Monthly: Giugno 2021

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Formazione, Software

Windows 11: una build a svelarne i segreti

La presentazione di Windows 11 è ormai cosa certa: comparsa una build di anteprima che permette di dare uno sguardo alla UI del sistema operativo. Prima alcuni screenshot trapelati su Baidu, poi una vera e propria build a svelarne i segreti: con qualche giorno di anticipo rispetto alla data della presentazione ufficiale, in programma per giovedì 24 giugno, possiamo dare uno sguardo all’aspetto di Windows 11, alla sua nuova interfaccia.

Windows 11: la nuova interfaccia del sistema operativo

Ciò che balza fin da subito all’occhio è il menu Start, componente chiave del sistema operativo per la quale si è ipotizzato più volte in passato un restyling. Il suo design risulta del tutto simile a quello di Windows 10X, versione della piattaforma inizialmente pensata per dispositivi dual screen e con schermo pieghevole. Destinata poi ai laptop e infine accantonata.

Nel filmato seguente si nota meglio come la UI sia stata semplificata rispetto a quella attuale di Windows 10, anzitutto togliendo di mezzo le Live Tile. L’allineamento può essere centrale oppure “a sinistra”, come da tradizione.

Pieno supporto ovviamente garantito per la Dark Mode e via libera all’introduzione degli angoli arrotondati per molti elementi dell’interfaccia come i menu contestuali, le finestre delle applicazioni ed Esplora Risorse. Insomma, tutto ciò che abbiamo visto e commentato nei mesi scorsi in relazione al major update noto con il nome in codice Sun Valley. C’è anche un nuovo suono di avvio (udibile nel tweet qui sotto), elemento cancellato dal sistema operativo ormai diverso tempo fa.

Ne sapremo di più il 24 giugno, in occasione dell’evento Microsoft dedicato alla presentazione ufficiale. Sarà interessante conoscere le tempistiche necessarie per il rilascio (il debutto, forse, già entro la fine del 2021) e le modalità scelte per la gestione delle licenze. Verrà offerto come upgrade gratuito a tutti coloro già in possesso di un dispositivo con W10?

Stando a quanto emerso finora, Windows 11 dovrebbe essere reso disponibile nelle tre edizioni Home, Pro ed Enterprise, proprio come il suo predecessore.

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Come collegare due monitor al PC

Se fino a qualche tempo fa collegare due monitor al PC poteva rivelarsi una spesa eccessiva, oggi quasi tutti li utilizzano per lavorare, così da poter suddividere meglio i programmi e le varie finestre. Praticamente ogni PC moderno può supportare il doppio monitor e, se così non fosse, possiamo sempre montare una scheda video con una doppia uscita video. A questo aggiungiamo che, nelle ultime versioni di Windows, possiamo trovare molte funzionalità di supporto alla configurazione dual monitor, cosa che prima richiedeva l’utilizzo di programmi appositi per “sdoppiare” il segnale.

collegare due monitor al PC

Con Windows 10 ogni monitor può avere la propria barra delle applicazioni e il pulsante Start, possiamo avere due sfondi diversi oppure uno solo panoramico esteso sui due schermi. In questa guida vi mostreremo i passaggi da seguire per collegare due monitor al PC, partendo dai requisiti e finendo con le impostazioni da configurare su Windows.

Tipo di schermo per il dual monitor

Per realizzare questa modalità sono ovviamente richiesti due monitor, che non devono per forza essere uguali. Si possono usare anche monitor di produttori diversi anche se, per ottenere i migliori risultati, conviene che i due monitor abbiamo la stessa risoluzione massima. Se si utilizzano due monitor con una diversa risoluzione, meglio farli operare ad una risoluzione supportata da entrambi (nell’esempio in alto, impostiamo entrambi i monitor a 1366×768 pixel).

Utilizzando due monitor con risoluzione diversa (uno a 1920×1080 pixel e l’altro a 1366×768 pixel per esempio) otterremo un ridimensionamento automatico delle finestre trascinandole da uno schermo all’altro. Questo potrebbe cambiare anche le proporzioni dei contenuti in una finestra (per esempio il testo di Word).

Tipo di collegamento tra PC e monitor

La seconda cosa da controllare sono i collegamenti presenti sul retro del PC e sul retro di entrambi i monitor. Sul computer devono essere presenti due uscite per il monitor, che possono essere disponibili sia sulla scheda madre sia sulla scheda video dedicata.

I tipi di collegamento più diffusi sono HDMIDisplayPort e DVI. Assicuriamoci che due di questi siano presenti sul retro del computer e controlliamo che entrambi i monitor posseggano almeno di una porta DVI (il più “anziano” tra quelli citati).

Cavi monitor

Evitiamo di utilizzare (se possibile) la connessione VGA, ormai datata per la maggior parte delle risoluzioni odierne. I due monitor possono anche avere due tipi diversi di connessione. Per esempio possiamo collegare un monitor con un cavo HDMI e l’altro con un cavo DVI o DisplayPort senza problemi.

Nel caso in cui dobbiamo comprare un secondo monitor controlliamo che siano presenti HDMI e DisplayPort, così da poterlo adattare a qualsiasi tipo di computer. Se si lavora con un portatile, possiamo collegare due monitor comprando una Docking Station, che fa da tramite e aggiunge le porte VGA o HDMI per il collegamento.

Scheda grafica del PC

Una scheda grafica dedicata di buon livello dovrebbe avere una porta HDMI, una porta DisplayPort e una porta DVI (anche se ultimamente non viene più inserita); sulle schede video più costose possiamo collegare fino a 6 monitor su altrettante porte!

scheda video

Se la scheda grafica è integrata nella scheda madre, quasi tutti i computer moderni offrono DVI e HDMI come porte video. Basterà sfruttare questi per ottenere il dual monitor. Dopo aver collegato i due monitor alla scheda video possiamo utilizzare sia le impostazioni di Windows sia il pannello di controllo dei driver dedicati alla scheda video per gestire la risoluzione e la modalità d’utilizzo

Configurare i due monitor su Windows

Dopo aver effettuato i vari collegamenti è il momento di accendere il computer e configurare i due schermi. Consigliamo di partire sempre con un solo monitor inserito (quello che identificheremo come principale), poi procedere al collegamento e alla configurazione del secondo.

Dopo la prima configurazione non dovremo fare nient’altro: Windows si ricorderà le nostre impostazioni. Una volta collegato il secondo monitor portiamoci in Impostazioni -> Sistema -> Schermo e premiamo sul tasto Rileva; se abbiamo collegato tutto correttamente comparirà il secondo monitor nel sistema di gestione.

impostazioni schermi

Lo schermo primario viene indicato con un simbolo 1 sopra, mentre quello secondario con il 2.

Selezioniamo quindi il monitor che si vuole come primario dal menu a tendina, premiamo su Identifica per sapere se è effettivamente impostato come 1 o come 2.

Dopo aver configurato il monitor primario, premiamo insieme i tasti Windows+P per accedere rapidamente alla finestra di configurazione degli schermi.

proietta schermi

Estendere lo schermo significa fare in modo di disporre un monitor ancora più ampio, che estende i suoi margini sul display accessorio. Viene creata un’estensione del desktop originale con nuova barra delle applicazioni separata. La risoluzione dello schermo deve essere identica su entrambi i monitor, anche a costo di sacrificare la qualità di quello più nuovo. Da notare che il menu Start si vedrà su entrambi gli schermi, ma ogni programma si aprirà sullo schermo principale e sarà, nel caso, da spostare e trascinare sull’altro monitor.

Sempre in Windows 10 è possibile scegliere uno sfondo panoramico per entrambi i monitor, dalla finestra per selezionare lo sfondo (premere col tasto destro del mouse sul desktop vuoto e poi andare su Personalizza).

Collegare due monitor in modalità wireless

Per collegare due monitor non è più indispensabile ricorrere a una soluzione “cablata”. Da qualche tempo a questa parte, infatti, è possibile usare Chromecast e lo standard Miracast. Chromecast, la chiavetta HDMI di Google da tempo disponibile nella sua seconda versione, è uno strumento eccellente che consente di trasformare qualunque televisore in una TV davvero “smart”. Una volta configurata la chiavetta, per trasmettere lo schermo a Chromecast, basta avviare il browser Chrome, cliccare con il tasto destro del mouse in un’area libera della pagina e scegliere Trasmetti. Non è più necessario installare alcuna estensione, requisito indispensabile in passato.

modalità wireless

Chrome permetterà così di clonare la singola scheda visualizzata nel browser oppure l’intero schermo. Di base, Chromecast permette soltanto di clonare lo schermo. A suo tempo, noi abbiamo individuato una procedura non supportata ufficialmente che permette di estendere il monitor del PC. I monitor/TV Miracast vengono automaticamente rilevati da Windows e utilizzando la combinazione di tasti Windows+P citata in precedenza. Si potrà attivare la duplicazione o l’estensione dello schermo.

