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Ospedali americani sotto attacco ransomware da parte di Cybercriminali localizzati nell’Europa orientale. Questo è quanto riporta un avviso dell’FBI , mandato a tutte le strutture interessate, consigliando di adottare sistemi di protezioni adeguati.

Ospedali americani sotto attacco ransomware

Maggiormente in Oregon, California e New York sembrano essere interessati a questo tipo di problema. Pensate un medico di uno degli ospedali colpiti, in seguito alla compromissione, è stato obbligato a tornare alla gestione di documenti e cartelle cliniche in formato cartaceo: aggravante rispetto alla crisi sanitaria globale.

I sospettati: Wizard Spider

Sembra poter essere attribuita al gruppo Wizard Spider noto anche come UNC 1878, l’attacco in questione. Due principalmente gli strumenti impiegati dai criminali: il ransomware Ryuk e la botnet TrickBot , entrambi ben noti a chi segue le vicende nel territorio della cybersecurity.

Prevenzione in ogni ambito

Nelle scorse settimane a causa di un attacco ransomware ai danni di un ospedale, hanno portato al decesso di una donna in Germania. Per evitare che oltreoceano si verifichino situazioni di questo tipo gli esperti di FBI e del Department of Homeland Security hanno suggerito di eseguire costantemente backup, di limitare per quanto possibile la connessione a Internet dei macchinari impiegati e di vietare l’utilizzo delle email personali a chi opera nelle strutture e di avere sistemi antivirus adeguati.

Alcune intercettazioni sul Dark Web, hanno portato alla luce alcune discussioni circa un piano per colpire in breve tempo un totale pari a circa 400 strutture statunitensi, tra pubbliche e private.

In generale, sempre l’Fbi e la Cybersecurity & Infrastructure Security Agency statunitense pensano che il peggio debba ancora arrivare. Un’autentica ondata di cyberattacchi stia per colpire ospedali e organizzazioni sanitarie, negli Stati Uniti e non solo. Ben oltre i tassi di crescita già a tripla cifra registrati negli ultimi mesi. Ryuk, in particolare, sfrutta le credenziali dell’amministratore, evidentemente trafugate in precedenza, per accedere ai sistemi da remoto e crittografare i dischi, mettendoli letteralmente sotto chiave. Il tutto cancellando attentamente le proprie tracce.