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Gif animate: ecco come crearle

Creare una GIF animata usando la fotocamera dello smartphone o caricando un video presente in galleria è facile, e con alcune app è possibile anche inserire filtri e adesivi. Per poi condividere tutto con gli amici nei programmi di messaggistica o sui social network.

Sempre più spesso capita di trovare all’interno di WhatsApp e degli altri programmi di messaggistica brevi clip video divertenti.

Si tratta delle GIF animate, speciali file video compressi che hanno la caratteristica di mantenere una buona qualità dell’immagine pur pesando pochi KB.

Utilizzando le tante app disponibili negli store di Android e iOS è possibile realizzare una nostra GIF animata ritagliando un file video che abbiamo in Galleria, oppure anche unendo più fotografie.

In alternativa è possibile riprendere un video direttamente con la fotocamera dello smartphone, che poi verrà trasformato in GIF animata.

Ora vediamo insieme le migliori app per creare le tue GIF.

IMGPLAY -GIF MAKER

gif maker

Crea e condividi GIF usando le foto già presenti sul dispositivo, oppure registrando nuovi contenuti.

Non bisogna avere particolari esperienze come videomaker per realizzare una GIF animata con ImgPlay – GIF Maker.

Basta avere a disposizione delle immagini o dei video sul dispositivo, o anche scattare al momento le immagini che andranno a formare il breve spezzone video che poi potremo condividere sui social o sui programmi di messaggistica.

Se per esempio abbiamo deciso di riprendere al momento un normale video da cui estrarre la GIF animata, dovremo semplicemente fare tap sul simbolo della fotocamera e selezionare il video che ci interessa che verrà immediatamente caricato nell’app.

A questo punto nella parte superiore della schermata apparirà una time line con i singoli fotogrammi e noi dovremo usare le maniglie laterali per selezionare la clip che vogliamo trasformare in GIF animata.

Essa può durare al massimo 15 secondi, ma è meglio non superare i dieci secondi.

Le impostazioni standard prevedono 10 fotogrammi al secondo, ma possono essere modificate.

Dopo avere tagliato lo spezzone che ci interessa, potremo inserire un testo, applicare dei filtri e anche far muovere la clip in avanti e indietro.

Una volta soddisfatti, potremo salvarla o condividerla sui social.

MOTION STILLS

gif ar

Aggiungi personaggi in realtà aumentata, velocizza fino a otto volte le clip e realizza mini GIF da 3 secondi.

Creata da un gruppo di ricercatori di Google, permette di realizzare speciali GIF a cui grazie alla Modalità AR è possibile aggiungere figure in realtà aumentata come dinosauri, cani, robot o galline, modificandone la posizione e le dimensioni all’interno della clip.

Selezionando la modalità Motion Stills, invece, vengono realizzate mini GIF della durata di soli 3 secondi che possono essere stabilizzate e fatte andare in loop continuo in avanti, indietro o in entrambe le direzioni.

Lo strumento Avanti Veloce consente invece di aumentare la velocità della clip di 2, 4, 6 o 8 volte.

La qualità della GIF che viene esportata può essere bassa (Low, 320×240 pixel), media (Medium, 480×360 pixel) oppu-e alta (High, 640×480 pi-xel).

Naturalmente il peso del video cambierà proporzionalmente, anche se non ci saranno particolari problemi nel condividere una GIF animata in alta definizione su WhatsApp o sui vari social.

Si possono anche unire più GIF per realizzare un video della durata massima di un minuto.

Come tutte le app Google, non contiene pubblicità e non richiede pagamenti di alcun tipo.

Al momento l’app è presente solamente nel Play Store di Google ma dovrebbe arrivare presto in quello di Apple.

GIF ME! CAMERA GIF MAKER

gif me

Crea e personalizza le GIF animate con sticker e filtri colorati e ottimizzale regolando luminosità e contrasto.

Per creare una GIF animata della lunghezza massima di 15 secondi con questa app è sufficiente selezionare il tipo di clip che vogliamo realizzare e scegliere se usare la fotocamera posteriore o quella anteriore.

Oltre alla ripresa standard, potremo optare per quella al rallentatore e con i singoli fotogrammi.

Una volta premuto il tasto rosso, partirà la registrazione e al termine verrà visualizzata la finestra delle modifiche.

Potremo per prima cosa regolare luminosità, contrasto e gamma dei colori ed eventualmente eliminare qualcuno dei fotogrammi che compongono la GIF animata.

Quindi potremo velocizzare la clip fino a ridurla a tre secondi, inserire del testo scegliendo il colore e il tipo di formattazione tra gli oltre 30 stili già pronti.

Quindi potremo inserire uno sticker tra quelli disponibili. Inoltre potremo selezionare la cornice e la sua forma e infine applicare uno dei 12 filtri.

Una volta soddisfatti del risultato, potremo scaricare la clip come GIF o file MP4 direttamente nella memoria interna del telefono oppure condividerla su WhatsApp o sui social.

GIPHY

giphy

Cerca, realizza, modifica e condividi GIF animate di ogni tipo sui social e sui programmi di messaggistica.

Dal Web è possibile scaricare liberamente milioni di GIF animate di ogni tipo. Basta sapere dove e come cercarle.

Un buon punto di partenza è sicuramente un’app come GIPHY che non solo mette a disposizione le proprie GIF ma permette anche di realizzarne di nuove e di modificarle con sticker ed effetti speciali.

Per cercarne una nuova, il modo migliore è quello di inserire una parola chiave all’interno della barra di ricerca in alto.

Trattandosi di un’app americana, il maggior numero di risultati si avranno con termini in inglese, ma abbiamo trovato molti risultati anche inserendo parole in lingua italiana.

Se dopo avere visto qualche esempio di GIF vogliamo costruirne una nostra, ci basterà fare tap su Create in alto a destra e scegliere se creare al momento una clip oppure caricarne una già presente in Galleria.

In entrambi i casi potremo arricchire e modificare lo spezzone video inserendo effetti speciali, filtri e sticker di ogni tipo.

Se il risultato ci è piaciuto, potremo condividerlo con gli amici sui social oppure scaricarlo in locale.

VIDEO2ME

video2me

Passa da un video o dalle immagini alla GIF animata e viceversa aggiungendo effetti speciali e adesivi divertenti.

Tutti noi, probabilmente, abbiamo diversi video archiviati sullo smartphone che sono troppo lunghi e pesanti per essere condivisi o anche solo per essere rivisti con gli amici.

Una soluzione molto pratica è quella di estrarre da ciascun video solo una piccola parte che poi potrà essere trasformata in una GIF animata, modificata aggiungendo dei testi o degli adesivi e dei filtri particolari e magari anche velocizzata e fatta girare in loop avanti e indietro.

Una delle app più complete e facili da usare per trasformare ogni formato video o anche delle semplici fotografie in una GIF animata èmsicuramente Video2Me: Gif Maker e Video Editor.

Come indica il nome dell’app, si tratta di uno strumento di modifica con oltre venti funzioni disponibili anche nella versione gratuita.

Questa è anche una delle poche app che permette di effettuare l’operazione inversa, passare cioè da una GIF animata a un video, magari unendone due o più e inserendo anche l’audio che nelle GIF non è presente.

C’è anche lo strumento per ritagliare l’audio da un qualsiasi file MP3.

BOOMERATE VIDEO INVERTITO

boomerate

Carica o realizza una nuova GIF, falla muovere in avanti e indietro alla velocità che preferisci e poi condividila.

Le GIF animate più divertenti sono quelle in cui la scena si muove a differenti velocità, in avanti e indietro.

Un’app come Boomerate – Video invertito e in loop nasce proprio con questo scopo ed è oltretutto molto semplice da usare.

Come le altre app di creazione e modifica delle GIF, consente di trasformare un video presente in Galleria o di realizzarne uno nuovo.

A differenza delle altre, però, mette a disposizione diverse funzioni per quanto riguarda la velocizzazione o il rallentamento di singole parti della GIF animata.

Potremo così impostare una velocità da 0 a 100 sia in avanti che indietro, e poi stabilire quante volte il video si dovrà riavviare in loop.

Oltre a queste funzioni particolari, restano comunque molte di quelle delle classiche app di modifica a partire dall’inserimento di filtri e dalla possibilità di tagliare ulteriormente la clip.

Dalla finestra Impostazioni è possibile selezionare la lunghezza della GIF animata e scegliere la qualità del file esportato.

È comunque possibile aumentare volta per volta la lunghezza della GIF mantenendo premuto il pulsante di acquisizione.

Boomerate è tra le poche app di creazione e modifica video a essere completamente gratuita e anche la pubblicità inserita non è particolarmente opprimente.

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Chiamate di telemarketing: metti un freno

Da oggi chiunque può inserire il proprio numero di telefono nelle liste che tolgono le autorizzazioni alle chiamate pubblicitarie per telemarketing.

Dal 27 luglio si può iscrivere il proprio numero di telefono al Registro pubblico delle opposizioni, il servizio gratuito che permette di non ricevere più chiamate pubblicitarie. Le società di telemarketing, quelle da cui si riceve questo genere di chiamate, dovranno smettere di contattare i potenziali clienti che avranno inserito il numero in queste liste. Fino a oggi poteva essere fatto solo con i numeri fissi, ma un decreto del presidente della Repubblica entrato in vigore lo scorso 13 aprile ha incluso anche i telefoni mobili.

