Monthly: Aprile 2021

Formazione, Sicurezza informatica, Telefonia Mobile

FluBot: Il malware si diffonde attraverso gli SMS

FluBot, ecco Il malware che si diffonde attraverso gli SMS, camuffandosi da notifica inviataci da una società di spedizioni.

In Europa sta spopolando un malware denominato FluBot che si diffonde in un modo già noto a molti italiani, ovvero tramite l’ormai classica “truffa del pacco” via SMS. Le società che si occupano di spedizioni sono diventate il veicolo preferito dai cybercriminali per distribuire malware. Il modo in cui funziona FluBot, come detto precedentemente, è piuttosto semplice: inizialmente dal malware giunge un messaggio falso da una società di consegna internazionale come DHL, il quale chiederà al malcapitato di cliccare su un link per monitorare un pacco specifico.

SMS DHL? No è Flubot, un malware infostealer

Nelle ultime due settimane sono arrivate numerose segnalazioni da utenti che hanno ricevuto strani SMS da DHL contenente un link per il tracciamento della spedizione. FluBot è stato recentemente aggiornato, in modo da migliorare le capacità di worm e di rilevazione delle app di rimozione. Da qualche settimana è in atto una massiccia campagna che sfrutta la notorietà di DHL per accedere ai dispositivi degli utenti attraverso FluBot.

Questo è in grado di rubare informazioni sensibili, come i dati della carta di credito. FluBot è un malware “infostealer”, cioè è un software malevolo (malware) che cerca di rubare le tue informazioni. Una volta installato inizia a raccoglierle, tra cui password, dati della carta di credito e credenziali di accesso al conto corrente online. Tra le tante varianti di questo SMS, quelle che recitano “Abbiamo il tuo pacco in attesa“, “Il tuo pacco sta arrivando“, “pacchetto in attesa per [numero di telefono] si prega di controllare i dettagli e confermare“, oppure “domani consegneremo il tuo pacco“.

spedizioni FluBot: Il malware si diffonde attraverso gli SMS
Tentativo di smishing tramite Flubot

Il malware può anche accedere ai codici 2FA ricevuti SMS. Inoltre può visualizzare pagine di phishing sostituendole con delle finte pagine di verifica di Google Play Protect e in più FluBot può accedere ai contatti nella rubrica.

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Formazione, Smartphone, Social media, Telefonia Mobile

Pagamenti nelle chat di Telegram. Tutte le novità

Il nuovo aggiornamento dell’app Telegram, presentato e rilasciato in queste ore, porta con sé molte novità. La più significante riguardante il lato business è la possibilità, offerta ai commercianti, di ricevere pagamenti all’interno di qualsiasi chat.

Il debutto dei pagamenti Telegram

Sono passati ormai 4 anni da quando è stato introdotto il supporto alle transazioni. Il team al lavoro sull’applicazione li ha chiamati Pagamenti 2.0: una delle più importanti novità e ulteriore passo in avanti. Grazie alla partnership con otto fornitori che gestiscono altrettanti circuiti o piattaforme per la movimentazione del denaro, è stato possibile implementare questa funzione. Stripe, Yandex.Money, Sberbank, Tranzzo, Paymem, CLICK, LiqPay ed ECOMMPAY. L’ elenco sarà destinato a crescere con tutta probabilità nell’immediato futuro. Ai venditori è stata concessa la possibilità di accettare pagamenti con carte di credito in qualsiasi chat dell’applicazione di messaggistica.

Gli utenti-acquirenti hanno modo, se lo desiderano, di aggiungere una mancia all’importo speso. Telegram sottolinea che non applica alcuna commissione e non conserva alcun dato sui pagamenti, in linea con la propria filosofia in tema di privacy. La funzionalità è accessibile sia dalle app mobile sia dalle versioni desktop.

app Pagamenti nelle chat di Telegram

Telegram anticipa WhatsApp, nonostante l’app di Facebook stia sperimentando, in Italia dovremo ancora attendere.

