• 1 anno ago
  • 3Minutes
  • 520Words
  • 52Views

Il rapporto Verizon prima, uno studio IBM poi e ora l’analisi di Aruba: tre fotografie utili a comporre un quadro completo della situazione nel mondo della sicurezza a livello enterprise, laddove questo comparto si è trovato improvvisamente a fare i conti con la maggiorata appetibilità dei propri sistemi da parte di cybercriminali e con la ridotta sicurezza in un contesto per molti versi destabilizzante.

Non si può infatti ignorare quanto accaduto in questi primi mesi dell’anno: lockdown e distanziamenti sociali, chiusura degli uffici e telelavoro hanno improvvisamente catapultato nuove modalità operative nelle aziende e ciò ha chiaramente rotto gli equilibri antecedenti. C’è la conferma di come la pandemia sia stata al tempo stesso un forte acceleratore di innovazione, stimolando quelli che erano trend già ampiamente consolidati: il cloud diventa la nuova base operativa ed il lavoro agile diventa un nuovo standard integrato nei flussi operativi aziendali. Tutto il resto viene di conseguenza.

Smart working

Strumento già in uso presso il 43% delle aziende ed immediatamente arrivata al 69% sulla pulsione dell’emergenza. Ciò ha tuttavia imposto investimenti e riequilibri immediati: hardware (60%), ridefinizione di procedure e policy interne (50%), guide per gli utenti (45%) e acquisti di VPN (40%) risultano essere gli impegni e gli investimenti presenti con maggior frequenza nelle risposte strategiche delle aziende alla pandemia.

Cloud

Il 25% degli intervistati ha inoltre affermato che prima del lockdown le proprie aziende già disponessero di infrastrutture cloud, nel 44% era una soluzione adottata solo in modo parziale ed in poco più del 30% dei casi il cloud era del tutto assente. Chi disponeva di questo tipo di piattaforme, però, ne ha verificata l’efficacia fondamentale, rivelandosi determinante nel 59% dei casi ad affrontare la pandemia e le chiusure relative (tutti elementi che nessuno può negare a priori anche per i mesi a venire).

Ma c’è un elemento ulteriore nell’intervista a far emergere un aspetto troppo spesso sottovalutato:

A quanti non disponessero di infrastrutture cloud, è stato chiesto se sia stata questa l’occasione per rivalutare la possibilità di migrare in Cloud, ma curiosamente il 55% degli intervistati continua a restare della propria opinione, mentre il 31% sta facendo delle valutazioni a riguardo ed il 14% ha già avviato la migrazione dei propri dati in cloud.

Insomma: nonostante il cloud si sia rivelato fondamentale, e nonostante la sua adozione possa rivelarsi determinante per affrontare specifiche sfide, gran parte degli intervistati non sembra aver mutato la propria posizione nei confronti di questa tecnologia: inerzia culturale o assenza di budget utili per affrontare il cambiamento?

Processi documentali

L’ultimo punto importante affrontato dall’analisi Aruba è relativa alla digitalizzazione dei processi documentali, altro aspetto ormai non più procrastinabile se si intende proiettare la propria azienda nel prossimo decennio. Il 46% del campione ha affermato di avere ormai una gestione completamente digitalizzata, mentre il 23% non ha ancora affatto affrontato la questione. Ancora una volta chi ha affrontato questo problema in tempo pre-Covid si è trovato tra le mani uno strumento fondamentale per affrontare la crisi, a dimostrazione di quanto innovazione e digitalizzazione siano stati strumenti di resilienza di fronte ad un evento critico ed in situazione emergenziale.