Ci sono tre modi per iscrivere il proprio numero di telefono al Registro delle opposizioni: compilando un modulo online direttamente sul sito del servizio; chiamando un numero verde (800 957 766 da fisso, 06 42986411 da mobile); oppure inviando l’apposito modulo di iscrizione all’indirizzo mail “[email protected]”. Ogni persona può iscrivere fino a 5 numeri di telefono.

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Le chiamate non desiderate diventeranno illegali

L’iscrizione al Registro delle opposizioni annulla tutti i consensi alla pubblicità e alla cessione a terzi dei propri dati personali (tra cui il numero di telefono) che si sono dati nel corso degli anni. Le chiamate non desiderate diventeranno illegali entro 15 giorni dall’iscrizione.

Chiamate di telemarketing illegali

Normalmente i call center possono contattare qualsiasi numero telefonico, ma solo se hanno ricevuto il consenso a utilizzarlo per fini promozionali da parte dell’utente che ne è il proprietario. Il problema è che ottenere quel consenso è semplicissimo: la richiesta è contenuta in molti dei moduli che bisogna compilare per l’accesso a vari servizi, e spesso viene approvata distrattamente o senza troppa consapevolezza. Per questo sarà anche possibile iscrivere il proprio numero al Registro delle opposizioni più volte, per eliminare autorizzazioni date inavvertitamente dopo la prima iscrizione.

Come ci si iscrive al registro

Ciascun utente può chiedere al gestore del Registro che la numerazione della quale è intestatario o il corrispondente indirizzo postale siano iscritti nel registro per opporsi al trattamento dei propri dati per fini di telemarketing o per il compimento di ricerche di mercato.

L’iscrizione avviene gratuitamente secondo le seguenti modalità: web, compilando il modulo elettronico alla pagina www.registrodelleopposizioni.it; telefono, chiamando il numero verde 800 265 265; email, inviando l’apposito Modulo all’indirizzo [email protected] e, infine, tramite raccomandata.

La prova «sul campo»

Il portale è suddiviso in sezioni: “Per il cittadino” e “Per l’operatore” sono quelle principali, sostenute dalle indicazioni su “Che cos’è?”, “Come aderire?” e “Cittadino e operatore”. Se si entra nella sezione “Per il cittadino”, appaiono due finestre: “Iscriviti” e “Gestisci l’iscrizione”. Entrando in “Iscriviti”, sono previste sue modalità di accesso: “Senza autenticazione” e tramite Spid. È dunque possibile proseguire senza autenticazione, inserendo tutti i dati richiesti nel modulo elettronico di iscrizione al RPO. Altrimenti si può utilizzare uno degli altri metodi di accesso disponibili per effettuare l’autenticazione, in modo che i numeri da iscrivere siano associati alla identità digitale di chi accede al Registro.

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Non farti hackerare Instagram

Occhio ai messaggi diretti dei vostri contatti Instagram che vi chiedono codici di accesso o screenshot: è un trucco per hackerarvi l’account!

Il miglior modo di fregare l’account Instagram di qualcuno ha ben poco di tecnologico e sfrutta una delle tecniche più utilizzate dai pirati da sempre: l’ingegneria sociale.

Ultimamente sempre più persone stanno cadendo vittime di attacchi al proprio account tramite una tecnica ben poco sofisticata, accessibile a chiunque, anche poco esperto, ma particolarmente efficace.

In questo articolo spieghiamo come funziona questo attacco e come proteggersi, ma anche come tentare di recuperare l’account se ci siamo cascati.

instagram

1. Tutto parte da un amico

Lo scenario è molto semplice: riceviamo un messaggio diretto su Instagram da un amico che ci chiede di cliccare su un link (che riceveremo via email o SMS) e poi inviare uno screenshot o il codice che ci è apparso.

Le scuse possono essere di vario tipo: aiutarli a vincere un contest online, a recuperare l’account, a risolvere una magagna tecnica.

Se la richiesta arrivasse da uno sconosciuto non avremmo problemi a ignorarla ma quando arriva da un caro amico, parente o collega, le naturali difese si abbassano e magari si accetta di fare quanto richiesto.

Del resto, chi non aiuterebbe un amico se costa così poco? Ecco: una volta fatto quanto richiesto, siamo fregati e il nostro account a questo punto è nelle mani del malfattore.

2. Come è possibile?

La tecnica alla base di questo attacco è estremamente banale: il link inviato dal malintenzionato è quello che serve per resettare la nostra password di Instagram.

Il pirata ci chiede di passargli il codice che gli permetterà di cambiarla al posto nostro (i pirati non hanno infatti accesso alla nostra email o ai nostri SMS).

Inviandogli lo screenshot o il codice richiesto, gli stiamo dando tutto quello che serve per prendere possesso del nostro account.

Come detto, nessuno sano di mente accetterebbe di cliccare su un link proveniente da uno sconosciuto, ma se arriva da un conoscente, magari con il quale abbiamo parlato fino a poco tempo prima, è facile farsi trarre in inganno.

In realtà quando si cade vittima di questa truffa non sono i nostri amici a tentare di hackerarci, ma a loro volta sono stati violati.

La questione è piuttosto semplice: a un pirata basta violare un singolo account, magari protetto da una password debole e facile da indovinare o utilizzando credenziali sottratte e pubblicate sul Dark Web.

Il passaggio successivo è quello di tentare di prendere il controllo dei profili degli amici collegati utilizzando l’escamotage prima descritto.

Se caschiamo nel tranello, l’attaccante ne approfitterà per connettersi, scollegare tutte le sessioni e i dispositivi collegati e a questo punto avrà totale controllo sul profilo.

3. C’è un rimedio? Nì

hacker

Una volta che siamo stati sbattuti fuori dal nostro account, è praticamente impossibile riprenderne possesso senza un intervento diretto del social network, ma se siamo fortunati, e veloci, possiamo “fregare” a nostra volta il pirata.

Come? Molto semplicemente, se ci accorgiamo di aver fatto una sciocchezza, ma siamo ancora collegati, dobbiamo andare il prima possibile sulle impostazioni di sicurezza di Instagram, dallo smartphone o dal computer, e visualizzare l’attività di accesso.

Da qui vedremo tutti i dispositivi che si sono collegati nel tempo, e quando.

Uno di questi sarà evidenziato in verde, ed è quello relativo al dispositivo che stiamo utilizzando.

Non ci resta che selezionare tutti gli altri e cliccare su Esci così da “sbattere fuori” l’antipatico attaccante e mantenere il totale controllo del profilo.

4. Come evitare di cascare nella truffa?

Il modo più semplice è quello di non cliccare mai sui link, ma sappiamo benissimo che è molto difficile resistere alla tentazione: alla fine, tutti riceviamo link innocui a meme, immagini, notizie e via dicendo, e i social network sono progettati anche per facilitare questo scambio di informazioni.

In questo caso, però, all’attaccante non basta che clicchiamo: per portare a compimento il suo piano, dobbiamo inviare un codice o uno screenshot.

Ecco, se un contatto, ci chiede qualcosa del genere, accendiamo un campanello d’allarme ed evitiamo di fare quanto chiede.

Se ci teniamo, possiamo comunicare con il nostro contatto tramite altri canali, per esempio il telefono, così da assicurarci che sia stato veramente lui.

Probabilmente cascherà dalle nuvole: approfittiamone per avvisarlo che il suo account è a rischio e forniamogli le indicazioni per tentare di recuperarlo.

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Technology

Telecamera per la tua auto!

Telecamera per la tua auto 4K con sistema di visione notturna e registrazione automatica in caso di incidente. Wi-Fi e sincronizzazione con lo smartphone.

Sulle automobili di fascia alta più recenti è normale avere installata una telecamera in grado di riprendere quello che avviene durante il viaggio o anche quando la vettura è parcheggiata.

Oggi è possibile installare una telecamera come la Beptap 4K Dash Cam su qualsiasi automobile e avere la sicurezza che in caso di incidenti o di tentato furto quando è parcheggiata ci sia una prova video di quello che è successo.

Grazie al sensore Sony STARVIS IMX335, la dash cam è in grado di gestire automaticamente l’esposizione in situazioni sia di massima luminosità che di oscurità, in modo da acquisire chiaramente i numeri di targa e altri dettagli importanti.

Inoltre il sensore di gravità integrato, molto sensibile, si attiverà in caso di collisione, registrando automaticamente quello che succede e impedendo eventuali possibili sovrascritture.

Wi-Fi integrato!

Grazie alla fotocamera frontale grandangolare da 170° non restano praticamente punti ciechi, mentre la presenza di un sensore Wi-Fi permette di sincronizzare in tempo reale la dash cam con lo smartphone.

Oltre alla presa USB, necessaria per l’alimentazione, è presente anche una porta HDMI a cui collegare un visore esterno.

Sulla dash cam è comunque presente un piccolo display da 3 pollici.

