertina del brano presente nel Reel. A questo punto siamo pronti per creare il nuovo coinvolgente video con sottofondo musicale.

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Formazione

Windows 11: metti il turbo

Dopo aver installato il nuovo sistema operativo Windows 11 il PC è diventato troppo lento? Rendiamolo nuovamente scattante con questi trucchi!

“Windows, Windows delle mie brame, chi è il più veloce del reame?” “Sono io, mio padrone, e lo sarò almeno fino a che non cominci a pasticciarmi il disco con diecimila software inutili, installandoli e disinstallandoli senza tregua, scaricare giga e giga di musica che non ascolti e film che non guardi e…”

Ok, abbiamo capito: i computer non sono più quelli di una volta e, nonostante siano sempre più veloci e abbiano dischi sempre più capienti, arriverà un giorno nel quale sembreranno essere lenti. Anzi, lentissimi. Questo capita a tutti e i motivi sono diversi.

Indice

  • Windows ci rema contro

  • Disattiviamo il file di paging

  • Velocizziamo Esplora file

  • Stoppiamo i programmi in background

  • Eliminiamo i file temporanei

  • Eliminiamo i programmi dall’avvio automatico

  • Scegliamo la priorità dei programmi

  • Riordiniamo il disco rigido

  • Eliminiamo i componenti obsoleti

  • Disattiviamo i servizi non necessari

  • Disinstalliamo programmi che non usiamo

  • Ripuliamo il disco in maniera approfondita

  • Windows ci rema contro

    Anzitutto dobbiamo essere consci del fatto che durante l’utilizzo il sistema operativo scrive e legge costantemente dati sul disco, quindi nonostante noi apparentemente non stiamo facendo nulla di particolare, avremo comunque Windows che rema contro mettendoci del suo per depositare un po’ di spazzatura sul disco. Altra spazzatura si deposita installando e disinstallando programmi, oppure utilizzando applicazioni particolarmente gravose come i software di fotoritocco o di montaggio video, che utilizzano in modo massiccio e intenso il disco.

    Disattiviamo il file di paging

    Il file di swap o file di paging è un grosso file creato da Windows sul disco rigido, utilizzato per trasferirvi parti di memoria quando la RAM comincia a riempirsi. Il problema è che spesso questo file assume dimensioni importanti (anche diversi giga) e può essere frammentato sul disco, aumentando così il tempo di accesso ai dati e rallentando il sistema.

    windows 11 file di paging

    Se il nostro computer ha almeno 16GB di memoria RAM installata possiamo anche disabilitare questo file. In Windows 11 clicchiamo sulla lente d’ingrandimento, mentre in Windows 10 sulla casella di ricerca nella barra delle applicazioni e digitiamo sysdm.cpl premendo poi il tasto Invio per aprire le proprietà del sistema. Nella finestra che appare clicchiamo sulla tab Avanzate, poi nella sezione Prestazioni, clicchiamo su Impostazioni, selezioniamo la tab Avanzate e nella sezione Memoria virtuale clicchiamo su Cambia.
    Se presente, eliminiamo la spunta dalla casella Gestisci automaticamente dimensioni file di paging per tutte le unità, poi portiamoci verso il basso e selezioniamo l’opzione Nessun file di paging e clicchiamo su Ok due volte per confermare, quindi riavviamo il computer per abilitare la nuova configurazione. Questa soluzione, ancorché risolutiva, ha anche qualche piccolo svantaggio: dovremo reinstallare il sistema operativo e tutti i programmi che utilizziamo, premurarci di recuperare tutte le relative licenze e rifare le noiose procedure di attivazione online che alcuni programmi richiedono, ripristinare le impostazioni del sistema, recuperare sfondi e temi e via discorrendo. E poi dobbiamo anche considerare il costo degli SSD, che potrebbe non essere un problema secondario. Insomma: un macello!

    Velocizziamo Esplora file

    Esplora file di Windows durante il suo funzionamento raccoglie una serie di informazioni relative ai file e alle cartelle contenute nel disco rigido. Normalmente questi dati non compromettono in alcun modo i tempi di risposta dell’applicazione, ma in sistemi datati non è così.

    windows 11 esplora file

    Per risolvere il problema avviamo Esplora File con la combinazione di tasti Windows + E, in Windows 10 clicchiamo su Visualizza, Opzioni, Modifica opzioni cartelle e ricerca, mentre in Windows 11 clicchiamo sui tre punti e poi su Opzioni.