Tra le altre funzionalità inedite introdotte dall’aggiornamento troviamo le chat vocali programmate, i mini profili ad esse associati e nuove versioni desktop con supporto a sticker animati, modalità scura, cartelle chat e altro. Miglioramento nella riproduzione dei video, visualizzazione delle immagini con il pinch-to-zoom e le animazioni.

Il download dell’aggiornamento è disponibile sia per iOS tramite app store dedicata, che per Android. Per quanto riguarda quest’ultima bisognerà attendere il via libera di Google per la pubblicazione su Play Store. Tuttavia, per chi volesse scaricare l’APK, lo trova sulle pagine del sito ufficiale.

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Internet, Sicurezza informatica, Software

Ransomware: un antivirus non è sufficiente

Quando un antivirus non è sufficiente per questo tipo di malware, i ransomware appunto, le problematiche si fanno serie.

ransomware sono considerati le più aggressive e temibili forme di attacco informatico (malware); sicuramente è il sistema più utilizzato dai malintenzionati anche in considerazione delle conseguenze a cui può portare. La sicurezza e la gestione dei dati diventa quindi un argomento di vitale importanza. Secondo il rapporto Clusit 2021 gli attacchi ransomware sono il 67 % di tutti quelli effettuati: due su tre. Da un altro rapporto l’Italia si colloca al quarto posto in Europa per queste forme di attacco; a livello mondiale sono sempre gli Stati Uniti il paese più colpito.

dati ransomware sui paesi colpiti

Ransomware: cos’è?

I ransomware sono dei malware, cioè dei programmi dannosi che mettono a rischio l’integrità di un sistema. Agiscono limitando l’accesso del dispositivo che infetta estorcendo denaro per la rimozione di tale limitazione. Gli effetti di un attacco ransomware portato a termine possono essere tra i più devastanti per un’azienda o un ente pubblico. Improvvisamente, non riesce più ad avere accesso ai propri dati fino al punto di vedere paralizzata l’intera attività; un vero e proprio rapimento dei dati per i quali viene chiesto un riscatto (ransom in inglese). E in più a differenza dei sequestri di persona, spesso non si effettua nessun rilascio dei dati tenuti in ostaggio. C’è sempre il dubbio che i rapitori possano usare, o abbiamo già usato i dati, per finalità losche come ad esempio altri ricatti. Oppure venduti ad altri hacker o aziende che attraverso questo sistema si assicurano un database molto ben fornito.

L’attaccante in questi casi si rivela ben strutturato. Oltre a informare immediatamente la propria vittima, mette immediatamente a disposizione tutte le istruzioni per permettergli di pagare il riscatto in moneta virtuale, magari dopo una rapida trattativa. Il sistema più utilizzato per gli attacchi ransomware resta quello delle email di phishing. Inviate solitamente sfruttando sistemi di ingegneria sociale che preventivamente carpiscono la figura del destinatario o, più probabilmente, di un suo dipendente o anche di una segretaria. Agiscono indirizzando la navigazione su siti compromessi dagli hacker o appositamente creati per indurre in errore navigatori sempre più distratti. Famosi restano i casi dei ransomware denominati Wannacry e Criptolocker che hanno fatto non pochi danni in rete.

Prevenzione e Gestione

Per un’azienda questo è il fulcro del problema “ransomware”. Problematica questa che deve essere valutata da due diverse prospettive: prima del ransomware devono essere svolte attività preventive e, dopo l’attacco, con la predisposizione di tutte le procedure a livello non solo IT, ma anche per l’informativa al Garante e ai suoi utenti, i cui dati sono esposti al rischio di essere rivenduti o utilizzati in altri modi illeciti.