Verifica supporto Miracast

Nel caso in cui lo schermo accessorio non supportasse direttamente Miracast, si potrà utilizzare un adattatore Miracast come questo. A patto però di avere disponibile sul monitor una porta USB per l’alimentazione del dispositivo. È fondamentale, ovviamente, che anche il computer supporti Miracast. Per verificarlo, basta scrivere dxdiag nella casella Apri e premere Invio. Al termine delle verifiche svolte dallo Strumento di diagnostica DirectX, si dovrà fare clic sul pulsante Salva tutte le informazioni quindi memorizzare il report (dxdiag.txt) in una cartella di propria scelta.

Dopo aver aperto il file .txt con un normale editor di testo, accanto alle voci Miracast si dovrebbe trovare un messaggio che conferma il supporto Miracast o che, viceversa, indica l’impossibilità di utilizzare questo standard. In quest’ultimo caso, viene chiarito se il problema dipenda dalla scheda WiFi o dalla scheda grafica (not supported by Wi-Fi driver o not supported by graphics driver).

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Formazione, Hardware, Tech

Stampanti a LED: cosa sono e come funzionano

Le stampanti non sono tutte uguali, esistono diverse tecnologie di stampa, sia per uso domestico che commerciale, e ognuna di queste ha i suoi punti di forza e debolezza. I due principali tipi di stampanti, a cui la maggior parte della gente è abituata, sono quelle a getto d’inchiostro, dette anche inkjet, e le quelle laser. Un’altra tecnologia di stampa, meno diffusa rispetto alle precedenti, è la stampa a LED che possiede molti aspetti in comune con la stampa laser. Ma cos’è esattamente una stampante a LED e come funziona? In questa breve guida informatica, faremo chiarezza su questa tecnologia di stampa e spiegheremo le principali differenze rispetto alla più tradizionale stampa laser.

Cos’è una stampante a LED

Iniziamo col dire che una stampante a LED è molto simile a una stampante laser in quanto utilizza lo stesso principio funzionamento per imprimere le immagini e il testo sulla carta. La prima stampante a LED è stata realizzata da OKI molti anni dopo l’invenzione della stampante laser. Per questo motivo, nonostante questa tecnologia abbia evidenti vantaggi rispetto alla stampa laser, le stampanti a LED OKI sono oggi poco diffuse rispetto alle stampanti laser che sono largamente impiegate in ambito aziendale e privato. L’intuizione di OKI fu quella di sostituire il laser con una matrice di LED (Light Emitting Diode) di piccolissime dimensioni. La luce emessa dai LED carica negativamente il tamburo “disegnando” il testo e le immagini che devono essere stampate sulla carta.

Come funziona una stampante a LED

All’interno di una stampante a LED sono presenti alcuni componenti di fondamentale importanza: un tamburo fotosensibile, una matrice di LED, una cartuccia di toner e un’unità di fusione. Vediamo in dettaglio i compiti svolti da ciascuno di essi per comprendere il funzionamento della stampante.

stampante led

Il tamburo

Il tamburo fotosensibile, detto anche drum, è un elemento cilindrico la cui superficie è rivestita di un materiale sensibile alla luce. Questo rullo, durante la fase iniziale del processo di stampa, viene sottoposto a una carica elettrostatica che respinge le particelle di toner. Successivamente, per mezzo delle luci emesse da una striscia di LED, sul tamburo viene “impressa” l’immagine elettrostatica che rappresenta il contenuto da stampare sul foglio. Potremmo dire che i LED svolgono la stessa funzione svolta dai pixel in un monitor o in un televisore. L’immagine elettrostatica disegnata sul tamburo, attrae le particelle di toner che vanno a depositarsi su di essa.

La matrice di LED

Come già anticipato, i LED vengono attivati in maniera selettiva in modo da riprodurre l’immagine da stampare sul foglio come se fossero i pixel di un televisore. La luce emessa dai LED colpisce la superficie del tamburo determinando una carica elettrostatica negativa capace di attirare le particelle di toner.

Il toner

Il toner è contenuto all’interno di una cartuccia ed è composto essenzialmente da particelle carboniose, con l’aggiunta di resine, coloranti e vari additivi che ne migliorano le caratteristiche e il comportamento durante il processo di stampa. Nel corso degli anni, il toner è stato migliorato sia dal punto di vista fisico che chimico per ottenere risultati di stampa sempre più soddisfacenti. Il toner di ultima generazione (toner MICROFINE) è composto da particelle di dimensioni piccolissime grazie alle quali si ottiene una risoluzione di stampa migliore.

L’unità di fusione

L’unità di fusione, detta anche semplicemente fusore, ha il compito di riscaldare, ad elevata temperatura, le particelle di toner che si sono depositate sul foglio di carta. Il toner sottoposto al calore si scioglie e aderisce al foglio in modo permanente. Il raggiungimento di una corretta temperatura è determinante per il fissaggio del toner sulla carta che altrimenti potrebbe distaccarsi dando luogo a difetti di stampa e sbavature. Una tipica caratteristica delle stampanti laser e delle stampanti a LED è quella di stampare fogli molto caldi e questo è dovuto proprio all’azione del fusore all’interno della stampante.

Principali differenze con la stampa laser

Le stampanti laser sfruttano una sorgente laser per realizzare l’immagine elettrostatica sul tamburo mentre le stampanti a LED utilizzano una fitta matrice di LED (piccolissime sorgenti luminose) per raggiungere lo stesso scopo. Il laser necessita di una serie di specchi e lenti che muovendosi deviano il raggio luminoso sulla superficie del tamburo interessata (il cosiddetto gruppo ottico). Invece i led rimangono fissi durante il processo di stampa e si accendono ad intermittenza in perfetta sincronia con il movimento del foglio.

Queste differenze comportano una serie di vantaggi nella stampa a LED:

  • Minori parti meccaniche in movimento rispetto alle stampanti laser;
  • Maggiore velocità di stampa;
  • Semplicità costruttiva e minore ingombro;
  • Manutenzione semplificata.
  • Altro vantaggio non trascurabile è la maggiore efficienza energetica dei LED rispetto al laser. Sebbene in entrambe le tecnologie il consumo maggiore di energia sia dovuto al riscaldamento del fusore. In definitiva, le stampanti a LED rappresentano una valida alternativa alle più diffuse stampanti laser.
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gmail pop imap
Formazione, Internet, Sicurezza informatica, Software

Configurare la posta Gmail su Outlook

Hai provato a configurare la posta Gmail su Microsoft Outlook ma non funziona?. Sia la configurazione automatica che quella manuale, con i parametri di configurazione proposti da Google, sembrano errati. Nemmeno la funzionalità IMAP dalle impostazioni Gmail nella voce “inoltro POP/IMAP” hanno esito negativo. La soluzione al problema potrebbe essere l’attivazione dell’accesso alle app meno sicure di Google.

Come Configurare la posta Gmail su Outlook

Per configurare la posta Gmail su Outlook e Windows, occorre apportare delle modifiche alle impostazioni di sicurezza dell’account Google.

Attivazione modulo IMAP e POP3 sulla casella di posta Gmail

Esistono delle politiche di prevenzione che impediscono la configurazione della posta Gmail su dispositivi che utilizzano tecnologie non sicure di connessione dal punto di vista di Google. Guarda caso, Microsoft Outlook rientra quasi sempre in questa lista, a differenza di client di posta quali Mail per OS X Apple.

Impostazione sicurezza account Google

Soluzione ai problemi di utilizzo Gmail su Outlook

  1. Accedi al link https://www.google.com/settings/security/lesssecureapps e loggati con le tue credenziali Gmail se non lo hai già fatto;
  2. Seleziona la voce “ATTIVA” su “Accesso per app meno sicure” e clicca su FINE
  3. Configura la casella di posta Gmail su Outlook utilizzando la configurazione automatica o quella manuale.

Impostazioni IMAP per la posta GMail

Server posta in arrivo (IMAP), è richiesto SSL

  • imap.gmail.com
  • Porta: 993
  • Richiede SSL: sì

Server posta in uscita (SMTP), è richiesto TLS o SSL

  • smtp.gmail.com
  • Porta: 465 o 587
  • Richiede SSL: sì
  • Richiede l’autenticazione: sì
  • Utilizza le stesse impostazioni del server della posta in arrivo
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email infette
Formazione, Internet, Sicurezza informatica

Riconoscere mail con Virus

Esistono diversi tipi di reati informatici e molti si propagano tramite lo strumento più utilizzato dagli internauti, la posta elettronica. Ogni giorno in rete viaggiano moltissime e-mail fraudolente, che hanno come unico scopo quello di truffare o intercettare la vittima interessata. Impariamo a riconoscere le mail con Virus.

Le principali minacce informatiche

  • Infezione da virus
  • Spam
  • Malware (malicious software)

Le azioni intraprese dai cyber-terroristi

  • Cyberstalking: Metodo utilizzato per molestare una persona con l’obiettivo di costringere il malcapitato ad effettuare azioni dannose ed estorcere informazioni personali senza espresso consenso;
  • Frode e falsa identità: utilizzo improprio di identità fasulla per stipulare contratti, polizze o altro, senza essere rintracciati;
  • Information Warfare: è una tecnica digitale, difensiva ma anche offensiva, utilizzata in ambito politico e militare per tutelare e trarre vantaggio nei confronti del proprio avversario;
  • Phishing: è una delle truffe più diffuse, basata sull’invio di email molto curate, spesso provviste di logo contraffatto di banche o società, con la quale si richiedono informazioni riservate agli utenti per ragioni più disparate.