Attenzione che la scheda di memoria non viene fornita in dotazione. Un modello da 64 GB costa comunque solo 10 €.

telecamera

Modalità parcheggio

La dash cam 4K di Beptap può funzionare anche in nostra assenza.

Basta impostare la modalità parcheggio direttamente dal display.

In questo modo ogni volta che la videocamera rileverà un movimento nel suo raggio d’azione, inizierà a registrare un video.

Naturalmente nella maggior parte dei casi non si tratterà di tentativi di effrazione, ma nel caso qualcuno dovesse danneggiare l’auto o tentare di rubarla, tutto verrà salvato come video sulla scheda di memoria.

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MateBook 16
Hardware

Huawei MateBook 16: anche l’occhio vuole la sua parte

Massima attenzione al design estetico e tecnologia innovativa per Huawei MateBook, un notebook che garantisce alte prestazioni. Un gioiello per professionisti.

Nuovo arrivo in casa Huawei. Si tratta dell’atteso Huawei MateBook 16, un notebook che parla direttamente ai professionisti. Dal design accattivante (è estremamente robusto), ha un look decisamente minimalista che lo rende ancor più affascinante ad una prima, veloce, occhiata. Poi c’è la qualità di prodotto che è uno dei tratti distintivi dell’azienda. Parliamo di un notebook che garantisce altissime prestazioni, sfruttando anche il display FullView da 16 pollici che permette di dare libero sfogo al proprio potenziale e non pone limiti alla creatività.

Indice

Punti di forza

I punti di forza sono rappresentati dai processori disponibili (AMD Ryzen™ 5 5600H e AMD Ryzen™ 7 5800H), dalla batteria da 84Wh che offre un’autonomia per l’intera giornata e soprattutto dalla nuova soluzione Super Device, ovvero la connettività e la collaborazione tra i vari dispositivi Huawei. CrossDevice Collaboration e Ecosystem Integration per un ulteriore miglioramento delle attività del consumatore finale.

La collaborazione tra device permette agli utenti di collegare più dispositivi per una singola attività. L’integrazione dell’ecosistema colma il divario tra piattaforme Windows e mobile, stimolando la creatività e migliorando l’efficienza della comunicazione. La versione Huawei MateBook 16 oggetto della prova monta, come CPU, l’AMD Ryzen 7 5800H, come GPU un Amd Radeon, 16 G di RAM e un SSD da 512 GB. Tutto gestito dall’ormai insostituibile Windows 11 come sistema operativo. Sin dal packaging, si comprende che siamo di fronte a un prodotto ben “confezionato”.

L’occhio vuole la sua parte

Il primo particolare che salta all’occhio è la maniacale cura ai dettagli estetici. Il Huawei MateBook 16 non lascia indifferenti. Basta un fugace sguardo per restarne affascinati. Lo chassis in alluminio gli conferisce un look elegante e inappuntabile. Chiuso risulta gradevole alla vista. Il logo Huawei non è assolutamente invasivo, anzi rende l’oggetto ancor più distinto. Il notebook è disponibile nel colore Space Grey, rifinito con un avanzato processo di sabbiatura della ceramica che dona al notebook una superficie strutturata. Inoltre, pare decisamente robusto. Insomma, la sensazione è di trovarsi di fronte a un notebook di buonissima fattura con tutte le caratteristiche necessarie per farsi notare. La vera magia avviene nel momento in cui viene aperto (ci si riesce utilizzando una sola mano senza nessuna difficoltà).

Huawei MateBook 16
MATEBOOK 16
Grande performance unita alla bellezza dell’estetica sobria ed elegante.

Le cornici attorno allo schermo sono molto sottili, così da far trasparire tutta l’imponenza dello schermo da 16 pollici, il vero fiore all’occhiello del notebook. Il Display FullView da 16 pollici supporta fino a una risoluzione di 2.5K con un rapporto screen-to-body del 90%, offrendo agli utenti un’ampia tela per il lavoro creativo oltre che esperienze visive coinvolgenti. L’ aspect-ratio del display è di 3:2, più in linea con i tipici casi d’uso in contesti di produttività, permettendo agli utenti di utilizzare per il lavoro l’area del display in modo più efficiente.

Accuratezza del colore

Ogni Huawei MateBook 16 viene calibrato in fabbrica per raggiungere una media di accuratezza del colore professionale di ΔE = 1. Assicurando che ogni notebook offra sfumature di colore realistiche e visualizzando 1,07 miliardi di colori attraverso il 100% della gamma di colori sRGB.

Spazio anche al comfort della vista grazie al display a basse emissioni di luce blu e privo di sfarfallio, rendendo le ore notturne meno stressanti per gli occhi. Il divertimento è assicurato anche perché, come si suol dire, … l’occhio vuole la sua parte.

Potenza allo stato puro

Il Matebook 16 è potente, estremamente potente. Può “lavorare” in qualsiasi condizione, anche di stress continuo. Grazie al processore AMD Ryzen 7 5800H e alla GPU integrata, è velocissimo in ogni attività a cui è sottoposto. Gestisce Photoshop in tutta comodità, esegue il rendering di brevi video in Premiere, streaming video o anche modellazione in 3d praticamente senza nessuna difficoltà. Proprio come la generazione precedente, l’ultima CPU Ryzen 7 è basata sul processore 7 FinFET di TSMC e viene fornita con 8 core e 16 thread. La frequenza di clock di base è di 3,4 GHz, mentre potenziata può arrivare fino a 4,6 GHz e, nei benchmark grezzi, lotta con l’Intel i711370H di 11ª generazione. La potenza di progettazione termica (TDP) del Matebook 16 è di 45W. Tuttavia Huawei ha introdotto una Performance Mode (attivabile premendo i tasti Fn+P) che porta le prestazioni fino a 54W.

MateBook 16

Vale la pena ricordare che il MateBook 16 deve essere collegato e la batteria deve essere superiore al 20%, altrimenti il software non consente di avviarlo. Ci sono anche due chip RAM da 8 GB, ciascuno funzionante a 3200 MHz, mentre lo storage è un SSD da 512 GB costruito da Samsung. Huawei si presenta con le sue doppie ventole di raffreddamento e i doppi tubi di calore da 2 mm e, sebbene possano essere adatti per i giochi, non abbiamo avuto la migliore esperienza con GTA V e Civilization V anche con le migliori impostazioni. Qualche parola sulle prestazioni.

Affidabile e veloce

Abbiamo esaminato i risultati del Ryzen 7 5800H rispetto all’ultimo i711370H di 11ª generazione di Intel, un chip quad-core, e i711800H, un chip octa-core, che sono i diretti con correnti dell’offerta di AMD. Il Ryzen 7 5800H ha un clock di base di 3,2 GHz e aumenta fino a 4,4GHz, la cache è di 16 MB. L’i711370H ha un clock di 3,3 GHz e aumenta fino a 4,8 GHz, ma ha una cache inferiore di 12 MB.

L’i711800H ha un clock di base inferiore di 2,3 GHz che arriva fino a 4,6 GHz e ha la maggior parte della cache a 24 MB. In Geekbench ilRyzen7 5800H perde contro entrambi i core Intel in single core e divide la differenza in multi core, battendo il quad-core 11370H e perdendo contro l’octa-core 11800H. Il che è del tutto naturale. Nel Cinebech R20 il Ryzen 7 5800H ottiene ancora una volta il punteggio più basso in single core: 560, rispetto a 590 per l’i711370H e 585 per l’i711800H.

Il 5800H divide ancora una volta la differenza in multi core con il 4656, risultando più efficace del 2457 dell’i711370H, ma non raggiungendo le prestazioni del 5408 dell’i711800H. Tuttavia, al netto di queste comparazioni, l’Huawei MateBook 16 si conferma affidabile e veloce. Due qualità che sono garanzie di successo.

Super device per lo smart office

Il Matebook 16 può beneficiare della nuova visione Huawei del Super Device. Un’integrazione estesa con altri dispositivi nell’ecosistema Huawei (smartphone, tablet…) che consente la condivisione degli elementi presenti sui device per una organizzazione del lavoro fluida e integrata, sia in ufficio che in movimento. Il laptop viene fornito con Huawei PC Manager preinstallato, che è un modo per godersi Huawei Share.

MateBook 16
SUPERDEVICE
La produttività per il Matebook 16 è un punto di forza, perché mentre il Ryzen 7 5800H ha una discreta GPU integrata.

Il software accoppia essenzialmente un tablet Matepad per utilizzare uno schermo secondario: può eseguire il mirroring del laptop, estendere il display o persino trasferire file tramite i gesti di trascinamento della selezione.

Funziona anche in senso inverso. È possibile, infatti, utilizzare la Huawei M Pencil sul Matepad e trasformarla in una tavoletta grafica o utilizzarla per utilizzare qualsiasi software, ovviamente, con l’apparente minuscolo ritardo dovuto alla connettività wireless. Huawei Share agisce anche con smartphone idonei. Lo smartphone può essere gestirlo direttamente tramite il laptop.