È possibile difendersi anticipatamente da un malware, ma oltre al software antivirus, non si può ignorare una formazione efficace per i proprietari e i dipendenti responsabili del trattamento dei dati, in modo da avere una comprensione dell’entità del rischio e rendere consapevoli delle possibili conseguenze. Inoltre bisogna specificare che ci potrebbero essere ripercussioni anche nell’ambito disciplinare. La gestione di una fase successiva è tuttavia un lavoro che deve purtroppo essere previsto e non deve limitarsi al solo recupero dei dati.

malware

Avere un backup o possedere copie di riserva dei dati in memorie esterne sono soluzioni aziendali, ma non possono essere di utilità quando si dovrà avvisare dell’accaduto il garante e la propria clientela, con l’immaginabile crollo di reputazione. Inutile dire che si tratta solo di “piccole falle” o che gli utenti non sono esposti a rischi in rapporto ai dati. Nominativi, utenze telefoniche, mail, molto probabilmente anche iban bancari e dati di carte saranno nelle mani di hacker e malintenzionati con pochi scrupoli. 

Pagare il riscatto potrebbe non essere la soluzione, ma soltanto l’inizio di altri problemi quali nuove richieste di estorsione di denaro e l’assoluta certezza che i dati e le informazioni potrebbero essere in ogni modo usati illegittimamente e, in ogni caso, potremmo non riappropriarcene. 

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Creative, Internet, Posta Elettronica, Social media

Superlega: Tweet ironico di Google

Tweet ironico di Google sul tema della Superlega, con riferimento ad alcuni club in particolare.

Annunciata in pompa magna come una rivoluzione e miseramente cancellata meno di 48 ore dopo, la Superlega verrà ricordata come uno dei più grandi flop nella storia del calcio moderno. Se i 12 club fondatori andranno incontro a sanzioni o conseguenze per il loro golpe lo stabiliranno le autorità e le federazioni competenti. Quel che è certo per il momento è che si trovano a dover fare i conti con l’irrisione e l’ironia del mondo online. Tra coloro che non hanno risparmiato una frecciatina c’è anche Google.

Se anche Google prende in giro la Superlega

Il profilo ufficiale Twitter della divisione britannica ha pubblicato un post riferito ad Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham, senza citarle in modo diretto. Sono queste le sei squadre inglesi che, in barba a UEFA e Premier League, avevano inizialmente deciso di aderire al progetto. Salvo poi ritirarsi in tutta fretta anche a causa delle proteste che si sono scatenate nei giorni scorsi nel Regno Unito. Insieme a loro, tra gli altri club artefici del ripensamento ci sono anche Barcellona, Atletico Madrid, Inter, Juventus, Milan e Real Madrid (in ordine rigorosamente alfabetico).

Il tweet in questione, dallo stile volutamente ironico e pungente, nonché inconsueto per la comunicazione del colosso di Mountain View , fa riferimento alla funzionalità di Gmail. Funzionalità questa che permette di richiamare un messaggio in seguito all’invio.

tweet superlega di Google club
Tweet ironico di google club superlega

In realtà non si annulla l’invio. Semplicemente lo si posticipa rispetto a quando si esegue il click, offrendo così all’utente la possibilità di intervenire su un intervallo di tempo.

come si presenta la schermata della funzione Gmail.
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Sicurezza informatica

Qlocker: il ransomware che sta attaccando i NAS

Dopo gli attacchi ai danni di aziende e istituzioni, arriva ora un problema serio che colpisce non solo piccole e medie imprese, ma anche gli utenti. Il ransomware Qlocker sta attaccando i NAS Qnap: sfrutta due vulnerabilità di Qnap e comprime tutti i file presenti sul disco in formato 7zip protetto da password, cancella i file originali e lascia solo un file di testo con le indicazioni per recuperare il tutto. Qnap sta rilasciando due patch per proteggere i suoi Nas.

A partire dal 19 di aprile, un attacco ransomware su scala mondiale sta colpendo i NAS Qnap che sono esposti sulla rete pubblica. I server infettati sarebbero già migliaia.

ransomware qlocker nas

Un bel problema, anche perché il NAS viene visto come la soluzione di backup o di storage dei dati più importanti. Nei mesi scorsi, quando abbiamo pubblicato articoli sui riscatti e sugli attacchi ransomware, molte persone hanno detto di sentirsi al sicuro perché tanto i loro dati sono al sicuro su un NAS.