Come riconoscere mail con Virus, facilmente

virus mail

Dopo un po’ di teoria veniamo alla pratica. Riconoscere una mail con virus da una senza non è poi così scontato. Alcuni provider di posta elettronica come GMail utilizzano un sistema anti-spam che riesce, quasi sempre, ad intercettare phishing mail o mail pericolose, rifilandole direttamente nella cartella di Spam.

Altri provider e in alcuni casi anche GMail non sono però in grado di filtrare i messaggi nocivi lasciando all’utente l’incombenza di decidere e rischiare. Ma come facciamo a riconoscere una mail sana da una truffaldina e pericolosa? Ecco un piccolo prospetto da seguire, punto per punto, prima di aprire una mail sospetta che non ci convince al 100%.

  • Controlla accuratamente il mittente e l’indirizzo di provenienza della mail. Se non conosci chi ti scrive, fai mente locale e prova ad associare l’oggetto della mail ad esso. Se ti sembra tutto ok passa al prossimo passo;
  • Non essere impulsivo ed evita di cliccare su qualche link o di aprire degli allegati presenti nella mail senza prima controllarla. La prima regola per evitare di essere attaccati da malware o virus è quella di non aprire allegati e non cliccare sui link se non si è certi al 100% della veridicità della mail. Se il contenuto della mail e il mittente ti convincono, procedi.

Se la mail proviene da un istituto di credito, da una finanziaria o da altri servizi a cui ti sei abbonato, non cliccare mai su eventuali link presenti al suo interno. Le probabilità che ti portino a contrarre malware e/o a essere vittima di Phishing sono elevatissime. Paypal e le banche non inseriscono mai link nella mail per chiederti di cambiare la password o di aggiornare i dati personali.

  • Non dare mai per scontato che il mittente sia quello che apparentemente sembra di essere: spesso i messaggi di spam mostrano un display name artefatto, per poi nascondere indirizzi fittizi e/o ingannevoli (es. @poste-italiane.com o @banca-intesa.org). Cestina subito questi messaggi e aggiungi il mittente allo spam.
  • Non essere mai tranquillo anche se sembra tutto perfetto: la maggior parte dei problemi di sicurezza si manifestano se siamo di fretta e quando diamo per scontato la bontà di una mail. Stare sempre all’erta è una buona premessa per evitare problemi seri.
  • Installa un buon antivirus dotato di efficace filtro anti-spam; questi software aggiungono un motore di scansione in tempo reale sulla propria mail e riescono ad analizzare in tempo reale allegati e contenuto. Gli antivirus commerciali come kaspersky e BitDefender rappresentano dei veri must in questo ambito.
  • Controlla sempre il contenuto del testo, spesso le mail di spam presentano un italiano scorretto e difficilmente risultano formattate perfettamente.
  • Ultimo ma non meno importante, se la tua casella di posta è costantemente intasata da spam, impegnati seriamente a cambiarla, optando magari per un provider differente.
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velocizza wordpress
Formazione, Internet, Software

Velocizzare WordPress filtrando i plugin

I plugin di WordPress rappresentano importanti risorse di sviluppo per il popolare content management system (CMS). Tramite i plugin è possibile aggiungere moduli e funzioni, senza essere sviluppatori WordPress. Tuttavia, non tutti sanno che i plugin possono ridurre sensibilmente le prestazioni del sito, rallentandolo notevolmente. Se i plugin non sono sviluppati e testati correttamente, possono aumentare drasticamente i tempi di esecuzione degli script e rallentare il caricamento delle pagine. Vi spieghiamo come velocizzare WordPress, filtrando i plugin e scegliendo in quale pagina del sito attivarli, bloccandoli in tutte le altre.

Quando i Plugin di WordPress possano rallentare il sito

Prima di installare un plugin di WordPress, sarebbe utile testarlo in locale e valutare la ricaduta sulle performance del sito. Un nuovo plugin è una nuova porzione di codice aggiuntiva, che potrebbe comportare anche problemi di sicurezza e che richiede quindi la massima attenzione. L’esempio più emblematico di plugin da installare con cautela è rappresentato da Contact Form 7, il diffusissimo Plugin per l’inserimento di moduli di contatto su WordPress. Questo plugin, che funziona molto bene, include in tutte le pagine del sito due risorse, anche se nella pagina non si trova alcun modulo di contatto. Le risorse incriminate sono script.js e style.css. Il caricamento incondizionato di questi elementi, comporta l’inutile spreco di risorse di WordPress e il conseguente rallentamento delle prestazioni. Fortunatamente esiste una soluzione per questo problema, incrementando un sistema che permetta di attivare o disattivare il plugin in base ad alcune condizioni e singole pagine.

Velocizzare WordPress con i Plugin

Esistono due modi per disattivare un plugin di WordPress in base alla pagina; il primo metodo è quello di realizzare manualmente uno script PHP, salvandolo nella cartella dei Must-use-plugin di WordPress.

Velocizzare WordPress filtrando i plugin


Must-use-plugin di WordPress sono plugin atipici, che vengono eseguiti prima dei plugin tradizionali e non possono essere visibili o gestiti dalla bacheca di WordPress. L’unico modo per creare un Must-use-plugin è quello di collocarli manualmente all’interno della cartella predefinita /Sito/mu-plugins/.

La seconda soluzione, molto più semplice, consiste nell’installare un plugin che permetta di filtrare l’esecuzione selettiva di tutti gli altri plugin. Plugin Load Filter è la soluzione completa per attivare o disattivare i plugin, in base ad alcuni criteri. Una volta installato il plugin sarà possibile richiamare la pagina di configurazione, posizionandosi nella barra laterale dei menu, su Plugin > Plugin Load Filter. La prima schermata del menu permette di selezionare i plugin da disattivare. Per ciascun plugin è possibile assegnare tre valori: Norman Load (predefinito), Admin Filter e Page Filter.

La prima opzione, indica che il plugin corrispondente sarà sempre attivo, incondizionatamente, su tutte le pagine. Assegnando ad un plugin l’opzione Admin filter, significa indicare a WordPress che quel preciso elemento dovrà funzionare solo quando si effettuerà il login con utenza amministrativa di WordPress. L’ultima opzione, quella più intrigante e funzionale, permette di assegnare diversi criteri di attivazione e disattivazione dei plugin. Le eccezioni previste dalla funzione Page Filter, permettono per esempio di attivare un plugin di WordPress solo nella versione desktop del sito e disattivarla in quella mobile (e viceversa), di selezionare solo alcune pagine in cui il plugin dovrà lavorare, e tanto altro.

load filter

Come misurare la velocità di WordPress

Chiaramente, la procedura descritta rappresenta solo una parte delle operazioni da effettuare per ottimizzare un sito WordPress, in ottica di performance e SEO. Ora che avete imparato a filtrare i plugin, provate a testare le performance del sito, utilizzando uno tra i servizi elencati di seguito.

I tool per misurare la velocità di WordPress

In rete esistono diversi strumenti per misurare le performance di un sito web; alcuni di essi sono davvero validi e ci consentono di testare il sito WordPress (ma non solo), per evitare penalizzazioni o malfunzionamenti. Un sito veloce e funzionale è sempre un passo in avanti rispetto ad uno più lento e problematico. Ecco tre tool che potete utilizzare per testare il vostro

Pingdom.com è uno strumento completamente gratuito, che permette di misurare il caricamento di pagine ed elementi integrati (immagini, CSS, JavaScript) creando report finali di facile lettura per tutti gli utenti. La versione a pagamento, consente di pianificare analisi automatica del sito, generando avvisi in caso di riduzione delle prestazioni.

pingdom

PageSpeed Insights è uno strumento di rilevazione delle prestazioni di un sito che utilizza i criteri di valutazione di Google. Tramite questo strumento è possibile verificare le performance di un sito nella versione mobile o tradizionale. PageSpeed Insights genera report finali dettagliati, con valutazione complessiva da 1 a 100 e consigli sulle parti del sito da ottimizzare.

pagespeed insights

GTmetrix è uno strumento molto utile e funzionale per la misurazione delle performance di un sito. Permette di confrontare siti, offre report dettagliati, esportabili sul PC. E’ uno strumento valido e funzionale alla portata di tutti. Come Pingdom, anche GTmetrix nella versione a pagamento permette di effettuare scansioni automatiche e di essere avvisati in caso di problemi di performance del proprio sito.

gtmetrix
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Cloud Computing, Formazione, Software

Usare Chrome OS su qualsiasi Computer

Una breve guida per spiegarvi passo passo come usare Chrome OS su qualsiasi Computer per valutare eventualmente un acquisto di un Chromebook vero e proprio. E’ piuttosto semplice farsi un’idea di come funziona Chrome OS. Vi guideremo nell’installazione di Chromium OS (la versione open source di Chrome OS) e di una variante più completa dello stesso Chromium chiamata CloudReady OS.

Nulla vi vieta di installare in modo definitivo una delle due proposte, rispetto ad un Chromebook con Chrome OS la principale differenza sarà l’assenza del Google Play Store da cui installare le app compatibili. Una strada ancora più semplice prevede di collegarsi ad un sito realizzato da Google che simula l’utilizzo di un Chromebook, potete raggiungerlo cliccando sul link a seguire.