    Clicchiamo sulla tab Visualizzazione e nella sezione Impostazioni avanzate clicchiamo sulla voce Visualizza informazioni sulle dimensioni dei file nei suggerimenti della cartella per eliminare la spunta e disattivarla. Confermiamo le modifiche con un clic su OK.

    Stoppiamo i programmi in background

    Troppe applicazioni aperte in background rallentano il sistema perché occupano memoria sottraendola alle applicazioni in esecuzione, e questo può essere un problema per quei computer con poca RAM. Per disattivare l’esecuzione in background apriamo le impostazioni del sistema cliccando col tasto destro del mouse sull’icona Start e poi su Impostazioni.

    windows 11 app background

    Clicchiamo sull’icona Privacy e su App in background nella barra laterale. In questa sezione sono presenti tutte le applicazioni che possono ricevere, essere aggiornate o inviare notifiche anche quando non vengono utilizzate.

    Con gli slider è possibile scegliere quali app tenere attive e quali “addormentare”. Questo permette di risparmiare RAM e rendere meno frequenti gli accessi al file di swap sul disco rigido.

    Eliminiamo i file temporanei

    Non tutti i programmi che utilizziamo giornalmente sul computer eliminano i file temporanei da essi creati. Anzi, spesso questi file vengono “dimenticati” tra le cartelle di Windows e a ogni apertura dei programmi ne vengono creati di nuovi, accumulando così un sacco di file inutili che si depositano sul disco rigido. Se abbiamo un SSD avere diecimila o centomila file sul disco non influisce sulle prestazioni dello stesso, ma con i tradizionali hard disk, invece, non è così.

    file temporanei

    Per fare pulizia nella cartella temporanea di sistema chiudiamo tutti i programmi aperti, poi apriamo Esplora File con la combinazione di tasti Windows + E, e nella barra degli indirizzi digitiamo %temp% e premiamo il tasto Invio. Spostiamoci con il puntatore del mouse sull’elenco delle cartelle che appare in basso e premiamo la combinazione di tasti Ctrl + A per selezionare tutto, quindi premiamo il tasto Canc per inviarli al cestino. Se ci viene richiesta l’autorizzazione di amministratore clicchiamo su Continua.

    eliminazione file

    Se dovessimo ricevere il messaggio “Impossibile completare l’operazione”, clicchiamo sulla casella di selezione presente nel messaggio e poi sul pulsante Ignora per continuare.

    Eliminiamo i programmi dall’avvio automatico

    Se l’avvio del computer è lento, probabilmente abbiamo troppi programmi che si avviano assieme a Windows; possiamo intervenire facilmente rimuovendo quelli che non ci servono. Per farlo utilizziamo la combinazione di tasti Ctrl + Maiusc + Esc per avviare Gestore attività.

    programmi avvio automatico

    Clicchiamo sulla tab Avvio per mostrare l’elenco dei programmi che vengono avviati con Windows; nella colonna Stato troveremo la voce Abilitato per i programmi attivi e Disabilitato per quelli che non vengono caricati.

    Per modificare lo stato di un programma che non vogliamo far caricare basta cliccare con il tasto destro del mouse su di esso e poi selezionare Disabilita dal menu che compare.

    Scegliamo la priorità dei programmi

    Ci sono programmi che sarebbe preferibile sfruttassero al massimo la potenza del computer, senza essere “distratti” da altri programmi di minor importanza. Ad esempio, quando si utilizza Gimp o Photoshop per modificare una foto, si vorrebbe che questi fossero il più veloce possibile. In questo caso, Windows ci viene in aiuto permettendoci di impostare una “priorità” per ciascun programma: quelli a priorità più alta avranno la precedenza rispetto a quelli a priorità più bassa nell’utilizzo delle risorse del computer.

    Iniziamo avviando il Gestore attività con la combinazione di tasti Ctrl + Maiusc + Esc, una volta in esso clicchiamo sulla tab Dettagli e qui individuiamo il programma al quale desideriamo assegnare una priorità maggiore. Clicchiamo su di esso con il tasto destro del mouse e selezioniamo Alta come priorità. Sconsigliamo di utilizzare la priorità Tempo reale perché di fatto su alcuni sistemi rende quasi inutilizzabili gli altri programmi.