Quindi, se anche il computer venisse attaccato e criptato, si potrebbe ripristinare tutto. In questo caso è il NAS a diventare la vittima del qlocker, ed essendo la cassaforte di foto, documenti e anche file di lavoro avere i dati sul NAS “ostaggio” di un criminale non è affatto piacevole.

Il ransomware Qlocker sta attaccando i NAS Qnap

Le prime segnalazioni relative all’attacco del qlocker sono arrivate quattro giorni fa. Qlocker sfrutta le vulnerabilità CVE-2020-36195 e CVE-2021-28799 per attaccare i NAS, spostare i file in un archivio 7-zip protetto da password e quindi chiedere agli utenti il pagamento di un riscatto di 0,01 Bitcoin (circa 410 euro al cambio attuale).

Le istruzioni sono indicate in un file di testo. È necessario utilizzare il Tor browser per accedere al sito in cui deve essere inserita la “client key” per il login. Dopo aver inserito l’identificatore della transazione che dimostra l’avvenuto pagamento, sulla pagina viene mostrata la password per l’archivio 7-zip.

La risposta di Qnap all’attacco del ransomware

QNAP ha rilasciato una serie di patch per proteggere i suoi NAS dal ransomware Qlocker che viene installato sfruttando due vulnerabilità presenti nel sistema operativo QTS e ora risolte dall’azienda taiwanese. È necessario quindi procedere all’aggiornamento dei vari componenti interessati dal problema. Al più presto verrà fornita una soluzione per rimuovere il malware.

patch qlocker

QNAP ha pubblicato un avviso che spiega i passi da seguire per la patch. Innanzitutto è necessario effettuare una scansione con la versione aggiornata del Malware Remover. Quindi è consigliabile cambiare la password e installare le ultime versioni di Multimedia Console, Media Streaming Add-on e Hybrid Backup Sync.

È preferibile anche cambiare la porta di rete predefinita (8080) per l’accesso all’interfaccia web. Se i dati sono stati già cifrati, il NAS non deve essere spento.

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Formazione, Internet, Sistemi, Software

Tab Search: La nuova funzionalità di Chrome

Una nuova funzionalità di Chrome: Tab Search, di grande utilità. Specialmente se si utilizzano più schede contemporaneamente.

Avevamo già parlato in precedenza delle nuove funzionalità di Chrome, ad esempio, come raggruppare le tab. L’aggiornamento alla versione 90 di Chrome rilasciato la scorsa settimana per qualcuno ha comportato la comparsa, nell’angolo superiore destro dell’interfaccia, di una piccola icona circolare con una freccia che punta verso il basso. Di cosa si tratta? Della funzionalità Tab Search, ossia, ricerca tra le schede.

Ricerca tra le schede

È utile soprattutto per coloro che durante le lunghe sessioni trascorse online si trovano a dover fare i conti con un gran numero di schede aperte nel browser. Di fatto permette di eseguire una ricerca per trovarne immediatamente una specifica, senza doverle passare tutte in rassegna: basta specificare una parola chiave. Non tutti possono ancora fruirne, poiché il rollout è al momento limitato a una porzione di utenti. A dire il vero un modo per attivarla in modo forzato c’è.

Bisogna passare dai flag di Chrome. Questa schermata ci permette di accedere ad una sorta di menu attraverso il quale abbiamo la possibilità di attivare o disattivare delle funzioni sperimentali. Il primo step è quello che prevede di digitare “chrome://flags/” (senza virgolette) nella barra dell’indirizzo, per poi scrivere “tab search” nel campo di ricerca. Questa schermata ci permette di accedere ad una sorta di menu attraverso il quale abbiamo la possibilità di attivare o disattivare delle funzioni sperimentali. La voce corretta comparirà in automatico. Nel caso in cui non dovesse comparire è possibile aggiungere il plug in attraverso questo link.

La lista dei plugin attivabili di Chrome.
Aggiungere il plugin manualmente.

Una volta trovata la voce attiviamola cliccando su enabled.

Attivare la funzione tab search dai flag di Chrome.

Abbiamo così attivato la nostra funzione, che ci permetterà di risparmiare tempo e di muoverci facilmente all’interno delle nostre schede.