CHROMEBOOK SIMULATOR

Provare Chromium o CloudReady vi farà capire le potenzialità del sistema permettendovi di valutare se possa essere adatto alle vostre esigenze. Non badate troppo alle performance perché caricheremo il sistema operativo su una chiavetta USB, per forza di cose le performance non potranno essere eccellenti, a differenza di quanto avviene con un Chromebook vero e proprio.

Un modo per risolvere questo inconveniente è installare effettivamente Chromium o CloudReady sul disco SSD del vostro PC, ma vi consigliamo prima di provarlo su una chiavetta.

PROVARE CHROMIUM OS | GUIDA

chromium

i proponiamo di provare prima di tutto Chromium, in pochi semplici passaggi sarete pronti ad avviare la vostra chiavetta USB con il sistema operativo.

Scaricate la versione corretta per il vostro PC nel database raggiungibile a questo sito:

Cercate l’ultimo file disponibile con un nome che inizia con Camd64OS seguito da un codice numerico (data + versione).

Come vedete si tratta di un file compresso di tipo .7z (7zip). Una volta terminato il download potete estrarlo con il tool integrato in Windows o MacOS oppure usare programmi di terze parti come 7zip, gratuito e open source.

All’interno del pacchetto scaricato troverete un file .img (immagine disco), come nelle ricette di cucina, prendetelo e tenetelo da parte.

Ora vi servirà un semplice programmino per creare una chiavetta USB avviabile. In altre parole un tool che converte il file immagine di disco in qualcosa che si possa avviare effettivamente sul vostro Notebook. Chiaramente vi servirà una chiavetta USB, possibilmente veloce da almeno 8 GB.

Il programmino in questione che vi suggeriamo si chiama balenaEtcher, è compatibile con Windows, Linux e Mac, lo trovate al seguente link:

DOWNLOAD BALENA ETCHER

ATTENZIONE: la procedura cancellerà tutti i dati preesistenti sulla chiavetta, assicuratevi dunque che sia vuota o non contenga file da conservare.

Inserite la vostra chiavetta nel Notebook, aprite balenaEtcher. Nel pulsante centrale potete scegliere la chiavetta USB come supporto per l’avvio di Chromium, con il pulsante sinistro potete scegliere il file immagine di Chromium che avete precedentemente estratto.

Attenzione a questi passaggi! Selezionate il file .img che avete estratto, non altro, ma soprattutto occhio a selezionare la chiavetta USB che avete inserito e non il disco di sistema o altri dischi eventualmente collegati al momento su quel PC.

Quando è tutto pronto premete su “Flash!”. Ci metterà al massimo una decina di minuti, dipende dalla vostra chiavetta USB.

Quando la procedura sarà terminata il più sarà fatto, potete spegnere il PC.

Assicuratevi che la chiavetta sia inserita, all’avvio premete il tasto F12 (⌘ per Mac) non appena compare il logo del produttore del notebook, questo vi permetterà di entrare in un menù semplicissimo chiamato “boot option”.

Vedrete un elenco dei dischi presenti sul PC, compresa la chiavetta che avete inserito. Selezionatela spostandovi con le frecce della tastiera e premete invio per caricare il contenuto della chiavetta. Solo così potrà avviare Chromium OS.

Attenzione, al momento non avete modificato nulla sul vostro PC, semplicemente gli avete imposto di caricare la chiavetta USB anziché il SO installato sui dischi integrati.

Dopo un caricamento di alcuni minuti vedrete comparire le prime schermate di Chromium OS, non vi spaventate se in questo momento il notebook dovesse sembrarvi bloccato con schermo nero, non visualizzerete una barra di caricamento, rimarrà quindi apparentemente inattivo per diversi minuti, massimo una decina.

Comparirà poi la prima schermata di Chromium. Attendete ancora qualche minuto prima di completare la configurazione iniziale in modo che Chromium OS venga caricato in memoria e le prestazioni diventino di conseguenza accettabili. Diversamente vedrete tutto muoversi molto lentamente e vi passerà la voglia di provarlo veramente.

Vien da sé che se sostituite una semplice chiavetta USB con un SSD portatile o con altro di più performante, anche la reattività di Chromium ne guadagnerà.

PROVARE CLOUDREADY OS | GUIDA

Rispetto ad una prova più “grezza” con Chromium OS, quella con CloudReady è qualcosa di decisamente più completo. Si tratta infatti di un vero e proprio OS ottimizzato e abbellito pronto all’uso quotidiano. Neverware, l’azienda che lo ha sviluppato sulla base di Chromium OS, mette a disposizione una versione totalmente gratuita per uso personale, una educational ed una enterprise con piani di pagamento e funzionalità differenti.

Ci sono diversi metodi per installare CloudReady su chiavetta. Noi vi proponiamo quello ufficiale ma online potrete trovare numerosi tutorial, ad esempio utilizzando balenaEtcher che vi abbiamo consigliato per ChromiumOS. Con Windows esiste addirittura un tool sviluppato da Neverware, l’azienda di CloudReady, per l’installazione guidata, è una ulteriore possibilità.

In ogni caso l’installazione su chiavetta USB avviabile per CloudReady è davvero semplicissima e all’interno della versione per chiavetta troverete un programma che consente l’installazione definitiva su un disco interno.

CloudReady è largamente compatibile con i notebook, alcuni sono stati inseriti in un elenco di dispositivi “certificati”, su queste macchine avrete la garanzia di una piena operatività e completa funzionalità. Se il vostro laptop non fosse inserito nella lista di certificati non disperate, la stessa Neverware incoraggia a provare l’installazione via USB, molto probabilmente non incontrerete alcun problema.

INSTALLAZIONE SU CHIAVETTA USB

Procuratevi una chiavetta USB, possibilmente veloce, con almeno 8 GB di spazio di archiviazione. Tenete presente che tutto ciò che contiene verrà resettato per poter creare il supporto avviabile con CloudReady.

Su questa pagina potete trovare un tutorial molto dettagliato fornito dalla casa di sviluppo del sistema. Vediamo brevemente i passaggi salienti.

Prima di tutto scaricate sul vostro notebook il file immagine di CloudReady. Nella pagina di download potrete scegliere se scaricare il tool di creazione USB che farà tutto in automatico (solo Windows) oppure scaricare il file immagine per creare manualmente il supporto USB, noi seguiremo questa seconda strada. Cliccate quindi su DOWNLOAD 64-BIT IMAGE

DOWNLOAD CLOUDREADY

Verrà scaricato un file archivio, estraetelo con il tool integrato nel vostro sistema operativo o con alternative di terze parti come 7zip. Otterrete un file di tipo .bin.

Sul vostro PC dovete avere installato il browser Chrome. Poi aggiungete l’estensione “utilità di ripristino Chromebook”, la trovate al seguente link:

DOWNLOAD UTILITA’ DI RIPRISTINO CHROMEBOOK

Dopo aver aggiunto l’estensione di Chrome apritela cliccando su Avvia nella pagina da cui l’avete scaricata. Poi cliccate in alto a destra sull’icona a forma di ingranaggio e su usa immagine locale. Poi selezionate il file .bin di CloudReady che avete estratto in precedenza e avviate la procedura, ci vorranno almeno 10 minuti.

Dopo aver creato l’unità USB di avvio potete spegnere il PC.

Assicuratevi che la chiavetta sia inserita, all’avvio premete il tasto F12 (⌘ per Mac) non appena compare il logo del produttore del notebook, questo vi permetterà di entrare in un menù semplicissimo chiamato “boot option”.

Vedrete un elenco dei dischi presenti sul PC, compresa la chiavetta che avete inserito. Selezionatela spostandovi con le frecce della tastiera e premete invio per caricare il contenuto della chiavetta. Solo così potrà avviare CloudReady.

Attenzione, al momento non avete modificato nulla sul vostro PC, semplicemente gli avete imposto di caricare la chiavetta USB anziché il SO installato sui dischi integrati.

Dopo aver selezionato l’avvio da chiavetta USB lo schermo si spegnerà per qualche minuto, non preoccupatevi se lo vedete apparentemente bloccato. Ad un certo punto comparirà la prima schermata di CloudReady e a seguire potrete completare la configurazione.

Una volta avviato il sistema operativo potrete divertirvi ad esplorare le funzionalità. Cliccando in basso a destra su “Install OS” verrete guidati nell’installazione definitiva o in dual boot di CloudReady sul vostro PC.