    Riordiniamo il disco rigido

    Immaginiamo il disco rigido suddiviso come una enorme ragnatela, con i dati suddivisi in tanti piccoli pacchetti attaccati ai fili della ragnatela. Quando si scrivono i primi file, i pacchetti vengono messi uno dietro l’altro. Se però uno di questi file viene cancellato, rimane spazio tra pacchetti; questo spazio verrà occupato da un altro file.

    Se quest’ultimo è di dimensioni più piccole del precedente, i pacchetti verranno sistemati uno dietro l’altro, ma se le dimensioni sono superiori, arrivati alla fine dello spazio disponibile il nostro ragnetto magazziniere dovrà trovare altro spazio in altre posizioni, suddividendo il file iniziale in più parti. Quando andremo a rileggerlo, la testina dovrà effettuare più spostamenti per seguire la traccia dei vari pacchetti, facendo così aumentare i tempi di lettura e/o scrittura.

    ordinare disco rigido

    Ecco perché di tanto in tanto è bene effettuare una deframmentazione del disco. Possiamo farlo aprendo Esplora file con Windows + E, cliccando con il tasto destro del mouse sull’icona del nostro disco nella barra laterale di sinistra e scegliendo Proprietà. Clicchiamo Strumenti/Ottimizza. Verrà aperta la finestra di Ottimizza Unità: clicchiamo sul disco da deframmentare e confermiamo con un clic su Ottimizza.

    Eliminiamo i componenti obsoleti

    All’interno di Windows si nascondono componenti di sistema ormai obsoleti, come Windows Media Player o Internet Explorer (quest’ultimo soltanto in Windows 10). Visto che sono componenti non utilizzati, ma che comunque occupano spazio sul disco, possiamo anche disinstallarli dal sistema, così da recuperare preziosi GB. Per verificare velocemente ed eventualmente disinstallare queste componenti di Windows clicchiamo sull’icona della lente d’ingrandimento in Windows 11 oppure sulla casella di ricerca nella barra delle applicazioni in Windows 10 e digitiamo Funzionalità.

    elimina componenti obsoleti

    Nel menu che si apre clicchiamo su Attiva o disattiva funzionalità di Windows per far apparire la relativa applicazione; al suo interno troveremo un elenco di funzionalità. Quelle associate alle caselle con la spunta sono installate, quelle associate alle caselle scurite in nero sono parzialmente installate; cliccando su una spunta ed eliminandola dalla casella e poi confermando con Ok potremo eliminare dal sistema la funzionalità associata. Ad esempio, per eliminare Windows Media Player basterà cliccare su Funzionalità multimediali e poi su Windows Media Player, quindi confermare con Ok.

    Disattiviamo i servizi non necessari

    Oltre alle normali applicazioni, Windows ha un potente alleato per svolgere i compiti che gli richiediamo: i Servizi. Un servizio è un’applicazione che non ha una propria interfaccia e quindi non interagisce direttamente con l’utente, piuttosto viene utilizzata dal sistema operativo nel normale svolgimento dei suoi compiti. Normalmente i servizi sempre attivi sono all’incirca un centinaio e, nonostante questi siano enormemente meno esosi di risorse rispetto alle comuni applicazioni, finiscono comunque per occupare memoria e preziose risorse.

    disattivare servizi

    Per disattivare i servizi meno necessari basta poco: anzitutto avviamo l’app Servizi cliccando sull’icona della lente d’ingrandimento in Windows 11 (in Windows 10 sulla casella di ricerca nella barra delle applicazioni), digitando services.msc e premendo Invio per eseguire il comando. Qui troveremo elencati tutti i servizi in esecuzione. Cliccando su uno di essi vedremo la descrizione estesa nella barra immediatamente a destra rispetto all’elenco stesso. Nella colonna Stato, invece, potremo vedere se il servizio è in esecuzione oppure no, mentre nella colonna Tipo di avvio troveremo descritto cosa succede all’avvio di Windows. Avremo tre possibili stati del servizio:

    • Automatico oppure Automatico (avvio ritardato): Windows carica automaticamente il servizio all’avvio.
    • Manuale o Manuale (avvio trigger): il servizio viene attivato solo quando un programma lo richiede.
    • Disabilitato: il servizio dev’essere attivato manualmente, altrimenti non è utilizzabile né da Windows, né dai programmi. Facendo doppio clic su un servizio si apre la relativa scheda delle proprietà. Nella tab Generale possiamo modificare il Tipo di avvio. Se scegliamo Manuale eviteremo che venga caricato all’avvio, ma se il sistema operativo o un programma ne richiedesse l’utilizzo, verrebbe immediatamente caricato. Diversi servizi possono essere impostati su Manuale senza problemi. Eccone alcuni:
    • Gestione mappe scaricate;
    • Servizio di georilevazione;
    • Accesso secondario;
    • Acquisizione di immagini di Windows (WIA);
    • Telefonia.