Funzione tab search attiva.

A questo punto muoversi ed effettuare ricerche all’interno delle varie tab è un gioco da ragazzi.

Chi non vuol avere a disposizione la nuova caratteristica, ovviamente, in Enable Tab Search deve scegliere la voce Disabled; scegliendo Default.

Disabilitare la funzione tab search.
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Formazione

Portale Enjoy

Avete mai pensato di automatizzare la gestione di alcuni processi? Creare verticali sul vostro gestionale? Quanto tempo perdete nell’inserimento a mano di molti dati e soprattutto nell’incrociare dati per avere dei report attendibili e fruibili? Pertanto, creare un portale che ottimizzi e semplifichi tutto il management dei vari processi inerenti al sistema gestionale è la soluzione migliore.

Se usate un qualsiasi Gestionale ERP che sia Gamma Enterprise , Mago , Alyante e altri ancora , possiamo aiutarvi a creare un portale aziendale che unisca e renda omogeneo il vostro sistema.
In altre parole il nostro obiettivo è darvi uno strumento unico per tutto. Di seguito vi presenteremo una parte ristretta di quello che il nostro prodotto può gestire:

Area Aziendale

  • Gestione accessi di personale esterno
  • Richieste interarea (troubleticketing) per richiedere interventi tra settori
  • Gestione riunioni e sale riunioni
  • Rubrica aziendale e rubrica esterna (clienti, fornitori, altri)
  • Documenti istituzionali aziendali
  • Forum aziendale
  • Gestione corrispondenza in entrata (posta ordinaria, mail esterne etc etc)
  • Comunicazioni al personale (buste paga on line e altre comunicazioni)

Area Commerciale

  • Gestione acquisti – Richieste di acquisto – Richieste autorizzazione investimento – Creazione ordini sul gestionale da Rda e RAI – Qualifica fornitori
  • Elaborazioni vendite (ordini acquisti / ordini aperti / ordini variati)
  • Gestione di magazzino – richiesta materiali a magazzino – scarichi a commessa – buoni di reso, trasferimento tra depositi e buoni di versamento per vendita – gestione ubicazione materiali
  • Gestione processi di qualità – collaudo materiali – piani di controllo per collaudo – gestione strumentazioni per collaudi (taratura strumentale) – gestione audit e trattamento non conformità – gestione osservazioni di controllo
  • Inventario rotativo

Area di Produzione

  • Gestione dei timesheet collegati alla gestione presenze

Area Amministrativa

  • Gestione dello scadenzario per cash flow
  • Controllo di gestione – costo del venduto – esplosione progetti

Area Risorse Umane

  • Gestione missioni e relative note spese
  • Gestione ferie, permessi, straordinari, fuori per servizio etc etc

Area Applicativa

  • Gestione del service prodotti venduti
  • Gestione avanzamenti di produzione (gepar21)
  • File manager (come Google Drive)

 

applicazioni, Formazione, Smartphone, Social media

Liberare lo spazio occupato da WhatsApp

Torniamo a parlare di WhatsApp: In questa guida vi spieghiamo come liberare lo spazio occupato dall’app, agendo direttamente dall’applicazione sia su Android sia su iOS.

Come liberare lo spazio occupato su WhatsApp

Dopo aver aperto WhatsApp, gli utenti possono facilmente eliminare dal proprio dispositivo i files ricevuti nelle varie chat . Può essere fatto in maniera selettiva, quindi scegliendo solo determinati files oppure solo alcune conversazioni. Ecco come cancellare file inutili su WhatsApp, sia su iOS che su Android

Procedura su iOS
Apri l’applicazione, seleziona “Impostazioni” in basso a destra e da lì scegli “Spazio e dati” e poi “Gestisci spazio”.

Procedura su Android
Apri l’applicazione, tocca sui tre puntini verticali in alto a destra e poi prosegui in Impostazioni > Spazio e dati > Gestisci spazio.

Dalla schermata che si apre, si vede lo spazio occupato interamente da WhatsApp e quello libero sul dispositivo.