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Formazione, GDPR, Sicurezza informatica

“Legge Privacy”: le incomprensioni sul GDPR

Se da un personaggio pubblico che poteva anche diventare presidente del Consiglio dei ministri, membro del FMI e editorialista di testate prestigiose quali La Stampa e Repubblica ascoltiamo le parole la legge privacy va cambiata, ci rendiamo conto di come vi sia ancora molta strada da fare. L’economista Carlo Cottarelli, già incaricato dal presidente Mattarella di formare il Governo prima dei Giuseppe Conte, ha usato queste parole in un recente Tweet. L’argomento era un provvedimento del garante che avvertiva di come la app IO non fosse adeguata e come presentasse problemi per erogare il Green Pass.

cottarelli

Problemi che dovranno essere risolti e poi via libera. Errori analoghi li ha commessi anche Carlo Calenda, aspirante sindaco di Roma, che ha definito il Garante un “intoppo burocratico” quando questi si sarebbe permesso di ricordare che è lo Statuto dei Lavoratori, e non certo il GDPR, che prevede il divieto da parte del datore di lavoro di indagini sullo stato di salute dei dipendenti e di come, di conseguenza, la vaccinazione sui luoghi di lavoro permetta al datore di disporre dati che lo Statuto gli vieterebbe di avere.

GDPR: un’ opportunità per le aziende

In ogni caso Cottarelli e Calenda, specialmente il primo, hanno dimostrato una scarsa conoscenza della normativa e dimenticato che non è nelle mani del legislatore italiano poter cambiare il GDPR che, dobbiamo ribadirlo, non deve essere inteso come un ostacolo burocratico, bensì come un’opportunità per le aziende di organizzarsi in maniera etica e positiva minimizzando i dati e garantendone la protezione agli utenti.

Inoltre, quello di avere i propri dati personali protetti e non utilizzati a scopi illeciti e non dichiarati, è un ben preciso diritto dei cittadini per i quali, ricordiamolo, c’è una norma volta a proteggere la sfera privata non solo da massicci e invasivi invii di spam pubblicitario, ma anche di non essere profilati da aziende di qualsiasi tipo o organizzazioni magari politiche. 

La “legge Privacy” non esiste: le incomprensioni sul GDPR

Interventi globali sul sistema di protezione dati

Purtroppo, la confusione che si fa e che si genera anche dal continuo utilizzo in maniera inopportuna del termine privacy, porta ancora a mescolare questo concetto con quello di protezione dati. Manca ancora l’educazione alla protezione del dato. Dato che purtroppo, è spesso rilasciato dall’utente in rete senza consapevolezza e con molta confusione sui limiti normativi e senza leggere le informative.

Queste ultime spesso troppo complesse e magari ancora non a norma. Una diversa consapevolezza sembra peraltro sia emersa nel corso dell’ultimo G7. Questo, in un’ottica anticinese, ha parlato di una governance dei dati che potrebbe portare ulteriori interventi globali sul sistema di protezione dati. E, inoltre, disciplinare un internet ancora troppo far west e con normative non chiare, come abbiamo visto, anche a chi dovrebbe applicarle.

Non è solo una questione di terminologia corretta (anche se sarebbe lecito aspettarsela). Bensì di conoscenza e consapevolezza di un argomento sensibile che tocca tutti e, in particolare, i minori e i più piccoli.

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Cloud Computing, Database, Formazione, Internet, Software, Telefonia Mobile

Google Calendar, come utilizzarlo al meglio

Tra gli strumenti più utili di Google legati alla produttività c’è sicuramente Google Calendar. Servizio questo utile per creare, condividere e gestire al meglio tutti gli eventi, gli appuntamenti e i promemoria del giorno. In questa guida andremo ad analizzare tutte le sue potenzialità, cercando di darvi alcuni utili consigli che vi aiuteranno a capire come utilizzare al meglio Google Calendar. Prima di farlo però, vediamo brevemente di cosa si tratta, così che anche chi non conosce il servizio potrà approfittarne.

Che cos’è Google Calendar

Per dirla nella maniera più semplice possibile: Google Calendar è una piattaforma online creata da Google per raccogliere tutti i calendari desiderati, così da poterli anche condividere ed esportare (o importare) per l’utilizzo su servizi analoghi. Si basa principalmente sulla sincronizzazione con l’account Google (quello utilizza anche per Gmail). Infatti per questo motivo, non manca una profonda integrazione con tutti gli altri strumenti ideati dalla stessa azienda. Inoltre, offre tutte le sue funzionalità anche al servizio di applicativi di terze parti, in modo da ampliare ulteriormente le sue capacità. In poche parole è uno strumento gratuito per organizzare eventi e appuntamenti attraverso una piattaforma cloud. Ciò significa che con questa agenda elettronica puoi raggiungere in qualsiasi momento il tuoi planning, anche da smartphone.

Google Calendar, come utilizzarlo al meglio

Google Calendar può essere consultato su tantissimi dispositivi diversi. Questo perché dispone di un’applicazione per smartphone e tablet (sia Android che iOS) e di un’interfaccia online. Quest’ultima accessibile tramite un qualsiasi browser web, sia desktop che mobile. Gli unici fattori necessari saranno: possedere una connessione internet e un account Google.

L’interfaccia di Google Calendar

Per parlare dell’interfaccia di Google Calendar ci concentreremo per lo più sulla piattaforma desktop, in quanto risulta essere quella più utilizzata e ricca di opzioni. Subito dopo aver eseguito l’accesso al sito Web dedicato (inserendo le credenziali Google), apparirà una schermata suddivisa in due zone. La colonna dei menu sulla sinistra e il piano di lavoro principale in tutta la zona centrale e destra.

Il primo elemento che appare in alto a sinistra è il bottone “Crea”, molto utile per avviare la schermata di creazione di un nuovo evento, che affronteremo però nei paragrafi successivi. Subito in basso non manca un piccolo calendario mensile, perfetto per avere a colpo d’occhio l’organizzazione dei giorni in un mese specifico. Il quale ovviamente potrà essere modificato attraverso le frecce nell’angolo a destra. Inoltre, cliccando su un particolare giorno, si verrà trasportati direttamente in quel giorno, mostrando quindi tutti gli eventi e i promemoria creati.

Infine, andando ancora più in basso, si incontreranno tutti i calendari creati. Questi saranno tutti abilitati per la visualizzazione di default, ma togliendo il segno di spunta sulla sinistra verranno momentaneamente nascosti dal piano di lavoro principale. Da qui si potranno anche modificare oppure crearne di nuovi.

Tutta la zona centrale sarà quindi dedicata all’effettiva visualizzazione degli eventi e dei promemoria, i quali potranno anche essere modificati, esportati ed eliminati attraverso semplicissime operazioni. Cliccando su un punto vuoto del piano di lavoro si potrà infatti creare un nuovo evento. Questo senza la necessità di passare per il bottone visto in precedenza. In alto non mancherà la possibilità di navigare tra i giorni, oppure tornare alla timeline attuale cliccando su “Oggi” in alto a sinistra. Aprendo invece il menu a tendina alla destra dell’icona ad ingranaggio delle impostazioni si potrà modificare l’interfaccia. Qui visualizzeremo: solo un giorno, una settimana, un mese, un anno o anche solo 4 giorni.

Creare e aggiungere calendari

Ecco come creare nuovi calendari, in modo da generare un nuovo spazio di lavoro da organizzare. Per farlo bisognerà scendere ancora una volta nella sezione in basso a destra e cliccare sull’icona “+” alla destra di “Altri calendari”. Qui appariranno quindi diverse opzioni. Iscriviti al calendario, per aggiungere automaticamente un calendario creato da un altro utente. Crea nuovo calendario, per crearne uno nuovo personalmente. Sfoglia calendari di interesse, per aggiungerne uno presente nel catalogo offerto dal Google (ad esempio le fasi lunari). Da URL, per aggiungerne uno pubblico e condiviso tramite link, e infine Importa, per importare un file di tipo “.ics”.

Scegliendo “Crea nuovo calendario” si avvierà la schermata di modifica, in cui poter aggiungere il nome, la descrizione e il fuso orario principale. In seguito si potrà ovviamente modificare con le opzioni viste in precedenza.

Come personalizzare un calendario

Prima abbiamo fatto riferimento alla possibilità di modificare i calendari creati e presenti di default, perciò vediamo adesso in che modo farlo. Per avviare la sezione di modifica basterà portare il cursore sul nome del calendario da editare (nella lista in basso a sinistra) e subito dopo cliccare sull’icona con tre puntini che appare alla sua destra. Già da qui si potrà modificare il colore di visualizzazione, ma per tutte le altre opzioni bisognerà scegliere la voce “Impostazioni e condivisione”.

A questo punto si potrà quindi modificare il nome, scrivere una breve descrizione, impostare il fuso orario principale, modificare gli avvisi e le notifiche da impostare di default per i nuovi eventi. Oppure scegliere se renderlo privato o pubblico, con eventuale possibilità di ottenere il link per la condivisione.

Creare un evento con Google Calendar

Arriviamo quindi ad una delle opzioni principali del servizio. Per creare un nuovo evento sarà sufficiente cliccare su “Crea” in alto a destra. Automaticamente si avvierà una schermata miniaturizzata in cui includere le informazioni più importanti. Tra cui: titolo,  orario, eventuale ripetizione, luogo, descrizione e tipo di calendario. Cliccando invece su “Altre opzioni” si avvierà la schermata completa in cui inserire informazioni più approfondite o invitare altri utenti a partecipare. Infine, per confermare il tutto, non servirà altro che cliccare sul tasto blu “Salva“.

