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Un Ozono. Un Pianeta. Una possibilità. Con questo slogan si apre Reset Earth, il videogioco sviluppato dalle Nazioni Unite per portare nelle scuole una modalità differente per insegnare a ragazzi e ragazze l’importanza di vivere in modo sostenibile. L’idea è di imparare giocando, il motto latino “ludendo docere” che è alla base della filosofia di CampBus, il progetto educativo del Corriere della Sera che da settembre viaggerà nelle scuole italiane.

«Utilizzare un videogame per insegnare temi così importanti come il rispetto dell’ambiente significa cercare di avvicinarci al linguaggio di quel target fondamentale che sono i ragazzi e le ragazze. La generazione di uomini e donne di domani», ha spiegato Megumi Seki, responsabile del Segretariato Onu per l’Ozono, ospite di «Io mi gioco il Pianeta», l’evento che ha dato il via alla nuova edizione del progetto che vuole portare la didattica digitale, per quanto possibile in presenza, nelle scuole.

Come funziona Reset Earth, il videogioco Onu

In Reset Earth i protagonisti sono tre adolescenti che vivono nel 2084, un futuro dove l’Ozonosfera è stata distrutta a seguito delle azioni dell’uomo: la Terra è una landa desolata, i raggi del Sole senza filtro bruciano uomini e cose, l’aspettativa di vita raggiunge a stento i 30 anni. I tre studenti agiranno sotto il controllo dei giocatori, e dipenderà da loro riuscire nell’impresa di ripristinare lo strato dell’ozono.

Reset Earth: le Nazioni Unite lanciano un film e un videogioco

«Quello che viene mostrato nel gioco è una proiezione di come potrà essere la vita tra 60 anni. Ma non si tratta di fantascienza», ha puntualizzato Seki. «Tutta la trama è basata sui dati scientifici raccolti in questi anni, non è una finzione ma un vero strumento didattico che porta alla scoperta di quei principi di fisica e biologia che stanno alla base dell’importanza dello scudo naturale che si frappone fra noi e i raggi del Sole». Il gioco vuole dunque essere un vero programma didattico che accompagna gli studenti di tutti i Paesi verso la consapevolezza di come le buone pratiche possono fare la differenza. Megumi Seki ha presentato l’iniziativa ad alcuni degli studenti del progetto CampBus, presenti «a distanza» all’evento. «Il 16 settembre del 1987 veniva firmato il Protocollo di Montréal, che ha definito i principi in base ai quali preservare l’Ozonosfera», ha spiegato l’acting secretary Onu, rispondendo alle domande dei ragazzi.

«Chiedete ai vostri insegnanti di fare delle lezioni sull’importanza dello strato dell’Ozono, di quali sono le buone pratiche per salvaguardare il Pianeta dove vivete. E aiutatevi da soli, con i vostri compagni, a documentarvi sui temi ambientali». La signora Seki, membro scientifico dell’Unep fin dal 1994, ha concluso con un appello a studiare e leggere i giornali: «Essere informati è di fondamentale importanza, perché potrà aiutarvi a prendere le decisioni giuste nel vostro futuro, qualunque decisione».
Fonte: Corriere della Sera

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