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Nel 1967 pochi pensavano che quella scocca tutta bianca e con tre tasti neri avrebbe cambiato il mondo. Parliamo dell’«indicatore di posizione X-Y per un sistema di visualizzazione», la periferica che sarebbe diventata celebre come mouse e che ora va all’asta insieme a tanti altri prodotti iconici del passato.

Ideato nel 1964 da Doug Engelbart e da Will William, recentemente scomparso, il topo informatico ha costituito per decenni l’interfaccia perfetta per interagire con i sistemi operativi grafici.
La scocca bianca, che va curvando verso il retro per accomodare meglio la mano, è punteggiata da tre bottoncini neri. Sotto troviamo due dischi di metallo che scorrono per comunicare al computer dove posizionare il cursore. Una si occupa delle ascisse (X) e l’altra delle ordinate (Y): da qui deriva il suo primo.

L’importanza dei tre tasti

L’importanza dei tre tasti

Ciò che stupisce di più, oltre alla rarità del prodotto è la presenza dei tre tasti. I primi mouse commerciali ne avevano solo due e solo molti anni dopo si arrivò ad aggiungere il terzo. Una sorta di ritorno al futuro di cui Engelbart aveva già capito le potenzialità ma era rimasto inascoltato. Anzi, il primo mouse commerciale, quello del computer Lisa di Apple, era stato creato con un tasto solo. Un emblema di quella semplificazione estrema portata avanti da Steve Jobs. Fu proprio il fondatore di Apple a vedere il topo allo Xerox Parc nel 1979 e a volerlo come periferica per quel computer che portava il nome della figlia e introduceva il concetto di interfaccia grafica. Lisa però costava troppo e così il vero successo commerciale sarebbe arrivato solo nel 1984 con il ben più abbordabile Macintosh.