Ripeti l’evento più volte

All’interno della stessa schermata di creazione (o modifica, visto che sono le stesse) di un evento, si potrà anche decidere se ripetere o meno un appuntamento. Per farlo sarà sufficiente cliccare sul menu a tendina “Non si ripete” (proprio sotto il titolo) e scegliere se ripeterlo: ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno, oppure creare una ripetizione personalizzata. Inoltre, optando per quest’ultima opzione, sarà anche possibile fissare una data di fine ripetizione.

Come condividere un calendario

Tornando all’interno della schermata di modifica di un calendario (come visto in precedenza) invece, questo si potrà facilmente condividere con altre persone, offrendo anche la possibilità di modifica e personalizzazione degli eventi. Per farlo, basterà scendere in basso fino a raggiungere la sezione “Condividi con persone specifiche” e cliccare sull’opzione “Aggiungi persone”. Da qui si dovrà inserire l’indirizzo Gmail dell’utente e scegliere se consentirgli solo di visualizzare il calendario oppure di poterlo anche modificare.

Inviare email agli invitati

Una volta impostate le dovute personalizzazioni, per inviare il calendario bisognerà cliccare sul bottone blu “Invia”, alla destra di “Annulla”. A questo punto, il destinatario dell’invito riceverà due avvisi. Uno all’interno del proprio Google Calendar e uno tramite messaggio email, all’interno del quale non mancherà il tasto relativo all’accettazione e alla successiva importazione del calendario condiviso.

Creare un promemoria con Google Calendar

Con Google Calendar però, oltre agli eventi, si potranno anche gestire i promemoria, i quali verrano anche importati da Google Assistant. Per creare un nuovo promemoria bisognerà cliccare nuovamente su “Crea” in alto a sinistra e subito dopo selezionare l’opzione “Promemoria” sotto il campo dedicato al titolo. Da questo momento in poi, le opzioni di modifica verranno ridotte, in modo da concentrare l’attenzione solo sulla data, l’orario e l’eventuale ripetizione del promemoria. Una volta inserite tutte le informazioni, basterà cliccare su “Salva” per confermare tutto.

Integrare calendari comuni

I calendari comuni, su Google Calendar chiamati “Calendari di interesse”, sono sostanzialmente degli eventi precisi, comuni a chiunque e in genere incentrati su un’unica categoria di informazione. Per fare un esempio banale, il classico calendario delle “Festività italiane” è proprio un calendario comune e viene in genere attivato di default sulla maggior parte dei servizi di questo tipo.

Google Calendar dispone di tantissimi calendari di interesse, i quali possono essere attivati in pochissimo tempo. Per farlo sarà sufficiente cliccare sull’icona “+” alla destra di “Altri calendari” (nell’angolo in basso a sinistra della schermata). Una volta qui cliccare su “Sfoglia i calendari di interesse”. Qui saranno presenti i calendari delle festività di altre religioni, quello delle fasi lunari, oppure delle partite di una specifica squadra sportiva.

Qualora si volesse invece scaricare un calendario comune da Internet, per importarlo basterà cliccare sull’icona “+” alla destra di “Altri calendari” e concludere con “Importa”, così da selezionare il file “.ics” precedentemente scaricato.

Inserire un calendario su un sito web

Un qualsiasi calendario di Google può anche essere interamente pubblicato all’interno del proprio sito web. Questo, grazie attraverso semplici operazioni di copia incolla del codice HTML generato dal servizio. Per procedere, bisognerà prima di tutto cliccare sull’icona delle impostazioni (ingranaggio) in alto a destra e subito dopo continuare con “Impostazioni”.

Ora sarà necessario selezionare il nome del calendario da pubblicare dalla colonna a sinistra della schermata e copiare il codice HTML (dopo aver scelto “Personalizza” per modificarne le opzioni) presente nella sezione “Integra calendario”. A questo punto non servirà altro che incollarlo nella pozione preferita del sito web.

Qualora si volesse invece solo offrire la possibilità di scaricare il calendario, allora bisognerà cliccare sull’icona con tre puntini alla destra del nome del calendario da condividere (nell’angolo in basso a sinistra della schermata), poi su “Impostazioni e condivisione”, aggiungere il segno di spunta alla destra di “Rendi disponibile pubblicamente” e infine cliccare su “Ottieni link condivisibile” che dovrà essere copiato e incollato nella sezione preferita.

Cercare eventi passati

Proprio come su Gmail, anche Google Calendar dispone di filtri di ricerca molto avanzati e precisi. Grazie a questi, si potranno infatti ricercare gli eventi appartenenti a diverse categorie, quelli passati compresi. Per farlo basterà cliccare sull’icona della lente in alto a destra, aprire il menu a tendina cliccando sull’icona del triangolo alla destra del campo di testo e scegliere l’intervallo di date nel quale avviare la ricerca degli eventi. A questo punto, non servirà altro che confermare con “Cerca” in basso.

Aggiungere una videoconferenza

Durante la fase di modifica e creazione di un evento, sarà anche possibile programmare una videoconferenza tramite il servizio “Meet”, anch’esso di proprietà di Google. I passaggi per farlo saranno piuttosto semplici, in quanto messi in primo piano dalla setta azienda.

Subito dopo aver inserito il titolo dell’evento infatti, basterà premere sulla voce “Aggiungi videoconferenza con Google Meet” in basso e automaticamente verrà generato un URL da copiare e condividere con tutti i partecipanti. Ricordiamo però che le conferenze di Meet supportano fino ad un massimo di 100 persone in contemporanea.

Inserire un allegato

Le note degli eventi in Google Calendar possono diventare più complesse e complete di quanto ci si aspetti. Dopo aver infatti effettuato l’accesso alla schermata di creazione o modifica di un evento (come visto nei precedenti paragrafi), in basso apparirà un box dedicato interamente all’aggiunta di dettagli inerenti all’appuntamento.

Fra i tanti, non mancherà anche l’icona relativa all’inserimento degli allegati. Per inserirne uno basterà infatti cliccare sull’icona a forma di graffetta e automaticamente si aprirà una finestra dal quale selezionare il servizio di importazione degli allegati. Questi potranno infatti essere recuperati sia da Google Drive che dal computer stesso. Subito dopo aver selezionato il file desiderato, non servirà altro che confermare con il pulsante “Seleziona” in basso a sinistra.

Sincronizzare Google Calendar con i propri dispositivi

Come avrete sicuramente capito, per sincronizzare gli appuntamenti di Google Calendar sui propri dispositivi, mobile o desktop, bisognerà soltanto avviare il servizio (anche tramite applicazione gratuita per smartphone e tablet) ed effettuare l’accesso con lo stesso account Google. Tutti gli venti sono infatti conservati nel cloud di Google, così da poterli visualizzare ovunque.

In particolare però, qualora si volesse sincronizzare Google Calendar nel calendario di iPhone e iPad (senza scaricare l’app di Google Calendar), bisognerà passare per le impostazioni di sistema. In particolare, andando, su iPhone o iPad, in “Impostazioni”, poi in “Calendario” e infine su “Account”, si potrà configurare l’account Google attraverso l’opzione “Aggiungi account”. Una volta fatto, tutti gli eventi saranno visibili anche sull’app “Calendario” di iOS.

Le scorciatoie di Google Calendar

Il sito Web di Google Calendar è anche ricco di scorciatoie da tastiera, così da rendere ancora più rapida la navigazione del servizio. In particolare, le scorciatoie si dividono in tre gruppi fondamentali: navigazione, modifica di visualizzazione e modifica di eventi.

Per quanto riguarda la navigazione, tra le scorciatoie più comode riportiamo: T per tornare al calendario di oggi, S per aprire le impostazioni, R per aggiornare il calendario, / per avviare la ricerca e G per passare ad una data specifica.

I controlli di visualizzazione sono invece: 1 per la visualizzazione Giorno, 2 per quella Settimana, 3 per quella Mese, 4 per quella Personalizzata e infine 5 per l’Agenda.

Le scorciatoie più utilizzate riguardano però la modifica degli eventi. C per creare un nuovo evento, E per vederne i dettagli, CANC per eliminarlo, Z per annullare un’operazione ed ESC per uscire dai dettagli e tornare alla visualizzazione del calendario.

Esportare e importare eventi in Google Calendar

Infine, prima di chiudere con la guida, vediamo in che modo importare o esportare particolari calendari. Per quanto riguarda la prima delle due operazioni, abbiamo visto più volte che per generare un nuovo calendario è necessario raggiungere la sezione dei calendari in basso a sinistra e cliccare sull’icona “+” alla destra di “Altri calendari”. Una volta fatto, apparirà la voce “Importa”, all’interno della quale si dovrà trascinare il file “.ics” contenente il calendario, oppure selezionarlo dopo aver cliccato su “Seleziona il file dal computer”.

Per esportare un calendario bisognerà invece tornare nella sezione in basso a sinistra, cliccare sull’icona con tre puntini alla destra del nome del calendario da esportare e poi continuare con “Impostazioni e condivisione”. Qui, proprio sotto la sezione di modifica, comparirà il tasto “Esporta calendario”, che se premuto genererà un file “.ics” contenente tutti gli eventi del calendario scelto. Attenzione però, perché alcuni calendari, come ad esempio quello dedicato ai compleanni, non potranno essere esportati. In questo caso il tasto di esportazione non sarà presente.