È possibile rispondere alle chiamate (particolarmente utile se hai preparato alcuni Freebuds), condividere schermate o trascinare immagini e altri file. Tutto questo supporta ufficialmente solo i dispositivi su Harmony OS 2.0 e non necessariamente tutti. Con il Super Device, Huawei permette, all’interno dello Smart Office, a tutti i dispositivi tra loro compatibili di lavorare come fossero un solo dispositivo.

Una vita inesauribile

C’è un altro punto di forza che merita la dovuta attenzione per quanto concerne il nuovo Hawei Matebook 16 ed è la sua batteria. Possiede un’enorme cella da 84 Wh che garantisce fino a 12,5 ore di riproduzione video 1080p con una singola carica. La riproduzione in loop di un video Full HD su VLC Player (con WiFi e Bluetooth disattivati) e si è avvicinata molto ai risultati di laboratorio: 12 ore. Il lavoro effettivo con le app, con il WiFi attivato e la riproduzione di musica occasionale da Spotify ci ha regalato 7 ore di autonomia, il che significa che l’Huawei Matebook 16 riesce a far passare la maggior parte dei giorni lavorativi senza problemi.

MULTIMEDIA PERFORMANCE Una batteria con un’enorme cella da 84 Wh che promette fino a 12,5 ore di riproduzione video 1080p con una singola carica. La riproduzione in loop di un video Full HD su VLC Player (con Wi-Fi e Bluetooth disattivati) e si è avvicinata molto ai risultati di laboratorio: 12 ore.

Per essere ricaricato al meglio, il Matebook 16 viene fornito con un caricabatterie da 135 W che riempie il laptop tramite la porta USBC. Una carica di 30 minuti ti porta al 38% partendo da una batteria interamente scarica. Il notebook viene ricaricato completamente in circa due ore anche con lo schermo in funzione. Soluzione ancora migliore è un adattatore Huawei SuperCharge che possa anche caricare qualsiasi smartphone e tablet Huawei alla velocità massima, risparmiando la necessità di portarsi più caricabatterie.

Periferiche a portata di mano

Ci sono due porte USBC sul lato sinistro e due USB 3.2 Gen1 di dimensioni standard sul lato destro. Abbiamo anche una display port e jack audio da 3,5 mm. Per chi preferisce affrontare le chiamate senza cuffie, nella fessura utilizzata per aprire il laptop, sono integrati due microfoni. Come qualsiasi altro laptop Huawei, la webcam la si attiva con un tasto presente tra F6 e F7. Non è certo la posizione più comoda per le videochiamate poiché l’inquadratura è decisamente “singolare” ma alcuni apprezzeranno la privacy extra derivante dal fatto che non è visibile. Nonostante le sue ampie dimensioni, il Matebook 16 non ha un tastierino numerico.

Display FullView da 16 pollici supporta fino a una risoluzione di 2.5K con un rapporto screen-to-body del 90%, per esperienze visive coinvolgenti.

Huawei ha scelto di posizionare gli altoparlanti stereo frontali attorno alla tastiera. Gli appassionati di multimedia li apprezzeranno sicuramente, ma non possiamo fare a meno di pensare che un tastierino numerico sarebbe stato più in linea con l’obiettivo generale di eccellenza del Matebook 16. Il lato positivo è che si ottiene un perfetto e soddisfacente touchpad, molto più funzionale di qualsiasi altro laptop Huawei in circolazione. Consente di scorrere meglio e ha più spazio per il controllo e anche l’area cliccabile è notevole.

Classe strabiliante

Anche la sensibilità è eccellente, quindi non sussistono deficienze nelle sue elevate prestazioni. L’ultimo asset degno di nota è lo scanner a impronte digitali che funge anche da tasto di accensione. Supporta la memorizzazione nella cache, quindi se si tiene premuto il dito solo per un momento all’accensione del laptop, si accederà direttamente all’avvio di Windows.

Non è una novità per Huawei Matebooks ma rappresenta comunque una piacevole realtà. il lettore di impronte digitali integrato è l’ennesima dimostrazione di come il Matebook 16 sia un notebook di classe strabiliante.

Un costo giustificato

E veniamo alla questione prezzo. Il Huawei Matebook 16 con APU Ryzen 7 5800H viene venduto a 1.349 €, mentre la versione Ryzen5 5600H costa 1.149 €. Inserito nella fascia di prodotti simili, a quel prezzo, è certamente un vero affare per chi sta cercando un laptop con prestazioni della CPU di prim’ordine, un’ottima durata della batteria e uno schermo che regala soddisfazioni importanti anche ai palati più fini.

Bello alla vista, resistente, dalle prestazioni notevoli e con un touchpad di ultima generazione. Prerogative di un prodotto ben congeniato. Ovviamente, la mancanza di una GPU dedicata significa che questo non è un laptop “da gioco” ma c’è l’imbarazzo della scelta per chi ne cerca una. Invece, per coloro che cercano quanta più potenza possibile dalla CPU in un laptop di ottima fattura e dall’ampio display, apprezzeranno sicuramente la proposta unica che è il Matebook 16.

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Formazione

Alla scoperta del nuovo Ubuntu

Alla scoperta del nuovo Ubuntu, la versione 22.04 si candida a rappresentare il punto di riferimento per il settore delle distribuzioni Linux destinate ai computer desktop, workstation e notebook.

L’arrivo di una nuova versione Lts (Long Term Support) di Ubuntu è sempre accolta con interesse da tutta la comunità degli appassionati e dei professionisti che lavorano con Linux.

Il team Ubuntu rilascia queste release con cadenza biennale, nel mese di aprile degli anni pari, e includono la garanzia di supporto esteso per ben cinque anni.

Si tratta, delle varianti più adatte a essere distribuite negli ambienti professionali, negli uffici e in tutti i contesti in cui il sistema operativo deve svolgere un ruolo di supporto.

Garantisce un funzionamento senza problemi, senza grosse novità che costringano a dover reimparare a utilizzare gli stessi strumenti e le stesse funzioni.

ubuntu

Anche quest’anno, ad aprile è stata rilasciata la versione 22.04 di Ubuntu, nelle versioni desktop e server, a cui sono seguite poi le moltissime derivate che completano l’ecosistema dei sistemi operativi curati dal produttore Canonical.

L’oggetto principale di questa prova rimane comunque la versione desktop di Ubuntu che, può essere scaricata in formato Iso direttamente dal sito Web del produttore e da moltissimi mirror distribuiti in tutto il mondo.

Sempre secondo tradizione, Ubuntu è scaricabile anche dalla rete Bittorrent, che garantisce ottime velocità di download senza appesantire i server del produttore.

I link di scaricamento indirizzano automaticamente l’utente all’edizione più adatta per il proprio computer;

ubuntu

Diversi installer

la versione più comune è quella a 64 bit per l’architettura Intel/Amd, ma non è l’unica.

Ubuntu è infatti disponibile già da qualche tempo anche per i sistemi basati su Arm e in diverse varianti.

Oltre a quella predefinita è disponibile anche un Network Installer, che integra un insieme minimo di pacchetti e necessita di una connessione attiva a Internet per completare l’installazione.

Il supporto Arm per i computer single board Raspberry Pi: Canonical ha completato l’iter di certificazione della famiglia RaspberryPi 4, a partire dalla variante con 2 Gbyte dimemoria Ram;

è sufficiente una scheda micro-SD da almeno 16 Gbyte e una versione recente del software Raspberry Pi Imager;

dopo aver fatto clic su Scegli S.O. si può trovare Ubuntu nella sezione Other general-purpose OS.

Le varianti disponibili sono quelle Desktop, Server e Co-re, ma la prima è installabile soltanto sui computer di quarta generazione.

Installazione senza sorprese

La procedura di installazione chiede se aggiungere al sistema anche i software e i driver di terze parti distribuiti come file binari.

L’opzione è disattivata per default, per questioni legate alle formule di licenza.

Durante l’installazione, Ubuntu può essere configurato per interfacciarsi con un dominio Active Directory; una funzione non troppo comune e molto interessante per gli ambienti enterprise.

Il tema di default di Ubuntu è disponibile nelle due varianti Lighte Dark.

La pagina di configurazione dell’aspetto permette anche di personalizzare il colore di accento per gli elementi dell’interfaccia.

schermata

La schermata con l’elenco delle App è stata ridisegnata e ora ospita anche due anteprime per raggiungere rapidamente i desktop virtuali

La nuova impostazione è efficace per la navigazione touch.

L’editor di testi predefinito è stato completamente rinnovato, passando al tool proposto nella suite Gnome.

Il nuovo software offre la colorazione della sintassi, la numerazione delle righe e altro ancora.

Gli aggiornamenti del sistema e delle applicazioni è gestito sia dall’Ubuntu Software Center sia dal tool dedicato Aggiornamenti software.

La duplicazione è un retaggio storico, ma può confondere i meno esperti.

Il browser predefinito di Ubuntu (Mozilla Firefox) è ora installato come pacchetto snap:

questa decisione ha avuto un impatto negativo misurabile sulle sue prestazioni.

Il motore di ricerca integrato nel sistema si conferma molto efficace: individua con precisione gli elementi desiderati ed è praticamente istantaneo nelle risposte.

Ubuntu integra un nuovo strumento di cattura delle schermate, si tratta di un tool piuttosto semplice ma intuitivo e ben realizzato.

