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Cloud Computing

Così la pandemia accelera il cambiamento

Il rapporto Verizon prima, uno studio IBM poi e ora l’analisi di Aruba: tre fotografie utili a comporre un quadro completo della situazione nel mondo della sicurezza a livello enterprise, laddove questo comparto si è trovato improvvisamente a fare i conti con la maggiorata appetibilità dei propri sistemi da parte di cybercriminali e con la ridotta sicurezza in un contesto per molti versi destabilizzante.

Non si può infatti ignorare quanto accaduto in questi primi mesi dell’anno: lockdown e distanziamenti sociali, chiusura degli uffici e telelavoro hanno improvvisamente catapultato nuove modalità operative nelle aziende e ciò ha chiaramente rotto gli equilibri antecedenti. C’è la conferma di come la pandemia sia stata al tempo stesso un forte acceleratore di innovazione, stimolando quelli che erano trend già ampiamente consolidati: il cloud diventa la nuova base operativa ed il lavoro agile diventa un nuovo standard integrato nei flussi operativi aziendali. Tutto il resto viene di conseguenza.

Smart working

Strumento già in uso presso il 43% delle aziende ed immediatamente arrivata al 69% sulla pulsione dell’emergenza. Ciò ha tuttavia imposto investimenti e riequilibri immediati: hardware (60%), ridefinizione di procedure e policy interne (50%), guide per gli utenti (45%) e acquisti di VPN (40%) risultano essere gli impegni e gli investimenti presenti con maggior frequenza nelle risposte strategiche delle aziende alla pandemia.

Cloud

Il 25% degli intervistati ha inoltre affermato che prima del lockdown le proprie aziende già disponessero di infrastrutture cloud, nel 44% era una soluzione adottata solo in modo parziale ed in poco più del 30% dei casi il cloud era del tutto assente. Chi disponeva di questo tipo di piattaforme, però, ne ha verificata l’efficacia fondamentale, rivelandosi determinante nel 59% dei casi ad affrontare la pandemia e le chiusure relative (tutti elementi che nessuno può negare a priori anche per i mesi a venire).

Ma c’è un elemento ulteriore nell’intervista a far emergere un aspetto troppo spesso sottovalutato:

A quanti non disponessero di infrastrutture cloud, è stato chiesto se sia stata questa l’occasione per rivalutare la possibilità di migrare in Cloud, ma curiosamente il 55% degli intervistati continua a restare della propria opinione, mentre il 31% sta facendo delle valutazioni a riguardo ed il 14% ha già avviato la migrazione dei propri dati in cloud.

Insomma: nonostante il cloud si sia rivelato fondamentale, e nonostante la sua adozione possa rivelarsi determinante per affrontare specifiche sfide, gran parte degli intervistati non sembra aver mutato la propria posizione nei confronti di questa tecnologia: inerzia culturale o assenza di budget utili per affrontare il cambiamento?

Processi documentali

L’ultimo punto importante affrontato dall’analisi Aruba è relativa alla digitalizzazione dei processi documentali, altro aspetto ormai non più procrastinabile se si intende proiettare la propria azienda nel prossimo decennio. Il 46% del campione ha affermato di avere ormai una gestione completamente digitalizzata, mentre il 23% non ha ancora affatto affrontato la questione. Ancora una volta chi ha affrontato questo problema in tempo pre-Covid si è trovato tra le mani uno strumento fondamentale per affrontare la crisi, a dimostrazione di quanto innovazione e digitalizzazione siano stati strumenti di resilienza di fronte ad un evento critico ed in situazione emergenziale.

Formazione

Addio ad Android, arriva Google Fuchsia

Google ha annunciato di essere al lavoro su Fuchsia, nome in codice di un nuovo sistema operativo multi-piattaforma (smartphone, tablet, computer) che dovrebbe debuttare in un prossimo futuro. Si tratta di un progetto molto interessante su cui l’azienda di Mountain View punta molto, ma su cui allo stesso tempo si sa ancora poco. Google non lo ha mai voluto presentare pubblicamente e lo ha solo mostrato sporadicamente all’interno di Google I/O, la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori.

Ora, però, un nuovo pezzo va a comporre il puzzle di Google Fuchsia: il sistema operativo ha ricevuto la certificazione Bluetooth da parte dello Special Interest Group (SIG), passaggio fondamentale per ogni OS e per ogni dispositivo prima di uscire. Questo nuovo passaggio fatto da Fuchsia testimonia il fatto che Google è ancora molto impegnata sul progetto e che potrebbe mostrare una versione beta al più presto. Con la certificazione, il nuovo OS assicura il supporto al Bluetooth 5.0, lo standard più avanzato disponibile finora.