Google Calendar for Business: di cosa si tratta

Oltre al calendario per la famiglia è disponibile anche una versione aziendale, Google Calendar for Business, con cui si possono creare e gestire calendari specifici per i progetti in team. Questa funzionalità è compresa all’interno del pacchetto GSuite by Google Cloud. Un servizio questo che permette di archiviare i file sui server di Google, per condividere in tempo reale ogni informazione e attività del calendario. In questo caso si tratta di un servizio a pagamento, tuttavia è possibile richiedere un periodo di prova gratuito.

Google Calendar for Business è integrato con diverse applicazioni, tra cui Gmail, Google Drive, Hangouts e Sites, con soluzioni e piani tariffari sviluppati appositamente per ogni esigenza, dalle piccole aziende ai liberi professionisti, dai lavoratori in remoto alle grandi imprese. Con questo programma è possibile pianificare le riunioni, verificando in tempo reale la disponibilità dei colleghi e dei dipendenti che lavorano da casa. Inoltre è possibile accedere da qualsiasi dispositivo, condividere le risorse e pubblicare dei calendari pubblici sul web.

Google Calendar Famiglia: cos’è e come funziona

Una funzionalità innovativa permette di creare un calendario per la famiglia, in cui ogni componente del nucleo familiare può aggiungere eventi e attività, per condividere le informazioni e gestire gli appuntamenti, ad esempio delegando il ritiro della spesa. Oppure ricordando al proprio compagno di andare a prendere il bambino alla festa di compleanno di un amico. Per attivare questo servizio bisogna innanzitutto creare una famiglia su Google, andando sul sito web families.google.com, dove è possibile impostare un gruppo con un massimo di 6 partecipanti.

Con i dispositivi mobili è possibile scaricare Google One, un’applicazione che consente di gestire i gruppi e le famiglie, altrimenti basta accedere tramite la versione online. Poi è necessario aprire Google Calendar, creare un nuovo calendario e condividerlo con il gruppo della famiglia, gestendo tutte le funzionalità all’interno della sezione Impostazioni. Per aggiungere un impegno bisogna accedere all’applicazione, cliccare su Crea un evento, selezionare il nome del calendario della famiglia, inserire l’evento e salvarlo.

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spazio su disco insufficiente
Formazione, Software

Liberare spazio su disco con Windows 10

In questa guida, spieghiamo come liberare spazio su disco con Windows 10, senza ricorrere alla cancellazione dei documenti personali. Ecco qualche trucco e suggerimento per Windows 10 e versioni precedenti del sistema operativo.

Una delle problematiche più diffuse, tra chi utilizza un personal computer è quella di individuare una strategia valida per liberare spazio su disco, senza cancellare i dati personali. Nonostante i moderni notebook o computer fissi utilizzino hard disk di capacità sempre maggiore, può capitare che lo spazio a disposizione esaurisca rapidamente, con conseguenze anche devastanti, come cali di prestazione del PC e l’impossibilità di memorizzare ulteriori documenti personali sul supporto. In questa guida informatica spieghiamo qualche trucco per liberare spazio su disco, senza rinunciare ai propri file personali. Queste procedure sono basate sul sistema operativo Windows 10, ma possono essere applicate tranquillamente anche alle versioni precedenti del sistema operativo Microsoft.

Ritrovarsi con un pc ingolfato per i troppi file archiviati non è mai un bene: anche le più semplici operazioni potrebbero essere rallentate, e più in generale non poter più salvare nulla rappresenta già di per sè un bel problema.

Per questo motivo è importante prendere in considerazione l’idea di prevenire che il computer si appesantisca troppo, oppure di liberarlo dai troppi file nel caso in cui sia già sovraccaricato.

spazio su disco insufficiente

In primo luogo, vediamo cosa significa quando arriva il messaggio che notifica l’insufficienza di spazio su disco e poi come comportarsi di conseguenza. Per terminare la lettura dell’articolo ti basteranno pochi minuti, dopodiché avrai un quadro chiaro ed esaustivo di ciò che devi fare. Ma bando agli indugi, partiamo!

Utilizzare lo Strumento Pulizia disco di Windows

Non tutti sanno che Windows 10 integra uno strumento di pulizia per i file temporanei e i dati non necessari al corretto funzionamento del computer. Grazie allo strumento Pulizia disco di Windows è possibile liberare spazio su disco, con semplici click. Inoltre, all’interno di questo strumento può essere selezionata l’opzione “Pulizia file di sistema”, per liberare ulteriore spazio, come i “pesanti” file relativi agli aggiornamenti di Windows Update. Per essere ancora più efficaci, le operazioni per liberare spazio su disco possono contare sulla cancellazione dei punti di ripristino di Windows o le Copie Shadow.

Come usare lo strumento Pulizia disco di Windows:

  1. Premere la combinazione di tasti WIN+R per aprire la finestra Esegui;
  2. Digitare cleanmgr.exe e premere INVIO;
  3. Selezionare gli elementi da ripulire e premere OK;
  4. Al termine della pulizia, ripetere l’operazione, cliccando sul bottone “Pulizia file di Sistema”;
  5. Per cancellare le copie shadow e i punti di ripristino di Windows, cliccare sul TAB “Altre opzioni”, disponibile dopo aver selezionato l’opzione “Pulizia file di Sistema”.
pulizia disco
esegui pulizia

Disinstallare app e programmi inutili

Disinstallare un programma di Windows, oppure le applicazioni, potrebbe sembrare un’operazione banale e scontata. Tuttavia, nonostante la maggior parte dei programmi non occupi moltissimo spazio sul PC, si tratta di operazioni cruciali che possono aiutare a liberare spazio su disco rapidamente e concretamente. È possibile disinstallare programmi di Windows 10 utilizzando lo strumento integrato nel sistema operativo, o programmi gratuiti di terze parti come Revo Uninstaller. Il programma RevoUninstaller Free è molto utile poiché aiuta a eliminare ogni traccia dei software installati sul PC(chiavi di registro, file, cartelle), ottimizzando il processo di disinstallazione del software. Questo applicativo è disponibile gratuitamente, anche nella versione portable, che non richiede alcuna installazione.

Come disinstallare programmi con Windows:

Per disinstallare i programmi con gli strumenti di Windows integrati, seguire questa procedura:

  1. Premere la combinazione di tasti WIN+R per aprire la finestra Esegui;
  2. Digitare control.exe e premere INVIO;
  3. Cliccare su Programmi;
  4. Cliccare su Programmi e Funzionalità;
  5. Selezionare il programma da rimuovere;
disinstalla app

6. Cliccare su Disinstalla;

7. Chiudere la finestra.

Trovare e cancellare i file duplicati

Spesso, per distrazione o abitudine, finiamo per conservare sul computer file duplicati come documenti, immagini e video. Tuttavia, questa situazione può rappresentare un problema che renderà necessario qualche operazione per liberare spazio su disco. Scongiurando la possibilità di dover individuare manualmente gli elementi duplicati su Windows, esistono alcuni programmi che permettono di cercare file duplicati sul computer ed eliminarli con dei semplici click.

Come trovare file duplicati con CCleaner:

Il popolare software CCleaner è utilizzato da milioni di persone per ottimizzare e ripulire Windows. Tuttavia, si tratta di un programma completo che tra le numerosi funzionalità permette di cercare file duplicati sul PC e rimuoverli facilmente. Per sfruttare questa funzione è sufficiente seguire questa procedura:

  1. Scaricare CCleaner, anche in versione Portable, dal sito ufficiale;
  2. Installare e lanciare l’applicativo;
  3. Cliccare sul menu “Strumenti”;
  4. Cliccare su “Ricerca duplicati”; 
ccleaner file duplicati

5. Personalizzare la ricerca dei contenuti e cliccare su “Ricerca”;

6. Al termine della scansione, avremo l’elenco completo di elementi potenzialmente “duplicati”, da controllare, scremare e cancellare.

Attiva Sensore memoria

sensore memoria

Un ottimo metodo per eliminare file non necessari o temporanei dal tuo pc è quello che prevede l’utilizzo del Sensore memoria. Abilitandolo, Wndows eseguirà in automatico la rimozione dei file non necessari, inclusi quelli temporanei e i file non presenti nel Cestino. Ciò avverrà quando lo spazio su disco sarà insufficiente o a intervalli specificati.

Per abilitare e configurare Sensore memoria segui il percorso Start > Impostazioni > Sistema > Archiviazione, poi nell’area di archiviazione abilita “Sensore memoria”. A questo punto seleziona “Configura Sensore memoria o eseguilo ora“, mentre nell’area “Esegui sensore memoria” scegli la frequenza di esecusione del sensore.

Puoi selezionare i file che vuoi che vengano elimitati in automatico da Sensore memoria e gli intervalli di tempo corrispondenti. Fatto questo, scorri verso il basso e clicca su “Pulisci ora”: ci vorrà un po’ di tempo per completare la pulizia dei file. Verrà visualizzato un messaggio indicante la quantità di spazio su disco liberata.