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Un monitor ultralargo per la produttività e il gioco

Tra le prime periferiche a marchio Legion, l’Y44W è un monitor ultralargo curvo che può attrarre i gamer ma anche chi, per motivi di lavoro, ha bisogno di un’area ampia in cui affiancare molte finestre.

Chi lavora al Pc mantenendo spesso aperte molte finestre conosce bene i vantaggi di una configurazione con due monitor affiancati. Se la scrivania è abbastanza spaziosa, infatti, si possono sfruttare i due pannelli per visualizzare più applicazioni e finestre. Oppure per sfruttare a fondo lo spazio disponibile e controllare simultaneamente più schermate o attività senza essere costretti a intervenire sullo zoom. Per esempio nel caso dei software di montaggio video o di elaborazione audio multitraccia.

Ma questo setup, per quanto pratico e abbastanza semplice da realizzare, ha qualche difetto non trascurabile. Innanzitutto, l’utente si trova con la linea di demarcazione tra i due schermi proprio al centro del suo campo visivo. Inoltre servono monitor con cornici sottili per limitare la larghezza dello spazio vuoto tra i due pannelli. La configurazione con due schermi non è molto adatta all’utilizzo multimediale. Se ad esempio si riproduce un video a tutto schermo, questo ne occupa soltanto uno dei due, lasciando l’altro attivo e luminoso (o costringendo a spegnerlo a mano). Lo stesso vale per le sessioni di gioco. A meno di tentare la fortuna con improbabili configurazioni avanzate capaci di estendere la finestra su più schermi.

Un’alternativa interessante ai setup multimonitor sono gli schermi ultrawide. Le prime generazioni avevano un rapporto d’aspetto di 21:9, ma più recentemente hanno iniziato a fare la loro comparsa modelli ancor più spinti, con rapporto di 32:9 o 32:10. Queste sono le caratteristiche del Legion Y44W di Lenovo. Uno schermo di grandi dimensioni pensato per i giocatori e gli utenti evoluti, che cercano un’area di lavoro particolarmente ampia.

Indice

Lenovo Legion Y44W

Il Legion Y44W è un monitor 32:10, con una risoluzione di 3.840 x 1.200 pixel e un rapporto d’aspetto di 32:10. L’area disponibile è quindi simile a quella fornita da una coppia di più tradizionali monitor wide con risoluzione Full HD. È importante evidenziare non soltanto l’estensione orizzontale, esattamente doppia rispetto a un monitor panoramico tradizionale, ma anche quella verticale. Ogni colonna è composta da 1.200 pixel, e quindi garantisce uno spazio verticale leggermente superiore rispetto allo standard Full HD, prezioso per ottenere il massimo da tutte le applicazioni a scorrimento verticale (dal browser Web fino ai software di produttività come Word o Excel).

monitor ultralargo Lenovo
Artery integra una semplice procedura di calibrazione, ma per ottenere la massima corrispondenza cromatica bisogna utilizzare un colorimetro e
un software di calibrazione più potente.

In genere, il rapporto 16:10 è meno adatto alla riproduzione multimediale, poiché costringe il software ad aggiungere piccole bande nere orizzontali sopra e sotto il video. In questo caso la larghezza è così elevata da offrire spazio in abbondanza per allargare qualsiasi contenuto fino a occupare tutto lo schermo in altezza.

Più spazio per tutti

La diagonale è pari a 43,4 pollici, pari a circa 110 cm, mentre l’altezza del pannello è di circa 32,5 cm. Nel complesso, l’ingombro e l’impatto visivo sono simili a due monitor 16:10 posizionati uno a fianco all’altro con un leggero angolo tra loro. Lo schermo dell’Y44W, infatti, non è piatto, ma ha invece un raggio di curvatura di 1,8 metri (1800R). Il risultato è un dispositivo abbastanza imponente e certamente capace di catturare l’attenzione, ma non mastodontico o impossibile da collocare.

La larghezza complessiva, infatti, è di “soli” 122 cm, mentre l’altezza minima è inferiore a 47 cm. La scrivania che dovrà ospitarlo deve comunque garantire una buona profondità, poiché il piedistallo è piuttosto voluminoso. I dati di targa indicano una profondità minima di 37,6 cm, ma il cablaggio potrebbe richiedere un paio di centimetri in più.

Attacco Vesa

A proposito di piedistallo: è voluminoso e piuttosto ingombrante anche visivamente. La base, infatti, ha una V rovesciata che si estende l’utilizzatore, superando la verticale del pannello. Il vantaggio offerto da questa struttura è un’eccellente solidità: lo schermo rimane sempre stabile, nonostante una dimensione molto generosa e un peso tutt’altro che trascurabile. Lo stand è regolabile in altezza e consente di angolare il pannello lungo l’asse orizzontale (verso l’alto o verso il basso) e verticale (verso destra o sinistra). Nel complesso, le regolazioni consentono una discreta flessibilità. Rimangono sempre almeno 10 cm tra il tavolo e il bordo inferiore dello schermo, anche nella posizione più bassa.

Chi non riuscisse proprio a sopportare la forma dello stand, o avesse bisogno di collocarlo in posizioni non supportate, può sfruttare l’attacco Vesa 100×100 e acquistare un braccio o un sistema di installazione alternativo. Deve comunque fare naturalmente attenzione a scegliere un modello capace di sopportare il peso e le dimensioni del pannello. Lenovo reclamizza questo monitor come “near edgeless”, ma questa dicitura non è del tutto veritiera. La cornice vera e propria lungo i lati verticali e superiore è pari a soli 3 mm, ma, una volta acceso il pannello, si nota un’ulteriore cornice nera che porta lo spessore complessivo del bordo a circa 1 cm.

Caratteristiche e prestazioni

Il pannello è di tipo VA, ha una luminosità di picco dichiarata a 450 cd/m2, che scendono a 380 nella modalità tipica. Il monitor supporta i segnali Hdr (è certificato Vesa DisplayHdr 400). Tuttavia le sue caratteristiche tecniche non consentono una riproduzione efficace dei segnali a gamma dinamica estesa. La luminosità è accettabile (anche se certamente non eccezionale), ma ancor più penalizzante è l’assenza di qualsiasi tecnologia di local dimming, che limita i valori di contrasto, specialmente nella parte più scura dello spettro. I nostri test hanno confermato le attese. Il processore del monitor è tecnicamente in grado di supportare i segnali Hdr, ma la resa è mediocre. Si nota soltanto un leggero incremento della luminosità di picco, che supera le 500 cd/m2.

L’ingombro laterale del monitor non è trascurabile, sia per la curvatura (1800R) del pannello, sia per il suo spessore, sia infine per le dimensioni dello stand, che assicurano per contro un’ottima stabilità.
La dotazione di porte presenti sul retro è piuttosto ricca dal punto di vista quantitativo, ma mancano alcuni dettagli: i due ingressi Hdmi, per esempio, si fermano alla versione 2.0 dello standard.

Calibrazione di fabbrica, un aspetto su cui migliorare

A questo proposito, un altro aspetto negativo è la calibrazione di fabbrica. Le misurazioni con un colorimetro hanno evidenziato errori davvero elevati, con valori DeltaE superiori a 4. Con un po’ di lavoro si può ricondurre il pannello a un’accuratezza molto superiore (DeltaE medio di 1.2), ma servono competenze e attrezzature che non sono alla portata di tutti. Questo, probabilmente, è l’aspetto più deludente per un monitor venduto con un prezzo di listino che sfiora i 1.200 euro. Sicuramente il suo costo è dovuto al formato, alle dimensioni o alle molte funzioni aggiuntive, e non alla particolare accuratezza nella riproduzione dei colori. Ma i risultati ottenibili con una calibrazione accurata sono ottimi, ed è un peccato che almeno una parte degli acquirenti non sfrutterà mai tutto il potenziale di questo monitor.

Lenovo Legion Y44W perfetto per il gaming

Per quanto riguarda il gaming, l’Y44W è compatibile con le modalità FreeSync 2 di Amd e GSync di Nvidia, e vanta una latenza gray to gray minima di 4 millisecondi (6 ms in modalità normale). Proprio la resa in ambito videoludico è uno dei punti di forza dell’Y44W. La dimensione orizzontale e la curvatura riempiono il campo visivo in modo molto convincente garantiscono una sensazione di immersione superiore a quella ottenibile con un monitor classico, e anche con un ultrawide da “soli” 21:9.

Anche se la risoluzione non è elevatissima, a causa del rapporto d’aspetto estremo la quantità di pixel da muovere è comunque elevata. Serve quindi un sistema, e in particolare una scheda video, capace di garantire prestazioni almeno discrete per potersi godere i titoli più immersivi senza scendere a troppi compromessi sul fronte della qualità. Bisogna anche mettere in conto di perdere qualche minuto per convincere molti titoli a lavorare alla risoluzione nativa. La situazione migliora con i giochi più recenti, ma il supporto non è sempre immediato.

