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«Cloud wars». Le guerre del cloud. Una battaglia tra i giganti hi-tech Usa: da
Amazon a Microsoft fino a Google. Ma che, da una parte, coinvolge gli stessi colossi cinesi come Alibaba; e, dall’altra, vede il tentativo dell’Europa di uscire dall’angolo.

La posta in palio è alta. Secondo Statista la il cloud computing “nuvola informatica” nel 2020 vale oltre 257 miliardi di dollari. Nel 2022, dovrebbe accelerare fino a 362 miliardi. Insomma: è corsa al cloud computing.
Il passaggio, quindi, diventa fondamentale. Anche perché, e qui è l’essenzialità della nuvola informatica, il business aziendale è sempre di più esternalizzato, perché le imprese vogliono tagliare i costi e non gestire in casa attività troppo complesse.

l’importanza dei data center

Sono fortezze inespugnabili, protette da muri di cemento armato e sistemi di sicurezza di ogni genere. Luoghi che gestiscono miliardi di informazioni, archivi digitali immensi a cui ogni giorno ci colleghiamo.
Di centri così, in giro per il mondo, ce ne sono migliaia. Interconnessi tra loro devono gestire le tonnellate di bit che ogni strumento digitale sforna ogni secondo: documenti, email, foto, video, siti, blog, messaggi, post su facebook, tweet, informazioni prodotte da computer, smartphone, tablet, sensori, bancomat, carte di credito, automobili, oggetti connessi alla rete.

Ogni 24 ore, in tutto il mondo, i cittadini della web generation producono 2,5 miliardi di gigabyte di dati digitali. Se venissero copiati su dischi dvd, se ne formerebbe una pila alta dalla terra alla luna. Tutti i giorni!

Per questo i colossi tecnologici se le suonano di santa ragione per conquistare fette di mercato sempre più grandi. Un esempio. Per dare l’idea del volume di questo mercato basti pensare che nell’era del Covid19 il sito numero uno di vendite online dell’Indonesia, Tokopedia, in un solo giorno ha registrato più vendite di quante ne abbia fatte nei suoi primi sei anni di attività. Per riuscirci ha dovuto appoggiarsi ai server di Google Alibaba.

Alibaba, azionista di Tokopedia, ha due data center in Indonesia, ma da sola non bastava, e seppure sia cinese ha dovuto dividere l’impresa con gli americani di Google che in Indonesia sono concorrenti sempre più temibili.

«Molti di questi sono mercati sono composti da centinaia di migliaia di piccole e medie aziende che non possono più rinunciare alle nuove tecnologie», ha affermato Neel Laungani, responsabile degli investimenti tecnologici per l’area asiatio-pacifica di Deutsche Bank.

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La nuvola europea? Un temporale

In Europa lo strapotere delle aziende americane è ancora una realtà nonostante si sia tentata la via di un consorzio a guida tedesca, il programma Gaia-X, poi rimasto soltanto teutonico grazie a un accordo tra Sap, Deutsche Telekom e Deutsche Bank. Come dar loro torto, le decisioni comunitarie sono troppo lunghe. Così nel vecchio continente il mercato vale circa 70 miliardi di dollari, così ripartiti: 15 in Germania, 12 in Francia e soltanto 2,2 soltanto in Italia. Nel febbraio 2019 il progetto Open Clouds for Research Environments, finanziato dall’UE, propose una gara per ampliare l’utilizzo di queste tecnologie, ma oltre ai tedeschi soltanto i francesi si preoccuparono dei risvolti di sicurezza causati dall’affidarsi esclusivamente agli specialisti americani. L’idea della Commissione guidata da Ursula von der Leyen sarebbe di creare una sorta di server dell’Unione Europea per evitare che tutti i nostri dati siano di fatto in mano ad Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft, Netflix eccetera.

Oggi anche in Italia oltre la metà delle aziende che possono usare Cloud *(alcuni comparti come la Difesa e l’Aerospazio hanno regole differenti e devono mantenere i dati in casa) ne fanno ricorso anche in modalità cosiddetta ibrida, ovvero mantenendo parte delle informazioni fisicamente presso le sedi e altre su Cloud pubblici. I francesi non digeriscono Gaia-X perché già nel 2011 crearono, fallendo per mancanza di accordi tra le parti, il progetto Andromède e lo fecero utilizzando risorse pubbliche e private ma rigorosamente nazionali. Quindi non dimostrano fiducia nella possibilità di riuscirci delegando i tedeschi alla guida di un sistema strategico. La Russia, come per il settore Difesa tenta di infilarsi tra il dominio Usa e quello cinese, ma non per vendere tecnologia, soprattutto per dare sicurezza e autonomia cibernetica ai suoi cittadini dimostrando di non avere bisogno di nessuno.

Il motivo delle preoccupazioni di tutti per la gestione americana del Cloud sta nel fatto che questi sarebbero fisicamente su server localizzati in Europa, ma pur sempre gestiti da società americane che applicano leggi sulla privacy differenti da quelle europee. In tempi di guerre technologiche Usa-Cina, queste nuvole hanno quindi un’importanza enorme.

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