    Disinstalliamo programmi che non usiamo

    Visitare l’app Impostazioni di Windows 11.

    1: accedi al menu Impostazioni premendo il tasto Windows + I.

    2: fare clic sul pulsante App nella barra laterale.

    3: dovresti vedere un’opzione per App e funzionalità. Fai clic su di esso, quindi scegli i punti rivolti verso il basso accanto a qualsiasi app nell’elenco, seguito dal pulsante Disinstalla. Segui le indicazioni o le istruzioni sullo schermo e l’app verrà rimossa dal tuo sistema.

    disinstalla programmi Windows 11

    Disinstallare programmi dal pannello di controllo

    Il nostro metodo finale per disinstallare le app e i programmi su Windows 11 prevede uno sguardo al Pannello di controllo.

    1: cerca Pannello di controllo nel menu Start, quindi fai clic per aprire l’app quando la vedi.

    2: nella sezione Programmi, scegli Disinstalla un programma. 

    3: da lì, cerca il tuo programma nell’elenco, fai clic con il pulsante destro del mouse e quindi scegli Disinstalla.

    Ripuliamo il disco in maniera approfondita

    Di tanto in tanto, più o meno una volta al mese, è bene effettuare una pulizia profonda del disco rigido per eliminare tutti quei file che vengono lasciati lì dai programmi e dallo stesso Windows nel corso della loro esecuzione. Per nostra fortuna Windows ha delle utility specifiche per ripulire il disco che per velocità ed efficacia non hanno nulla a che invidiare a soluzioni commerciali offerte da terze parti. In Windows 10 apriamo le impostazioni premendo i tasti Windows + I, poi clicchiamo su Sistema e Archiviazione.

    sensore di memoria

    Nella parte centrale della schermata controlliamo che lo slide Sensore memoria sia disattivato, quindi clicchiamo su Configura sensore memoria o eseguilo ora. Scegliamo le impostazioni che riteniamo più opportune per le voci Elimina dal cestino i file presenti da più di: e Elimina dalla cartella download i file che non sono stati aperti per più di:, poi portiamoci verso il basso e clicchiamo su Pulisci ora per avviare la pulizia del sistema. In Windows 11, seguiamo gli stessi passi fino ad Archiviazione, poi però qui dovremo scorrere verso il basso per trovare la sezione Consigli per la pulizia e cliccare su di essa.

    pulizia disco

    A questo punto troveremo diverse sezioni. Ad esempio cliccando su File temporanei potremo scegliere di cancellare i download e i file temporanei di installazione di Windows, poi ci sono ancora le sezioni File di grandi dimensioni o inutilizzati, File sincronizzati con il cloud e App inutilizzate. Sezione per sezione basta selezionare le opzioni disponibili e poi cliccare su Pulisci in fondo alla sezione per avviare la pulizia.

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Da smartphone a microfono pro

Da smartphone a microfono pro in poco tempo grazie all’app magica che trasforma il tuo cellulare in un dispositivo per la registrazione e la manipolazione audio.


La sempre più crescente versatilità d’utilizzo degli smartphone di ultima generazione, permette oggi di utilizzarli per gli impieghi più disparati.

Tra le tante possibilità funzionali di questi formidabili dispositivi, spicca quella d’impiegarli per la registrazione e la manipolazione audio.

La dotazione di microfoni integrati sempre più sensibili e la disponibilità di potenza computazionale e memoria interna in quantità, consentono infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, anche di poter fare a meno di attrezzature dedicate.

Ecco come fare

Complice di questa vocazione tecnologica ad ampio spettro, la presenza nei vari Store di applicazioni specifiche e ben fatte che, gratuitamente o al costo di pochi euro, trasformano un telefono di recente fabbricazione in una sofisticata stazione di elaborazione e produzione audio.