Nulla che una ricerca sul Web e qualche minuto di lotta con le impostazioni non possa quasi sempre risolvere. Per quanto riguarda la dotazione di ingressi, il y44w è piuttosto ben fornito. Il pannello posteriore ospita 2 prese Hdmi 2.0, una DisplayPort 1.4, una Usb TypeC 3.1 Gen2 (DisplayPort 1.4 Alt Mode) e una Usb TypeC 3.1 Gen1 (DisplayPort 1.2 Alt Mode); manca il supporto Hdmi 2.1, un’assenza che tradisce l’età del progetto.

USB 3.1

È invece disponibile un hub Usb 3.1 con quattro porte Type A, due delle quali collocate in un elemento estraibile con una pressione lungo il margine inferiore dello schermo (lo stesso pannello ospita anche una presa audio jack da 3,5 mm). A proposito di audio, nella confezione del monitor si trova anche un curioso speaker a forma di tronco di cono, pensato per essere montato nella base dello stand.

Lo speaker integrato nella base propone una fila di tasti non troppo evidente, che permettono di accendere e spegnere il dispositivo, regolare il volume e controllare i led Rgb integrati.

Questo accessorio è marchiato Harman/Kardon e ospita anche un’illuminazione a Led Rgb piuttosto scenografica, che può comunque essere disattivata tramite un piccolo pulsante collocato sullo speaker stesso. Altri pulsanti controllano l’accensione dell’altoparlante e consentono di regolare il volume. Lungo la base si trova una seconda presa per le cuffie, anch’essa con jack da 3,5 mm.

Sotto il logo,
al centro del bordo inferiore,
è presente un elemento estraibile che offre due prese Usb 3.1 di tipo A, collegate all’hub integrato nel monitor, e un jack da 3,5 mm per le cuffie.

Il collegamento con il monitor e l’alimentazione richiedono un cavetto dedicato, che occupa due prese Usb (esaurendo la dotazione di porte Type A posteriori). Nonostante qualche difetto, quest’accessorio sarebbe anche interessante se garantisse una qualità audio almeno discreta. Il logo Harman/Kardon ci aveva fatto sperare, ma invece la resa acustica è piuttosto scadente. Difatti è adatta al massimo a un uso casuale (ad esempio per riprodurre i suoni di sistema o qualche video proveniente da Internet), principalmente a causa di un vuoto pressoché totale sulla gamma bassa.

Le funzioni avanzate del Lenovo Legion

Sfruttare adeguatamente un monitor con un formato così particolare non è sempre un’impresa semplice. La classica suddivisione dello schermo con due finestre affiancate è infatti poco adatta a un rapporto d’aspetto così sbilanciato in orizzontale. Diventa quindi preziosissima la funzione snap layouts di Windows 11, che permette di organizzare le finestre anche in più di due colonne. Ma chi è rimasto alla versione precedente del sistema operativo può sfruttare l’impagabile FancyZones, uno strumento estremamente flessibile e potente che fa parte della collezione PowerToys di Microsoft.

monitor ultralargo gaming lenovo
Il Legion Y44W
integra funzioni Kvm che permettono di utilizzare mouse
e tastiera con due sistemi diversi, collegati a due ingressi del monitor; raggiungerle però è davvero scomodo, a causa dell’intricato menu Osd.

Lenovo Artery

Interessanti sono anche le opzioni offerte dal software di gestione Lenovo Artery. Questo tool consente per esempio di attivare le funzioni picture in picture (che mostra in una finestra le immagini provenienti da un secondo ingresso). E soprattutto picture by picture, che consente di dividere lo schermo in verticale in due sezioni distinte (di dimensioni uguali oppure con rapporto 2 a 1), assegnando poi un ingresso diverso a ciascuna metà.

monitor ultralargo lenovo
Per sfruttare al massimo l’ampia superficie del monitor si possono attivare diverse modalità picture by picture (Pbp), che dividono lo schermo in due zone alimentate da ingressi diversi.

In questo modo si possono collegare al monitor più dispositivi, anche se il passaggio da un contesto all’altro non è semplicissimo. L’Y44W offre una funzione Kvm (per sfruttare le stesse periferiche di input con due computer), ma le procedure necessarie per attivare questa funzione (tramite i menu Osd) sono talmente laboriose che spesso è più veloce spostare i cavi da un computer all’altro. O ancor meglio sfruttare le funzioni di continuità offerte da applicazioni come Synergy, Barrier o ShareMouse. Più in generale, Artery è un software piuttosto povero e poco ergonomico, che avrebbe bisogno di essere svecchiato e reso molto più rapido nelle risposte. Invece, purtroppo, non si registrano aggiornamenti ormai da molti mesi.

Conclusioni

Il Legion y44w dai Lenovo offre un formato non comune, un’ampia area di lavoro e un pannello curvo perfetto rendere più immersivi i titoli videoludici. Non tutte le caratteristiche tecniche sono a livello di un progetto così ambizioso (l’Hdr in particolare non brilla), ma chi cerca un prodotto così particolare deve scendere a qualche compromesso. Buona la fedeltà cromatica dopo la calibrazione, che però è necessaria perché la configurazione di fabbrica è davvero scadente.

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La tastiera che migliora la vita

Aspetto gradevole e grandi benefici: l’Ergo K860 di Logitech è un modello ergonomico wireless con impostazione split che soddisfa le esigenze di chi è costretto a digitare a lungo.

Quella delle tastiere ergonomiche è una nicchia di mercato che sopravvive da decenni. Chi si trova a dover scrivere a lungo, infatti, si accorge spesso di come l’impostazione tradizionale delle tastiere offra vantaggi da molti punti di vista. Ma certamente non è ideale se si analizza l’ergonomia generale e, più nello specifico, la postura delle mani, dei polsi e degli avambracci.

Gli angoli a cui si è costretti, infatti, sono innaturali e causano un affaticamento delle articolazioni, che ha ricadute negative più ampie sulla salute. Naturalmente, l’impatto di questi difetti dipende dall’intensità dell’uso della tastiera. Chi scrive a lungo, per molte ore ogni giorno, beneficerà sicuramente di una periferica di tipo ergonomico, mentre chi utilizza la tastiera soltanto saltuariamente non avrà bisogno di uno strumento di input così evoluto (e in proporzione così costoso).

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Natural di Microsoft

Grande protagonista del settore è sempre stata Microsoft. Con la sua lunga genealogia di tastiere Natural, ha contribuito a definire l’aspetto e le caratteristiche di questa tipologia di tastiere. Quasi sempre, infatti, le tastiere realmente ergonomiche sono spezzate, ossia dividono i tasti in due blocchi distinti, orientati verso l’esterno e sollevati verso il centro. Questo consente alle due mani di mantenere una posizione più naturale, con un angolo meno accentuato sia tra il polso e l’avambraccio, sia tra il palmo e il piano orizzontale.

Dopo molti anni di presidio quasi esclusivo di questo segmento, Microsoft sembra aver perso interesse nello sviluppo di nuove tastiere ergonomiche. Gli ultimi modelli presentati dall’azienda di Redmond sono la Surface Ergonomic Keyboard, un’ottima tastiera Bluetooth che risale ormai al 2016 e non è mai stata distribuita nel nostro Paese (non è quindi acquistabile con layout italiano). C’è poi più recente Microsoft Ergonomic Keyboard, del 2019, un modello cablato erede della tradizionale Natural 4000, anch’esso indisponibile per il mercato italiano.

Raccogliere l’eredità

Per fortuna, il disinteresse di Microsoft è stato compensato da Logitech. Dopo molti anni ha finalmente realizzato un modello ergonomico con caratteristiche di alto livello, che si abbina perfettamente con le altre periferiche di input ergonomiche (mouse e trackball) prodotte dall’azienda di origine svizzera. Il suo nome è ErgoK860 ed è l’oggetto di questa prova. Si tratta di una tastiera wireless di tipo esteso, che comprende quindi anche il tastierino numerico e segue la classica impostazione split resa famosa dalla serie Natural di Microsoft. Il corpo della periferica è costituito da un pezzo unico, e quindi l’angolo tra le due metà non è regolabile. La superficie della tastiera è curvata, con il punto più alto che si trova proprio nello spazio tra le due metà, dando alla periferica un aspetto molto gradevole e soprattutto garantendo un’ottima ergonomia.

Ergo K860
Logitech Options propone un tutorial di benvenuto che illustra brevemente le principali funzioni della tastiera e le relative opzioni di configurazione.

Ergo K860: Poggia polsi da sogno

Nella parte anteriore della K860 si trova un ampio poggia polsi, realizzato con due strati di materiale morbido e una finitura in tessuto grigio mélange. Questo elemento è particolarmente ben riuscito. Il sostegno offerto ai polsi è buono ma la scelta di materiali morbidi aumenta il confort, mentre la finitura garantisce una traspirazione sufficiente anche nelle giornate più calde. Il risultato è migliore rispetto alla finitura in simil pelle o alcantara degli ultimi prodotti Microsoft, ma la costruzione lascia comunque qualche timore per il lungo periodo. La tastiera è realizzata in un unico pezzo, quindi, il poggia polsi non può essere sganciato e sostituito. Inoltre, la finitura non è del tutto impermeabile e potrebbe assorbire lo sporco con l’andare del tempo.

logitech Ergo K860

I tasti hanno una corsa ridotta e un profilo molto basso e questa scelta rende l’aspetto della tastiera più moderno, ma non ha ricadute negative sulla sensazione tattile durante la scrittura. Certo, il feeling non è paragonabile a quello garantito da una tastiera meccanica, ma i tasti rispondono comunque in modo piacevole e sono ben controllabili. Ottima è anche la rumorosità, che rimane contenuta entro livelli assolutamente tollerabili.