Fuchsia vs Android

A cosa servirà Google Fuchsia

Rispetto ad Android, Google Fuchsia non si basa su Linux, ma è sviluppato da zero da Google. Per questo motivo l’azienda di Mountain View punta molto sul progetto, convinta del fatto che possa diventare l’OS su cui basare tutti i dispositivi del futuro.

L’obiettivo nemmeno troppo velato è di creare un ecosistema alla Apple, dove ogni dispositivo possa comunicare facilmente con un altro presente in casa grazie all’utilizzo dello stesso sistema operativo.

Consulenza, Formazione, Sicurezza informatica

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all’avvio

In era GDPR BitLocker dovrebbe essere uno strumento sempre utilizzato sui propri notebook e convertibili Windows 10 per proteggere efficacemente i dati memorizzati sugli stessi dispositivi. E ciò indipendentemente dal fatto che sulle proprie macchine si adoperino unità SSD o i tradizionali hard disk.
BitLocker  permette di crittografare il contenuto di tutte le unità di memorizzazione, compresa quella di sistema, in Windows 10 Pro, Enterprise ed Education ma non è disponibile nell’edizione Home del sistema operativo;

Come richiedere un PIN all’avvio della macchina per sbloccare le unità protette con BitLocker

Per impostazione predefinita, sui sistemi Windows 10 crittografati con BitLocker e protetti con chip TPM (Trusted Platform Module) il contenuto delle unità indicate viene cifrato ma nulla viene richiesto al boot. Così, l’accesso al sistema è possibile solo indicando le password corrette per i vari account configurati alla schermata di logon; se si volesse contare su un livello di sicurezza aggiuntivo e si volesse fare in modo che all’avvio non compaia subito la schermata di logon con la lista degli account, si può utilizzare una chiavetta USB per lo sblocco del sistema oppure richiedere l’inserimento di un PIN di propria scelta all’accensione del dispositivo Windows 10.
Per configurarlo, su un sistema protetto con chip TPM, basta seguire alcuni semplici passaggi:

1) Digitare Gestione BitLocker nella casella di ricerca di Windows 10 e verificare che BitLocker sia attivato. Con un clic su Amministrazione TPM, in basso a sinistra, ci si può accertare che il chip TPM sia presente sul PC in uso.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

2) Premere la combinazione di tasti Windows+R quindi digitare gpedit.msc.

3) Portarsi in corrispondenza di Configurazione computer, Modelli amministrativi, Componenti di Windows, Crittografia unità BitLocker, Unità del sistema operativo quindi fare doppio clic sulla regola Richiedi autenticazione aggiuntiva all’avvio nel pannello di destra.

4) Cliccare sul menu a tendina Configurazione PIN di avvio con il TPM e scegliere Richiedi PIN di avvio con il TPM. Premere quindi OK.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

5) Digitare cmd nella casella di ricerca di Windows 10 quindi premere la combinazione di tasti CTRL+MAIUSC+INVIO per aprire il prompt dei comandi con i diritti di amministratore.

6) Impartire il comando seguente per verificare lo stato della configurazione di BitLocker: manage-bde -status.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

Scrivendo manage-bde -protectors -add c: -TPMAndPIN si chiederà a BitLocker di obbligare l’utente all’inserimento di un PIN all’avvio del PC, prima della fase di boot e vera e propria (con l’indicazione c: si fa ovviamente riferimento all’unità di sistema contenente Windows 10, precedentemente crittografata).

7) Verrà chiesto di inserire un PIN numerico (“Digitare il PIN da utilizzare per proteggere il volume“): si tratta del “lasciapassare” che dovrà d’ora in avanti essere introdotto a ogni avvio della macchina.

8) Scrivendo ancora manage-bde -status, in fondo alla schermata dovrebbe apparire la voce TPM e PIN.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

9) Riavviando il PC verrà subito richiesto il PIN scelto in precedenza con la visualizzazione di una schermata simile a quella in figura.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

10) Nel caso in cui si dovesse dimenticare il PIN, si potrà sempre sbloccare BitLocker e accedere a Windows 10 premendo il tasto ESC e usando il codice di ripristino generato dal sistema in fase di configurazione di BitLocker.

BitLocker, come proteggere i dati su hard disk e SSD e chiedere una password all'avvio

Come disattivare la richiesta del PIN all’avvio del sistema protetto con BitLocker

Nel caso in cui, in un secondo tempo, si volesse disattivare la richiesta dell’inserimento del PIN all’avvio del sistema, si dovrà rieseguire l’Editor criteri di gruppo (gpedit.msc) e impostare su Non configurata la policy Richiedi autenticazione aggiuntiva all’avvio.

Dopo aver cliccato su OK, da prompt aperto con i diritti di amministratore, si dovrà infine digitare quanto segue:
manage-bde -protectors -add c: -TP
Così facendo tornerà a essere usato unicamente il chip TPM per sbloccare l’unità protetta con BitLocker.