Tra le tante app disponibili, la nostra scelta è ricaduta su Lexis Audio Editor, per la sua versatilità e la sua estrema facilità di utilizzo.

Lexis Audio Editor è compatibile sia con sistemi Google Android che Apple iOS.

Installiamo il tool per manipolare l’audio

Lexis Audio Editor

Colleghiamoci al Play Store dal nostro terminale Android, digitiamo Lexis Audio Editor.

Visualizzati i risultati, selezioniamo Lexis Audio Editor di PamSys, dopodiché clicchiamo Installa, quindi attendiamo il termine dello scaricamento e dell’installazione.

Autorizzazioni

consensi

Lanciamo l’app. Al primo avvio, Lexis Audio Editor richiede l’autorizzazione per accedere alle foto e ai contenuti multimediali presenti nel dispositivo.

Per proseguire clicchiamo Consenti. Alla richiesta successiva, ossia di consentire all’app la possibilità di registrare audio, clicchiamo nuovamente Consenti.

Interfaccia principale

Interfaccia principale

L’interfaccia di Lexis Audio Editor è organizzata in 3 aree principali.

In alto a sinistra sono visibili due vu meter che permettono di monitorare i livelli audio. Più a destra, invece, una serie di pulsanti permette di controllare le operazioni di trasporto, come play, stop, pausa e così via.

In basso, invece, troviamo l’area di visualizzazione della forma d’onda.

Regoliamo il bitrate di salvataggio

Regoliamo il bitrate di salvataggio

Clicchiamo i tre puntini visibili in alto nell’interfaccia. Selezioniamo l’ultima voce in basso Options/Help. Clicchiamo Options/Quality e scegliamo 320kb/s.

Selezioniamo la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata precedente. Clicchiamo nuovamente la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata principale.

Mono o stereo?

Mono o stereo

Clicchiamo i tre puntini visibili in alto nell’interfaccia. Selezioniamo Options/Help/Options. Scorriamo in basso fino a trovare Record stereo into a mono channel.

Per mantenere la registrazione in stereo deselezioniamo la casella di controllo omonima.

Per acquisire in mono selezioniamo la casella di controllo. Clicchiamo la freccia in alto a sinistra per tornare alla schermata precedente.

Inizio registrazione

registrazione

Puntiamo lo smartphone verso la sorgente audio da acquisire e premiamo Rec (pallino rosso).

Osserviamo il livello della sorgente tramite i Vu Meter a sinistra. Se è troppo basso scorriamo verso destra lo slider Rec Vol per aumentare il livello del segnale in ingresso.

Al termine della registrazione clicchiamo Stop (quadratino).

Fatto questo, Lexis Audio Editor visualizza la forma d’onda relativa all’audio acquisito.

Riascoltiamo e salviamo

registra e salva

Per riascoltare la registrazione premiamo Play. Se l’audio soddisfa le aspettative procediamo al salvataggio: clicchiamo il pulsante Save visibile in alto a destra.

Clicchiamo nello slot Name, assegniamo un nome al file e scegliamo Fine.

Clicchiamo nello slot Format, e selezioniamo un formato di salvataggio tra quelli disponibili. Infine completiamo con Save.

Dissolviamo in entrata

dissolvenza in entrata

Per evitare clic all’inizio e alla fine della registrazione applichiamo una dissolvenza in entrata.

Teniamo premuto il cursore visibile all’inizio della forma d’onda e trasciniamolo a destra per regolare il punto d’inizio della dissolvenza.

Teniamo premuto il cursore alla fine della forma d’onda e trasciniamolo a sinistra per regolare il punto di fine.

Clicchiamo i tre puntini in alto a destra. Selezioniamo Effects. Clicchiamo Fade In.

Dissolviamo in uscita e salviamo

Dissolvenza in uscita

Teniamo premuto il cursore visibile all’inizio della forma d’onda e trasciniamolo a destra per regolare il punto d’inizio della dissolvenza in uscita.

Teniamo premuto il cursore alla fine della forma d’onda e trasciniamolo a sinistra per regolare il punto di fine della dissolvenza. Clicchiamo i tre puntini in alto a destra.

Selezioniamo Effects. Clicchiamo Fade Out. Ascoltiamo il risultato.

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