Logitech Ergo K860

Chi è abituato a una tastiera Natural di Microsoft avvertirà, inizialmente, un leggero disagio. Se l’impostazione è infatti analoga, la distribuzione dei tasti cambia abbastanza da non permettere di mettere subito a frutto la memoria muscolare. In ogni caso, basta in genere un paio di giorni per prendere le misure al nuovo layout. Anche se si proviene da una periferica di tipo tradizionale, l’impostazione “estrema” di questa tastiera non deve far paura. Sarà sicuramente necessario un periodo di adattamento, ma l’impostazione più rilassata delle articolazioni è avvertibile quasi subito e stimola a prendere confidenza con la nuova impostazione. Non solo: la suddivisione netta tra i tasti destinati alla mano sinistra e quelli raggiungibili dalla mano destra invoglia (o addirittura obbliga) a mantenere le mani sulla tastiera in modo appropriato, con la conseguenza di migliorare la velocità e la precisione della digitazione.

Ergo K860
Il profilo della tastiera mostra una curvatura molto accentuata, che ha il suo culmine nella zona vuota tra i due gruppi di tasti principali. Questa linea consente una posizione più naturale delle mani.

Autonomia di 2 anni

Come abbiamo già accennato, la Ergo K860 “costringe” l’utente ad assumere una posizione ergonomica, a causa della particolare conformazione e orientamento dei tasti. L’unica regolazione disponibile è quella dell’inclinazione complessiva della tastiera, tramite due piedini estraibili che si trovano nella faccia inferiore. Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, questi piedini non sono però collocati verso il fondo della tastiera. Al contrario si trovano vicini al bordo anteriore: la loro azione è quindi quella di sollevare il fronte della tastiera (con due livelli di intervento), reclinandola ancor più rispetto alla posizione piatta. Questa scelta può sembrare controintuitiva, ma in realtà ha un impatto positivo sull’angolo tra i polsi e gli avambracci. Specialmente se il tavolo su cui è poggiata la tastiera non si trova all’altezza ideale per garantire una postura perfetta.

Nella parte inferiore della tastiera si trova anche uno sportellino dietro cui sono alloggiate le batterie: due pile AAA garantiscono un’autonomia che può raggiungere i due anni. Nello stesso vano trova posto anche il ricevitore Unifying, per il collegamento con computer e dispositivi che non supportano direttamente lo standard Bluetooth.

Layout e impostazioni Ergo K860

La Ergo K860 è una tastiera estesa, che include un tastierino numerico e comprende la sesta fila di tasti lungo il margine superiore. La loro funzione è duplice. Possono infatti essere utilizzati come tasti funzione (da F1 a F12), oppure inviare comandi evoluti, come per esempio il controllo della riproduzione multimediale, la variazione del volume o la modifica della luminosità dello schermo.

Per passare da una modalità all’altra bisogna premere un tasto di selezione dedicato, oppure sfruttare la combinazione con il tasto fn, che si trova in basso a destra tra Ctrl e Alt. In modo simile a quanto accade spesso nelle tastiere dei notebook. Per inviare il comando Mute, per esempio, bisogna premere la combinazione fn+F10, oppure cambiare la funzione principale della fila di tasti superiore alternando tra tasti multimediali e tasti F. È sicuramente degna di menzione la scelta di inserire la doppia serigrafia per Mac e Windows sui tasti Alt e Start. Un piccolo dettaglio, che però può evitare molti mal di testa a chi deve spostarsi spesso tra i sistemi operativi Apple e Microsoft.

Ergo K860

La fila di tasti superiore si estende oltre la tastiera principale e supera quindi i tradizionali tasti funzione. Nella parte destra si trovano alcuni elementi molto interessanti, capaci di estendere le capacità di questa periferica. Così come alcuni dei più recenti mouse di Logitech, infatti, anche la ErgoK860 è in grado di gestire la connessione con tre diversi sistemi. Basta selezionare lo slot attivo tramite i pulsanti Easy Switch 1, 2 o 3 ed effettuare il pairing come di consueto. Una volta stabilita la connessione, per passare da un dispositivo all’altro basterà selezionare il device desiderato: dopo pochi istanti, la comunicazione sarà ripristinata automaticamente.

Switch rapido

La tastiera supporta sia la connessione Bluetooth Low Energy, sia i ricevitori Logitech Unifying. Può essere quindi utilizzata con un’ampia varietà di dispositivi: computer, certamente, ma anche tablet, smartphone e set top box. Proprio per questo motivo è preziosa la funzione di switch rapido. La tastiera può rimanere collegata in prevalenza con un computer, ma in caso di necessità basta premere un tasto per poterla utilizzare con un box Android, un server o un altro laptop.

Il supporto per i ricevitori Unifying estende la compatibilità anche dove non è disponibile la connessione Bluetooth. Basta utilizzare il ricevitore Unifying incluso nella confezione oppure acquistarne uno nuovo (costa 13,49 euro di listino, ma spesso si trova a prezzi più bassi sulle principali piattaforme di commercio elettronico) per collegare alla tastiera qualsiasi dispositivo con una porta Usb (a patto, naturalmente, che supporti l’input tramite tastiera).

Hardware e software

Alcuni tasti (i tre easy switch e il Blocco maiusc) sono corredati da minuscoli led bianchi, che rimangono attivi soltanto per il tempo strettamente necessario per segnalare il loro stato (al fine di preservare la batteria). Non è invece disponibile la retroilluminazione dei tasti, probabilmente l’unica reale limitazione di questa periferica. Un altro elemento interessante è il tasto di blocco, che si trova nell’angolo superiore destro della tastiera. Infatti basta premere questo tasto per bloccare il computer e mostrare la schermata di autenticazione, evitando che qualche malintenzionato possa interagire con il sistema mentre ci si trova lontano dal computer.

autonomia 2 anni
La Ergo K860 promette due anni di autonomia con un paio di batterie stilo AAA. Dietro lo stesso sportellino si trova anche un alloggiamento per riporre il ricevitore Unifying.

Si può ottenere lo stesso risultato anche con la scorciatoia da tastiera Windows+L, ma la presenza di un tasto dedicato (collocato tra l’altro in una posizione strategica) semplifica sicuramente l’accesso. La tastiera utilizza i protocolli standard Bluetooth oppure Usb, e non necessita quindi di un software di gestione specifico. Vale sicuramente la pena di installare l’utility Logitech Options almeno sul computer principale, perché l’integrazione tra hardware e software sblocca alcune possibilità interessanti. Innanzitutto, il tool invia un feedback visivo in seguito alla pressione di alcuni tasti (per esempio il Blocco maiusc); inoltre, consente di modificare diverse impostazioni.

Ergo K860: flessibilità senza limiti

Si possono, per esempio, disattivare alcuni tasti (come il Blocco maiuscolo, il Blocco scorrimento o il Blocco del tastierino numerico), ma soprattutto si possono personalizzare le azioni collegate all’intera fila dei tasti funzione. Questo può avvenire globalmente oppure per singola applicazione, offrendo agli utenti più evoluti un’eccellente flessibilità.

Conclusioni

La Ergo K860 è una delle tastiere ergonomiche migliori e più evolute tra quelle disponibili per il mercato italiano. L’ergonomia è ottima e la dotazione di funzioni è molto ricca: notevoli sono le opzioni di personalizzazione e il supporto di tre dispositivi con tasti di cambio rapido. Rimane qualche dubbio sulla durevolezza del poggia polsi e si sente l’assenza della retroilluminazione.

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Maghi del fotoritocco

Maghi del fotoritocco con un solo clic. Con la suite grafica targata Google è possibile applicare oltre 100 effetti speciali ai tuoi scatti e renderli unici.

Nel 2016 Google ha fatto un enorme regalo a tutti i fotografi professionisti, o aspiranti tali, rilasciando gratuitamente la Nik Collection, una rinomata suite di fotoritocco funzionante su Windows e MacOS sia in modalità stand-alone sia come plugin per Photoshop, Lightroom, Aperture ecc.

Tale decisione fu presa per dare la possibilità a chiunque di migliorare i propri scatti grazie ai potenti tool in essa presenti, che vanno dallo sviluppo fotografico a sofisticate tecniche di invecchiamento.

Più nel dettaglio:

Analog Efex simula lo scatto fotografico di una vecchia reflex permettendo di scegliere il modello di macchina, la pellicola e l’obiettivo;

Color Efex e Viveza consentono di occuparsi delle correzioni cromatiche e del controllo cromatico selettivo;

Silver Efex Pro è dedicato agli amanti della fotografia in bianco e nero;

HDR Efex Pro consente di creare foto artistiche sfruttando la magia dell’HDR;

Sharpener Pro riesce a mette in evidenza i dettagli più nascosti delle foto;

DFine riduce il rumore digitale degli scatti in base alla fotocamera utilizzata.