Lo spazio occupato dall’app si divide fra “media di WhatsApp”, ( foto, video e documenti) e “app e altri elementi”. In questo caso, l’utente può agire sulla prima categoria di contenuti, perchè non tutto lo spazio occupato da WhatsApp è derivato da immagini o video condivisi sulle conversazioni.

Segue un elenco delle chat, che sono ordinate in base a quanto spazio occupano sullo smartphone. Toccando su una delle chat, l’utente avrà di fronte i vari media (anche i messaggi vocali), ordinati per dimensione.

Tenendo premuto su un contenuto, verrà selezionato; a quel punto, l’utente può selezionare altri file toccando le rispettive icone. Una volta fatto, bisogna toccare in alto l’icona a forma di cestino per eliminarli. Apparirà un avviso per confermare l’eliminazione; inoltre, è consigliabile di eliminare anche le copie di tale file in modo da risparmiare ulteriore spazio.

Disattivare il download automatico dei media

Come liberare facilmente lo spazio occupato da WhatsApp

Se è attiva la funziona Download automatico dei media, ogni qualvolta si riceverà un qualsiasi file da altri utenti, verrà automaticamente scaricato sullo smartphone. In questo modo lo spazio occupato dai dati dell’app andrà via via aumentando, creando problemi di memoria.

Anche non partecipando ad una conversazione, l’utente potrebbe trovare la galleria del dispositivo piena di video e foto.

Per evitare che ciò accada, l’utente in Impostazioni >  Spazio e dati può scegliere se scaricare i media sotto rete mobile (3G, 4G, 5G), quando è coperto dalla rete Wi-Fi oppure è in roaming.

È possibile anche scegliere quale media (foto, audio, video e documenti) scaricare automaticamente: deselezionando tutte le caselle per tutti i casi. Il download automatico dei media si disattiva su WhatsApp.

L’utente potrà comunque scaricare i file condivisi nelle conversazioni: basterà toccare il singolo file nelle conversazioni per far partire il download.

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Tech

Chromebook: tutto quello che c’è da sapere

Lo scorso anno c’è stata una piccola rivoluzione nel mondo dei pc, perché i Chromebook venduti hanno superato i Mac, piazzandosi al secondo posto nelle classifiche di vendita dei computer, dietro ai pc con sistema operativo Windows.
Allo stato attuale i pc Windows hanno una quota dell’intero mercato dell’80,5% (in calo di quasi 5 punti sul 2020), poi i Chromebook, con una quota di mercato che sfiora l’11% (+6,4% sul 2020), e poi i Mac, con una quota di mercato del 7,5% (in crescita di quasi l’1% sul 2020).

Come hanno fatto ad avere questo successo i Chromebook? E che cosa sono?

Ecco tutto quello che c’è da sapere su questi splendidi dispositivi

Cosa sono i Chromebook?

Acer Chromebook Spin 513 porta Snapdragon 7c e LTE - Blog | Nolexio.it

Come forse si capisce dal loro nome, i Chromebook sono laptop dotati del sistema operativo Chrome Os di Google, basato su Linux e soprattutto sul browser Chrome. Questa è la prima e forse più importante caratteristica dei Chromebook, che legano gran parte delle loro funzionalità sull’accesso a Internet, senza il quale sono (più o meno) inutilizzabili: non hanno un desktop su cui mettere i file e hanno un disco rigido molto piccolo, anche solo 32 Gb. Perché? Perché sui Chromebook si salva prevalentemente sul cloud (ma quasi tutti hanno un lettore di schedine di memoria), si lavora utilizzando Gmail e Google Documenti, Fogli e Presentazioni e sino a qualche anno fa le applicazioni non erano nemmeno vere applicazioni, ma solo altre finestre che si aprivano all’interno di Chrome.

Quello che è cambiato nel temp è che è cresciuta l’integrazione fra questi computer e il Play Store, il “negozio” delle app di Android: c’è l’app di Instagram per i Chromebook, quella di Twitter, di Netflix, di Spotify e così via.
Si va sullo Store, si cerca quella che si vuole e lo si installa. Esattamente come si farebbe su uno smartphone o su un tablet, e se non c’è, si usa la sua versione online. Questo è fra l’altro il motivo per cui questi computer sono solo portatili, perché in qualche modo è come se fossero un telefonino o un tablet, ma un po’ più grandi e con una tastiera.