Ridurre lo spazio per il ripristino di sistema

Un altro suggerimento da prendere in considerazione per liberare spazio su disco in Widows 10 è quello di ridurre lo spazio riservato dal sistema operativo allo strumento “Ripristino configurazioni di sistema“. Per farcela è necessario in primis premere la combinazione dei due tasti Windows+R per aprire la finestra di dialogo “Esegui”: qui digita e invia il comando sysdm.cpl.

ridurre spazio ripristino sistema

Verrà immediatamente aperta la finestra “Proprietà del sistema”. Nel tab “Protezione sistem” seleziona il disco principale dove è installato Windows e in corrispondenza dell’opzione “È possibile configurare le impostazioni di ripristino, gestire lo spazio sul disco ed eliminare punti di ripristino”, clicca su “Configura” per aprire la finestra “Protezione sistema”.

A questo punto, nell’area “Utilizza spazio su disco” agisci sul cursore “Utilizzo massimo” per ridurre lo spazio occupato sul disco riservato allo strumento “Ripristino configurazione di sistema”. Ti raccomandiamo di non ridurre lo spazio sotto i 5 GB, così ci sarà spazio almeno per 2/3 punti di ripristino. Conferma tutto cliccando su “Applica” e “OK”

protezione sistema disco locale

Creare uno script per eliminare i file temporanei di Windows

L’ultimo suggerimento che vogliamo regalarvi è quello più tecnico e divertente. I tecnici informatici o gli appassionati di computer più smanettoni, saranno felici di creare uno script PowerShell per cancellare i file temporanei di Windows 10, effettuando la pulizia del disco con un semplice click. Sarà sufficiente copiare le istruzioni in fondo all’articolo, incollarle all’interno di un file di testo e assegnare l’estensione .PS1 al file generato.

Come creare uno script PowerShell per cancellare i file temporanei di Windows 10:

  1. Copiare il contenuto dello script pubblicato sotto questa procedura;
  2. Creare un nuovo documento di testo e incollare al suo interno il contenuto dello script;
  3. Assegnare l’estensione .PS1 al nuovo file di testo generato;
  4. Premere la combinazione di tasti WIN+S e digitare PowerShell nel campo di ricerca;
  5. Cliccare con il tasto destro sul risultato “Windows PowerShell App desktop” e selezionare Esegui come amministratore;
  6. Posizionarsi nella cartella in cui è contenuto il file (es. digitare CD USERS\PIPPO\DESKTOP);
  7. Digitare il nome del file in questo modo “.\my_script.ps1”;
  8. Premere il tasto “Invio” per eseguirlo;
  9. Al termine dell’attività, lo script genererà un file di log con i risultati della sua attività (percorso: c:\windows\temp\data esecuzione.log).
Function Cleanup { 
<# 
Descrizione: Questo script di PowerShell effettua la pulizia della cartella Temporanea di Windows, dei temporanei di Windows Update, della cartella TEMP dell’utente, svuota il cestino. 
#> 
function global:Write-Verbose ( [string]$Message ) 
 
# check $VerbosePreference variable, and turns -Verbose on 
{ if ( $VerbosePreference -ne 'SilentlyContinue' ) 
{ Write-Host " $Message" -ForegroundColor 'Yellow' } } 
 
$VerbosePreference = "Continue" 
$DaysToDelete = 1 
$LogDate = get-date -format "MM-d-yy-HH" 
$objShell = New-Object -ComObject Shell.Application  
$objFolder = $objShell.Namespace(0xA) 
$ErrorActionPreference = "silentlycontinue" 
                     
Start-Transcript -Path C:\Windows\Temp\$LogDate.log 
 
## Ripulisce il codice dallo schermo. 
Clear-Host 
 
$size = Get-ChildItem C:\Users\* -Include *.iso, *.vhd -Recurse -ErrorAction SilentlyContinue |  
Sort Length -Descending |  
Select-Object Name, 
@{Name="Size (GB)";Expression={ "{0:N2}" -f ($_.Length / 1GB) }}, Directory | 
Format-Table -AutoSize | Out-String 
 
$Before = Get-WmiObject Win32_LogicalDisk | Where-Object { $_.DriveType -eq "3" } | Select-Object SystemName, 
@{ Name = "Drive" ; Expression = { ( $_.DeviceID ) } }, 
@{ Name = "Size (GB)" ; Expression = {"{0:N1}" -f( $_.Size / 1gb)}}, 
@{ Name = "FreeSpace (GB)" ; Expression = {"{0:N1}" -f( $_.Freespace / 1gb ) } }, 
@{ Name = "PercentFree" ; Expression = {"{0:P1}" -f( $_.FreeSpace / $_.Size ) } } | 
Format-Table -AutoSize | Out-String                       
                     
## Arresta il servizio di Windows Update.  
Get-Service -Name wuauserv | Stop-Service -Force -Verbose -ErrorAction SilentlyContinue 
## Il servizio di Windows Update è stato arrestato correttamente! 
 
## Cancella il contenuto di Windows software distribution. 
Get-ChildItem "C:\Windows\SoftwareDistribution\*" -Recurse -Force -Verbose -ErrorAction SilentlyContinue | remove-item -force -Verbose -recurse -ErrorAction SilentlyContinue 
## Il contenuto di Windows Software Distribution è stato cancellato correttamente! 
 
## Cancella i file temporanei di Windows. 
Get-ChildItem "C:\Windows\Temp\*" -Recurse -Force -Verbose -ErrorAction SilentlyContinue | 
Where-Object { ($_.CreationTime -lt $(Get-Date).AddDays(-$DaysToDelete)) } | 
remove-item -force -Verbose -recurse -ErrorAction SilentlyContinue 
## I file temporanei di Windows sono stati cancellati correttamente! 
              
## Cancella cartelle e file temporanei dell’utente.  
Get-ChildItem "C:\users\*\AppData\Local\Temp\*" -Recurse -Force -ErrorAction SilentlyContinue | 
Where-Object { ($_.CreationTime -lt $(Get-Date).AddDays(-$DaysToDelete))} | 
remove-item -force -Verbose -recurse -ErrorAction SilentlyContinue 
## Il contenuto di  C:\users\$env:USERNAME\AppData\Local\Temp\ è stato cancellato correttamente! 
                     
## Rimuove file e cartelle all’interno dei file temporanei di internet.  
Get-ChildItem "C:\users\*\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files\*" ` 
-Recurse -Force -Verbose -ErrorAction SilentlyContinue | 
Where-Object {($_.CreationTime -le $(Get-Date).AddDays(-$DaysToDelete))} | 
remove-item -force -recurse -ErrorAction SilentlyContinue 
## Tutti i file temporanei di Internet sono stati cancellati correttamente! 
                     
## Cleans IIS Logs if applicable. 
Get-ChildItem "C:\inetpub\logs\LogFiles\*" -Recurse -Force -ErrorAction SilentlyContinue | 
Where-Object { ($_.CreationTime -le $(Get-Date).AddDays(-60)) } | 
Remove-Item -Force -Verbose -Recurse -ErrorAction SilentlyContinue 
## Tutti i file di registro IIS per x giorni sono stati rimossi correttamente!                   
## Svuota il cestino. 
## Il cestino sta per essere svuotato! 
$objFolder.items() | ForEach-Object { Remove-Item $_.path -ErrorAction Ignore -Force -Verbose -Recurse } 
## Il cestino è stato svuotato correttamente! 
 
## Avvia il servizio di Windows Update 
##Get-Service -Name wuauserv | Start-Service -Verbose 
 
$After =  Get-WmiObject Win32_LogicalDisk | Where-Object { $_.DriveType -eq "3" } | Select-Object SystemName, 
@{ Name = "Drive" ; Expression = { ( $_.DeviceID ) } }, 
@{ Name = "Size (GB)" ; Expression = {"{0:N1}" -f( $_.Size / 1gb)}}, 
@{ Name = "FreeSpace (GB)" ; Expression = {"{0:N1}" -f( $_.Freespace / 1gb ) } }, 
@{ Name = "PercentFree" ; Expression = {"{0:P1}" -f( $_.FreeSpace / $_.Size ) } } | 
Format-Table -AutoSize | Out-String 
 
## Completato con successo! 
Stop-Transcript } Cleanup

Disabilita ibernazione

Tutti i pc con sistema operativo Windows 10 hanno funzioni di risparmio energetico: una di queste è la cosiddetta modalità di ibernazione (denominata anche Suspend to Disk), che pone i dispositivi in uno stato di assenza di corrente elettrica.

Windows 10 salva questo stato temporaneo nel file hiberfil.sys, che occupa diversi gigabyte di spazio in memoria. Questo file viene creato anche se la funzione di ibernazione non viene minimamente utilizzata, ed è in questo caso che vale la pena disabilitarla.

Il file hiberfil.sys può essere cancellato senza problemi, anche perché non ha alcuna rilevanza per il funzionamento generale del sistema operativo. Per disattivare questa funzione premi la combinazione di tasti tasto [Windows] + [X] (oppure il tasto Windows presente in tastiera) e seleziona l’opzione “Prompt dei comandi (amministratore)”.

Dopo aver avviato il prompt dei comandi, digita powercfg /hibernate off per disattivare l’utilizzo di hiberfil.sys. Premendo il tasto Invio confermerai la disattivazione della modalità di ibernazione, e il file suddetto sarà automaticamente cancellato.

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