Nel 2017, la svolta!

Nel 2017, però, Google ha deciso di vendere la Nik Collection all’azienda francese DxO che ne ha continuato lo sviluppo portandola sino all’attuale versione 4, scaricabile in versione trial e acquistabile a 143 euro.

Funzioni per professionisti

Uno dei punti di forza della Nik Collection è la tecnologia U Point: è sufficiente un clic sulla zona da correggere per far comparire un’icona con i cursori che servono a determinare l’intensità della modifica.

I principali parametri del filtro e la zona di influenza in base alla similitudine con il colore del punto selezionato.

Grazie ai punti di controllo si può intervenire sulle immagini con la massima precisione, aggiungendo o rimuovendo un effetto in modo selettivo senza utilizzare maschere o livelli.

Tutti gli strumenti per il fotoritocco integrati nella google nik collection

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Pagamento nei negozi: abilitalo con lo smartphone

Dimentica le carte di credito che possono essere clonate da un negoziante o da un sito pirata. Abilita il pagamento nei negozi con lo smartphone e nessun dato personale verrà condiviso.

L’utilizzo delle carte di credito per i pagamenti di tutti i giorni continua ad aumentare. Questo grazie anche a iniziative come il cashback di stato che ha offerto un rimborso in euro a chi usava i metodi di pagamento elettronico. Purtroppo insieme al loro utilizzo aumentano anche i tentativi di truffa e le clonazioni delle carte di credito da parte di falsi bancomat negozianti pirati. In realtà un metodo sicuro per pagare senza comunicare i propri dati esiste ed è quello di utilizzare il proprio smartphone al posto della carta.

In Italia i servizi che si appoggiano al chip di comunicazione NFC sono principalmente Google Pay, Apple Pay e Samsung Pay. Il vantaggio rispetto alla carta di credito è che quando appoggiamo lo smartphone al POS non vengono comunicati i nostri dati, che restano al sicuro sui server di Google, Apple o Samsung. Ma viene generato uno speciale token anonimo che autorizza il pagamento e allo stesso tempo ne tiene traccia sul nostro dispositivo.

Il rischio di truffe è praticamente inesistente. Anche nel caso in cui ci venisse rubato lo smartphone, il servizio non potrebbe essere usato senza il riconoscimento dell’impronta digitale o del volto.

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Solo banca abilitata

Il solo vero limite è che per attivare il servizio dovremo avere una carta di credito gestita da una delle banche convenzionate e naturalmente uno smartphone con il chip NFC integrato e attivo. Per quanto riguarda il chip NFC questo è ormai presente anche sui dispositivi di fascia bassa. Potremo comunque controllare la sua presenza nei telefoni Android dal menu Impostazioni > Preferenze di connessione. Nel corso del 2021 la maggior parte degli istituti bancari si è accordata con Google e Apple per offrire questo servizio; per avere la certezza comunque possiamo consultare per Google Pay la pagina https://support.google.com/pay/answer/9093458 mentre per Apple Pay la pagina https://support. apple.com/it-it/HT206638 e per Samsung Pay la pagina https://www.samsung.com/it/services/samsung-pay/

Oltre che con lo smartphone è possibile pagare anche con lo smartwatch, anche in questo caso naturalmente dovremo avere un dispositivo abilitato. Al momento ci sono gli Apple Watch che consente di pagare con Apple Pay, i principali modelli di Galaxy Watch che sono abilitati ai pagamenti con Samsung Pay e più in generale la maggior parte degli smartwatch con il sistema operativo Wear OS che consentono di pagare con il sistema Google Pay. Il meccanismo per pagare con lo smartphone è lo stesso per tutti e tre i sistemi, nella pagina successiva mostreremo quello di Google Pay che rimane il più usato tra chi ha uno smartphone Android.

Prima di impostare il pagamento via smartphone assicuriamoci che la nostra banca lo accetti

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Dopo esserci accertati che la banca a cui è appoggiata la nostra carta di credito sia abilitata al servizio Google Pay e che sul nostro smartphone sia presente e attiva la connessione NFC, potremo scaricare l’app Google Pay dallo store di Android. Nel caso il nostro dispositivo non abbia i requisiti sufficienti non riusciremo comunque a scaricarla. Per prima cosa dovremo concedere i permessi richiesti, cioè considerare l’app come Predefinita e in grado di accedere ai nostri file.

Pagamento nei negozi con lo smartphone

Quindi dovremo selezionare la voce Aggiungi una carta e scegliere la carta di credito o anche di debito (bancomat) che vogliamo abilitare per Google Pay. In realtà potremo usare questa app anche per archiviare le tante carte fedeltà, quelle regalo o anche gli abbonamenti ai servizi di cui disponiamo. In tutti questi casi potremo fare a meno di portare le carte fisiche con noi e selezionare volta per volta la carta che ci interessa solo facendoci un tap sopra. Nel nostro caso abbiamo caricato la carta fedeltà di un paio di supermercati, quella di una libreria e anche quella delle Ferrovie dello Stato.

L’app è compatibile con centinaia di emittenti di cui troveremo l’elenco una volta scelto il tipo di funzione che ci interessa. Potremo inserire il codice a barre della carta che vogliamo inserire semplicemente riprendendolo nel mirino della fotocamera, oppure anche inserendo i dati manualmente.

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Dopo avere inserito i dati della carta di credito o di debito, l’app si collegherà al server della nostra banca e noi dovremo confermare l’operazione direttamente dall’app della banca stessa. Da quel momento potremo utilizzare quella carta per i pagamenti. Un’altra operazione indispensabile è quella di attivare un sistema di sicurezza, possibilmente il riconoscimento dell’impronta digitale quello del viso. In alternativa resta comunque possibile impostare un codice PIN di almeno sei cifre.

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Infine il nostro telefono dovrà soddisfare tutti i requisiti di sicurezza a partire dal più importante: non dovrà cioè essere stato sbloccato con i privilegi di root. Solo in questo caso, infatti, un eventuale malware potrebbe introdursi nella zona riservata e recuperare i nostri dati. Una volta che tutti i requisiti indicati nella seconda schermata sono stati soddisfatti potremo iniziare a usare lo smartphone per i nostri pagamenti nei negozi.

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Nella terza schermata possiamo vedere la configurazione di Google Pay pronta per il pagamento. Dovrà apparire il simbolo a onde blu di NFC sopra la carta e l’indicazione Avvicina al lettore. A differenza della carta fisica, non ci verrà chiesto di inserire il codice PIN di sicurezza nel caso di acquisti superiori ai 25 euro. Dopo avere avvicinato lo smartphone al POS (va bene anche se ha una custodia) sentiremo il bip di conferma e l’acquisto resterà nella cronologia del telefono.

pagamento smartphone

Non è previsto un numero massimo di carte che potremo aggiungere all’app, basterà seguire per ciascuna la procedura di contatto all’app della banca (che deve essere installata sul nostro smartphone) al momento dell’inserimento dei dati.

Invece, per quanto riguarda la possibilità di collegare uno smartwatch compatibile, ciò potrà avvenire attraverso una sincronizzazione dall’app di Wear OS. Per pagare avvicinando l’orologio dovremo naturalmente avere nel raggio di azione anche lo smartphone, a meno che il nostro smartwatch non abbia una propria scheda SIM integrata che lo rende autonomo.

Pagare con l’iPhone (o con Apple Watch)

Lanciato nel 2014 negli Stati Uniti, Apple Pay è il primo sistema di pagamento diretto dallo smartphone ed è disponibile in Italia dal 2017, anche se solo negli ultimi due anni si sono convenzionati i principali istituti bancari del nostro Paese. Apple Pay può essere usato con tutti i modelli di iPhone a partire da iPhone 6, con iPad Air 2 e superiori e con tutti i modelli di Apple Watch.

Potremo usarlo sia per fare acquisti online, dal browser Safari, che direttamente nei negozi. In questo caso basterà avvicinare il telefono, l’orologio o il tablet al POS per concludere l’acquisto. Per poterlo attivare dovremo aggiungere al nostro wallet una carta di credito compatibile. Prima di tutto, però, dovremo avere impostato il nostro ID Apple su iCloud. A differenza dei dispositivi Android, dove occorre scaricare un’app dallo store, con gli iPhone è sufficiente aggiungere la carta di credito al proprio wallet, una specie di portafogli elettronico che permette di archiviare anche biglietti per i trasporti, biglietti per eventi e carte fedeltà.

pagamento con iPhone

Prima di eseguire il pagamento è necessario effettuare il riconoscimento del volto con Face ID nei modelli più recenti, oppure con l’impronta digitale o anche il codice PIN nel caso non funzionassero gli altri sistemi di riconoscimento. Per utilizzare Apple Pay sull’Apple Watch dovremo avere sincronizzato i due dispositivi e configurare Apple Pay dall’app Watch di iPhone. Per pagare dovremo avvicinare l’orologio al POS e quindi premere due volte il tasto laterale. Un bip e un segno di spunta confermeranno il successo dell’operazione.

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