I vantaggi di avere un Chromebook

Il punto di forza più evidente di questi computer, prodotti tra gli altri da Acer, Asus, Hp, Lenovo e Samsung (oltre che dalla stessa Google), sta nel fatto che hanno bassissime necessità a livello di hardware, anche perché a ben guardare l’unico, vero “programma” che devono fare funzionare è Chrome4 Gb di Ram, che su un pc farebbero ridere o inorridire, possono andare benissimo. Questo, combinato con gli hard disk di dimensioni ridotte e dunque meno costosi, contribuisce a tenere bassi i prezzi.
Non ci sono solo Chromebook economici, a breve arriveranno in Italia computer di Google con un’ottima configurazione hardware, come descritto in questo articolo

Un’altra conseguenza delle ridotte richieste hardware è che questi computer sono rapidissimi in fase di avvio, così da renderli praticamente sempre pronti all’uso, e in generale più pronti e reattivi. E poi, anche se la loro quota di mercato sta crescendo, rimangono ancora piuttosto rari e sono un ottimo modo per distinguersi ed essere originali in un settore, quello dell’informatica, dove alla fine si acquistano sempre più o meno tutti gli stessi dispositivi.

Chromebook per tutti?

ASUS Chromebook C423NA-EC0314, Notebook in alluminio con Monitor 14" FHD  Touchscreen Glossy, Intel Pentium N4200, RAM 4GB LPDDR4, 64G eMMC, Sistema  operativo Chrome, Argento [CB]: Amazon.it: Informatica

Perfetti per chi usa il computer per scrivere, navigare online, controllare le mail e anche guardare film e serie tv in streaming (che è poi l’utilizzo della maggior parte delle persone), o anche come primo computer “serio” per un adolescente, i Chromebook sono poco adatti se si fa montaggio o editing di video e decisamente sconsigliati se si deve usare software per progettazione Cad in 2D o 3D. Qualche difficoltà pure per gli appassionati di videogiochi, soprattutto quelli più “pesanti” dal punto di vista grafico, anche se la compatibilità con Stadia, il servizio di gaming in streaming di Google, e la possibilità di accedere (con qualche difficoltà) alla piattaforma Steam dovrebbero pian piano permettere di superare questo specifico ostacolo.

Qualche consiglio per scegliere quello giusto

Dall’anno scorso c’è un sito di Google Italia dedicato ai Chromebook, che per l’acquisto rimanda praticamente sempre ad Amazon. E il consiglio è proprio questo: difficilissimi da trovare nei negozi, i Chromebook si comprano molto bene online, soprattutto all’estero, anche su eBay. L’importante è stare attenti a eventuali dazi doganali, altissimi dagli Stati Uniti e medio-alti (causa Brexit) dal Regno Unito, e all’impostazione della tastiera, che per noi italiani deve avere lo schema Qwerty.

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Hardware, Sistemi, Tech

Un solo centimetro di spessore: il nuovo iMac 24″

Sparisce la mela sul frontale, non serve più: impossibile non riconoscere il nuovo iMac da 24” con un solo centimetro di spessore (praticamente da record!) in mezzo a decine di modelli di all in one, tipologia di computer desktop che si contraddistingue per avere tutte le componenti uniti in un unico blocco. Apple realizza quello che è un prodotto unico, coloratissimo come gli iMac di un tempo e con uno spessore di soli 11,5 mm.

Tutto per un computer vero, un all in one, che capitalizza al massimo le potenzialità offerte dal processore M1.
Il processore è lo stesso M1 usato su MacBook Air, MacBook Pro da 13” e sul Mac Mini, un processore fatto in casa del quale conosciamo già in tantissimi pregi e i pochi difetti. Le app ottimizzate per Apple Silicon si aprono in una frazione di secondo, si possono tenere aperte sullo schermo decine di applicazioni in contemporanea e nonostante questo il processore resta fresco, e richiede una dissipazione minima.

Un solo centimetro di spessore per il nuovo iMac 24

Apple ha preso la base del Mac Mini, unico Mac con Apple M1 alimentato a corrente, e ci ha aggiunto un display retina da 4.5K di risoluzione da 24”. Il risultato? E’ il nuovo iMac.

L’elettronica risiede nella parte bassa, e trattandosi di un SoC con dentro tutto quello che serve possiamo dire che il nuovo iMac è una sorta di iPhone gigante, o iPad gigante, sul quale gira macOS Big Sur.

Storage

Lo spazio sulla scheda madre è occupato quasi esclusivamente dallo storage, saldato, e dalle memorie che sono inserite sul processore stesso. Rispetto agli iMac del passato quest’ultime non sono più espandibili. Apple vende due versioni: un modello che parte da 1.499 euro che usa lo stesso M1 del MacBook Air base, CPU a 8 core e GPU a 7 core con 8 GB di RAM e 256 GB di storage e una versione che invece parte da 1.719 euro con CPU e GPU a 8 core ma con sempre 8 GB di memoria e 256 GB di storage.

Le differenze tra le due versioni non si fermano solo al core in più nel processore grafico. Il modello più economico è disponibile in meno colori e ha solo due porte Thunderbolt. L’altro modello invece, quello che parte da 1.719 euro, è disponibile in tutti i colori e oltre alle due Thunderbolt ha anche due porte USB C tradizionali.

11,5 mm imac 24

Il modello più costoso ha anche la gigabit ethernet che Apple ha inserito, per questione di eleganza, nell’alimentatore esterno. Porta quella di rete assente sul modello entry level.

Cambia anche la dotazione: la versione base ha la tastiera standard, le versioni più costose hanno la tastiera con touch id integrato.

Apple vende anche una versione da 1.949 euro con 512 GB di storage. E’ anche possibile come sempre configurare l’iMac portando la memoria a 16 GB (nessun modello preconfigurato esce con 16 GB) e lo storage a 2 TB. Il prezzo cresce, crediamo non di poco: ancora sul sito italiano il configuratore non è attivo.

11,5 mm di spessore

Nei suoi 11,5 mm di spessore (meno di 5 kg di peso) questo computer concentra la potenza di fuoco di un impianto stereo e di un home cinema. Un solo centimetro di spessore fa di questo iMac da 24″ il nuovo gioiello da record di casa Apple.

Un solo centimetro di spessore per il nuovo iMac 24" da record

Audio

Due ventole tengono il processore fresco durante i processi più pesanti. Sono inserite nella zona bassa insieme al sistema audio che secondo Apple è il miglior sistema audio mai realizzato su un Mac. Ha due woofer che lavorano in contrapposizione ad altri due woofer per smorzare le distorsioni e due tweeter: 6 speaker in totale. Il sistema audio, con configurazione stereofonica, riesce anche a gestire il virtual surround con tracce audio Dolby Atmos.

audio imac 24"

Schermo

Apple ha migliorato anche la camera frontale portandola a 1080p come quella dei recenti iMac da 27”. Inoltre usa il processore ISP del processore M1 per ottimizzare la resa e il tone mapping. Lo schermo, da 24”, è da 4480×2520 e 218 pixel per pollice, wide color con 500 nits di luminosità di picco. E’ un classico IPS, e usa la tecnologia True Tone per il bilanciamento del bianco.

1080p

Il nuovo iMac sarà disponibile a partire da metà maggio, ma può essere preordinato da fine aprile.

Siamo davanti ad un prodotto unico. Con un prezzo che non è affatto basso se consideriamo che alla fine le prestazioni sono quelle di un Mac mini associato ad un ottimo monitor esterno. Si paga tuttavia un design raffinatissimo, elegante, e uno spessore da record con uno schermo comunque di qualità anche se non enorme. E’ un 24”, via di mezzo tra il 21.5” e il 27” che Apple ha usato fino ad oggi.

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